CASSANDRA CLARE.

CITT DELLE ANIME PERDUTE.

Ciclo SHADOWHUNTERS 5.

Parte 2.

Titolo originale: The Mortal Instruments. City of lost souls. 2012.
A. Mondadori Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 13.
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IL LAMPADARIO DI OSSA.
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Mentre la testa del serpente si avventava su Clary, un bagliore scintillante si scagli contro di essa, quasi accecando la ragazza. Una spada angelica, la sua lama splendente che tagliava di netto la testa del demone. Questa croll a terra, spruzzando veleno e icore. Clary rotol di lato, ma parte della sostanza tossica le arriv sul torso. Il demone svan prima che il suo corpo, ormai squartato in due pezzi, potesse toccare il pavimento. Clary lott contro lurlo di dolore che avrebbe voluto emettere e cerc di rimettersi in piedi; allimprovviso, una mano le offr aiuto. Jace, pens lei, ma quando alz gli occhi si rese conto di stare guardando suo fratello.
- Su - le disse, con la mano tesa verso di lei. - Ce ne sono altri.
Clary accett il suo aiuto e si lasci tirare su. Anche lui era sporco di sangue di demone, una sostanza verdenerastra, in grado di ustionare la pelle, che gli aveva lasciato sui vestiti macchie di bruciato. Sotto lo sguardo di Clary, uno di quei cosi con la testa di serpente (demoni Elapid, cap in ritardo, ricordando lillustrazione di un libro) lo stava per cogliere alle spalle, il collo allargato come quello di un cobra. Senza pensarci, Clary afferr la spalla di Sebastian e lo spinse di lato, con forza; lui barcoll allindietro nellistante in cui il demone attaccava, mentre Clary si sollev per colpire la bestia con il pugnale estratto dalla cintura. Si gir di lato, affondando il colpo ed evitando le zanne della creatura, il cui sibilo si trasform in un gorgoglio mentre la lama penetrava le sue carni. Clary trascin poi larma verso il basso, sventrando il demone come si farebbe con un pesce. Venne colpita da unesplosione di sangue demoniaco, copiosa al pari di un torrente di fuoco. Grid, ma non moll la presa sul pugnale, mentre lElapid cessava di esistere.
Si volt. Sebastian stava lottando contro un altro degli Elapid sulla porta del negozio; Jace ne stava tenendo a bada altri due, accanto a una vetrina di ceramiche antiche. Il pavimento era cosparso di cocci di vasellame. Clary slanci il braccio allindietro e scagli forte il pugnale, cos come le aveva insegnato Jace. Larma sal in alto e and a colpire una delle creature nel fianco, allontanandola, urlante e in preda alle convulsioni, da Jace. Il ragazzo si gir e, vedendo Clary, le fece locchiolino un attimo prima di saltare per amputare la testa di ci che restava del demone. Il cadavere della bestia svan nellistante in cui crollava, e Jace, ricoperto di sangue nero, fece un sorriso.
Clary si sent travolgere da una strana sensazione, una sorta di euforia febbrile. Sia Jace che Isabelle le avevano parlato dellesaltazione che dava la battaglia, ma prima di quel momento lei non poteva dire di averla mai provata. Adesso invece si sentiva potente, le vene le pulsavano, la forza le saliva dalla base della schiena. Era come se tutto, attorno a lei, stesse rallentando. Rimase a guardare lElapid ferito che le si avvicinava correndole incontro sulle sue zampe da insetto e con le labbra che gi si ritraevano per lasciare spazio alle zanne. Clary indietreggi di un passo, prese tra le mani lantica bandiera e la conficc dentro le fauci spalancate del mostro. Lasta perfor il cranio del demone e usc da dietro, e in quel momento la creatura svan portando con s lantico cimelio.
Clary scoppi in una risata. Sebastian, che aveva appena annientato un altro demone, si gir per guardarla e sgran gli occhi. - Clary! Fermalo! - le grid, facendole notare che Mirek stava armeggiando con la maniglia della porta sul retro del negozio.
La ragazza fece uno scatto e si mise a correre, estraendo senza fermarsi la spada angelica dalla cintura. - Nakir! - grid balzando sopra il bancone e usandolo come trampolino per saltare, mentre larma risplendeva in un bagliore di luce. Atterr sopra al demone Vetis, buttandolo a terra. Venne aggredita da un braccio-anguilla e lo tagli di netto con un movimento orizzontale della lama. Altri spruzzi di sangue nero. Il demone la stava guardando con occhi rossi e spaventati.
- Basta - sibil. - Posso darti tutto ci che desideri...
- Ma io ho tutto quello che desidero - mormor lei, affondando la lama nel petto del nemico, che svan lanciando un grido sordo. Clary cadde in ginocchio sul tappeto.
Un istante dopo, di fianco al bancone comparvero due teste che la fissavano: una color biondo dorato, laltra bianco platino. Erano Jace e Sebastian. Il primo aveva gli occhi sgranati, laltro sembrava pallido. - Nel nome dellAngelo, Clary - sussurr lui. - Ladamas...
- Ah, quella cosa che volevi? Ce lho qui. - Era rotolata in parte sotto il bancone. Clary la sollev, un blocco lucente dargento, sporco nei punti in cui le sue mani lo avevano toccato.
Sebastian fece unesclamazione di sollievo e le tolse ladamas dalle mani, mentre Jace oltrepassava il bancone con un unico movimento e le atterrava vicino. Si inginocchi anche lui e la strinse a s, accarezzandole la schiena e guardandola con occhi cupi per la preoccupazione. Clary gli prese i polsi.
- Sto bene - gli disse. Il cuore le palpitava, il sangue ancora le urlava nelle vene. Jace apr la bocca per dire qualcosa, ma lei si sporse in avanti e gli mise le mani sulle guance, premendo con le unghie. - Mi sento bene. - Lo guard, arruffato, sudato e cosparso di sangue comera, e prov il desiderio di baciarlo. Voleva...
- Daccordo, voi due - esord Sebastian. Clary si stacc da Jace e alz lo sguardo sul fratello. Lui li stava osservando con un sorriso, mentre rigirava lentamente ladamas dentro una mano. - Domani lo useremo - annunci, facendo un cenno per indicare la pietra. - Ma stasera... dopo che ci saremo dati una bella ripulita... si festeggia.
Simon, seguito da Isabelle, cammin a piedi nudi fino al soggiorno e l rimase sorpreso dalla scena che lo accolse. Il cerchio e il pentagramma al centro del pavimento brillavano di luce argentea simile a mercurio. Dal centro si levava del fumo, unalta colonna rosso-nera con la cima bianca. Lintera stanza puzzava di bruciato. Magnus e Alec erano in piedi al di fuori del disegno e, con loro, Jordan e Maia, che a giudicare dallabbigliamento erano appena entrati in casa.
- Cosa sta succedendo? - chiese Isabelle, stirando le sue lunghe braccia con uno sbadiglio. - Perch tutti guardano Canale Pentagramma?
- Pazienta un secondo - le disse Alec in tono lugubre. - Lo vedrai.
Isabelle scroll le spalle e segu con lo sguardo quello degli altri. Mentre tutti osservavano, il fumo bianco cominci a turbinare sempre pi in fretta, trasformandosi in un tornado in miniatura che sferzava il centro del pentagramma lasciando a terra parole bruciate:
AVETE PRESO LA VOSTRA DECISIONE?
- Ehi! - esclam Simon. -  tutta la mattina che fa cos?
Magnus sollev le braccia in aria. Indossava un paio di pantaloni di pelle e una maglietta col disegno di un fulmine a zig zag. - Anche tutta la notte.
- E continua a ripetere la stessa domanda?
- No, dice cose diverse. A volte impreca. A quanto pare Azazel si sta divertendo...
- Pu sentirci? - Jordan inclin la testa di lato. - Ehi, dico a te, demone!
Le lettere di fuoco si ricomposero. CIAO, LUPO MANNARO.
Jordan indietreggi di un passo e guard Magnus. - ...  normale?
Magnus sembrava profondamente scoraggiato. - Direi proprio di no. Non avevo mai evocato un demone potente come Azazel, ma anche cos... Ho consultato la letteratura disponibile, eppure non sono riuscito a trovare esempi di un evento del genere. Sta andando fuori controllo.
- Azazel deve essere ricacciato indietro - disse Alec. - In via definitiva, intendo. - Scosse la testa. - Forse Jocelyn aveva ragione. Dallevocazione dei demoni non si pu ricavare niente di buono.
- Sono abbastanza sicuro che anchio provengo da qualcuno che ne ha evocato uno - disse Magnus. - Alec, lho fatto centinaia di volte, non capisco perch questa dovrebbe essere diversa.
- Azazel non pu uscire, vero? - indag Isabelle. - Dal pentagramma, intendo.
- No - disse Magnus - ma nemmeno dovrebbe fare tutte le cose che sta facendo.
Jordan si chin in avanti, tenendo le mani appoggiate sulle ginocchia. - Come si sta allInferno, amico? - gli chiese. - Caldo o freddo? Ho sentito entrambe le versioni.
Non ci fu risposta.
- Bel lavoro, Jordan - disse Maia. - Mi sa che lo hai infastidito.
Lui tocc il bordo del pentagramma. - Sa leggere il futuro? Senti, pentagramma, dici che il nostro gruppo sfonder?
-  un demone infernale, Jordan, non il Libro delle Risposte - comment Magnus, nervoso. - E stai lontano da quel disegno. Se evochi un demone e lo intrappoli dentro il pentagramma, lui non pu uscire n farti del male. Ma se ci entri tu, allora sei nella sua sfera dinfluenza...
In quel momento, la colonna di fumo cominci a compattarsi. Magnus sollev di scatto la testa e Alec si alz in piedi rischiando di ribaltare la sedia, mentre davanti ai loro occhi la foschia prendeva la forma di Azazel. Prima comparve labito, un gessato grigio-argento comprendente anche eleganti gemelli, poi fu come se il demone lo riempisse a poco a poco, con gli occhi come ultimo dettaglio. Si guard attorno con evidente soddisfazione. - La banda  al completo, vedo - disse. - Allora, avete preso una decisione?
- S - rispose Magnus. - Non credo che avremo bisogno dei tuoi servigi. Grazie lo stesso.
Silenzio.
- Adesso te ne puoi anche andare - aggiunse Magnus facendo sfarfallare le dita in gesto di saluto. - Adieu!
- Non credo proprio - rispose Azazel, compiaciuto. Si tolse dalla tasca un fazzoletto con cui inizi a lucidarsi le unghie. - Penso che rester. Mi piace, qui.
Magnus fece un sospiro e disse qualcosa ad Alec, che and verso il tavolo e torn con in mano un libro da porgere allo stregone. Magnus lo apr e cominci a recitare: - Spirito dannato, vattene! Ritorna nel regno del fumo e delle fiamme, della cenere e...
- Quello con me non funziona - rispose il demone con voce annoiata. - Provaci pure, se vuoi. Tanto resto qui.
Magnus lo guard con gli occhi ardenti di rabbia.
- Non puoi obbligarci a scendere a patti con te.
- Per posso provarci. Dopotutto non ho di meglio da fare per occupare...
Azazel si interruppe non appena vide una sagoma familiare attraversare la stanza. Era Chairman Meow, lanciato allinseguimento di quello che sembrava un topo. Mentre tutti restavano a guardare, sorpresi e impauriti, lanimale saett oltre il contorno del pentagramma e Simon, agendo pi per impulso che per volere razionale, lo segu dentro il tracciato e lo prese fra le braccia.
- Simon! - Anche senza girarsi, lui sapeva che a gridare era stata Isabelle. Quando lo fece, la vide che si era portata una mano alla bocca, fissandolo con occhi spalancati. In realt lo stavano fissando tutti. Izzy era bianca come un cencio e persino Magnus sembrava turbato.
Se evochi un demone e lo intrappoli dentro il pentagramma, lui non pu uscire n farti del male. Ma se ci entri tu, allora sei nella sua sfera dinfluenza...
Simon si sent toccare la spalla. Voltandosi, lasci scendere Chairman Meow, che schizz via dal pentagramma e and a nascondersi sotto un divano. Simon alz lo sguardo: a incombere sopra di lui cera limponente viso di Azazel. Da quella distanza cos ravvicinata, riusciva a vedergli le rughe della pelle, come crepe nel marmo, e le fiamme in fondo agli occhi scavati. Quando il demone sorrise, Simon si accorse che ogni dente terminava con un ago di ferro.
Azazel fece un sospiro, e attorno a Simon si lev una nuvola di zolfo bollente. Il ragazzo si rendeva a malapena conto della presenza di Magnus, la cui voce si alzava e si abbassava in tono cantilenante, come anche di quella di Isabelle, che stava gridando qualcosa mentre il demone prendeva lui per le braccia. Azazel lo sollev, facendogli penzolare i piedi in aria, dopodich... lo scagli via.
O per lo meno ci prov. Le mani del demone scivolarono dal corpo del ragazzo, che cadde a terra accovacciandosi, mentre Azazel rimbalzava allindietro come se avesse colpito una barriera invisibile. Il rumore fu simile a quello di una grossa pietra che andava in mille pezzi. Azazel cadde in ginocchio, poi si risollev con dolore. Alz lo sguardo ringhiando, poi avanz svelto verso Simon. Lui, rendendosi conto soltanto in quel momento di quanto era accaduto, sollev una mano tremante e si spost i capelli dalla fronte.
Azazel si ferm allistante. Le sue mani, con le unghie munite dello stesso ferro appuntito dei denti, si appoggiarono sui fianchi. - Ramingo - mormor. - Sei tu?
Simon rimase immobile. Magnus continuava a recitare in sottofondo, ma tutti gli altri erano in silenzio. Aveva paura di guardarsi attorno e cogliere lo sguardo di uno dei suoi amici. Clary e Jace, pens, avevano gi visto il Marchio allopera, con la sua fiamma accecante. Ma gli altri no, nessuno. Non cera da stupirsi se erano rimasti senza parole.
- No - riprese Azazel, stringendo in una fessura il suo sguardo di fuoco. - No. Tu sei troppo giovane, e il mondo troppo vecchio. Ma chi oserebbe apporre il Marchio del Paradiso su un vampiro? E perch?
Simon abbass la mano. - Toccami ancora e lo scoprirai - disse.
Azazel emise un suono gutturale, a met fra lironia e il disprezzo. - Preferisco di no. Se vi siete divertiti a piegare ai vostri desideri la volont celeste, persino la mia libert non vale il rischio di unire il mio destino al vostro. - Si guard attorno. - Voi siete tutti dei pazzi. Buona fortuna, bambini umani. Ne avrete bisogno.
E cos dicendo svan in una fiamma, lasciando dietro di s fumo nero e puzza di zolfo.
- Stai ferma - disse Jace prendendo il pugnale degli Herondale e usando la punta per tagliare la camicia di Clary dal colletto allorlo. Afferr le due met cos ricavate e le gett con vigore oltre le spalle di lei, lasciandola seduta sul bordo del lavandino con addosso soltanto jeans e canotta. La maggior parte dellicore e del veleno aveva solo sporcato jeans e giacca, ma la delicata camicetta di seta era rovinata. Dopo averla buttata nel lavandino, dove sfrigol al contatto con lacqua, Jace tracci sulla spalla di Clary il contorno leggero di una runa di guarigione.
Lei chiuse gli occhi, avvertendo prima il bruciore della runa, poi unondata di piacere che si propagava attraverso gambe e braccia, mentre il dolore si attenuava. Era come novocaina, soltanto che non la intontiva.
- Meglio? - le chiese Jace.
Lei riapr gli occhi. - Molto meglio. - Il dolore non era scomparso del tutto, perch liratze non faceva granch effetto sulle ustioni causate dal veleno dei demoni, ma queste tendevano a guarire in fretta sulla pelle degli Shadowhunters. In realt pungevano solamente, e Clary, ancora eccitata dal combattimento, le sentiva appena. - Tocca a te?
Lui sorrise e le offr lo stilo. Erano nel retrobottega del negozio di antichit. Sebastian aveva provveduto a chiuderlo e a spegnere le luci dellinsegna, per non attirare lattenzione di qualche mondano. Era eccitato allidea di festeggiare e, quando li aveva lasciati, si era chiesto se fosse meglio tornare a casa a cambiarsi o andare direttamente alla discoteca del quartiere di Mal Strana.
Se cera una parte di Clary che percepiva quanto tutto ci fosse sbagliato, a cominciare dallidea di festeggiare, essa and perduta in mezzo al ribollire del suo sangue. Era sorprendente che, tra tutti i compagni di battaglia che poteva avere, era stato proprio Sebastian a far scattare dentro di lei linterruttore che accendeva i suoi istinti di Shadowhunter. Aveva voglia di scalare palazzi altissimi con un solo balzo, fare un centinaio di capriole, imparare ad affilare le lame come faceva Jace. Invece gli prese lo stilo e disse: - Allora togliti la maglietta.
Lui la sfil dalla testa e lei cerc di rimanere indifferente. Aveva una lunga ferita sul fianco, di un rosso-violaceo pi intenso sui bordi, mentre la base del collo e la spalla destra erano rimasti ustionati dal sangue di demone. Eppure era ancora la persona pi bella che avesse mai incontrato. Pelle doro chiaro, spalle larghe, vita e fianchi stretti, una sottile linea di peluria chiara che correva dallombelico al bottone dei jeans. Distolse lo sguardo e gli appoggi lo stilo sulla spalla, cominciando a incidere con cura nella pelle quella che doveva essere la milionesima runa di guarigione che riceveva.
- Va bene? - gli chiese una volta finito.
- Mmm-mmm - Jace si pieg verso di lei. Sent il suo odore: sangue e bruciato, sudore, sapone da due soldi trovato accanto al lavandino. - Mi  piaciuto - le disse. - A te no? Combattere cos, insieme?
-  stato... intenso. - Lui era gi in piedi, fra le gambe di lei. Le si avvicin ancora di pi, infilandole le dita tra la vita e i jeans. Le mani di lei salirono rapide sulle spalle di lui, e quel movimento le fece notare lo scintillio dellanello doro che portava al dito. Serv a farle riguadagnare un po di autocontrollo. Non farti distrarre, non perdere la testa. Questo non  Jace, non  Jace, non  Jace.
Lui le sfior le labbra con le sue. - Io dico che  stato incredibile. Tu sei stata incredibile.
- Jace... - sussurr Clary, ma poi qualcuno buss alla porta. Jace, sorpreso, la lasci andare e lei scivol allindietro, finendo contro il rubinetto. Part un getto dacqua che li bagn entrambi. Clary lanci un gridolino e Jace scoppi a ridere, voltandosi per aprire la porta mentre Clary si girava per interrompere il getto.
Era Sebastian, ovviamente. Considerato quello che avevano passato, era notevolmente in ordine. Aveva sostituito il giubbino di pelle macchiato con un vecchio giaccone militare che, portato a quel modo sopra la maglietta, gli dava un non so che di chic e trasandato al tempo stesso. Fra le mani aveva qualcosa, qualcosa di nero e lucente.
Sollev le sopracciglia.
- C un motivo per cui hai appena buttato mia sorella dentro il lavandino?
- Stava cadendo ai miei piedi - rispose Jace piegandosi per raccogliere la maglietta e rimettersela. Come per Sebastian, anche nel suo caso era stato labbigliamento esterno a subire gran parte dei danni, ma anche la maglietta era lacerata in corrispondenza del punto dove uno dei demoni aveva infilzato un artiglio.
- Ti ho portato qualcosa da mettere - annunci Sebastian porgendo loggetto nero e lucente che aveva in mano a Clary, la quale, nel frattempo, era uscita dal lavandino ed era in piedi a grondare acqua e sapone sul pavimento di piastrelle. -  un pezzo vintage. E sembra pi o meno della tua taglia.
Stupita, Clary restitu a Jace il suo stilo e prese lindumento offertole da Sebastian. Era un vestito, o meglio una sottoveste color nero inchiostro, con delle perline elaborate incastonate sulle spalline e il bordo di pizzo. Le spalline erano regolabili e il tessuto abbastanza elasticizzato da farle sospettare che Sebastian avesse ragione: probabilmente era proprio la sua taglia. A una parte di lei non piaceva lidea di portare qualcosa scelto da Sebastian, per non era davvero il caso di andare in discoteca con indosso una camicetta a brandelli e un paio di jeans inzuppati dacqua. - Grazie - gli disse infine. - Okay, voi due fuori mentre mi cambio.
I ragazzi uscirono, chiudendosi la porta alle spalle. Riusciva a sentirli, con le loro forti voci maschili e, sebbene non capisse cosa dicevano, era sicura che stessero scherzando. Erano a loro agio. In confidenza. Era cos strano, pens mentre si spogliava e si infilava il vestito dalla testa. Jace, che in pratica non si apriva con nessuno, stava ridendo in tutta allegria con Sebastian.
Si volt per guardarsi allo specchio. Il nero le faceva sembrare la pelle ancora pi chiara, gli occhi pi grandi e scuri, i capelli pi rossi, gambe e braccia pi lunghe, magre e pallide. Sulle palpebre, ombretto scuro sfumato. Gli stivali, che gi prima portava sotto i jeans, davano un tocco da dura allintero look. Non era certa di risultare davvero carina, ma sicuramente aveva laria di una a cui non bisogna dare troppo fastidio.
Si chiese se Isabelle avrebbe approvato.
Apr la porta del bagno e usc nel retro poco illuminato del negozio, dove era stata assiepata alla rinfusa tutta la merce che non trovava posto nel locale antistante, separato da una tenda di velluto dietro la quale cerano Jace e Sebastian. Stavano parlando, ma non riusciva a distinguere le parole. Tir la tenda e fece un passo in avanti.
Le luci erano accese, anche se la vetrina era stata coperta dalla saracinesca e i passanti non potevano vedere allinterno. Sebastian stava passando in rassegna la merce sugli scaffali, prendendo con le sue lunghe mani caute un oggetto dopo laltro, sottoponendolo a una rapida ispezione e poi rimettendolo a posto.
Jace fu il primo a notare Clary. Lei gli vide lo sguardo illuminarsi e ricord la prima volta in cui lui laveva vista elegante, coi vestiti di Isabelle, per andare alla festa di Magnus. Come quella volta, anche ora gli occhi di lui viaggiarono lenti dagli stivali su per le gambe, i fianchi, il petto e si posarono infine sul viso. Le fece un sorriso languido.
- Potrei farti notare che quello non  un vestito, ma biancheria intima - le disse. - Per credo che andrebbe contro il mio interesse.
- Devo ricordarti - intervenne Sebastian - che stiamo parlando di mia sorella...
- Molti fratelli sarebbero lieti di vedere un gentiluomo dabbene come me scortare la loro sorellina in giro per la citt - rispose Jace togliendo da uno degli appendiabiti una giacca militare e infilandoci dentro le braccia.
- Dabbene? - ripet Clary. - Fra un po salter fuori che sei un maliardo Casanova...
- E a quel punto ci sar un duello allalba - intervenne Sebastian, avanzando verso la tenda di velluto. - Torno subito. Mi devo lavare il sangue dai capelli.
- Schizzinoso! - gli grid Jace con un sorriso, poi prese Clary e la tir a s. La voce gli divenne un sussurro profondo. - Ti ricordi quando andammo alla festa di Magnus? Quando tu entrasti con Isabelle e per poco Simon non si prese un colpo apoplettico?
- Forte, stavo pensando alla stesa cosa! - Clary reclin la testa allindietro per guardarlo. - Ma non ricordo che quella volta tu abbia detto qualcosa su come stavo.
Lui le fece scivolare le dita sotto le spalline del vestito, sfiorandole la pelle. - Pensavo di non piacerti granch. E poi sapevo che fornire a tutti una descrizione dettagliata delle cose che avrei voluto farti non sarebbe certo servito a farti cambiare idea...
- Pensavi di non piacermi?! - la voce di lei sal di tono, incredula. - Jace, quando mai ti  successo di non piacere a una ragazza?
Lui fece spallucce. - Senza dubbio i manicomi di tutto il mondo sono pieni di ragazze sfortunate che non sono riuscite a intuire il mio fascino.
Una domanda affior alle labbra di Clary, una che voleva fargli da tempo ma per la quale le era sempre mancato il coraggio. In fondo, cosa importava di quello che Jace aveva fatto prima di conoscerla?
Come se lui riuscisse a leggerle lespressione che aveva in viso, addolc lo sguardo ambrato.
- Non mi  mai importato quello che le ragazze dicevano di me - disse. - Non prima che arrivassi tu.
Prima che arrivassi tu. La voce di Clary trem appena. - Jace, mi stavo chiedendo...
- I vostri preliminari verbali sono noiosi e irritanti - intervenne Sebastian, ricomparso coi capelli dargento bagnati e arruffati davanti alla tenda di velluto. - Pronti ad andare?
Clary si liber di scatto da Jace, arrossendo. Lui invece rimase tranquillo. - Siamo noi che stavamo aspettando te.
- E sembra che abbiate trovato il modo di trascorrere il tempo senza annoiarvi. Adesso per sbrighiamoci, andiamo. Vi avverto, questo posto vi piacer.
- Non mi restituiranno mai la cauzione - disse Magnus, demoralizzato. Era seduto sopra il tavolo, fra i cartoni di pizza e le tazze di caff, a guardare gli altri componenti della squadra dei Buoni mentre facevano del loro meglio per ripulire il caos lasciato dallevocazione di Azazel: buchi fumanti nelle pareti, liquame nero e puzzolente di zolfo che colava dai tubi del soffitto, cenere e altre sostanze nere e granulose sparpagliate sul pavimento. Chairman Meow era disteso sulle gambe del padrone e faceva le fusa. Magnus era esentato dalle pulizie perch gi aveva lasciato che quasi gli distruggessero lappartamento; Simon anche, perch, dopo lepisodio del pentagramma, nessuno sapeva bene come trattarlo. Aveva cercato di parlare con Isabelle, ma lei non aveva fatto altro che sventolare minacciosa lo straccio del pavimento.
- Ho unidea - disse Simon a Magnus. Era seduto accanto a lui, coi gomiti sulle ginocchia. - Ma non ti piacer.
- E io ho la sensazione che hai ragione, Sherwin.
- Simon. Mi chiamo Simon.
- Come vuoi - disse lo stregone sventolando una mano. - Sentiamo questa idea.
- Io ho il Marchio di Caino. E questo significa che niente pu uccidermi, giusto?
- Ti puoi uccidere da solo - rispose laltro senza essergli di grande aiuto. - Per quanto ne so, potrebbe farlo anche un oggetto inanimato, accidentalmente. Quindi, se hai intenzione di imparare a ballare la lambada su una pista unta di grasso e sospesa su una fossa piena di coltelli, be... fossi in te lascerei perdere.
- Fine dei miei progetti per sabato.
- In effetti non c altro che ti possa uccidere - prosegu lo stregone. Aveva distolto gli occhi da Simon e ora stava guardando Alec, intento ad armeggiare con uno strofinaccio. - Perch lo vuoi sapere?
- Quello che  successo prima con Azazel, dentro il pentagramma, mi ha fatto riflettere - rispose Simon. - Hai detto che evocare gli angeli  pi pericoloso che evocare i demoni, perch potrebbero annientare chi li ha chiamati o ustionarlo col fuoco del Paradiso. Ma se fossi io a farlo... - La voce gli si smorz. - Be, sarei comunque al sicuro, o no?
Quella domanda riguadagn lattenzione di Magnus. - Tu? Evocare un angelo?
- Potresti farmi vedere come si fa - lo incoraggi Simon. - So di non essere uno stregone, ma Valentine lo ha fatto comunque. Se ci  riuscito lui, perch non dovrei riuscirci io? Voglio dire, ci sono persino degli esseri umani in grado di compiere magie.
- Non posso prometterti che sopravviveresti - rispose Magnus, ma nella sua voce cera una scintilla di interesse che contraddiceva lavvertimento. - Il Marchio  una protezione del Paradiso, daccordo, ma ti protegge anche dal Paradiso stesso? Non conosco la risposta a questa domanda.
- Lo so. Ma sei daccordo che, fra tutti noi, sono io quello con pi possibilit di farcela?
Magnus guard Maia, che stava schizzando Jordan con dellacqua e rideva mentre lui si girava gridando. Poi la ragazza si tir allindietro i riccioli, lasciando sulla fronte una traccia nera di sporco. Sembrava una ragazzina. - S - rispose Magnus a malincuore. - Probabilmente s.
- Chi  tuo padre? - volle sapere Simon.
Gli occhi di Magnus tornarono a posarsi su Alec. Erano verde-oro, indecifrabili come quelli del gatto che teneva in braccio. - Sai che non  il mio argomento preferito, Smedley.
- Simon - lo corresse laltro. - Se devo morire per voi, il minimo che potresti fare  ricordare come mi chiamo.
- Non stai morendo per me - ribatt Magnus. - Se non fosse per Alec, io sarei...
- Saresti dove?
- Ho fatto un sogno - disse laltro, lo sguardo distante. - Ho visto una citt tutta di sangue, con torri fatte di ossa e liquido rosso che scorreva come acqua per le strade. Forse puoi salvare Jace, Diurno, ma non puoi salvare il mondo. Le tenebre stanno per arrivare. Terra delle tenebre e dellombra di morte, terra di caligine e di disordine, dove la luce  come le tenebre. Se non fosse per Alec, me ne andrei da qui.
- E dove andresti?
- Mi nasconderei. Aspetterei che il tutto si sfogasse. Non sono un eroe. - Magnus prese Chairman Meow e lo depose sul pavimento.
- Ami Alec abbastanza da restare - osserv Simon. - Questo  gi un po da eroe.
- E tu amavi Clary abbastanza da incasinare completamente la tua vita per lei - ribatt Magnus con un astio nella voce che non era da lui. - Guarda dove ti ha portato. - Alz la voce. - Bene, dico a tutti, venite qui. Sheldon ha unidea.
- E chi  Sheldon? - chiese Isabelle.
Le strade di Praga erano fredde e buie; anche se Clary si era tenuta sulle spalle la giacca bruciacchiata dallicore, laria gelida le era penetrata dentro al ribollio delle vene, mettendo a tacere quanto rimaneva dellesaltazione scatenata dalla battaglia. Nel tentativo di mantenere viva quella sensazione, compr una tazza di vino caldo, la avvolse fra le mani e ne assapor il calore, mentre con Jace e Sebastian si perdeva in mezzo a un intricato labirinto di antichi vicoli sempre pi stretti, sempre pi cupi. Non cerano cartelli stradali, n targhe col nome delle vie, n altri passanti; lunica costante era la luna che si muoveva sopra le loro teste attraverso spesse nuvole. Finalmente una bassa scalinata di pietra li port gi su una piazzetta, un lato della quale era illuminato da unabbagliante insegna al neon con la scritta KOSTI LUSTR. Sotto cera una porta aperta, un buco nero nella parete simile a un dente mancante.
- Che cosa significa Kosti Lustr? - chiese Clary.
- Significa Lampadario di Ossa.  il nome della discoteca - le spieg Sebastian, avanzando baldanzoso. I suoi capelli chiari riflettevano i colori al neon, sempre diversi, dellinsegna: rosso intenso, azzurro ghiaccio, oro metallico. - Venite?
Nellistante in cui mise piede dentro al locale, Clary venne colpita da un muro di suono e di luce. Era una sala grande e affollatissima, che un tempo doveva essere stata linterno di una chiesa. Alle pareti, cerano ancora le alte finestre a vetri colorati. Fasci di luce variopinta si soffermavano sui volti estasiati di chi ballava tra la folla in fermento, illuminandoli di fucsia, verde fosforescente, viola acceso. Lungo una parete cera la consolle del DJ, e dagli altoparlanti esplodeva musica trance; Clary sentiva le onde sonore che le salivano palpitando su dai piedi ed entravano nel sangue, facendole vibrare le ossa. La stanza era calda per via dei corpi accalcati e nellaria aleggiava un misto di sudore, fumo e birra.
Stava per voltarsi e chiedere a Jace se voleva ballare, quando a un tratto si sent una mano sulla spalla. Era Sebastian. Clary si irrigid, ma non si ritrasse. - Vieni - le sussurr allorecchio. - Noi non stiamo qui con la plebaglia.
La sua mano era come ferro che le premeva contro la schiena. Si lasci spingere in avanti fra le persone che ballavano e che, una volta alzato lo sguardo su Sebastian, lo riabbassavano facendosi da parte. Il caldo era sempre pi soffocante e, quando raggiunsero lestremit opposta del locale, Clary era quasi senza fiato. Cera un arco che prima non aveva notato. Una scalinata di pietra, coi gradini consumati, scendeva verso il basso e curvava nelloscurit.
Alz gli occhi quando Sebastian le tolse la mano dalla schiena. Allimprovviso venne avvolta da un bagliore: Jace aveva estratto la pietra runica di stregaluce e le stava sorridendo, il viso tutto spigoli e ombre dentro quel fascio luminoso potente e concentrato.
- Facilis descensus.
Clary rabbrivid. Sapeva che quella frase si riferiva alla discesa agli inferi...
- Andiamo. - Sebastian fece un cenno con la testa, dopodich riprese a scendere con passo sicuro ed elegante, neanche lontanamente preoccupato di scivolare sulla pietra levigata dallusura. Clary lo seguiva un po pi lentamente. Laria si faceva pi fredda man mano che scendevano e il suono pulsante della musica si affievoliva. Sentiva il loro respiro e vedeva le loro ombre, distorte e affusolate, contro le pareti.
Non appena arrivarono in fondo alla scala, si accorse che la musica era diversa. Il ritmo era ancora pi insistente di quello al piano di sopra: le perforava le orecchie, le entrava nelle vene e le faceva girare la testa. Aveva quasi le vertigini, quando arrivarono sullultimo gradino e misero piede in una sala enorme, che le tolse il fiato.
Era tutto di pietra, le pareti sconnesse e bitorzolute, il pavimento liscio sotto i loro piedi. La gigantesca statua di un angelo con le ali nere si stagliava contro il muro di fondo, la testa invisibile fra le ombre del soffitto, le ali da cui pendevano fili di granato simili a gocce di sangue. Lintera stanza era il teatro di esplosioni di colore che non avevano niente in comune con le luci artificiali del piano superiore: queste erano splendide, lucenti come fuochi dartificio, e ogni volta che ne scoppiava una la folla danzante veniva ricoperta da una pioggia scintillante. Enormi fontane di marmo sprizzavano acqua e bollicine; sulla superficie galleggiavano petali di rose nere. In alto, da una lunga corda dorata, sopra la pista affollata di gente che ballava, pendeva un enorme lampadario fatto di ossa.
Era tanto intricato quanto lugubre. La struttura principale era composta da colonne vertebrali unite fra loro: femori e tibie pendevano come decorazioni dai bracci, che si curvavano allins e terminavano con teschi umani dai quali spuntavano grosse candele. Cera nera colava come sangue di demone e finiva sulla gente, che per non se ne curava. Nessuno dei presenti, impegnati a volteggiare, dimenarsi e battere le mani, era umano.
- Lupi mannari e vampiri - disse Sebastian rispondendo alla domanda implicita di Clary. - A Praga sono alleati.  qui che vengono per... rilassarsi. - Una calda brezza spirava per tutta la stanza, come vento del deserto; sollev i capelli argentei di Sebastian e glieli soffi sopra gli occhi, nascondendone lespressione.
Clary si sfil la giacca e se la tenne premuta al petto quasi fosse uno scudo. Si guard attorno con occhi sgranati. Riusciva a percepire lassenza della natura umana nelle persone dentro la sala: i vampiri con il loro pallore e la grazia languida e agile, i lupi mannari fieri e veloci. Erano per lo pi giovani, ballavano vicini, si dimenavano su e gi contro i corpi altrui. - Ma non gli dar fastidio la nostra presenza? Dei Nephilim?
- Mi conoscono - rispose Sebastian. - E sapranno che sei con me. - Allung un braccio per toglierle di mano la giacca. - Vado a fartela appendere.
- Sebastian... - Ma lui era gi sparito tra la folla.
Guard Jace, accanto a lei. Si teneva i pollici infilati nella cintura e si guardava attorno con aria disinvolta. - Guardaroba per vampiri? - gli chiese.
- Perch no? - le sorrise. - Avrai notato che non si  offerto di prendere la mia, di giacca. La cavalleria  morta, lasciamelo dire! - Vedendo lespressione perplessa di lei, chin la testa di lato. - Non importa. Ci sar qualcuno con cui deve parlare.
- Ma allora non  venuto qui soltanto per divertirsi?
- Sebastian non fa mai niente soltanto per divertirsi. - Jace le prese le mani e la tir verso di s. - Io invece s.
Nella pi totale assenza di stupore da parte di Simon, nessuno si dimostr entusiasta del suo piano. Anzi, si era sollevato un coro di disapprovazione, seguito da un clamore di voci che cercavano di dissuaderlo o che chiedevano, per lo pi a Magnus, informazioni sul grado di pericolosit di unimpresa del genere. Simon appoggi i gomiti sulle ginocchia e rimase in attesa.
Alla fine sent un tocco leggero sul braccio. Si volt e vide, con sorpresa, che si trattava di Isabelle. Gli fece segno di seguirla.
Si misero allombra di una delle colonne, mentre la discussione continuava a imperversare alle loro spalle. Dato che inizialmente Isabelle era stata una degli oppositori pi tenaci al progetto, Simon si prepar alleventualit che potesse gridargli contro. Invece si limitava a guardarlo a bocca serrata, nientaltro. - Okay - disse lui alla fine, non sopportando quel silenzio. - Immagino che in questo momento non sei molto contenta di me.
- Immagini? Ti darei un calcio nel sedere, vampiro, ma non voglio rovinare i miei costosi stivali nuovi.
- Isabelle...
- Non sono la tua ragazza.
- Giusto - disse lui, anche se non pot evitare di provare una punta di delusione. - Lo so.
- E non ti ho mai rinfacciato il tempo che hai trascorso con Clary. Anzi, ti ho incoraggiato. So quanto tieni a lei e quanto lei tiene a te. Ma ora... ora stai parlando di correre un rischio assurdo. Ne sei sicuro?
Simon si guard attorno: lappartamento in disordine di Magnus, il gruppetto poco distante che discuteva del suo futuro. - Non si tratta soltanto di Clary.
- Si tratta di tua madre, allora? - gli chiese lei. - Per il fatto che ti ha dato del mostro? Tu non hai niente da dimostrare, Simon. Quello  un problema suo, non tuo.
- Non  quello. Jace mi ha salvato la vita, sono in debito con lui.
Isabelle sembrava sorpresa. - Tu non lo stai facendo solo per ricambiare Jace. Mi sbaglio? Perch penso che adesso siete pi o meno pari.
- No, non del tutto - ammise lui. - Senti, la situazione la conosciamo tutti. Sebastian non pu andarsene in giro liberamente.  una situazione pericolosa, e su questo il Conclave ha ragione. Ma se lui muore, muore anche Jace. E se Jace muore, Clary...
- Sopravviverebbe - rispose subito Isabelle, secca. -  una ragazza forte.
- Soffrirebbe. Magari per sempre. E io non voglio che soffra a quel modo. Come non voglio che soffri tu.
Isabelle incroci le braccia. - Certo che no. Ma credi che lei non soffrirebbe, Simon, se succedesse qualcosa a te?
Simon si morse un labbro. In effetti non ci aveva pensato, non in quei termini. - E tu?
- E io?
- Soffriresti se mi succedesse qualcosa?
Lei continu a guardarlo, a schiena dritta e mento alto. Ma gli occhi le luccicavano. - S.
- Ma vuoi che aiuti Jace.
- S, voglio anche quello.
- Devi lasciarmi fare - le disse. - Non  solo per Jace, per te o per Clary, anche se tutti giocate un ruolo importante.  perch credo che stiano arrivando le tenebre. Credo a Magnus, quando lo dice. Credo che Raphael abbia davvero paura di una guerra. Cos come credo anche che stiamo vedendo solo una piccola parte del piano di Sebastian, e non credo che abbia preso con s Jace per pura coincidenza, come non  una coincidenza il loro legame. Sebastian sa che avremmo bisogno di lui per vincere la guerra. Sa chi  Jace.
Isabelle non poteva negarlo. - Tu sei coraggioso quanto lui.
- Forse - disse Simon. - Ma non sono un Nephilim. Non posso fare quello che fa lui. E non conto cos tanto per cos tanta gente.
- Destini speciali nei vantaggi e speciali nei tormenti - sussurr Isabelle. - Simon, tu per me conti molto.
Lui le si avvicin e le appoggi delicatamente una mano sulla guancia. - Sei una guerriera, Iz.  quello che fai, quello che sei. Ma se non puoi combattere Sebastian perch far del male a lui ne farebbe anche a Jace, non puoi scendere in guerra. E se per vincere ti trovassi a dover uccidere Jace, penso che a quel punto morirebbe anche una parte della tua anima. E io non voglio vedere una cosa del genere, non se posso fare qualcosa per impedirlo.
Isabelle deglut. - Non  giusto - disse - che debba essere tu a...
- Farlo  una mia scelta. Jace invece non pu scegliere. Se muore,  per qualcosa che non dipende da lui, non in senso stretto.
Isabelle esal un respiro. Sciolse le braccia e prese Simon per il gomito. - Daccordo - gli disse. - Andiamo.
Lo guid di nuovo verso il gruppo, che interruppe la discussione e rimase a guardare Isabelle che schiariva la voce, quasi che non si fossero accorti della loro assenza fino a quel momento.
- Basta - esord. - Simon ha preso la sua decisione, una decisione che spetta solo a lui. Evocher Raziel. E noi lo aiuteremo in ogni modo possibile.
Ballarono. Clary cerc di lasciarsi andare al ritmo incessante della musica e al sangue che le affluiva alle vene, come un tempo era riuscita a fare al Pandemonium, con Simon. Ovviamente lui si era dimostrato un ballerino piuttosto improponibile, mentre Jace era bravissimo. Pens che forse era normale. Con tutto quellallenamento per controllarsi durante i combattimenti e quellagilit ben calibrata, cera ben poco che non potesse chiedere al proprio corpo. Quando lanci la testa allindietro, i suoi capelli erano scuri per il sudore, incollati alle tempie, e la curva del collo brillava alla luce del lampadario di ossa.
Clary si accorse del modo in cui lo guardavano le altre persone in pista: cerano ammirazione, curiosit, fame predatoria. Un senso di gelosia che non riusciva a definire, n a controllare, le sal dentro. Si avvicin a lui, facendo scivolare il corpo come aveva visto fare in pista a ragazze che prima non aveva avuto il coraggio di imitare. Era sempre stata convinta che i capelli le sarebbero rimasti impigliati nella fibbia della cintura di qualcuno, ma adesso le cose erano diverse. Tutti quei mesi di allenamento non davano i loro frutti soltanto quando era il momento di combattere, ma ogni volta in cui doveva usare il proprio corpo. Si sentiva sciolta, a proprio agio, in un modo mai provato prima. Premette il proprio corpo contro quello di Jace.
Lui teneva gli occhi chiusi. Li riapr proprio nellistante in cui unesplosione di luce colorata accese il buio attorno a loro. Gocce metalliche li investirono come pioggia; alcune rimasero intrappolate fra i capelli di Jace, altre gli brillarono sulla pelle come mercurio. Tocc con le dita una goccia di liquido argenteo rimasta sul collo e la mostr a Clary, curvando le labbra allins. - Ricordi cosa ti avevo detto quella prima volta da Taki? Sul cibo delle fate?
- Ricordo che avevi detto di aver corso lungo Madison Avenue nudo con delle corna in testa - disse Clary, battendo le palpebre e facendo piovere gocce dargento dalle ciglia.
- Non credo sia mai stato dimostrato che quello fossi davvero io. - Soltanto Jace era capace di parlare e allo stesso tempo ballare senza sembrare strano. - Be, direi che questa roba... - disse schizzando con le dita il liquido argenteo che gli bagnava pelle e capelli, dipingendolo di metallo -  cos, ti fa sentire...
- Sballato?
Lui la guard con occhi cupi. - Potrebbe essere divertente. - Sopra le loro teste scoppi un altro di quei particolari fiori rotanti: questa volta il getto fu blu-argento, come acqua. Jace ne lecc una goccia da un palmo della mano, senza smettere di osservare Clary.
Sballare. Clary non aveva mai provato droghe, nemmeno beveva. Forse lunica volta era stata con la bottiglia di liquore al caff trafugata dal mobile bar della madre di Simon e bevuta con lui, quando avevano tredici anni. Dopo erano stati male da morire; Simon aveva addirittura vomitato dentro una siepe. Non ne era valsa la pena, ma la sensazione di vertigini, la voglia di ridacchiare, il sentirsi felice senza motivo se li ricordava ancora.
Quando Jace riabbass la mano, aveva la bocca sporca dargento. La stava ancora guardando, con gli occhi dorati oscurati dalle lunghe ciglia.
Felice senza motivo.
Ripens a quando erano stati insieme dopo la Guerra Mortale, prima che Lilith lo possedesse. Allora lui era il Jace della fotografia sulla parete: felice. Lo erano entrambi. Quando lo guardava, non era attanagliata dai dubbi, non provava quella sensazione di minuscoli coltelli sotto la pelle che aveva ora e che erodeva la reciproca intimit.
Si avvicin a Jace e lo baci, lentamente e senza esitare, sulle labbra.
La bocca le esplose di un sapore agrodolce, un misto fra vino e caramella. Altro liquido argenteo piovve su di loro, mentre lei si allontanava da lui leccandosi di proposito le labbra.
Jace respirava forte; tent di riafferrare Clary, ma lei fece una giravolta e scapp via ridendo.
Allimprovviso si sent libera e selvaggia, incredibilmente leggera. Sapeva che cera qualcosa di tremendamente importante che avrebbe dovuto fare, ma non ricordava cosa o perch le fosse importato. I volti delle persone attorno non avevano pi quellaria selvatica, vagamente minacciosa, ma mostravano una bellezza oscura. Si sentiva dentro a unimmensa caverna di echi e le ombre attorno erano dipinte con colori pi belli e luminosi di qualsiasi tramonto. La statua dellangelo che incombeva dallalto aveva laria benevola, mille volte pi di Raziel e della sua fredda luce bianca, ed emetteva una nota acuta, pura, cristallina, perfetta. Clary gir, sempre pi veloce, lasciandosi alle spalle dolore, ricordi, perdite, finch and a finire tra due braccia che le serpeggiarono attorno da dietro e la strinsero forte. Abbass lo sguardo e si vide due mani coperte di cicatrici attorno alla vita, dita snelle e bellissime, la runa della Chiaroveggenza. Jace. Si sciolse contro di lui, chiudendo gli occhi, lasciando che la testa le cadesse nella curva della sua spalla. Sentiva il suo cuore battere contro la propria spina dorsale.
Il cuore di nessun altro batteva come quello di Jace, n avrebbe mai potuto farlo.
Gli occhi le si aprirono; si gir, con le mani tese, per spingere via quel corpo. - Sebastian... - sussurr. Suo fratello le sorrise, nero e argenteo come lanello dei Morgenstern.
- Clarissa - disse lui. - Voglio farti vedere una cosa.
No. La parola se ne and come era arrivata, zucchero che si dissolveva dentro un liquido. Non ricordava pi perch fosse tenuta a dirgli di no. In fondo era suo fratello, avrebbe dovuto volergli bene. Laveva portata in un posto stupendo. Forse aveva fatto delle brutte cose, certo, ma era successo tanto tempo prima, e poi non ricordava nemmeno di cosa si trattasse.
- Sento gli angeli cantare - gli disse.
Lui ridacchi. - Allora hai scoperto che quella roba color argento non sono semplici lustrini. - Le si avvicin e le sfreg un dito sullo zigomo; quando lo tolse, era grigio lucido, come se avesse toccato una lacrima colorata. - Seguimi, ragazza angelo. - Le porse una mano.
- Ma, Jace... - ribatt lei. - Lho perso in mezzo alla gente.
- Ci trover. - La mano di Sebastian si strinse attorno alla sua, sorprendentemente calda e confortante. Clary si lasci condurre verso una delle fontane al centro della stanza e si sedette sul largo bordo di marmo. Lui le si mise accanto, sempre tenendola per mano. - Guarda nellacqua - le disse. - Dimmi cosa vedi.
Clary si sporse e guard la superficie liscia e scura della vasca. Vedeva il proprio viso riflesso, gli occhi grandi e impazziti, il trucco sbavato come un livido, i capelli arruffati. Poi anche Sebastian si sporse, e Clary vide il suo viso accanto al proprio. Largento dei capelli di lui riflesso nellacqua le faceva pensare alla luna su un fiume. Allung una mano per toccarne la lucentezza, ma limmagine and in frantumi, il riflesso distorto, irriconoscibile.
- Che cos? - chiese Sebastian, nella sua voce un tono basso e insistente.
Clary scosse la testa. Stava facendo davvero lo stupido. - Ho visto te e me - gli rispose con una vocina infantile. - Cosaltro?
Sebastian le mise una mano sotto il mento e le gir la faccia verso di s. Aveva gli occhi neri, neri come la notte, con un cerchio dargento a separare la pupilla dalliride. - Non lo vedi? Siamo uguali, io e te.
- Uguali? - Clary lo guard battendo le ciglia. Cera qualcosa di profondamente sbagliato in quello che stava dicendo, anche se non sapeva dire bene cosa. - No...
- Sei mia sorella - prosegu lui. - Abbiamo lo stesso sangue.
- Tu hai sangue di demone - ribatt Clary. - Il sangue di Lilith. - Chiss perch, quel dettaglio le parve divertente. Si mise a ridacchiare. - Sei tutto buio, buio, buio. Mentre io e Jace siamo luce.
- Dentro di te hai un cuore di tenebra, figlia di Valentine - le disse Sebastian. - Ma non vuoi ammetterlo. E se desideri Jace, farai meglio ad accettarlo. Perch ora lui appartiene a me.
- E tu a chi appartieni?
Le labbra di Sebastian si dischiusero, ma non pronunciarono una sola parola. Per la prima volta, pens Clary, sembrava non avesse nulla da dire. Era sorpresa: le parole di Sebastian non le importavano granch, e avevano suscitato in lei niente pi di una vaga curiosit. Prima che potesse aggiungere altro, una voce sopra di loro disse:
- Cosa state facendo? - Era Jace. Spost lo sguardo da uno allaltra, il viso impassibile. Aveva addosso altra sostanza luccicante, gocce dargento intrappolate fra i capelli doro. - Clary. - Sembrava infastidito. Lei si stacc da Sebastian e balz in piedi.
- Scusa - gli disse, senza fiato. - Mi ero persa tra la folla.
- Lo avevo notato - rispose lui. - Sto ballando con te, un attimo dopo tu sei sparita e io mi ritrovo un lupo mannaro particolarmente insistente che cerca di sbottonarmi i jeans.
Sebastian rise. - Maschio o femmina?
- Non saprei. In ogni caso, avrebbe dovuto farsi la barba. - Prese la mano di Clary e le circond il polso con dita leggere. - Vuoi andare a casa? O ballare ancora un po?
- Ballare ancora un po. Per te va bene?
- Prego - rispose Sebastian. Si allung allindietro, appoggiando le mani sul bordo della fontana. Il suo sorriso era una lama di rasoio. - Guardare non mi disturba.
Qualcosa splendette davanti agli occhi di Clary: il ricordo dellimpronta insanguinata di una mano. Se ne and veloce come era comparso, facendole corrugare la fronte. Quella notte era troppo bella per pensare alle cose spiacevoli. Rivolse un ultimo sguardo al fratello e poi lasci che Jace la portasse verso i margini della folla, quasi in ombra, l dove la pressione fra i corpi era minore. Unaltra sfera di luce colorata esplose sopra le loro teste mentre camminavano, spargendo argento; Clary alz la testa e allung la lingua per catturare altre gocce agrodolci.
Al centro della stanza, sotto il lampadario di ossa, Jace si ferm e lei gli fin contro. Si ritrov con le braccia attorno a lui, mentre gocce del liquido argenteo le colavano gi per le guance come lacrime. Il tessuto della maglietta di Jace era sottile, tanto che sotto riusciva a sentire la sua pelle che bruciava. Le mani le scivolarono sotto lorlo, le unghie graffiarono leggere le costole. Altre gocce brillarono dalle ciglia di lui mentre abbassava lo sguardo sul suo e si chinava per sussurrarle allorecchio. Le mise le mani sulle spalle, poi le lasci scorrere gi lungo le braccia. Nessuno dei due stava pi ballando: attorno a loro la musica continuava, ipnotica, cos come il movimento delle altre persone in pista, ma Clary se ne accorgeva a malapena. Una coppia li oltrepass ridendo e facendo un commento dal tono sprezzante in ceco. Clary non cap, ma sospettava che il significato fosse qualcosa tipo Prendetevi una stanza.
Jace emise un gemito dimpazienza, poi torn in mezzo alla folla trascinandosi dietro Clary e portandola dentro uno dei priv al buio che profilavano le pareti.
Ce nerano a dozzine, circolari, ognuno con una panca di pietra e una tenda di velluto che si poteva chiudere per ottenere un briciolo di privacy. Jace lo fece immediatamente, e si scontrarono luno contro laltra come il mare contro la riva. Le loro bocche prima urtarono e poi si unirono; Jace la sollev per stringersela contro, mentre le dita gli si contorcevano nel tessuto scivoloso del vestito.
Clary sentiva il calore e la morbidezza, le mani che cercavano e trovavano, la cedevolezza e la pressione dei corpi. Le proprie dita sotto la maglietta di Jace, le unghie che gli graffiavano la schiena, selvaggiamente appagate quando lo sentirono trasalire. Lui le morse il labbro inferiore; lei avvert in bocca il sapore del sangue, caldo e salato. Era come se si volessero divorare, pens, entrare luno nel corpo dellaltra e condividere lo stesso battito cardiaco, anche a costo di morire entrambi.
Il priv era buio, cos buio che Jace sembrava soltanto una sagoma doro e dombra. Il suo corpo premeva quello di Clary contro il muro. Le mani gli scivolarono lungo i fianchi di lei e raggiunsero lorlo del vestito, sollevandolo sulle cosce.
- Che stai facendo? - sussurr lei. - Jace?
Lui la guard. Le strane luci della discoteca gli trasformavano gli occhi in un caleidoscopio di colori. Aveva un sorriso perverso. - Puoi dirmi di fermarmi quando vuoi - le disse. - Ma non lo farai.
Sebastian tir la tenda di velluto polveroso che chiudeva uno dei priv e sorrise.
Una panca correva lungo il perimetro interno della stanzetta circolare. Sopra sedeva un uomo, coi gomiti appoggiati a un tavolino di pietra. Aveva i capelli lunghi e neri legati allindietro, una cicatrice o una voglia a forma di foglia su una guancia, gli occhi verdi come lerba. Indossava un completo bianco e dal taschino gli spuntava una pochette con il ricamo di una foglia verde.
- Jonathan Morgenstern - disse Meliorn.
Sebastian non lo corresse. I membri del Popolo Fatato tenevano molto ai nomi e non lo avrebbero mai chiamato in un modo diverso da quello scelto per lui da suo padre. - Non ero sicuro che saresti stato qui allora fissata, Meliorn.
- Permettimi di ricordarti che il Popolo Fatato non mente - disse il cavaliere. Si alz per chiudere la tenda alle spalle di Sebastian. La musica che pulsava allesterno venne smorzata, ma rimase ben lontana dallessere impercettibile. - Entra, allora, e accomodati. Vino?
Sebastian prese posto sulla panca. - No, niente. - Il vino, come il liquore delle fate, non avrebbe fatto altro che offuscargli la mente, mentre loro sembravano sopportarlo molto meglio. - Ammetto di essere rimasto sorpreso quando ho ricevuto il messaggio con cui proponevi di incontrarmi in questo posto.
- Tu pi di tutti dovresti sapere che la signora nutre un interesse speciale nei tuoi confronti. Segue tutti i tuoi movimenti. - Meliorn bevve un sorso di vino. - Stanotte, qui a Praga, c stata unintensa attivit demoniaca. La Regina era preoccupata.
Sebastian allarg le braccia. - Come vedi, sono illeso.
- Unattivit demoniaca cos intensa attirer di sicuro lattenzione dei Nephilim. Anzi, se non erro, diversi di loro se la spassano gi senza.
- Senza cosa? - chiese Sebastian con innocenza.
Meliorn bevve un altro sorso e lo guard con occhio torvo.
- Ah, giusto, dimentico sempre lo strano modo di esprimersi del Popolo Fatato. Intendi dire che nella folla qui fuori ci sono degli Shadowhunters che mi stanno cercando. Lo so, li ho notati. La Regina non ha grande considerazione di me se pensa che non sia in grado di affrontare da solo una manciata di Nephilim. - Sebastian estrasse un pugnale dalla cintura e lo fece roteare, cos che quel minimo di luce presente nel priv and a riflettersi contro la lama.
- Le riporter questo concetto - mormor Meliorn. - Devo ammettere che proprio non capisco quale tipo di attrazione eserciti su di lei. Ti ho preso le misure e le ho trovate scarse. Daltronde non ho gli stessi gusti della mia signora.
- Pesato con la bilancia e trovato carente? - Divertito, Sebastian si sporse in avanti. - Lascia che ti spieghi, cavaliere delle fate. Sono giovane. Sono bello. E sono pronto a ridurre in cenere il mondo intero per ottenere quello che voglio. - Col pugnale, fece unincisione sul piano in pietra del tavolo. - Come a me, anche alla Regina piacciono le partite lunghe. Ma quello che desidero sapere : quando arriver il tramonto dei Nephilim, la Corte sar con me o contro di me?
Lespressione di Meliorn era impassibile. - La Signora dice di essere con te.
La bocca di Sebastian si sollev agli angoli. - Questa  unottima notizia.
Meliorn fece una smorfia. - Ho sempre immaginato che la specie umana avrebbe posto fine a se stessa - comment. - Da mille anni ormai profetizzo che sarete voi stessi la causa della vostra morte. Eppure non mi aspettavo che la fine sarebbe giunta in questo modo...
Sebastian fece roteare il suo pugnale lucente fra le dita. - Nessuno mai se lo aspetta.
- Jace - sussurr Clary, - Jace, potrebbe entrare qualcuno. Potrebbero vederci!
Le mani di lui non smisero di fare quello che stavano facendo. - Non succeder.
Le tracci un sentiero di baci gi per il collo, con il risultato di scombussolarle la mente. Era difficile aggrapparsi alla realt, con le mani di lui addosso, pensieri e ricordi persi in un turbine, dita incastrate cos saldamente nella sua maglietta da avere la certezza che presto lavrebbero strappata.
Sentiva la parete di pietra fredda contro la schiena, ma Jace le stava baciando la spalla, facendo scivolare gi la spallina del vestito. Provava caldo, freddo, brividi. Il mondo si era frammentato in mille pezzi, come i tasselli di un caleidoscopio, e stava per sbriciolarsi fra le sue mani.
- Jace. - Si aggrapp alla sua maglietta. Era viscida, appiccicosa. Si guard le mani e, per un istante, non cap cosa stesse guardando. Liquido argenteo, misto a rosso.
Sangue.
Alz lo sguardo. A testa in gi sopra di loro, come una macabra pentolaccia messicana, penzolava un corpo umano, con una corda legata alle caviglie. Il sangue colava da un taglio allaltezza della gola.
Clary lanci un grido che per non fece rumore. Diede una spinta a Jace, che barcoll allindietro; aveva sangue fra i capelli, sulla maglietta, sulla pelle nuda. Lei si risollev le spalline del vestito e si precipit verso la tenda che nascondeva il priv, per aprirla.
La statua dellangelo non era pi come prima. Le ali nere erano diventate ali di pipistrello; il viso grazioso e benevolo si era contratto in un ghigno. Dal soffitto, appesi a corde intrecciate, penzolavano cadaveri di uomini, donne, animali: tutti squartati, col sangue che colava di sotto come pioggia. Anche le fontane gettavano sangue a fiotti, e ora, sulla superficie, non galleggiavano pi fiori bens mani aperte amputate. Le stesse persone che ballavano sulla pista contorcendosi e dimenandosi grondavano liquido rosso. Sotto gli occhi di Clary, una coppia pass volteggiando: lui alto e pallido, lei rigida fra le sue braccia e con la gola aperta, chiaramente morta. Luomo si lecc le labbra e si pieg per morderla di nuovo, ma prima di farlo guard Clary e le sorrise. Aveva il volto striato di sangue e dargento.
La ragazza sent la mano di Jace, sul braccio, che la tirava indietro, ma lott per liberarsene. Aveva gli occhi inchiodati alle vasche di vetro lungo la parete che, in un primo momento, pensava contenessero dei pesci luccicanti. Lacqua non era limpida, bens vischiosa, torbida: vi galleggiavano cadaveri umani, coi capelli che si diramavano attorno alle teste come filamenti di meduse luminose. Sent un grido salirle in gola, ma lo ricacci indietro quando il silenzio e le tenebre la travolsero.
capitolo 14
COME CENERE
Clary riprese coscienza lentamente, con lo stesso senso di vertigini che aveva provato quella prima mattina allIstituto, quando si era svegliata senza avere la minima idea di dove fosse. Le faceva male tutto il corpo e si sentiva come se le avessero sfondato la testa con un bilanciere dacciaio. Era sdraiata su un fianco, la testa appoggiata sopra una superficie ruvida, e attorno alle spalle aveva qualcosa di pesante. Abbassando lo sguardo vide una mano affusolata che le premeva lo sterno con fare protettivo. Riconobbe i marchi, le leggere cicatrici bianche, persino il disegno di vene bluastre lungo lavambraccio. Il peso che si sentiva nel petto si allegger; si mise a sedere con cautela, scivolando fuori dal braccio di Jace.
Erano nella camera da letto di lui. Riconobbe lordine maniacale, il letto con le coperte ben infilate sotto gli angoli. Era rimasto cos. Jace dormiva, con la testa appoggiata alla testata del letto e indosso ancora gli stessi vestiti della notte precedente. Aveva persino le scarpe. Si era chiaramente addormentato stringendola, anche se lei non ricordava niente. Era ancora sporco di quella strana sostanza argentea della discoteca.
Si stiracchi leggermente, come se si fosse accorto che Clary si era spostata, e mise il braccio libero attorno a se stesso. Non sembrava ferito, pens, soltanto esausto, con le lunga ciglia oro scuro incurvate nellincavo delle occhiaie. Cos addormentato, sembrava vulnerabile, un bambino. Avrebbe potuto essere il suo Jace.
Invece no. Ricordava la discoteca, le sue mani al buio su di lei, i cadaveri e il sangue. Lo stomaco le si contorse, si mise una mano sopra la bocca e blocc un conato di vomito. Ripensare a quella scena le dava la nausea, ma sotto quella nausea cera anche una spina insistente, la sensazione di stare dimenticando qualcosa.
Qualcosa di importante.
- Clary.
Si gir. Jace aveva gli occhi socchiusi; la stava guardando da sotto le ciglia, loro degli occhi annebbiato dalla stanchezza. - Sei gi sveglia? - le disse. - Non  nemmeno lalba.
Strinse le mani fra lintrico di lenzuola. - Laltra notte - disse con voce incerta. - I corpi... il sangue...
- Il cosa?!
-  quello che ho visto.
- Io no. - Jace scosse la testa. - Le droghe delle fate - aggiunse. - Lo sapevi...
- Sembrava talmente reale.
- Mi dispiace. - Gli occhi di lui si chiusero. - Volevo divertirmi. In teoria servono a renderti felice, farti vedere cose... Pensavo che ci saremmo divertiti insieme.
- Io ho visto del sangue - ribad Clary. - E gente morta che galleggiava dentro le vasche...
Lui scosse la testa, abbassando le ciglia. - Niente era reale...
- Nemmeno quello che  successo fra te e me...? - Clary si interruppe, perch lui aveva chiuso gli occhi; il petto gli saliva e scendeva a ritmo regolare. Si era riaddormentato.
Clary si alz in piedi senza pi guardarlo ed entr nel bagno. In piedi, si guard allo specchio, mentre un senso di torpore le pervadeva le ossa. Era coperta di residui di liquido argenteo. La scena le ricord la volta in cui una penna a inchiostro metallizzato le si era rotta dentro lo zaino, rovinando tutto. Una delle spalline del reggiseno era saltata, probabilmente perch Jace, la notte prima, laveva tirata troppo. Gli occhi erano circondati da strisce nere di mascara sbavato, pelle e capelli appiccicosi per via del liquido dargento.
Sentendosi debole, nauseata, si tolse il vestito-sottoveste e la biancheria intima, buttando tutto nel cesto della biancheria sporca. Poi si immerse nellacqua bollente.
Si lav i capelli pi volte, cercando di ripulirli da quella schifezza ormai secca. Era come tentare di lavare via i colori a olio. Anche lodore non se ne voleva andare; simile a quello dellacqua di un vaso di fiori marci, era appena percettibile, dolciastro, in decomposizione sulla sua pelle. Sembrava che non ci fosse quantit di sapone in grado di eliminarlo una volta per tutte.
Finalmente convinta di essere il pi pulita possibile, si asciug e torn nella camera padronale per vestirsi. Fu un sollievo infilarsi di nuovo jeans, stivali e un comodo maglioncino di cotone. Fu soltanto allora, quando ebbe quasi finito di vestirsi, che la fastidiosa sensazione di stare dimenticando qualcosa torn a farsi viva. Rest di ghiaccio.
Lanello. Lanello doro che le permetteva di comunicare con Simon.
Non cera pi.
Si mise a cercarlo freneticamente, rovistando prima dentro al cesto della biancheria per vedere se era rimasto impigliato nel vestito, e poi perlustrando ogni centimetro della stanza di Jace, mentre lui continuava a dormire pacificamente. Cerc fra le setole del tappeto, le coperte, dentro i cassetti dei comodini.
Alla fine si mise a sedere, con il cuore che le batteva forte nel petto e un senso di nausea allo stomaco.
Lanello era sparito. Perduto, da qualche parte, in chiss quale maniera. Fece uno sforzo per ricordare lultima volta che lo aveva visto; sicuramente le brillava ancora al dito quando aveva scagliato il pugnale contro i demoni Elapid. Che fosse caduto a terra nel negozio di anticaglie? Oppure in discoteca?
Infilz le dita nel tessuto di jeans che le ricopriva le cosce, finch il dolore non la fece trasalire. Concentrati, si disse. Concentrati!
Forse le era scivolato dal dito da qualche parte in casa. Forse, a un certo punto, Jace laveva portata al piano di sopra. Non cerano molte possibilit di ritrovarlo, ma non bisognava lasciare niente di intentato.
Si alz ed entr, il pi silenziosamente possibile, in corridoio. And verso la camera di Sebastian e l si ferm, esitante. Non riusciva a immaginarsi il motivo per cui lanello avrebbe dovuto essere l dentro, e svegliare Sebastian sarebbe stato solo controproducente. Fece dietrofront e scese le scale, poggiando i piedi senza fare rumore con gli stivali.
In testa le turbinavano mille pensieri. Senza un modo per contattare Simon, che cosa avrebbe fatto? Doveva raccontargli del negozio di antiquariato, delladamas. Avrebbe dovuto parlargli prima. Aveva voglia di tirare un pugno contro il muro, ma costrinse la propria mente a rallentare, a valutare diverse opzioni. Sebastian e Jace stavano cominciando a fidarsi di lei; se fosse riuscita ad allontanarsi da loro, anche per poco, in una strada di citt piena di gente, avrebbe potuto chiamare Simon usando un telefono pubblico. Oppure sgattaiolare dentro un Internet caf e mandargli una mail. Conosceva la tecnologia dei mondani meglio dei due ragazzi. Aver perso lanello non era la fine.
No, non si sarebbe arresa.
Aveva la mente cos occupata dai progetti su come attuare le sue prossime mosse che, in un primo momento, non si accorse di Sebastian. Per fortuna le stava dando le spalle. Era in piedi in salotto, col viso rivolto al muro.
Arrivata gi in fondo alle scale, Clary rimase immobile, poi attravers come una saetta la stanza e si appiatt contro la mezza parete che separava la cucina dalla stanza pi grande. Non cera motivo di andare nel panico, si disse. In fondo lei viveva l. Se Sebastian lavesse vista, gli avrebbe potuto dire che era scesa a prendersi un bicchiere dacqua.
Ma la possibilit di osservarlo senza che lui se ne accorgesse era troppo allettante. Si sporse appena, sbirciando dal bancone della cucina.
Sebastian continuava a voltarle le spalle. Si era cambiato, dopo la serata in discoteca. Niente pi giaccone dellesercito: ora indossava jeans e camicia. Quando si gir, la camicia si sollev, lasciando intravedere la cintura con le armi ben allacciata in vita. Sollev la mano destra, e Clary not che teneva in mano il suo stilo. E che lo faceva in un modo attento e riflessivo che, per un secondo appena, le ricord i gesti con cui sua madre stringeva i pennelli.
Chiuse gli occhi. Era come tessuto che si strappava su un gancio, la fitta che sentiva al cuore quando riconosceva in Sebastian qualcosa che le ricordava sua madre o se stessa. Le faceva ripensare che, sebbene gran parte del sangue di Sebastian fosse veleno, era comunque lo stesso sangue che scorreva dentro le sue vene.
Riapr gli occhi, in tempo per vedere un passaggio formarsi di fronte al ragazzo, il quale prese una sciarpa da un appendiabiti e avanz nelloscurit.
Clary ebbe una frazione di secondo per decidere. Restare e ispezionare tutte le stanze, oppure seguire Sebastian e vedere dove stava andando. I piedi scelsero prima della mente. Allontanandosi dal muro, si lanci verso il nero varco pochi istanti prima che le si chiudesse alle spalle.
La stanza in cui giaceva Luke era illuminata soltanto dal chiarore dei lampioni che, dalla strada, filtrava attraverso le persiane. Jocelyn sapeva che avrebbe potuto chiedere una lampada, ma preferiva cos. Il buio nascondeva la gravit delle ferite di lui, il pallore del volto e i semicerchi infossati sotto gli occhi.
Anzi, in quella penombra Luke le ricordava il ragazzo che aveva conosciuto a Idris prima che si formasse il Circolo. Se lo ricordava nel cortile della scuola, magro, coi capelli castani, gli occhi azzurri e le mani nervose. Era il migliore amico di Valentine e, per quel motivo, nessuno lo aveva mai guardato veramente. Nemmeno lei, altrimenti non sarebbe stata cos cieca da non capire quello che provava per lei.
Ripens al giorno delle nozze con Valentine, il sole alto e splendente attraverso il tetto di cristallo della Sala degli Accordi. Lei aveva diciannove anni, Valentine venti, e ricordava quanto i suoi genitori fossero scontenti che lei avesse deciso di sposarsi cos giovane. Ma, per lei, la loro disapprovazione non contava nulla: non capivano e basta. Era assolutamente certa che, nella sua vita, non ci sarebbe mai stato nessun altro che Valentine.
Luke gli aveva fatto da testimone. Ricordava il suo viso quando lei aveva camminato lungo il corridoio... Lo aveva guardato solo per un attimo, prima di rivolgere tutta la sua attenzione a Valentine. Ricord anche di aver pensato che forse non si sentiva bene, che aveva laspetto sofferente. E pi tardi, nella piazza dellAngelo, mentre si assiepavano gli invitati (cera quasi tutto il Circolo, da Maryse e Robert Lightwood, gi sposati, allallora quindicenne Jeremy Pontmercy), lei era in piedi accanto a Luke e Valentine, e qualcuno aveva fatto una battuta dicendo che, se lo sposo non si fosse presentato, la sposa avrebbe dovuto sposare il testimone. Luke era vestito da sera, con le rune doro di buon auspicio per il matrimonio, e stava molto bene, ma, mentre tutti gli altri ridevano, lui era sbiancato completamente. Deve davvero detestare lidea di sposarmi, aveva pensato Jocelyn. Ricord che gli aveva toccato una spalla, ridendo.
- Non fare quella faccia - gli aveva detto. - Ci conosciamo da una vita, ma ti prometto che non dovrai mai sposarmi!
E poi era arrivata Amatis, portando con s uno Stephen in preda alle risate, e lei si era dimenticata completamente di Luke, del modo in cui la guardava... e dello strano modo in cui Valentine aveva guardato lui.
Adesso, dopo avergli lanciato unocchiata, sobbalz sulla sedia. Luke aveva gli occhi aperti, per la prima volta da giorni, e la stava fissando.
- Luke! - disse in un sussurro.
Lui sembrava confuso. - Quanto... quanto ho dormito?
Jocelyn avrebbe voluto buttarsi su di lui, ma lo stretto bendaggio che ancora gli avvolgeva il petto la trattenne. Invece gli prese la mano e se la mise sulla guancia, intrecciando le dita con le sue. Chiuse gli occhi e, quando lo fece, sent le lacrime scenderle da sotto le palpebre. - Circa tre giorni.
- Jocelyn - disse lui, ora con voce davvero allarmata. - Perch siamo qui alla stazione? Dov Clary? Io non ricordo, sul serio...
Jocelyn abbass le mani intrecciate e, con la voce pi ferma che le riusc, gli raccont quello che era successo. Sebastian e Jace, il metallo demoniaco che gli aveva perforato la carne, lintervento del Praetor Lupus.
- Clary - disse lui, non appena terminato il racconto. - Dobbiamo cercarla.
Liberando la propria mano da quella di lei, Luke si sforz di mettersi a sedere. Anche in penombra, Jocelyn vide il suo pallore peggiorare nella lotta contro il dolore.
- Non  possibile. Luke, sdraiati, ti prego. Non pensi che, se ci fosse stato un modo per trovarla, ci avrei gi provato?
Lui mise le gambe sul lato del letto, rimanendo seduto. Poi, con un gemito, si appoggi allindietro sulle mani. Aveva un aspetto tremendo. - Ma il pericolo...
- Credi che non ci abbia pensato? - Jocelyn gli mise le mani sulle spalle e lo spinse con dolcezza di nuovo contro i cuscini. - Simon mi contatta tutte le sere. Clary sta bene, davvero. E tu non sei nelle condizioni per intervenire. Ucciderti non le sar di aiuto. Ti prego, Luke, credimi.
- Jocelyn, non posso starmene qui.
- S, invece - gli disse lei alzandosi in piedi. - E lo farai, anche a costo di dovermi sedere sopra di te. Ma cosa credi di fare, Lucian? Sei impazzito? Sono terrorizzata per Clary e lo sono stata anche per te. Ti prego, non farlo. Non farmi questo. Se ti succedesse qualcosa...
Lui la guard stupito. Cera gi una macchia rossa sulle bende bianche che gli avvolgevano il petto, nel punto in cui i suoi movimenti avevano riaperto la ferita. - Io...
- Cosa?!
- Non sono abituato al fatto che mi ami - disse Luke.
In quelle parole cera una mansuetudine che Jocelyn non associava a lui. Lo fiss per un istante, prima di dire: - Luke. Rimettiti gi, per favore.
Quasi per cercare un compromesso, lui si appoggi un po di pi ai cuscini. Aveva il respiro affannoso. Jocelyn guard il comodino, vers un bicchiere dacqua e lo mise in mano a Luke. - Bevi - gli disse. - Per favore.
Luke prese il bicchiere. I suoi occhi azzurri la seguivano, mentre lei si rimetteva sulla sedia accanto al letto sulla quale era rimasta per cos tante ore da essere sorpresa di non essere diventata un tuttuno con quella. - Sai a cosa stavo pensando? - gli chiese. - Poco prima che ti svegliassi?
Lui bevve un sorso dacqua. - Sembravi molto assorta.
- Stavo pensando al giorno in cui sposai Valentine.
Luke riabbass il bicchiere. - Il giorno peggiore della mia vita.
- Peggiore di quando sei stato morso? - chiese lei, piegandosi le gambe sotto il corpo.
- Peggiore.
- Non lo sapevo - gli disse. - Non sapevo come ti sentivi. Avrei voluto. Credo che le cose sarebbero andate diversamente.
Lui la guard con aria incredula. - E come?
- Non avrei sposato Valentine - rispose Jocelyn. - Non se lo avessi saputo.
- Avresti...
- Non avrei - lo interruppe lei, decisa. - Ero troppo stupida per capire cosa provavi, ma ero anche troppo stupida per capire cosa provavo io. Ti ho sempre amato, anche se non lo sapevo. - Si sporse in avanti e gli diede un bacio delicato, per non fargli male; poi appoggi la guancia contro la sua. - Promettimi che non correrai rischi. Promettimelo.
Lei sent la mano libera di lui fra i capelli. - Te lo prometto.
Jocelyn si appoggi allindietro, in parte soddisfatta. - Vorrei poter tornare indietro nel tempo. Aggiustare le cose. Sposare subito luomo giusto.
- Ma cos non avremmo Clary - le ricord. Jocelyn ador il modo in cui lui aveva detto avremmo; cos naturale, come se dentro di s non avesse il minimo dubbio che fosse anche figlia sua.
- Se tu fossi stato pi presente mentre lei cresceva... - Jocelyn fece un sospiro. -  che mi sento come se avessi sbagliato tutto. Ero cos concentrata a proteggerla che credo di avere esagerato. Ora si butta a capofitto nei pericoli senza riflettere. Mentre crescevamo, noi abbiamo visto degli amici morire in battaglia. A lei non  mai successo. E non vorrei mai che le accadesse, ma a volte ho paura che non si renda conto di come un giorno potrebbe essere lei a morire.
- Jocelyn - la voce di Luke era dolce. - Lhai cresciuta per farla diventare una brava persona. Una persona con dei valori, che distingue il bene dal male e che si impegna a dare il massimo. Come hai sempre fatto tu. Non si pu educare un figlio spingendolo a credere lopposto di quello che si fa. Non credo che Clary non pensi di poter morire: credo solo che, proprio come sei sempre stata tu, anche lei  convinta che ci siano delle cose per cui valga la pena farlo.
Clary segu Sebastian attraverso un reticolo di stradine strette, mantenendosi vicina allombra proiettata dai palazzi. Non erano pi a Praga, quello era evidente. Le strade erano buie, il cielo di un azzurro cupo segnava un primo accenno di alba, le insegne dei negozi accanto a cui passava erano scritte in francese. Cos come i cartelli stradali: RUE DE LA SEINE, RUE JACOB, RUE DE LABBAYE.
Mentre attraversava la citt, le persone la oltrepassavano come fantasmi. Ogni tanto si sentiva il rombare di unauto, i camion si affiancavano ai negozi facendo le prime consegne del mattino. Laria sapeva di acqua di fiume e di spazzatura. Era gi abbastanza sicura di dove si trovassero, poi una svolta e una strada la portarono verso un ampio viale, finch un cartello stradale emerse dalla scura foschia: delle frecce puntavano in diverse direzioni, indicando come raggiungere la Bastiglia, Notre-Dame e il Quartiere Latino.
Parigi, pens Clary aggirando unauto parcheggiata mentre Sebastian attraversava la strada. Siamo a Parigi.
Che ironia. Aveva sempre desiderato andare a Parigi con qualcuno che gi conoscesse la citt. Aveva sempre voluto camminare per quelle strade, vedere la Senna, ritrarre gli edifici. Non si sarebbe mai immaginata tutto ci. Inseguire Sebastian attraverso il boulevard Saint-Germain, oltre un bureau de poste giallo canarino, lungo un viale dove i bar erano chiusi ma i tombini pieni di bottiglie di birra e mozziconi, gi per una stradina stretta fiancheggiata da case. Sebastian si ferm davanti a una di queste, e anche Clary si blocc, appiattendosi contro un muro.
Rimase a guardare suo fratello che alzava una mano e digitava un codice su una tastiera accanto alla porta, seguendo con gli occhi i movimenti delle sue dita. Ci fu uno scatto: la porta si apr e lui spar allinterno. Nellistante in cui la porta si richiuse, Clary si precipit davanti alla tastiera, dove digit lo stesso codice - X235 - e aspett di sentire il debole suono che indicava lapertura. Quando accadde, non fu sicura di sentirsi pi sollevata o pi sorpresa. Non dovrebbe essere cos semplice.
Un secondo dopo si ritrov in un cortile. Era quadrato, circondato sui quattro lati da edifici dallaria molto comune. Dalle porte, aperte, si intravedevano tre rampe di scale. Sebastian era scomparso.
Perci, tanto semplice non sarebbe stato.
Avanz nel cortile, consapevole, mentre lo faceva, che stava abbandonando la protezione dellombra e si stava esponendo allaperto, dove poteva essere vista. Il cielo si illuminava sempre di pi a ogni istante. Sapere di poter essere vista le fece venire la pelle doca sulla nuca, perci decise di nascondersi allombra del primo pozzo delle scale che incontr.
Era semplice, con dei gradini di legno che salivano e scendevano e, appeso alla parete, uno specchio da due soldi in cui vide il proprio, pallido volto. Aleggiava distintamente un odore di spazzatura in decomposizione. Per un momento si chiese se fosse vicina al punto in cui stavano i cassonetti, finch alla fine cap: quella puzza era il segno della presenza demoniaca.
I suoi stanchi muscoli cominciarono a tremare, ma strinse le mani a pugno. Era dolorosamente consapevole di essere disarmata. Prese una boccata profonda di quellaria maleodorante e cominci a scendere gi per i gradini.
Lodore si faceva pi pungente e latmosfera pi cupa via via che scendeva; avrebbe voluto avere uno stilo e la runa della visione notturna, ma ormai non poteva farci niente. Continu a scendere, mentre la scala si curvava ripetutamente su se stessa. Allimprovviso fu contenta di quella mancanza di luce, perch sent di aver messo i piedi dentro qualcosa di appiccicoso. Afferr il corrimano e cerc di respirare con la bocca. Loscurit si fece pi fitta, finch Clary si ritrov a camminare alla cieca, col cuore che le batteva cos forte da darle la certezza che stesse annunciando il suo arrivo. Le strade di Parigi, il mondo normale, sembravano lontani anni luce. Cerano solo le tenebre e lei, che scendeva gi, sempre pi gi...
A un tratto, una luce si accese in lontananza, un puntino minuscolo, come la capocchia di un fiammifero che diventava fuoco. Clary si accost al corrimano, quasi rannicchiandosi, mentre la luce si espandeva. Ora riusciva a vedersi la mano e a distinguere la sagoma dei gradini sotto di s. Ne mancavano pochi. Arriv in fondo alle scale e si guard attorno.
Qualsiasi somiglianza con una normale casa era sparita. Da qualche parte, lungo il percorso, i gradini di legno si erano trasformati in pietra, e ora Clary si trovava in una piccola stanza con le pareti anchesse in pietra e con una torcia che emanava uninquietante luce verdognola. Il pavimento era di roccia liscia e lucida, inciso da svariati simboli strani. Ci pass accanto, attraversando la stanza per raggiungere lunica altra uscita, un arco di pietra in cima al quale stava un teschio umano allintersezione di due grandi asce incrociate.
Sentiva delle voci provenire dallaltra parte. Erano troppo distanti perch riuscisse a capire cosa stessero dicendo, ma era comunque certa che fossero voci. Da questa parte, sembrava dicessero. Seguici.
Alz lo sguardo verso il teschio, e i suoi occhi vuoti la ricambiarono con aria di scherno. Si chiese dove si trovava, se Parigi era ancora sopra la sua testa o se lei era entrata in un mondo completamente diverso, come accadeva quando si andava nella Citt Silente. Pens a Jace, lasciato addormentato in quella che ora sembrava unaltra vita.
Lo stava facendo per lui, ricord a se stessa. Per riaverlo. Attravers larco per entrare nel corridoio, appiattendosi distinto lungo la parete. Vi strisci contro, mentre le voci si facevano sempre pi forti. Il corridoio era buio, ma non completamente. A ogni manciata di passi compariva una torcia verdastra che emanava odore di bruciato.
Allimprovviso si apr una porta nel muro alla sua sinistra, e le voci diventarono ancora pi distinte.
- ... non  come suo padre - diceva uno, la voce roca come carta vetrata. - Valentine non avrebbe mai trattato con noi. Ci avrebbe resi schiavi. Lui invece ci dar il mondo.
Molto lentamente, Clary sbirci dallo stipite della porta.
La stanza era spoglia, le pareti lisce, priva di mobili. Dentro, un gruppo di demoni. Sembravano lucertole, con la pelle spessa, verde-marrone, ma ognuno di loro aveva sei tentacoli che si muovevano producendo un suono aspro e scivoloso. Le teste erano bulbose, aliene, con due occhi neri sfaccettati.
Clary deglut amaro. Le torn alla mente Ravener, uno dei primi demoni che avesse mai visto: un grottesco incrocio fra lucertola, insetto e alieno che le aveva fatto rivoltare lo stomaco. Si strinse al muro e ascolt con attenzione.
-  cos, se vi fidate di lui. - Era difficile capire quale di loro stesse parlando. Tutti quei tentacoli si muovevano incastrandosi e poi districandosi, i corpi bulbosi si alzavano e riabbassavano. A quanto pareva non erano muniti di bocca, ma quando parlavano facevano vibrare degli ammassi di piccoli tentacoli.
- La Grande Madre si fidava di lui.  suo figlio.
Sebastian. Ma certo, stavano parlando di Sebastian.
- Ma  anche un Nephilim. Loro sono nostri grandi nemici.
- Sono anche nemici suoi. Ha il sangue di Lilith.
- Ma quello che chiama compagno ha il sangue dei nostri nemici.  uno degli angeli. - Quellultima parola venne pronunciata con tanto disgusto che a Clary arriv come uno schiaffo.
- Il figlio di Lilith ci ha garantito che lo tiene in pugno. E in effetti sembra obbediente.
Segu una risata asciutta e soffocata. - Voi giovani vi angosciate troppo. A lungo i Nephilim ci hanno tenuto lontani da questo mondo, e le sue ricchezze sono grandi. Lo prosciugheremo e non lasceremo che cenere. Quanto allangioletto, sar lultimo della sua razza a morire. Lo bruceremo su una pira finch non resteranno soltanto ossa dorate.
Clary sent montare la rabbia. Trattenne il respiro. Il suo fu un suono debole, ma pur sempre un suono. Il demone a lei pi vicino sollev la testa. Per un momento Clary rimase impietrita, intrappolata nello sguardo minaccioso dei suoi occhi neri a specchio.
Poi si volt e scapp via. Corse indietro verso lingresso, le scale e il loro percorso di tenebre. Sentiva del trambusto alle sue spalle, le creature che gridavano, poi lo sdrucciolio dei loro tentacoli che si muovevano per seguirla. Diede una rapida occhiata dietro le spalle e si rese conto che non ce lavrebbe fatta. Nonostante il vantaggio, stavano quasi per prenderla.
Sentiva il proprio respiro affannoso che entrava e usciva dai polmoni, quando raggiunse larco, si volt e salt per aggrapparvisi con le mani. Si slanci in avanti con tutte le forze, gli stivali che si schiantavano contro il primo dei demoni e lo buttavano allindietro, facendogli lanciare un grido acuto. Ancora appesa, agguant il manico di una delle due asce sotto il teschio e tir.
Era attaccata saldamente. Non si muoveva.
Chiuse gli occhi, strinse ancora di pi la presa e tir di nuovo, con tutte le sue forze.
Lascia si stacc dal muro con un rumore lacerante, in una pioggia di pietre e calcinacci. Clary perse lequilibrio e cadde accovacciandosi, lascia tesa di fronte a s. Era pesante, ma la sentiva appena. Stava accadendo di nuovo, le sensazioni amplificate. Riusciva ad avvertire ogni singolo soffio daria sulla pelle, ogni irregolarit del suolo sotto ai piedi. Si prepar, quando il primo dei demoni fugg via dallingresso, indietreggiando come una tarantola, prendendo a zampate laria sopra di lei. Sotto i tentacoli della bocca, cerano un paio di lunghe zanne bavose.
Era come se lascia che teneva in mano roteasse in avanti di propria volont, andandosi a piantare a fondo nel petto della creatura. Le venne subito in mente quando Jace le aveva detto di non colpire il petto dei demoni ma di decapitarli, perch non tutti avevano il cuore. In quel caso, tuttavia, fu fortunata. Lo aveva preso, o se non altro aveva ferito un qualche organo vitale. La creatura si contorse e grid; attorno alla ferita gorgogli del sangue, poi tutto il suo corpo svan. Clary fece un passo allindietro, con in mano larma inzuppata di icore. Il sangue del demone era nero e maleodorante come catrame.
Quando il secondo mostro si fece avanti, lei si abbass, compiendo un semicerchio con lascia, che amput allavversario diversi tentacoli. Ululando, questo cadde di lato come una sedia rotta e subito un terzo demone calpest il compagno per attaccare Clary. Lei brand di nuovo lascia, che and a piantarsi dritta in faccia alla creatura. Salt allindietro per evitare gli spruzzi di icore, premendosi contro le scale. Se uno di loro lavesse colta alle spalle, sarebbe stata spacciata.
Inferocito, il demone col volto squartato and di nuovo allattacco; lei lo colp con lascia tagliandogli un tentacolo, ma un altro le si strinse attorno al polso. Un calore lancinante le sal lungo il braccio. Grid e cerc di liberarsi la mano, ma la morsa del demone era troppo potente. Era come se mille aghi incandescenti le stessero perforando la pelle. Continuando a urlare, prese slancio con il braccio sinistro e tir un pugno dritto in faccia alla creatura, dove aveva gi colpito lascia. Il demone emise un sibilo e lasci la presa per un secondo. Clary liber la mano non appena laltro si sbilanci allindietro e...
Dal nulla, una lama luccicante si abbatt verso il basso, conficcandosi nel cranio del demone. Sotto gli occhi di Clary, il demone scomparve: era stato suo fratello, con in mano unabbacinante spada angelica e la camicia bianca chiazzata di icore. Alle sue spalle la stanza era vuota, a parte il corpo di uno dei demoni che ancora si contorceva e che, dai monconi di tentacoli, perdeva fluido nero come una macchina sfasciata avrebbe potuto perdere dellolio.
Sebastian. Lo fiss sbalordita. Le aveva appena salvato la vita?
- Stai lontano da me, Sebastian - sibil.
Lui sembr non sentirla. - Il braccio.
Clary abbass lo sguardo sul polso destro, ancora pulsante per il dolore. Una spessa striscia composta di piccole ferite circolari lo avvolgeva nel punto in cui le ventose del demone le si erano attaccate alla pelle. Le ferite si stavano gi scurendo, diventando di un impressionante nero-bluastro.
Rialz lo sguardo sul fratello. I suoi capelli bianchi le sembravano unaura nelloscurit. O forse era perch stava perdendo la vista. La luce stava formando un alone anche attorno alla torcia sul muro, cos come attorno alla spada angelica che splendeva tra le mani di Sebastian. Lui le stava parlando, ma le sue parole erano confuse, indistinte, come se arrivassero da sottacqua.
- ... veleno mortale - stava dicendo. - Cosa diavolo avevi in mente, Clarissa? - La sua voce si smorz, poi si fece sentire di nuovo. Clary si sforzava di concentrarsi. - Lottare contro sei demoni Dahak con unascia ornamentale...
- Veleno - ripet lei, e per un momento i contorni del volto di lui tornarono distinti, i segni della tensione attorno a bocca e occhi evidenti, anzi impressionanti. - Quindi direi che, dopotutto, non mi hai salvato la vita, giusto?
La mano di lei venne scossa da uno spasmo e lascia le cadde a terra con fragore. Sent il maglione impigliarsi nelle sporgenze della parete grezza mentre il suo corpo cominciava a scivolare verso il basso, desideroso solo di sdraiarsi sul pavimento. Ma Sebastian non lavrebbe lasciata cadere. Aveva gi infilato le braccia sotto le sue per sorreggerla, poi la sollev di peso e si mise il braccio sano di Clary attorno al collo. Lei voleva liberarsi, ma le energie lavevano abbandonata. Sent un dolore lancinante al gomito, un bruciore... il tocco di uno stilo. Un senso di torpore le si propag nelle vene. Lultima cosa che vide prima di chiudere gli occhi fu il teschio sopra larco. E, poteva giurarci, le orbite cave che stavano ridendo di lei.
capitolo 15
MAGDALENA
La nausea e il dolore andavano e venivano in vortici sempre pi stretti. Attorno a s, Clary riusciva a vedere soltanto un miscuglio indistinto di colori. Si rendeva conto che suo fratello la stava trasportando, perch ognuno dei suoi passi le rimbombava dentro il cervello come un punteruolo da ghiaccio; capiva anche che si stava aggrappando a lui e che la forza delle sue braccia era rassicurante, anche se era strano pensare che Sebastian avesse una tale virt e che si stesse apparentemente sforzando di camminare senza scuoterla troppo. Clary annaspava per respirare e, molto in lontananza, sent suo fratello chiamarla per nome.
Poi scese il silenzio totale. Per un momento pens che fosse arrivata la fine: era morta, morta combattendo contro dei demoni, come succedeva alla maggior parte degli Shadowhunters. Poi per avvert un bruciore insistente allinterno del braccio, unondata di quello che sembrava ghiaccio in propagazione in tutte le vene. Lentamente, il mondo smise di vorticare, mentre i turbini di nausea e di dolore si placavano fino a diventare deboli increspature dentro la marea del sangue. Riusciva di nuovo a respirare.
Tirando un sospiro, riapr gli occhi.
Cielo azzurro.
Era sdraiata sulla schiena, con lo sguardo fisso su un cielo infinito punteggiato di nuvole di bambagia, come quello dipinto sul soffitto dellinfermeria dellIstituto. Distese le braccia doloranti. Sul destro cera ancora il braccialetto di ferite, ma stavano diventando color rosa chiaro. Sul sinistro cera un iratze, talmente chiaro da essere quasi invisibile, e nellincavo del gomito un mendelin contro il dolore.
Fece un respiro profondo. Aria autunnale, condita dallodore di foglie. Vedeva la cima degli alberi, sentiva il brusio del traffico e...
Sebastian. Ud una risata soffocata e si accorse di non essere semplicemente sdraiata, ma di trovarsi appoggiata a suo fratello. Sebastian, che aveva il corpo caldo e respirava, le stava tenendo la testa avvolta nel proprio braccio. Il resto del corpo di Clary era disteso sopra una superficie di legno leggermente umida.
Salt su allistante. Sebastian rise di nuovo; era seduto allestremit di una panchina dotata di elaborati braccioli in ferro battuto. Aveva la sciarpa piegata sulle ginocchia, dove era stata sdraiata lei, e il braccio libero allungato sullo schienale. Aveva sbottonato la camicia bianca per nascondere le macchie di icore e sotto indossava una maglietta grigia.
Sul polso gli luccicava il braccialetto dargento. La stava studiando coi suoi occhi neri, divertito, mentre lei si allontanava il pi possibile sulla panchina.
-  un vantaggio essere cos piccola - le disse. - Se fossi stata pi alta, trasportarti sarebbe stato decisamente scomodo.
Lei fece uno sforzo per mantenere la voce salda. - Dove siamo?
- Al Jardin du Luxembourg - le disse. - I Giardini del Lussemburgo, un parco davvero bello. Dovevo portarti in un posto in cui avresti potuto sdraiarti, e lasciarti in mezzo alla strada non mi sembrava una grande idea.
- Gi. Ci sarebbe anche una parola per chi lascia morire qualcuno sulla carreggiata: pirata della strada.
- Innanzitutto sono tre parole, e poi penso che tecnicamente valga soltanto quando sei tu linvestitore. - Si strofin le mani come per scaldarle. - Comunque, perch dovrei lasciarti morire in mezzo a una strada dopo aver faticato tanto per salvarti la vita?
Clary deglut e abbass lo sguardo sul braccio. Ora le ferite erano diventate ancora pi chiare. Se non avesse saputo che cerano, probabilmente non le avrebbe nemmeno notate. - Perch lhai fatto?
- Fatto cosa?
- Salvarmi la vita.
- Sei mia sorella.
Lei deglut. Alla luce del mattino, il viso di lui aveva un certo colorito. Lungo il collo cerano leggere scottature, i punti colpiti dallicore di demone. - Prima non ti importava che lo fossi.
- No? - I suoi occhi neri la squadrarono dallalto al basso. Ricord quando Jace era andato a casa sua dopo che lei aveva lottato contro il demone Ravener e il suo veleno la stava uccidendo. Lui laveva curata proprio come aveva fatto Sebastian, portandola via nella stessa maniera. Forse erano pi simili di quanto avesse mai pensato, anche prima che lincantesimo li legasse. - Nostro padre  morto - disse Sebastian. - Non ci sono altri parenti. Tu e io siamo gli ultimi, siamo gli unici Morgenstern superstiti. Tu sei la sola persona col mio stesso sangue nelle vene. La sola come me.
- Sapevi che ti stavo seguendo - gli disse.
- Certo.
- E mi hai lasciato fare.
- Volevo vedere cosa avresti fatto. E ammetto che non pensavo che mi avresti seguito fin laggi. Sei pi coraggiosa di quanto pensassi. - Prese la sciarpa che teneva sulle ginocchia e se la avvolse al collo. Il parco cominciava a riempirsi di turisti con le cartine sottobraccio, genitori coi figli per mano, anziani che fumavano la pipa seduti, come loro due, sulle panchine. - Non avresti mai potuto vincere quella battaglia.
- Forse s.
Lui sorrise, un rapido sorriso di sbieco, come se non fosse riuscito a trattenerlo. - Forse.
Clary strisci gli stivali sullerba umida di rugiada. Non aveva intenzione di ringraziare Sebastian. Per nessun motivo. - Perch stai trattando con dei demoni? - gli chiese. - Li ho sentiti parlare di te. So quello che stai facendo...
- No, non lo sai. - Il sorriso era sparito, il tono di superiorit di nuovo presente. - Prima di tutto, quelli non erano i demoni con cui stavo trattando. Quelli erano soltanto le loro guardie, ecco perch si trovavano in una stanza a parte, dove io non cero. I demoni Dahak non sono molto intelligenti, per quanto cattivi, robusti e guardinghi. Quindi non si pu dire che fossero davvero al corrente di ci che sta succedendo; stavano solo ripetendo dei pettegolezzi carpiti ai loro padroni. Demoni Superiori. Erano loro quelli che ho incontrato.
- E questa notizia dovrebbe farmi stare meglio?
Sebastian si chin verso di lei sulla panchina. - Non sto cercando di farti sentire meglio. Sto cercando di dirti la verit.
- Ah, ecco perch sembri uno che sta per avere una crisi allergica - gli disse, anche se non era esattamente cos. Sebastian aveva un aspetto fastidiosamente sereno, anche se la tensione della mascella e la tempia palpitante tradivano il fatto che non era calmo quanto voleva apparire. - Il Dahak ha detto che avresti consegnato questo mondo ai demoni.
- E questa ti sembra una cosa che io sarei capace di fare?
Lei si limit a guardarlo.
- Pensavo proprio che mi avresti dato una possibilit - riprese lui. - Non sono la stessa persona che hai incontrato ad Alicante. - Aveva lo sguardo limpido. - E non sono nemmeno lunico seguace di Valentine che hai incontrato. Era mio padre. Nostro padre. Non  facile mettere in discussione le cose in cui hai creduto mentre crescevi.
Clary incroci le braccia davanti al petto. Laria era pulita ma fredda, con gi una punta dinverno. - S, questo  vero.
- Valentine si sbagliava - prosegu Sebastian. - Era talmente ossessionato dai torti che riteneva di aver subito dal Conclave che per lui esisteva solo il bisogno di dimostrare di avere ragione. Voleva evocare lAngelo perch dicesse che lui era Jonathan Shadowhunter redivivo, che era il loro capo e che le sue idee erano quelle giuste.
- Non  andata proprio cos.
- Lo so come  andata. Me ne ha parlato Lilith. - La sua fu unaffermazione disinvolta, come se conversare con la madre di tutti gli stregoni fosse una cosa che prima o poi capitava a tutti.
- Non illuderti che sia successo quel che  successo perch lAngelo ha grande compassione, Clary. Gli angeli sono freddi come ghiaccioli. Raziel era in collera perch Valentine aveva dimenticato la missione di tutti gli Shadowhunters.
- Che sarebbe?
- Uccidere i demoni. Questo  il nostro compito. Di certo avrai sentito dire che negli ultimi anni sono sempre di pi quelli che riescono ad arrivare fino al nostro mondo, no? Che non abbiamo idea di come tenerli alla larga?
A Clary torn alla mente uneco di parole, qualcosa che Jace aveva detto quella che sembrava una vita fa, la prima volta in cui avevano visitato la Citt Silente.
Una volta in questo mondo le invasioni dei demoni erano poche e venivano contenute facilmente. Ma anche solo da quando sono nato, sono sempre di pi i demoni che riescono a oltrepassare le protezioni.
- Sta per arrivare una grande guerra con i demoni, e il Conclave  miseramente impreparato - dichiar Sebastian. - Su questo mio padre aveva ragione. Sono troppo fissati coi loro metodi per ascoltare gli avvertimenti o cambiare. Io non mi auguro la distruzione dei Nascosti come invece faceva Valentine, ma mi preoccupa il fatto che la miopia del Conclave condanni il mondo che gli stessi Shadowhunters proteggono.
- Vuoi farmi credere che a te importa qualcosa se questo mondo viene distrutto?
- Be, vivo qui - rispose lui con un tono pi pacato di quanto lei si sarebbe aspettata. - E qualche volta, a mali estremi, estremi rimedi. Per distruggere il nemico pu essere necessario capirlo, persino averci a che fare. Se riesco a far s che quei Demoni Superiori si fidino di me, allora potrei attirarli qui, dove possono essere distrutti, e con essi i loro seguaci. Dovrebbe servire a invertire la tendenza. I demoni capirebbero che questo mondo non  la preda facile che immaginavano.
Clary scosse la testa. - E tu vorresti farlo solo con... cio, te stesso e Jace? Voi due siete davvero notevoli, non fraintendermi, ma da soli non...
Sebastian si alz. - Proprio non riesci a immaginare che magari ho pensato a tutto, vero? - La guard dallalto, il vento autunnale che gli scostava i capelli bianchi dal viso. - Vieni con me. Voglio mostrarti una cosa.
Clary esit. - Jace...
- Dorme ancora. Fidati, lo so. - Le porse una mano. - Vieni con me, Clary. Se non posso convincerti di avere un piano, magari posso dimostrartelo.
Lei lo fiss. Nella mente le turbinava una serie di immagini, come una pioggia di coriandoli: il rigattiere di Praga, lanello con le foglie doro che spariva nelloscurit, Jace che la abbracciava nel priv della discoteca, le vasche di vetro con i cadaveri. Sebastian con una spada angelica in pugno.
Dimostrartelo.
Gli prese la mano e lasci che la aiutasse ad alzarsi in piedi.
Si era deciso, non senza una lunga discussione, che per evocare Raziel la squadra dei Buoni avrebbe dovuto trovare un luogo ben protetto. - Non possiamo evocare un angelo alto diciotto metri nel bel mezzo di Central Park - osserv Magnus in tono sarcastico. - La gente potrebbe notarlo, persino a New York.
- Raziel  alto diciotto metri? - domand Isabelle. Era morbidamente adagiata su una poltrona che aveva avvicinato al tavolo. Sotto i suoi occhi scuri cerano dei semicerchi infossati; anche lei, come Alec, Magnus e Simon, era esausta. Erano tutti svegli da ore e ore a sfogliare volumi di Magnus cos antichi che le pagine erano sottili come buccia di cipolla. Sia Isabelle che Alec sapevano leggere il greco e il latino, inoltre Alec conosceva i linguaggi demoniaci anche meglio della sorella, ma ce nerano alcuni che solo lo stregone riusciva a capire. Maia e Jordan, rendendosi conto di poter essere pi utili altrove, erano andati alla stazione di polizia a vedere come stava Luke. Nel frattempo, Simon aveva cercato di contribuire in altri modi: portando cibo e caff, copiando i simboli che gli indicava Magnus, rifornendo di continuo di carta e matite, persino dando da mangiare a Chairman Meow, che lo aveva ringraziato vomitando una palla di pelo sul pavimento della cucina.
- A dire il vero  alto solo diciassette metri e mezzo, ma gli piace esagerare - disse Magnus. La stanchezza non gli stava regalando buonumore. Aveva i capelli in piedi e, sul dorso delle mani, dove si era sfregato gli occhi, era sporco di brillantini.
-  un angelo, Isabelle. Non hai studiato proprio niente?
La ragazza fece schioccare la punta della lingua, infastidita. - Valentine ha evocato un angelo nel suo scantinato. Non vedo perch a voi dovrebbe servire tutto questo spazio...
- Perch Valentine  semplicemente troppo pi fico di me - ribatt Magnus, appoggiando la penna. - Sentite...
- Non alzare la voce con mia sorella - gli disse Alec. Lo fece senza scomporsi, ma cera forza, dietro le sue parole. Magnus lo guard sbalordito. Alec prosegu rivolgendosi a Isabelle. - Devi sapere che laltezza degli angeli, quando compaiono nella dimensione terrestre, varia in base al loro potere. Langelo evocato da Valentine era di rango inferiore rispetto a Raziel. E se uno volesse evocare qualcuno di ancora superiore, come Michele o Gabriele...
- Non potrei fare un incantesimo per legarli, nemmeno temporaneamente - disse Magnus con voce sommessa. - Stiamo evocando Raziel in parte perch speriamo che, in quanto creatore degli Shadowhunters, potrebbe avere una compassione particolare, o... meglio, soltanto averla, per la vostra situazione. Inoltre  pi o meno del giusto rango. Pu darsi che un angelo meno potente non sia in grado di aiutarci, ma che invece uno pi potente... Be, se qualcosa andasse storto...
- Potrei non essere soltanto io quello che muore - disse Simon.
Magnus sembr costernato, Alec abbass gli occhi sui fogli sparpagliati per tutto il tavolo. Isabelle mise la mano sopra quella di Simon. - Non ci posso credere che stiamo davvero parlando di evocare un angelo - disse. -  da quando sono nata che giuriamo sul suo nome. Sappiamo che il nostro potere deriva da loro. Ma lidea di vederne uno... non riesco davvero a immaginarmelo. Quando ci provo,  una cosa troppo grande.
Attorno al tavolo scese il silenzio. Negli occhi di Magnus cera unoscurit tale da spingere Simon a chiedersi se avesse mai visto un angelo. Pens se fosse il caso di rivolgergli una domanda diretta, ma lo squillo del telefono lo sollev dalla decisione.
- Un secondo - mormor, poi si alz in piedi. Apr il cellulare e si appoggi a una delle colonne del loft. Era un messaggio, anzi diversi messaggi, da parte di Maia.
BUONE NOTIZIE! LUKE  SVEGLIO E PARLA. SEMBRA CHE SI RIPRENDER.
Simon si sent sommergere da unondata di sollievo. Finalmente buone notizie! Chiuse il cellulare e tocc lanello al dito.
Clary?
Niente.
Cerc di non agitarsi. Probabilmente stava dormendo. Quando alz lo sguardo, vide che tutti i presenti lo stavano fissando.
- Chi  che ti ha cercato? - chiese Isabelle.
- Maia. Ha detto che Luke si  svegliato e che parla. Guarir. - Segu un brusio di voci sollevate, ma Simon continuava a guardarsi lanello. - Mi ha fatto venire unidea.
Isabelle era in piedi e stava avanzando verso di lui, ma a quelle parole si ferm e assunse unespressione preoccupata. Simon non poteva biasimarla: negli ultimi tempi le sue idee erano state decisamente suicide. - Di cosa si tratta? - gli chiese.
- Cosa ci serve per evocare Raziel? Quanto spazio? - chiese Simon.
Magnus si ferm sopra un libro. - Un raggio di quasi due chilometri, almeno. Lacqua sarebbe una buona idea. Il lago Lyn...
- La fattoria di Luke - lo interruppe Simon. - A nord, a poche ore da qui. Adesso dovrebbe essere chiusa, ma io so come arrivarci. E l c un lago. Non grande come il Lyn, ma...
Magnus chiuse il volume che stava leggendo. - Non  una cattiva idea, Seamus.
- Poche ore? - intervenne Isabelle, guardando lorologio. - Potremmo essere l per le...
- Ah no! - la interruppe Magnus spingendo via il libro. - Il tuo entusiasmo  impressionante e sconfinato, Isabelle, ma io al momento sono troppo stanco per lincantesimo di evocazione. Ed  una cosa su cui non voglio rischiare. Penso che saremo tutti daccordo...
- E allora quando? - chiese Alec.
- Ci serve almeno qualche ora di sonno - disse Magnus. - Propongo di partire nel primo pomeriggio. Sherlock... scusa, Simon, nel frattempo chiama Jordan e chiedigli se puoi prendere in prestito il suo furgone. E ora...
Mise da parte i giornali. - Io vado a dormire. Isabelle, Simon, se volete restare ancora nella stanza degli ospiti, fate pure.
- Due camere separate sarebbero meglio - borbott Alec.
Isabelle guard Simon con sguardo interrogativo, ma lui si stava gi frugando nelle tasche in cerca del telefono. - Okay - disse. - Torno per mezzogiorno, ma adesso c una cosa importante che devo fare.
Alla luce del giorno, Parigi si rivel una citt di stradine strette e tortuose che sfociavano su ampi viali, edifici dai caldi colori dorati con tetti dardesia, e un fiume luccicante che la trapassava come una cicatrice di guerra. Sebastian, sebbene avesse annunciato a Clary che le avrebbe dimostrato di avere un piano, non disse granch mentre insieme risalivano una strada fiancheggiata da gallerie darte e negozi di libri antichi e polverosi per raggiungere il Quai des Grands-Augustins, sulla riva della Senna.
Dal fiume si alzava un vento freddo che la fece rabbrividire. Sebastian allora si tolse la sciarpa dal collo e gliela porse. Era di tweed bianco e nero sfumato, ancora calda per essere stata avvolta attorno alla sua pelle.
- Non essere stupida - le disse. - Hai freddo, mettitela.
Clary lo fece. - Grazie - rispose di riflesso, cosa che la fece trasalire.
Aveva appena ringraziato Sebastian. Rimase in attesa di un fulmine che esplodesse dalle nuvole e la riducesse in cenere. Invece non accadde nulla.
Lui le rivolse uno sguardo perplesso. - Stai bene? Sembri una che sta per starnutire.
- Tutto a posto. - La sciarpa profumava di colonia agli agrumi e di ragazzo. Non sapeva dire che odore si sarebbe aspettata. Si rimisero in marcia e questa volta Sebastian rallent il passo, camminandole accanto, fermandosi per spiegare che i quartieri di Parigi erano contrassegnati da un numero e che loro si stavano spostando dal sesto al quinto, il Quartiere Latino. Il ponte che si estendeva in lontananza era il Saint-Michel. Clary not che in giro cerano tanti giovani; ragazze della sua et o pi grandi, con lunghi capelli che svolazzavano al vento della Senna. Non poche rallentavano per lanciare a Sebastian uno sguardo di ammirazione, che per lui sembrava non notare.
Jace invece, pens Clary, se ne sarebbe accorto. Sebastian dava certamente nellocchio, con quei capelli bianco ghiaccio e gli occhi neri. La prima volta che lo aveva visto lo aveva trovato bello; allepoca si tingeva di nero, che in realt non gli donava molto. Cos stava meglio. I capelli chiarissimi gli illuminavano la carnagione, attiravano gli sguardi sul rossore lungo gli zigomi alti, sui lineamenti aggraziati del viso. Aveva delle ciglia incredibilmente lunghe, appena incurvate, proprio come quelle di Jocelyn. Che ingiustizia! Perch lei non le aveva ereditate? E perch lui non aveva nemmeno una lentiggine?
- Dunque - gli disse allimprovviso, interrompendolo a met di una frase. - Cosa siamo noi?
Lui la guard di sbieco. - Cosa intendi dire con cosa siamo?
- Hai detto che io e te siamo gli ultimi Morgenstern. E Morgenstern  un nome tedesco - rispose Clary. - Quindi cosa siamo, tedeschi? Qual  la nostra storia? Perch ci siamo soltanto noi?
- Non sai niente della famiglia di Valentine? - La voce di Sebastian si accese di incredulit. Si era fermato accanto al muretto che correva lungo la Senna, sul marciapiede. - Tua madre non ti ha mai raccontato niente?
-  anche la tua, di madre, e comunque no, non lo ha fatto. Valentine non  il suo argomento preferito.
- I nomi degli Shadowhunters sono composti - spieg piano Sebastian saltando sopra il muretto. Allung una mano verso il basso e, un istante dopo, lei si lasci aiutare per sedersi accanto a lui. La Senna scorreva grigioverde sotto di loro, piccoli battelli di turisti passavano sbuffando a ritmo tranquillo. - Fair-child, Light-wood, White-law. Morgenstern significa stella mattutina. Il nome  tedesco, ma la famiglia era svizzera.
- Era?
- Valentine era figlio unico - disse Sebastian. - Suo padre, nostro nonno, fu ucciso dai Nascosti, mentre il nostro prozio mor in battaglia. Non aveva figli. Questi - disse allungando una mano per toccare i capelli rossi di Clary - vengono dai Fairchild, che hanno sangue inglese. Io ho preso di pi dal lato svizzero della famiglia. Come Valentine.
- Sai niente dei nostri nonni materni? - volle sapere Clary, suo malgrado intrigata.
Sebastian riabbass la mano e salt gi dal muro. La rialz di nuovo per aiutarla a scendere, e lei la prese, cercando di non perdere lequilibrio. Per un secondo si scontr con il petto di lui, duro e caldo sotto la camicia. Una ragazza che stava passando le lanci uno sguardo divertito, geloso, e Clary si ritrasse subito. Avrebbe voluto gridarle che Sebastian era suo fratello, e che comunque lo detestava. Non lo fece.
- No, non ne so niente - disse lui. - Come potrei? - Aveva un sorriso sghembo. - Vieni, voglio farti vedere il mio posto preferito.
Clary esit. - Pensavo volessi dimostrarmi di avere un piano.
- Ogni cosa a suo tempo. - Sebastian si incammin e, un istante dopo, lei lo segu. Scoprire il suo piano. Fare la brava finch posso. - Il padre di Valentine gli assomigliava molto - prosegu Sebastian. - Credeva nella forza. Siamo i guerrieri prescelti da Dio, ecco in cosa credeva. Il dolore ti rafforza. La perdita ti regala potenza. Quando mor...
- Valentine cambi - disse Clary. - Me lo ha detto Luke.
- Provava per lui odio e amore. Qualcosa che puoi capire, visto che conosci Jace. Valentine ci ha cresciuti come suo padre aveva cresciuto lui. Si torna sempre a quello che si sa.
- Ma a Jace - ribatt Clary - Valentine non ha insegnato solo a combattere. Gli ha insegnato le lingue, a suonare il pianoforte...
- Quella era linfluenza di Jocelyn. - Sebastian pronunci quel nome a fatica, come se ne odiasse il suono. - Lei pensava che Valentine dovesse parlare anche di libri, di arte, di musica... e non solo di uccidere. Cose che lui, poi, ha tramandato a Jace.
Alla loro sinistra comparve una sbarra di ferro blu. Sebastian si abbass per passarci sotto e fece segno a Clary di seguirlo. Lei lo fece senza bisogno di piegarsi, tenendo le mani in tasca. - E tu? - gli chiese.
Sebastian alz le mani. Erano senza dubbio quelle di sua madre: agili, affusolate, fatte per stringere una penna o un pennello. - Ho imparato a suonare gli strumenti della guerra - rispose. - E a dipingere con il sangue. Io non sono come Jace.
Si trovavano in una via stretta, tra due file di edifici costruiti con la stessa pietra dorata di molti altri a Parigi, con i tetti che rilucevano di verderame alla luce del sole. Sotto i loro piedi, un pavimento stradale di ciottoli, n macchine n moto attorno. A sinistra cera un bar, con uninsegna di legno appesa a un palo di ferro battuto che era lunico indizio della presenza di unattivit commerciale in quella strada tortuosa.
- Mi piace qui - annunci Sebastian, seguendo lo sguardo di Clary. - Perch  come trovarsi in un altro secolo. Niente rumore di traffico, niente luci al neon. Soltanto... pace.
Clary lo guard attentamente. Sta mentendo, pens. Sebastian non ha pensieri di questo tipo. Sebastian, che ha tentato di radere al suolo Alicante, se ne frega della pace.
Ripens a dove i due ragazzi erano cresciuti. Lei non cera mai stata, ma Jace gliene aveva parlato. Una piccola casa, una villetta rustica per la precisione, in una valle fuori da Alicante. L le notti erano silenziose e il cielo colmo di stelle. Ma mancavano a Sebastian? Era possibile? Si possono avere certe emozioni, quando in realt non si  nemmeno umani?
Non ti d fastidio? Avrebbe voluto dirgli. Stare nel posto in cui  cresciuto e vissuto il vero Sebastian Verlac, finch tu non hai messo fine alla sua vita? Camminare per queste strade, portare il suo nome, sapere che, da qualche parte, sua zia lo sta piangendo? E cosa intendevi quando dicesti che non ti aspettavi che reagisse?
Gli occhi neri di lui la osservarono pensierosi. Aveva il senso dellumorismo, Clary lo sapeva; in Sebastian cera una vena di ironia caustica a volte non diversa da quella di Jace. Lui, per, non sorrideva.
- Vieni - le disse, interrompendo le sue riflessioni. - Qui fanno la migliore cioccolata calda di tutta Parigi.
Clary si chiese come potesse saperlo, visto che era la prima volta che visitava la citt, ma una volta seduta dovette ammettere che quella cioccolata era davvero eccellente. La preparavano direttamente al tavolo (un piccolo tavolo di legno circondato da sedie antiche con lo schienale alto) dentro una teiera di ceramica blu, mischiando panna, polvere di cacao e zucchero.
Il risultato era un liquido talmente denso che, se ci mettevi dentro il cucchiaino, restava in piedi. Cerano anche dei croissant, cos ne prese uno e lo immerse nella cioccolata.
- Guarda che se poi ne vuoi un altro, te lo portano - le disse Sebastian, accomodandosi allindietro sullo schienale. Clary not che erano di gran lunga i pi giovani di tutto il locale. - Te lo stai divorando come un lupo!
- Ho fame - rispose lei facendo spallucce. - Senti, se mi vuoi parlare, parla. Convincimi.
Lui si sporse in avanti, appoggiando i gomiti sul tavolo. Clary ricord quando, la notte prima, gli aveva guardato gli occhi, notando il cerchio argentato attorno alliride. - Stavo ripensando a quello che hai detto la scorsa notte.
- La scorsa notte avevo le allucinazioni. Non ricordo cosa ti ho detto.
- Mi hai chiesto a chi appartengo - disse Sebastian.
Clary rimase ferma con la tazza di cioccolata a met strada verso la bocca. - Ah, s?
- Gi. - Gli occhi di lui le studiavano il viso con attenzione. - Ma io non ho una risposta.
Appoggi la tazza, sentendosi allimprovviso molto a disagio. - Non devi appartenere a nessuno - gli disse. - Era solo per dire.
- Be, lascia che ora sia io a chiederti una cosa - ribatt Sebastian. - Pensi di potermi perdonare? Voglio dire, pensi che il perdono sia possibile per una persona come me?
- Non lo so. - Clary strinse forte il bordo del tavolo. - Io... io non me ne intendo molto di perdono in senso religioso, conosco solo il genere standard delle persone indulgenti.
Poi fece un respiro profondo, consapevole di stare balbettando. Cera qualcosa nella fermezza dello sguardo scuro di Sebastian su di lei, come se davvero lui si aspettasse di ottenere risposte a domande cui nessuno poteva rispondere. - So solo che bisogna fare qualcosa, per guadagnare il perdono. Cambiare se stessi. Confessarsi, pentirsi e... fare ammenda.
- Fare ammenda - le fece eco lui.
- S, rimediare a quello che si  commesso. - Abbass lo sguardo sulla tazza. Non cera rimedio per le cose che Sebastian aveva fatto, niente di sensato.
- Ave atque vale - disse Sebastian, guardando a sua volta la propria tazza.
Clary riconobbe in quella frase le parole che gli Shadowhunters pronunciavano per i loro morti. - Perch dici cos? Non sto morendo.
-  il verso di una poesia - spieg lui. - Di Catullo. Frater, ave, atque vale. Salute e addio, fratello. Parla di cenere, dei riti funebri e del dolore del poeta per la scomparsa del fratello. Lho imparata da piccolo, ma non la sentivo veramente: n il dolore, n la perdita, nemmeno come sarebbe morire senza avere qualcuno che ti piange. - Alz lo sguardo e la fiss intensamente. - Come pensi che sarebbero andate le cose se Valentine ti avesse cresciuta con me? Mi avresti voluto bene?
Clary era contenta di aver appoggiato la tazza, perch, se non lavesse fatto, in quel momento sarebbe caduta. Sebastian non la stava guardando con la timidezza o quel genere di naturale imbarazzo che accompagnano una domanda cos strana, ma piuttosto come se lei fosse una singolare forma di vita aliena.
- Be - disse, - sei mio fratello. Ti avrei voluto bene. Avrei... avrei dovuto.
Lui continuava a guardarla con lo stesso sguardo fermo e intenso. Clary si domand se chiedergli o no se anche lui avrebbe voluto bene a lei. Come a una sorella. Ma aveva la sensazione che Sebastian non avesse nemmeno idea di cosa volesse dire.
- Ma Valentine non mi ha cresciuta - prosegu. - Anzi, io lho ucciso.
Non sapeva bene perch lavesse detto. Forse voleva vedere se era possibile turbare Sebastian. Dopotutto, una volta Jace le aveva detto che Valentine era lunica cosa di cui gli fosse mai importato.
Laltro invece non impallid. - A dire il vero - rispose -  stato lAngelo a ucciderlo. Anche se a causa tua. - Con le dita stava tracciando delle linee sulla superficie consumata del tavolo. - Sai, la prima volta che ti incontrai, a Idris, avevo delle speranze. Pensavo che saresti stata come me. E quando vidi che non era affatto cos, ti odiai. Poi, quando ritornai in vita e Jace mi disse cosa avevi fatto, capii di essermi sbagliato. Tu sei come me.
- Lo hai gi detto laltra sera - rispose Clary. - Ma io non...
- Hai ucciso nostro padre - prosegu lui. Parlava con voce calma. - E non ti importa. Non ci hai mai pensato due volte, vero? Valentine ha picchiato Jace a sangue per i primi dieci anni della sua vita, eppure lui ancora ne sente la mancanza. Ha sofferto per la sua scomparsa, anche se fra loro non ci sono legami di sangue. Lui invece era tuo padre, tu lhai ucciso e non ci hai mai perso una notte di sonno.
Clary lo guardava a bocca aperta. Era cos ingiusto. Ingiusto. Valentine non si era mai comportato da padre con lei, non le aveva voluto bene. Era stato un mostro, che doveva morire. Lei lo aveva ucciso perch non aveva altra scelta.
Senza che lo volesse, alla mente le affior limmagine di Valentine che affondava la lama nel petto di Jace e poi lo teneva mentre moriva: Valentine aveva pianto sul figlio assassinato da lui stesso. Lei invece non aveva mai pianto, per suo padre. Non aveva mai nemmeno pensato di farlo.
- Ho ragione o no? - prosegu Sebastian. - Dimmi che ho torto. Dimmi che non sei come me.
Clary abbass lo sguardo sulla tazza di cioccolata, ormai fredda. Si sentiva come se, dentro la testa, le si fosse aperto un vortice che stava risucchiando pensieri e parole. - Credevo che tu pensassi di essere come Jace - disse infine con voce strozzata. - Credevo che fosse quello il motivo per cui lo volevi con te.
- Ho bisogno di Jace - disse Sebastian. - Ma nel suo cuore lui non  come me. Tu invece s. - Si alz in piedi. A un certo punto doveva aver pagato il conto del bar, Clary non ricordava. - Seguimi.
Le diede la mano. Lei si alz senza prenderla e si riannod meccanicamente la sciarpa. La cioccolata appena bevuta era come acido che le corrodeva lo stomaco. Segu Sebastian fuori dal caff e poi in strada, dove si era fermato a guardare il cielo.
- Io non sono come Valentine - gli disse, fermandosi accanto a lui. - Nostra madre...
- Tua madre - la corresse Sebastian - mi odiava. Mi odia. Tu lhai vista, ha cercato di uccidermi. Vuoi dirmi che assomigli a lei, bene. Jocelyn Fairchild  spietata. Lo  sempre stata. Ha finto di amare nostro padre per mesi, forse per anni, in modo da raccogliere abbastanza informazioni per tradirlo. Ha organizzato la Rivolta e guardato senza batter ciglio tutti gli amici di suo marito che venivano massacrati. Ti ha rubato i ricordi. Lhai perdonata? E quando  scappata da Idris, credi davvero che abbia mai pensato di portarmi con s? Per lei deve essere stato un sollievo pensare che fossi morto...
- Non  vero! - esclam Clary. - Aveva un cofanetto con le tue cose da piccolo. Lo prendeva e ci piangeva sopra. Tutti gli anni, il giorno del tuo compleanno. So che ora lo tieni in camera tua.
Le labbra sottili, eleganti di Sebastian si contrassero. Le diede le spalle e si incammin lungo la strada. - Sebastian! - lo chiam lei. - Sebastian, aspetta! - Non sapeva perch voleva che tornasse indietro. Di sicuro non aveva idea di dove si trovava o di come tornare a casa, ma non era solo quello. Voleva combattere, dimostrare di non essere come lui laveva dipinta. Alz la voce, trasformandola in un grido: - Jonathan Christopher Morgenstern!
Lui si ferm e si gir lentamente, guardandola da sopra le spalle.
Clary gli and incontro e lui rimase a fissarla con la testa inclinata di lato e gli occhi neri a fessura. - Scommetto che non sai nemmeno il mio secondo nome - gli disse.
- Adele. - Cera qualcosa di musicale nel modo in cui lo pronunci, una familiarit che la fece sentire a disagio. - Clarissa Adele.
Gli si affianc. - Perch Adele? Non lho mai saputo.
- Nemmeno io - rispose lui. - So che a Valentine non piaceva il nome Clarissa Adele. Voleva che ti chiamassi Seraphina, come sua madre, nostra nonna. - Si gir e riprese a camminare; questa volta Clary tenne il passo. - Dopo luccisione di nostro nonno, anche lei mor. Dinfarto. Valentine ha sempre detto che era morta per il dispiacere.
Clary ripens ad Amatis, che non si era mai ripresa dal suo primo amore, Stephen. Al padre di Stephen, morto di dolore. AllInquisitore, una vita dedicata alla vendetta. Alla madre di Jace, che si era tagliata i polsi quando suo marito era morto. - Prima di conoscere i Nephilim, avrei detto che morire di dolore era impossibile.
Sebastian fece una risatina soffocata. - Noi non ci leghiamo come i mondani - disse. - Be, a volte s, certo. Non tutti sono uguali, ma i legami fra noi tendono a essere intensi e indissolubili. Ecco perch andiamo cos poco daccordo con chi non appartiene alla nostra specie. Nascosti, mondani...
- Mia madre sta per sposare un Nascosto - gli disse Clary, offesa. Si erano fermati davanti a un palazzo squadrato, con le imposte azzurre, quasi alla fine della strada.
- Una volta era un Nephilim - osserv Sebastian. - E poi guarda nostro padre. Tua madre lo ha tradito e lo ha lasciato, ma lui ha passato il resto della vita a cercare di convincerla a tornare da lui. Quellarmadio pieno di vestiti... - Scosse la testa.
- Ma Valentine diceva a Jace che lamore  debolezza - ribatt Clary. - Che ti distrugge.
- Non lo penseresti anche tu, avendo passato met della tua vita a inseguire una donna che ti odiava dal profondo e che non riuscivi a dimenticare? Dovendo ricordare che la persona che pi amavi al mondo ti ha pugnalato alle spalle e ha rigirato il coltello? - Le si avvicin un istante, abbastanza da muoverle i capelli con il respiro mentre parlava.
- Forse sei pi simile a tua madre che a tuo padre. Ma che differenza fa? Hai la crudelt nelle ossa e il ghiaccio nel cuore, Clarissa. Non dirmi che non  cos.
Si volt prima che lei potesse rispondere, salendo il primo gradino della casa con le imposte azzurre. Una fila di citofoni correva lungo la parete accanto alla porta, ognuno con un nome scritto a mano su una targhetta. Premette il bottone di fianco alla scritta Magdalena e aspett. A un tratto, una voce roca disse dallaltoparlante:
- Qui est l?
- Cest le fils et la fille de Valentine - disse Sebastian. - Nous avions rendez-vous?
Ci fu una pausa, poi la porta scatt. Sebastian la spalanc e la tenne aperta, lasciando educatamente che Clary entrasse per prima. Le scale erano di legno, consumate e lisce come il fianco di una barca. Le salirono in silenzio fino allultimo piano, dove cera una porta socchiusa che dava sul pianerottolo. Sebastian entr per primo e Clary lo segu.
Si ritrov in uno spazio ampio e arioso. Le pareti erano bianche, cos come le tende. Da una finestra vedeva la strada parallela, fiancheggiata da ristoranti e negozi. Le macchine passavano sibilando, ma sembrava che il rumore non riuscisse a penetrare dentro lappartamento. Il pavimento era di legno lucido, i mobili dipinti di bianco, i divani imbottiti ricoperti di cuscini colorati. Una parte dellappartamento era adibita a una sorta di studio; la luce penetrava dal lucernario e inondava un lungo tavolo di legno. Cerano dei cavalletti da pittore, coperti da teli che ne nascondevano il contenuto. Su un appendiabiti a muro pendeva un grembiule sporco di pittura.
In piedi vicino al tavolo cera una donna. Clary le avrebbe dato pi o meno la stessa et di sua madre, se non ci fossero stati diversi fattori che ostacolavano il giudizio: indossava un grembiule nero e informe che le nascondeva il corpo; solo le mani bianche, il viso e il collo erano visibili; su ognuna delle guance era incisa una spessa runa nera, che correva dallangolo esterno dellocchio fino alle labbra. Clary non aveva mai visto quelle rune, ma ne intuiva il significato: potere, capacit, abilit tecnica. La donna aveva dei lunghi capelli ramati, che le ricadevano in morbide onde fino alla vita, e gli occhi, quando li sollev, erano di un singolare arancione spento, come una fiamma che si smorzava.
La donna incroci mollemente le mani davanti al grembiule. Con voce nervosa, melodica, disse: - Tu dois tre Jonathan Morgenstern. Et elle, cest ta sur? Je pensais que...
- Sono Jonathan Morgenstern - disse Sebastian. - E questa  mia sorella, s, Clarissa. Per favore, parla in inglese quando c lei. Non capisce il francese.
La donna si schiar la voce. - Il mio inglese  arrugginito. Sono anni che non lo parlo.
- A me sembra che vada bene. Clarissa, lei  Sorella Magdalena, una delle Sorelle di Ferro.
A quella notizia, Clary non si trattenne. - Ma io pensavo che le Sorelle di Ferro non lasciassero mai la loro fortezza...
- Vero - le conferm Sebastian, - a meno che siano cadute in disgrazia per aver preso parte alla Rivolta scoperta. Chi credi che avesse armato il Circolo? - Rivolse a Magdalena un sorriso triste. - Le Sorelle di Ferro sono artigiane, non combattenti. Ma Magdalena scapp dalla Fortezza prima che il suo ruolo nella Rivolta venisse scoperto.
- Non vedevo un Nephilim da cinquantanni, prima che tuo fratello mi contattasse - spieg Magdalena. Era difficile dire chi stesse guardando, mentre parlava; era come se i suoi occhi privi di espressione vagassero nel vuoto, ma di sicuro non era cieca. -  vero? Hai... il materiale?
Sebastian mise una mano dentro la sacca che gli pendeva dalla cintura delle armi e ne estrasse un blocco di quello che sembrava quarzo. Lo appoggi sul lungo tavolo e un raggio di luce solitario, attraversando il cielo, sembr illuminarlo dallinterno. Clary trattenne il fiato. Era ladamas del negozio di antiquariato di Praga.
Magdalena trattenne il fiato.
- Adamas puro - disse Sebastian. - Nessuna runa lo ha mai toccato.
La Sorella di Ferro oltrepass il tavolo e appoggi sulladamas le mani. Erano segnate da svariate rune, che in quellistante tremarono. - Adamas pur - sussurr. - Sono anni che non tocco questa sacra materia.
-  tutto tuo, lavoralo - disse Sebastian. - Quando avrai finito, ti ripagher dandotene dellaltro. Ovviamente solo se pensi di poter creare quanto ti ho chiesto.
Magdalena drizz la schiena. - Sono o non sono una Sorella di Ferro? Non ho preso i voti? Le mie mani non forgiano la materia del Paradiso? Posso consegnarti quello che ti ho promesso, figlio di Valentine. Non dubitarne.
- Buono a sapersi. - Nella voce di Sebastian cera una traccia di ironia. - Allora torner stanotte. Sai come chiamarmi, se ne avrai bisogno.
Magdalena scosse la testa. Tutta la sua attenzione era tornata sulla sostanza cristallina, ladamas. Laccarezz con le dita. - S. Potete andare.
Sebastian annu e fece un passo allindietro. Clary esit. Voleva prendere da parte la donna, chiederle cosa Sebastian le avesse chiesto di fare, sapere perch mai aveva infranto la Legge dellAlleanza per collaborare con Valentine. Come se percepisse la sua esitazione, Magdalena alz lo sguardo e le fece un sorriso sottile.
- Voi due - esord, e per un momento Clary pens che stesse per dire di non capire come mai fossero insieme, di aver sentito che si odiavano e che la figlia di Jocelyn era una Shadowhunter, mentre il figlio di Valentine un criminale. Invece la donna si limit a scuotere la testa. - Mon Dieu - disse. - Assomigliate proprio ai vostri genitori.
capitolo 16
FRATELLI E SORELLE
Quando Clary e Sebastian ritornarono a casa, il salotto era vuoto, ma dal lavandino spuntavano dei piatti che prima non cerano.
- Avevi detto che Jace stava dormendo, se non mi sbaglio - disse lei, con una nota di accusa nella voce.
Sebastian fece spallucce. - Ed era cos, quando lho detto. - Aveva parlato con un leggero tono di scherno, ma senza vera scontrosit. Erano tornati da casa di Magdalena senza quasi parlare, ma il loro non era stato un silenzio ostile. Clary aveva lasciato vagare la mente, tornando di colpo alla realt solo nei momenti in cui si rendeva conto che era Sebastian quello che le camminava accanto. - Sono piuttosto sicuro di sapere dove si trova.
- In camera sua? - Clary si incammin verso le scale.
- No. - Sebastian le si par davanti. - Vieni, ti faccio vedere.
Sal i gradini a passo veloce, entrando nella camera padronale con Clary alle calcagna. Mentre lei guardava, perplessa, lui buss su un lato dellarmadio. Questo si mosse scorrendo, rivelando una scala. Sebastian si gir per lanciare a Clary, che lo seguiva, un sorrisetto da sopra una spalla. - Non ci credo - gli disse la ragazza. - Scale segrete?
- Non dirmi che  la cosa pi strana che hai visto oggi... - Lui scendeva i gradini due alla volta, e Clary, sebbene esausta, gli stava dietro. La scala curvava su se stessa e dava su una grande stanza con un pavimento di legno lucido e il soffitto alto. Sulle pareti era appeso ogni genere di armi, come nella palestra dellIstituto: kindjal e chakhram, mazze da guerra, spade e pugnali, balestre e tirapugni di ottone, stelle ninja, asce e spade da samurai.
Sul pavimento erano tracciati con precisione dei cerchi da allenamento. Al centro cera Jace, la schiena rivolta alla porta. Era a torso e piedi nudi, pantaloni da ginnastica neri, un coltello in entrambe le mani. Nella testa di Clary comparve allimprovviso unimmagine: la schiena nuda di Sebastian, segnata dai segni inconfondibili di una frusta. Quella di Jace invece era liscia, pelle oro pallido sui muscoli, segnata soltanto dalle cicatrici tipiche di uno Shadowhunter... e dai graffi che lei stessa gli aveva fatto la notte precedente. Si sent arrossire, ma aveva ancora la mente concentrata su una domanda: perch Valentine aveva frustato un solo ragazzo e laltro no?
- Jace - gli disse.
Lui si gir. Era pulito. Il liquido argenteo era sparito, i capelli dorati erano quasi scuri come bronzo, umidi e incollati alla testa. La pelle luccicava di sudore e lespressione era guardinga. - Dove siete stati?
Sebastian si avvicin al muro e cominci a esaminare le armi che offriva, passando la mano sopra le lame. - Ho pensato che Clary aveva voglia di vedere Parigi.
- Potevi lasciarmi un biglietto - ribatt Jace. - Non  che la nostra situazione sia delle pi tranquille, Jonathan. Preferirei non dovermi preoccupare per Clary...
- Lho seguito io - intervenne lei.
Jace si volt e la guard. Per un istante Clary colse nei suoi occhi lo sguardo del ragazzo di Idris che le aveva gridato contro perch aveva rovinato tutti gli scrupolosi piani con cui voleva mantenerla incolume. Ma quel Jace era diverso. Le sue mani non tremavano quando la guardava e il battito del sangue nel collo era rimasto regolare. - Cosa?
- Ho seguito io Sebastian - ripet lei. - Ero sveglia e volevo vedere dove stava andando. - Si mise le mani nelle tasche dei jeans e lo guard con aria di sfida. Gli occhi di lui la studiarono tutta, dai capelli scompigliati dal vento fino agli stivali, e Clary sent il sangue che le saliva al viso. Le clavicole di lui luccicavano di sudore, cos come il profilo dei muscoli addominali. I pantaloni da ginnastica erano risvoltati allaltezza della vita, mostrando in parte la V dellinguine. Ricord come era stato sentire le sue braccia attorno a s, essere premuta contro di lui abbastanza forte da percepire ogni dettaglio di ossa e muscoli sul proprio corpo...
Sent unondata di imbarazzo cos intensa da darle le vertigini. La cosa peggiore era che Jace era normalissimo, come se la notte prima lei non gli avesse fatto lo stesso effetto che lui aveva fatto a lei. Sembrava solamente... infastidito. Infastidito, sudato, accaldato.
- Be - disse, - la prossima volta che decidi di svignartela dallappartamento, dotato di difese magiche, passando per una porta che in realt non esiste, lascia un messaggio.
Clary sollev lo sguardo. - Mi state prendendo in giro?
Lui lanci in aria uno dei coltelli e poi lo riprese. - Forse.
- Ho portato Clary da Magdalena - spieg Sebastian. Aveva tolto una stella ninja dalla parete e la stava esaminando. - Le abbiamo portato ladamas.
Jace nel frattempo aveva lanciato anche laltro coltello; questa volta non lo riprese, e larma and a conficcarsi di punta nel pavimento. - Davvero?
- Davvero - disse Sebastian. - E ho spiegato a Clary il piano. Le ho detto che vogliamo attirare i Demoni Superiori per poterli distruggere.
- Ma non mi hai detto come pensi di farlo - puntualizz Clary.
- Ho pensato che era meglio dirtelo con Jace presente - rispose Sebastian. Fece scattare di colpo il polso in avanti e la stella ninja vol verso Jace, che la blocc con una rapida mossa del coltello. Larma cadde a terra. Sebastian fece un fischio. - Svelto! - comment.
Clary si gir di scatto verso il fratello. - Potevi fargli male...
- Qualsiasi cosa fa male a lui, fa male anche a me - disse laltro. - Era per dimostrarti quanto mi fido di lui. E ora voglio che tu ti fidi di noi. - I suoi occhi neri la penetrarono. - Adamas - disse. - La sostanza che ho portato oggi alla Sorella di Ferro. Sai per cosa si usa?
- Certo. Spade angeliche. Torri demoniache di Alicante. Stilo...
- E per la Coppa Mortale.
Clary fece di no con la testa. - Quella  doro. Lho vista.
- Adamas placcato doro. Lo stesso materiale dellimpugnatura della Spada Mortale. Si dice che sia la materia con cui vengono costruiti i palazzi del Paradiso. E non  facile entrarne in possesso. Soltanto le Sorelle di Ferro sono capaci di lavorarla; e inoltre sono le uniche che dovrebbero essere in grado di venirne in possesso.
- E perch hai dato ladamas a Magdalena?
- Per farle forgiare una seconda Coppa - spieg Jace.
- Unaltra Coppa Mortale? - Clary spost lo sguardo dalluno allaltro, incredula. - Ma non potete. Non si pu decidere cos di fare unaltra Coppa Mortale. Se fosse possibile, il Conclave non sarebbe impazzito cos tanto quando loriginale and perduto. Valentine non ne avrebbe avuto un bisogno cos disperato quando...
-  solo una coppa - disse Jace. - Comunque la si crei, rester sempre e soltanto una coppa se lAngelo non ci verser volontariamente del sangue. Ecco cosa la rende ci che .
- E voi pensate di poter convincere Raziel a versare volontariamente il suo sangue nella nuova coppa, per voi? - Clary non riusc a nascondere un evidente scetticismo. - Be, buona fortuna.
-  un trucco, Clary - disse Sebastian. - Hai presente che tutto  basato su unalleanza, serafica o demoniaca? I demoni pensano che noi vogliamo lequivalente demoniaco di Raziel, ossia un demone di enorme potenza che mischier il suo sangue al nostro e creer una nuova razza di Shadowhunters svincolati dalla Legge, dallAlleanza e dalle regole del Conclave.
- Avete detto che volete creare degli... Shadowhunters al contrario?
- Qualcosa del genere. - Sebastian rise, pettinandosi i capelli con le dita. - Jace, mi vuoi aiutare con la spiegazione?
- Valentine era un fanatico - intervenne laltro. - Si sbagliava su molte cose. Sul fatto di voler uccidere gli Shadowhunters e sui Nascosti. Ma non si sbagliava sul Conclave o sul Concilio: tutti gli Inquisitori che abbiamo avuto erano corrotti. Le Leggi tramandate dallAngelo sono arbitrarie e senza senso, le punizioni anche peggio. La legge  dura, ma  pur sempre legge. Quante volte lhai sentito? Quanto volte abbiamo dovuto nasconderci ed evitare il Conclave con le sue leggi, anche quando stavamo cercando di salvarle? Chi mi ha messo in prigione? LInquisitore. Chi ha messo Simon in prigione? Il Conclave. Chi lo avrebbe lasciato bruciare?
Il cuore di Clary aveva cominciato a battere forte. La voce di Jace, cos familiare, che diceva quelle parole, le faceva sentire le ossa deboli. Aveva ragione e torto allo stesso tempo. Come Valentine. Ma lei voleva credere in lui nello stesso modo in cui non aveva voluto credere a Valentine.
- Bene - disse infine. - Capisco che il Conclave  corrotto. Ma non capisco cosa centra col fatto di trattare con i demoni.
- La nostra missione  quella di distruggerli - disse Sebastian. - Ma il Conclave ha dedicato tutte le proprie energie ad altre attivit. Le protezioni si stanno indebolendo e sempre pi demoni raggiungono la Terra, ma il Conclave finge di non vedere. Abbiamo aperto un varco molto a nord, sullisola di Wrangel, e lo useremo per attirare i demoni con la promessa di questa coppa. Solo che, quando ci verseranno dentro il sangue, verranno distrutti. Ho stretto accordi come questo con diversi Demoni Superiori. Quando io e Jace li avremo uccisi, il Conclave vedr che siamo una potenza con cui deve fare i conti. E a quel punto saranno costretti ad ascoltarci.
Clary li fissava. - Uccidere dei Demoni Superiori non  cos semplice.
- Oggi lho fatto - disse Sebastian. - E poi, guarda caso,  il motivo per cui nessuno di noi finir nei guai dopo aver ucciso tutti quei demoni guardiani: ho ucciso il loro capo.
Clary spost lo sguardo da Jace a Sebastian, poi viceversa. Lo sguardo di Jace era calmo, interessato; quello di Sebastian pi intenso.
Era come se stesse cercando di leggerle nel pensiero. - Insomma - fece lei, lentamente, - sono tante le informazioni da assimilare. E non mi piace lidea che voi due vi mettiate in questo genere di pericoli. Ma sono contenta che vi siete fidati abbastanza da dirmi tutto.
- Te lavevo detto - intervenne Jace. - Te lavevo detto che avrebbe capito.
- Non ho mai detto il contrario. - Sebastian parl senza staccare gli occhi da Clary.
Lei deglut forte. - Laltra notte non ho dormito molto - disse. - Ho bisogno di riposare.
- Peccato - fece Sebastian. - Volevo chiederti se ti andava di salire sulla Torre Eiffel. - Aveva lo sguardo cupo, indecifrabile. Clary non capiva se stesse scherzando o no. Prima che potesse rispondere, sent la mano di Jace che scivolava dentro la sua.
- Vengo con te - le disse. - Anchio non ho dormito bene. - Fece un cenno a Sebastian. - Ci vediamo per cena.
Laltro sulle prime non reag. Quando furono quasi ai gradini, la chiam. - Clary.
Lei si gir, togliendo la mano da quella di Jace. - Cosa?
- La mia sciarpa. - Tese la mano per riaverla.
- Ah, giusto. - Facendo qualche passo verso di lui, tir con dita nervose la striscia di tessuto che teneva ancora annodata al collo. Dopo essere rimasto a guardarla un momento, Sebastian sbuff dimpazienza e attravers la stanza a grandi passi per raggiungerla, le lunghe gambe che coprivano in fretta tutta la distanza fra loro. Clary si irrigid quando lui le mise una mano al collo e, con pochi abili gesti, le sciolse il nodo della sciarpa. Per un secondo pens che, prima di scioglierla, avesse esitato, sfiorandole la gola con le dita...
Ricord quando laveva baciata sulla collina, accanto alle rovine bruciate della tenuta dei Fairchild, e di come lei si era sentita in caduta libera verso un luogo cupo e abbandonato, perduta e terrorizzata. Si volt bruscamente e la sciarpa le cadde dal collo. - Grazie per avermela prestata - gli disse, prima di correre su per le scale, dietro a Jace, senza voltarsi per vedere il fratello che la osservava con la sciarpa in mano e unespressione interrogativa sul viso.
Simon era in piedi tra le foglie morte, lo sguardo rivolto in avanti sul sentiero; ancora una volta lo colse listinto tutto umano di fare un respiro profondo. Era a Central Park, vicino allo Shakespeare Garden. Gli alberi avevano perso quel che restava della lucentezza autunnale, con loro, il verde e il rosso che volgevano al marrone e al nero. Quasi tutti i rami erano spogli.
Tocc di nuovo lanello al dito. Clary?
Ancora nessuna risposta. Si sentiva i muscoli tesi come corde di violino. Era passato troppo tempo da quando era riuscito a contattarla con lanello. Si era pi volte ripetuto che forse lei stava dormendo, ma niente poteva sciogliere quel tremendo nodo di angoscia che sentiva dentro lo stomaco. Lanello era lunico legame che aveva con Clary, ma in quel momento non gli sembr nientaltro che un pezzo di metallo inerte.
Lasci cadere le mani lungo i fianchi e avanz sul sentiero, oltrepassando le statue e le panchine con incisi i versi delle opere shakespeariane. Dovette curvare a destra e, allimprovviso, la vide, seduta su una panchina. Guardava dallaltra parte, i capelli scuri raccolti in una lunga treccia che le scendeva sulla schiena. Era completamente immobile, aspettava. Aspettava lui.
Simon raddrizz le spalle e le and incontro, anche se ogni passo sembrava carico di piombo.
Lei lo sent avvicinarsi e si gir, il volto pallido che sbiancava ancora di pi mentre lui le si sedeva accanto. - Simon - gli disse in un soffio. - Non ero sicura che saresti venuto.
- Ciao, Rebecca.
Lei gli porse una mano e lui la prese, compiaciuto con se stesso per essersi messo i guanti, quella mattina, cos, toccandola, non le avrebbe fatto sentire il gelo della sua pelle. Non era passato molto dallultima volta che laveva vista, forse quattro mesi, ma sembrava gi la fotografia di una persona conosciuta molto tempo prima, bench tutto, in lei, fosse familiare: capelli scuri e occhi castani, stessa forma e colore dei suoi. Sul naso, una spruzzata di lentiggini. Indossava jeans, una giacca a vento giallo canarino, una sciarpa verde con dei grandi fiori di cotone. Clary definiva lo stile di Becky hippie-chic: circa la met dei suoi vestiti proveniva da negozi vintage, laltra met se li cuciva da sola.
Quando le strinse la mano, gli occhi scuri di lei si riempirono di lacrime. - S - gli disse, prendendolo fra le braccia e stringendolo. Lui la lasci fare, dandole delle pacche sulle braccia e sulla schiena, goffamente. Quando lei si ritrasse, asciugandosi gli occhi, aveva la fronte corrugata. - Dio, hai la faccia gelida - gli disse. - Dovresti metterti una sciarpa. - Lo guard con fare accusatorio. - Insomma, dove sei stato fino adesso?
- Te lho detto - fece lui. - Stavo da un amico.
Lei gli rispose con una secca risata. - Okay, Simon, chi vuoi prendere in giro? Mi dici cosa cavolo sta succedendo?
- Becky...
- Ho chiamato la mamma, prima del Giorno del Ringraziamento - disse Rebecca, guardando davanti a s, verso gli alberi. - Sai, per chiederle che treno avrei dovuto prendere eccetera. E vuoi sapere cosa mi ha risposto lei? Di non tornare a casa, perch non ci sarebbe stato nessun Giorno del Ringraziamento. E cos ho chiamato te. E tu non hai risposto. Ho richiamato la mamma per chiederle doveri e lei... ha riattaccato. Mi ha riattaccato, cos. Sono tornata a casa, dove ho visto tutte quelle assurdit religiose sulla porta. Ho dato di matto con la mamma e lei mi ha detto che eri morto. Morto, mio fratello! Ha detto che eri morto e che un mostro aveva preso il tuo posto.
- E tu che cosa hai fatto?
- Me la sono data a gambe - rispose Rebecca. Simon capiva che stava cercando di fare la dura, ma che nella sua voce cera qualcosa di fragile, spaventato. - Era piuttosto chiaro che la mamma era uscita di testa.
- Ah... - fece Simon. Rebecca e sua madre avevano da sempre un rapporto travagliato. A sua sorella piaceva riferirsi alla madre come alla svitata o alla signora matta. Ma quella era la prima volta in cui sentiva che stava parlando sul serio.
- Puoi ben dirlo, ah! - gli fece eco Rebecca. - Ho perso la testa. Ti mandavo un sms ogni cinque minuti. Alla fine ricevo quel cavolo di messaggio in cui mi dici che stai da un amico. E poi mi vuoi incontrare qui. Ma dico, Simon? Da quanto va avanti questa storia?
- Da quanto va avanti quale storia?
- Cosa credi? La mamma che  diventata completamente pazza! - Le piccole dita di Rebecca toccarono la sciarpa. - Dobbiamo fare qualcosa. Parlare con qualcuno, dei medici. Farle prendere qualche pastiglia o cose del genere. Io non sapevo cosa fare, non senza di te. Sei mio fratello.
- Non posso - disse Simon. - Cio, non posso aiutarti.
La voce di lei si ammorbid. - Lo so che  un casino e che tu sei solo alle superiori, ma, Simon, sono decisioni che dobbiamo prendere insieme.
- Volevo dire che non posso aiutarti a farle prendere delle pastiglie - spieg lui. - O a portarla da un dottore. Perch lei ha ragione. Io sono un mostro.
La bocca di Rebecca si spalanc. - Ti ha fatto il lavaggio del cervello?
- No...
La voce le tremava. - Sai, ho anche pensato che magari ti aveva fatto del male... Dal modo in cui parlava. Ma poi mi sono detta, no, non lo farebbe mai, figuriamoci. Se per mi dici che  successo... Se ha mosso anche solo un dito contro di te, Simon, aiutami a...
Simon non ce la fece pi. Si sfil un guanto e porse la mano alla sorella. Lei, che gliela teneva sulla spiaggia delloceano quando era troppo piccolo per camminare da solo. Lei, che gli aveva tamponato il sangue dopo un allenamento di calcio e asciugato le lacrime dopo che pap era morto e la mamma se ne stava sdraiata in camera a fissare il soffitto come uno zombie. Lei, che gli aveva letto le favole quando lui dormiva in un letto a forma di auto da corsa e portava ancora il pigiama a tutina. Sono Lorax e parlo per gli alberi. Lei, che una volta, per sbaglio, cercando di fare la brava donnina di casa, gli aveva ristretto tutti i vestiti rendendoli adatti soltanto a una bambola. Lei, che gli preparava il pranzo quando la loro mamma non aveva tempo. Rebecca, pens. Lultimo legame che doveva tagliare.
- Prendimi la mano - le disse.
Sua sorella lo fece e rabbrivid. - Sei freddissimo! Non stai bene?
- No, diciamo di no. - Simon la guard, sperando di farle capire che in lui cera qualcosa che non andava, che non andava per niente. Lei invece si limitava a guardarlo con quei suoi fiduciosi occhi castani. Respinse un moto dimpazienza. In fondo non era colpa di Rebecca. Lei non sapeva. - Sentimi il polso - le disse.
- Non sono capace, Simon. Studio storia dellarte.
Lui allora le si avvicin, le prese le dita e se le mise sul polso. - Premi qui. Senti niente?
Per un momento lei rimase ferma, con la frangia che le oscillava sulla fronte. - No. Dovrei?
- Becky... - Ritrasse il polso, frustrato. Non cerano altre soluzioni. Soltanto una. - Guardami - le disse, e quando gli occhi di lei furono sul suo viso, lasci scendere i canini.
Lei grid.
Grid e cadde dalla panchina sopra uno strato compatto di foglie e terriccio. Diversi passanti li guardarono incuriositi, ma erano a New York, perci non si fermarono n li fissarono, continuando semplicemente per la loro strada.
Simon era disperato. Lo aveva voluto lui, ma tutto era diverso, ora che la vedeva acquattata a terra, cos pallida che le lentiggini sul suo viso spiccavano come chiazze dinchiostro, e con una mano sopra la bocca. Proprio la stessa cosa successa con sua madre. Ricord di aver detto a Clary che non cera sensazione peggiore di non fidarsi delle persone a cui volevi bene. Si era sbagliato. Far paura alle persone a cui volevi bene, quello era ancora peggio. - Rebecca - le disse, e la voce gli si ruppe. - Becks...
Lei scosse la testa, la mano ancora sopra la bocca. Era seduta in mezzo alla sporcizia, la sciarpa che strisciava in mezzo alle foglie. In altre circostanze, avrebbe potuto essere una scena divertente.
Simon scese dalla panchina e le si inginocchi accanto. I canini erano spariti, ma lei lo guardava come se ci fossero ancora. Con molta esitazione, allung una mano e la tocc sulla spalla. - Becks - le disse. - Non ti farei mai del male. E nemmeno alla mamma. Volevo solo vederti unultima volta per dirti che vado via e che non dovrai rivedermi. Vi lascer in pace, tutte e due. Potrete festeggiare il Ringraziamento, non mi far vedere. Non cercher di mantenere i contatti. Non...
- Simon. - Lei gli prese il braccio, poi lo tir verso di s, come un pesce allamo. Lui per poco non le cadde addosso, e lei lo abbracci stringendolo forte. Lultima volta che lo aveva stretto in quel modo era stato il giorno del funerale di loro padre, quando aveva pianto come si piange con la sensazione di non poter smettere mai. - Io non voglio non rivederti mai pi.
- Ah - fece Simon. Si sedette per terra, talmente sorpreso che la mente gli si era azzerata. Rebecca gli mise di nuovo le braccia attorno al corpo e lui le si appoggi contro, sebbene lei fosse pi esile. Lo aveva sorretto quando erano bambini, riusciva a farlo ancora. - Pensavo di s.
- Perch?
- Sono un vampiro - disse Simon. Era strano sentirlo. Cos, ad alta voce.
- Quindi i vampiri esistono?
- E i lupi mannari. E altre creature ancora pi strane. Questa cosa...  successa. Voglio dire, sono stato attaccato. Non lho scelta, ma non conta. Ora io sono cos.
- Ma tu... - Rebecca esit, e Simon sentiva che stava per arrivare la domanda da un milione di dollari, quella che contava veramente. - Mordi le persone?
Simon ripens a Isabelle, ma si affrett a cancellare subito quellimmagine dalla testa. E ho morso una tredicenne. E un tizio. Non  strano come sembra. No. Cerano cose che non erano affari di sua sorella. - Bevo sangue in bottiglia. Sangue animale. Non faccio male alle persone.
- Okay. - Rebecca fece un respiro profondo. - Okay.
- Davvero? Davvero per te  okay?
- S. Io ti voglio bene - gli rispose. Gli sfreg la schiena, un po impacciata. Lui si sent qualcosa di umido sulla mano e abbass lo sguardo. Rebecca stava piangendo, e una delle sue lacrime era andata a infrangersi sulle sue dita. Ne segu unaltra, e lui la racchiuse nella mano. Stava tremando, ma non dal freddo; lei si tolse comunque la sciarpa e la us per circondare entrambi. - Ci penseremo - disse. - Tu sei il mio fratellino, stupido idiota. Ti voglio bene, senza condizioni.
Rimasero seduti insieme, spalla a spalla, con lo sguardo perso nelle zone dombra fra gli alberi.
La camera di Jace era luminosa, coi raggi del sole di mezzogiorno che si riversavano dalle finestre aperte. Nellistante in cui Clary entr, facendo scricchiolare il pavimento di legno coi tacchi degli stivali, lui si chiuse la porta a chiave dietro le spalle. Ci fu uno sferragliare metallico quando appoggi i coltelli sul comodino. Lei fece per girarsi e chiedergli se stava bene, quando lui la prese per la vita e la tir a s.
Gli stivali le facevano guadagnare qualche centimetro, ma lui doveva comunque piegarsi per baciarla. Le sue mani, sulla vita, la sollevarono e la premettero contro di lui. Un secondo dopo, Jace aveva la bocca sopra la sua, facendole dimenticare qualsiasi problema di statura o imbarazzo. Sapeva di sale e di fuoco. Cerc di escludere tutto tranne i sensi: lodore familiare della sua pelle e del sudore, il freddo dei capelli umidi sulla guancia, la forma delle spalle e della schiena sotto le sue mani, il modo in cui il proprio corpo aderiva al suo.
Jace le tolse il maglione da sopra la testa. Aveva una maglietta a maniche corte, e sulla pelle sent il calore che il suo corpo emanava. Le dischiuse le labbra con le proprie, e si sent morire quando la mano di lui le scivol sul primo bottone dei jeans.
Ci volle tutto lautocontrollo che aveva per prendergli il polso con una mano e trattenerlo. - Jace - gli disse. - No.
Lui si ritrasse, abbastanza perch lei potesse vederlo in faccia. Aveva lo sguardo vitreo, perso. Il cuore gli batteva contro il suo. - Perch?
Lei chiuse forte gli occhi. - La scorsa notte, se non fossimo... se non fossi svenuta, non so cosa sarebbe successo. Ed eravamo in una sala piena di gente. Pensi davvero che vorrei che la mia prima volta con te, o qualsiasi volta con te, potesse essere davanti a un gruppo di sconosciuti?
- Non  stata colpa nostra - disse lui, spingendole dolcemente le dita fra i capelli. Il palmo ruvido della mano le graffi leggermente la guancia. - Quella roba argentata era droga di fate, te lho detto. Eravamo completamente fuori. Adesso per io sono lucido, tu sei lucida...
- E Sebastian  al piano di sotto, e io sono stanchissima, e... - E sarebbe unidea pessima, pessima, di cui ci pentiremmo entrambi.
- Non ti va? - Cera scetticismo nella sua voce.
- Mi dispiace che nessuna te lo abbia mai detto prima, Jace, ma la risposta  no. Non mi va. - Guard fissa la mano di lui, ancora ferma sul bottone dei jeans. - E adesso mi va ancora di meno.
Lui sollev entrambe le sopracciglia, ma invece di parlare si limit a lasciare la presa.
- Jace...
- Andr a farmi una doccia fredda - le disse allontanandosi. Aveva unespressione distaccata, impenetrabile. Quando la porta del bagno si richiuse sbattendo alle sue spalle, Clary si avvicin al letto, rifatto alla perfezione e senza residui dargento sulle coperte, e ci affond dentro, prendendosi la testa fra le mani. Non era la prima volta che lei e Jace litigavano; aveva sempre pensato che lo facessero come tutte le coppie normali, in genere con le migliori intenzioni, e non erano mai rimasti arrabbiati luno con laltra in maniera significativa. Ma adesso cera qualcosa nella freddezza negli occhi di Jace che la faceva tremare, qualcosa di distante e irraggiungibile che rendeva difficile come non mai rimuovere la domanda sempre presente nei suoi pensieri: C ancora qualcosa del vero Jace?  rimasto qualcosa da salvare?
Ora questa  la legge della giungla
antica e vera come il cielo.
Il lupo che la osserver avr vita prospera,
ma quello che la infranger dovr morire
come la liana cinge il tronco dellalbero
la legge corre avanti e indietro.
Perch la forza del branco  il lupo
e la forza del lupo  il branco.
Jordan fissava, senza guardarla, la poesia incollata al muro di camera sua. Era una stampa antica trovata in un negozio di libri usati, con le parole circondate da unelaborata cornice di foglie.
Era di Rudyard Kipling e le sue parole riassumevano cos bene le regole secondo le quali vivevano i lupi mannari, la legge che vincolava le loro azioni, da spingerlo a chiedersi se non fosse stato lui stesso un Nascosto, o quantomeno al corrente degli Accordi. Jordan aveva sentito limpulso di comprare la stampa e appenderla al muro, anche se non era mai stato un grande appassionato di poesia.
Camminava avanti e indietro per casa da unora, a volte guardando il cellulare per vedere se Maia gli aveva scritto, intervallando il tutto con regolari aperture del frigorifero per controllare se fosse comparso qualcosa degno di essere mangiato. Non fu cos, ma non voleva uscire a fare la spesa, perch magari lei sarebbe tornata proprio mentre lui era fuori. Fece anche una doccia, pul la cucina, cerc di guardare un po di televisione senza riuscirci e cominci a riordinare tutti i DVD in base al colore.
Non trovava pace. Proprio come gli capitava, a volte, davanti alla luna piena, consapevole che la trasformazione stava per arrivare, sentendo la forza della corrente del sangue. Ma ora la luna era calante, non crescente. E non era la trasformazione a farlo sentire come se fosse sul punto di sgusciare fuori dalla propria pelle. Era Maia. Era il fatto di stare senza di lei, dopo quasi due giorni interi passati insieme mai pi distanti di pochi passi.
Era andata alla centrale di polizia senza di lui, dicendo che non era il momento di turbare il branco con un non membro, anche se Luke si stava riprendendo. Aveva detto che la sua presenza non era necessaria, dato che lei non doveva far altro che chiedere a Luke se il giorno dopo Simon e Magnus potevano andare alla sua fattoria; poi avrebbe telefonato l e chiesto ai membri del branco eventualmente presenti di andarsene al pi presto. Jordan sapeva che aveva ragione. Non cera motivo che lui la seguisse, eppure, nel momento in cui se nera andata, si era fatto prendere dallinquietudine. Lo faceva perch si era stancata di stare con lui? Ci aveva ripensato e aveva deciso di tornare alla sua vecchia opinione? E cosa stava succedendo tra loro? Erano due che si frequentavano? Forse avresti dovuto chiederglielo prima di dormire con lei, genio, si disse rendendosi conto di essere per lennesima volta in piedi davanti al frigorifero. Il contenuto non era cambiato: bottiglie di sangue, mezzo chilo di carne macinata che scongelava, una mela morsicata.
La chiave gir nella toppa della porta dingresso, spingendo Jordan a saltare via dal frigorifero e a voltarsi di colpo. Si guard: era a piedi nudi, con i jeans e una vecchia maglietta. Perch, mentre lei era via, non ne aveva approfittato per farsi la barba, darsi una sistemata, mettersi un po di colonia o fare qualsiasi altra cosa? Si pass in fretta le mani fra i capelli mentre Maia entrava in salotto, appoggiando la sua copia del mazzo di chiavi sul tavolino. Aveva le guance rosa per il freddo, le labbra rosse e gli occhi luminosi. Il desiderio di baciarla era cos forte da fargli male.
Invece deglut.
- Allora? Come  andata?
- Bene. Magnus pu usare la fattoria. Gli ho gi mandato un messaggio. - Si avvicin a Jordan e appoggi i gomiti sul bancone della cucina. - Ho anche riferito a Luke quello che ha detto Raphael su Maureen. Spero non ci siano problemi.
Jordan rimase perplesso. - Perch hai pensato che doveva saperlo?
Fu come se lei si sgonfiasse. - Oddio. Non mi dire che doveva rimanere un segreto.
- No,  che mi chiedevo...
- Be, se c davvero un vampiro fuorilegge che si aggira per Lower Manhattan, il branco deve esserne al corrente.  il loro territorio. E poi volevo il suo consiglio per sapere se dirlo a Simon oppure no.
- E il mio, di consiglio? - Jordan stava facendo finta di fare loffeso, ma una piccola parte di lui parlava sul serio. Avevano gi discusso in precedenza lopportunit che Jordan informasse Simon dei guai causati da Maureen, temendo che sarebbe stato troppo, considerato quello che gi stava passando. Alla fine Jordan aveva deciso che era meglio tacere, anche perch Simon non avrebbe potuto farci niente, mentre Maia era rimasta nel dubbio.
La ragazza salt sul bancone e si gir per guardare Jordan in faccia. Seduta in quella posizione, adesso era pi alta di lui e i suoi occhi castani luccicavano dentro ai suoi. - Volevo il consiglio di un adulto.
Lui le afferr le gambe che oscillavano e fece scorrere le mani su per la cucitura dei jeans. - Ho diciotto anni... Non sono abbastanza adulto per te?
Lei gli mise le mani sulle spalle e le pieg allindietro, come per verificarne la muscolatura. - Be, di certo sei cresciuto...
Jordan la tir gi dal bancone, prendendola per la vita e baciandola. Dentro gli si accese un fuoco che si propag in tutte le vene quando lei rispose al suo bacio, abbandonando il proprio corpo contro il suo. Le fece scivolare le mani fra i riccioli, togliendole il cappello e liberando la chioma selvaggia. Le baci il collo mentre lei gli toglieva la maglietta dalla testa e gli faceva scorrere le mani su tutto il corpo, spalle, schiena e braccia, facendo le fusa come un gatto. Jordan si sentiva come un pallone di elio: in ascesa verso lalto grazie ai baci di lei e leggero per il sollievo. Allora, in fondo, Maia non si era gi stancata di lui.
- Jordy - gli disse. - Aspetta.
Non lo chiamava quasi mai cos, se non cera di mezzo qualcosa di serio. Il battito cardiaco, gi impazzito, gli acceler ancora di pi. - Cosa c?
-  solo che... Se ogni volta che ci vediamo, finiamo a letto... Lo so che ho iniziato io, non ti sto accusando n niente... Ma  solo che forse dovremmo anche parlare.
Lui la guard, guard i suoi grandi occhi scuri, il sangue che le pulsava nel collo, il rossore sulle guance. Fece uno sforzo per parlare in tono composto. - Okay. Di cosa vuoi parlare?
Lei lo guard e basta. Dopo un istante scosse la testa e disse: - Di niente. - Gli intrecci le mani dietro la testa e se lo tir vicino, baciandolo appassionatamente, aderendo con tutto il corpo contro il suo. - Proprio di niente.
Clary non seppe quanto tempo ci volle prima che Jace uscisse dal bagno asciugandosi i capelli con una salvietta. Lo guard da dove si trovava, seduta sul bordo del letto. Lui si stava infilando una maglietta azzurra sulla pelle morbida e dorata, segnata da cicatrici bianche.
Clary distolse subito lo sguardo mentre lui attraversava la stanza e le si sedeva accanto, emanando odore di sapone.
- Scusami - le disse.
A quel punto lei lo guard, sorpresa. Si era chiesta se fosse capace di chiedere scusa, nello stato in cui era. Aveva lespressione seria, forse un po curiosa, ma non disonesta.
- Wow - fece lei. - Quella doccia fredda deve essere stata brutale.
Le labbra di lui salirono agli angoli, ma lespressione torn seria quasi immediatamente. Le mise una mano sotto il mento. - Non avrei dovuto forzarti.  solo che... dieci settimane fa, anche solo stringersi sarebbe stato impensabile.
- Lo so.
Le prese il viso fra le mani, le sue lunghe dita fredde contro le guance, e glielo sollev. La stava guardando e tutto, in lui, le era familiare: le iridi oro chiaro degli occhi, la cicatrice sulla guancia, il labbro inferiore carnoso, la leggera scheggiatura del dente grazie alla quale i suoi lineamenti non erano cos perfetti da risultare noiosi... Eppure, in un certo senso, era come tornare in una casa dove aveva vissuto da bambina e sapere che, anche se lesterno era lo stesso, dentro ora ci viveva unaltra famiglia. - Non mi importava - disse. - Ti volevo lo stesso. Ti ho sempre voluto. Per me eri lunica cosa che contava. Sempre.
Clary deglut. Lo stomaco le si contorse, non per le solite farfalle che sentiva quando cera Jace attorno, ma per un autentico senso di disagio.
- Ma Jace, non  vero. Ti importava anche della tua famiglia. E... ho sempre pensato che tu fossi orgoglioso di essere un Nephilim. Uno degli angeli.
- Orgoglioso? - ripet lui. - Di essere mezzo angelo e mezzo umano... Si  sempre consapevoli della propria inadeguatezza. Non sono un angelo. Non sono un prediletto del Paradiso. A Raziel non importa di noi, non possiamo nemmeno pregarlo. Non preghiamo niente. Preghiamo per niente. Ricordi quando ti ho detto che forse avevo sangue di demone, perch questo avrebbe spiegato come mai, con te, mi sentivo cos? Per certi versi, crederlo  stato un sollievo. Non sono mai stato un angelo, non ci sono mai andato nemmeno vicino. Be... - fece una pausa - magari uno di quelli caduti.
- Gli angeli caduti sono demoni.
- Non voglio essere un Nephilim - le disse. - Voglio essere qualcosaltro. Pi forte, pi veloce, migliore di un umano. Ma diverso. Non servire le Leggi di un angelo a cui, di noi, non importa un accidente. Voglio essere libero. - Le pass una mano dentro un ricciolo. - Adesso sono felice, Clary. Non fa la differenza?
- Pensavo che fossimo felici insieme - disse lei.
- Con te sono sempre stato felice - rispose Jace. - Ma non ho mai pensato di meritarmelo.
- E adesso invece s?
- E adesso quella sensazione  sparita. Io so soltanto che ti amo. E, per la prima volta, mi basta.
Clary chiuse gli occhi. Un secondo dopo lui la stava baciando ancora, stavolta molto dolcemente, con la bocca che tracciava il contorno della sua. Sent se stessa cedere sotto le mani di lui. Se ne accorse quando il respiro di Jace acceler e le sue stesse pulsazioni fecero un balzo. Le mani di Jace le stavano accarezzando i capelli, la schiena, la vita. Il suo tocco era una consolazione, il suo battito cardiaco contro il proprio una musica familiare, e se anche la tonalit era leggermente diversa, con gli occhi chiusi non poteva esserne davvero sicura. Sotto la pelle avevano lo stesso sangue, pens, come aveva detto la Regina Seelie; il suo cuore correva quando lo faceva quello di lui, ed era stato sul punto di imitarlo anche la volta in cui si era fermato. Se avesse dovuto rifare tutto da capo, sotto lo sguardo spietato di Raziel, si sarebbe comportata allo stesso modo.
Questa volta fu lui a ritrarsi, lasciando che le dita indugiassero ancora sulla guancia e sulle labbra di lei. - Voglio quello che vuoi tu - le disse. - E quando lo vuoi tu.
Clary sent un brivido percorrerle la schiena. Le parole erano semplici, ma lintonazione nascondeva un invito pericoloso e seducente. Qualsiasi cosa vuoi, quando lo vuoi. Le mani le lisciarono i capelli, la schiena, indugiarono sulla vita. Clary deglut. Quasi non ce la faceva pi.
- Leggimi qualcosa - gli disse allimprovviso.
Lui la guard perplesso. - Eh?
Clary rivolse lo sguardo oltre Jace, verso i libri sul comodino. - Non  facile. Le parole di Sebastian, quello che  successo laltra notte, tutto. Ho bisogno di dormire, ma sono troppo agitata. Quando ero piccola e non riuscivo a prendere sonno, mia madre mi leggeva sempre qualcosa per farmi rilassare.
- E adesso ti ricordo tua madre? Mi dovr cercare unacqua di colonia pi maschile...
- No,  solo che... pensavo che poteva essere una cosa carina!
Jace si appoggi ai cuscini, allungando un braccio verso i libri sul comodino. - Qualcosa in particolare che ti va di sentire? - Con un gesto teatrale sollev il primo libro della pila. Aveva un aspetto antico, con la copertina di pelle, le lettere del titolo stampate a caratteri doro. Le due citt. - Dickens promette sempre bene...
- Gi letto. A scuola - ricord Clary. Si appoggi anche lei ai cuscini, accanto a Jace. - Ma non me lo ricordo per niente, quindi non mi dispiacerebbe risentire la storia.
- Perfetto. Mi hanno detto che ho una notevole voce da lettura melodica. - Apr il libro alla prima pagina, dove il titolo era in caratteri corsivi. Sotto cera una lunga dedica, con linchiostro ormai sbiadito e appena leggibile, ma la firma era chiara: Finalmente con speranza, William Herondale.
- Qualche tuo antenato - disse Clary, accarezzando la pagina con le dita.
- S. Lo aveva quel pazzo di Valentine. Deve averglielo dato mio padre. - Jace apr una pagina a caso e cominci a leggere:
Dopo un po si tolse la mano dagli occhi, e parl con fermezza.
Non abbiate timore di udirmi. Non vi ritraete da quello che vi dico. Io sono come uno che  morto giovane. Tutta la mia vita potrebbe essere gi stata.
No, signor Carton. Io sono certa che la parte migliore della vostra vita potrebbe ancora essere; sono certa che voi potreste esser molto, molto pi degno di voi.
- Ah, ora ricordo la storia! - fece Clary. - Un triangolo amoroso. Lei sceglie quello noioso.
Jace ridacchi piano. - Noioso per te. Chi lo sa che cosa scaldava le signore vittoriane sotto le sottane.
-  vero, sai.
- Cosa, delle sottane?
- No. Che hai una voce da lettura notevole. - Clary si nascose il viso contro la spalla di lui. Erano quelli, pi che quando la baciava, i momenti che le facevano pi male. I momenti in cui lui avrebbe potuto essere il suo Jace. Purch continuasse a tenere gli occhi chiusi.
- Quello, oltre ad addominali dacciaio - puntualizz lui voltando unaltra pagina. - Che vuoi di pi?
capitolo 17
COMMIATO
Mentre passeggiavo lungo la banchina
E ormai lontana era la mattina
Ho sentito una bella fanciulla parlare:
Ahim, non mi riesco a svagare.
Un menestrello ud la sua voce
E in suo aiuto corse veloce...
- Dobbiamo continuare ad ascoltare questa lagna? - chiese Isabelle, con un piede infilato nello stivale che tamburellava sul cruscotto del furgone di Jordan.
- Per tua informazione, ragazza mia, a me questa lagna piace. E dato che sono io a guidare, sono anche io a scegliere - replic Magnus, altezzoso. In effetti stava guidando. Simon era rimasto sorpreso che ne fosse capace, anche se non sapeva bene perch. In fondo viveva da secoli: di certo aveva trovato il tempo per inserire qualche settimana di lezioni di guida. In ogni caso, non pot fare a meno di chiedersi che data cera scritta sulla sua patente.
Isabelle fece roteare gli occhi, probabilmente perch nellabitacolo del furgone non cera abbastanza spazio per fare altro, con loro quattro schiacciati luno contro laltro sul sedile. A dire il vero, Simon non si aspettava di vederla con loro. Anzi, non si aspettava la presenza di nessuno fuorch di Magnus. Invece Alec aveva subito insistito per accompagnarli (con grande disappunto di Magnus, che considerava lintera faccenda troppo pericolosa), poi, proprio mentre lo stregone stava avviando il motore del furgone, Isabelle era scesa di corsa dalle scale del palazzo e si era precipitata fuori dal portone ansimando. - Vengo anchio! - aveva annunciato.
E cos era stato. Nessuno aveva potuto opporsi o dissuaderla. Durante le sue insistenze, Isabelle non aveva guardato Simon, n spiegato il motivo per cui voleva seguirli, ma alla fine laveva spuntata, e adesso eccola l. Indossava un paio di jeans e una giacca di velluto viola, probabilmente rubata dallarmadio di Magnus. Attorno ai fianchi stretti, la cintura con le armi. Era premuta contro Simon, a sua volta premuto contro la portiera del furgone. Una ciocca di capelli le volava libera, solleticandole il viso.
- Che cos, comunque? - chiese Alec guardando perplesso il lettore CD, che funzionava pur non contenendo nessun disco. Magnus si era limitato a toccare limpianto con un dito che aveva lanciato un lampo azzurro, facendolo funzionare. - Una band di fate?
Magnus non rispose, ma il livello del volume aument.
Subito allo specchio and
E i suoi capelli debano acconci
Per il vestito molti soldi sbors
Un bel fusto sperava di incontrare
E allalba i gracili piedi le facevano male
Ma tutti i ragazzi, ahi lei, erano gay.
Isabelle sbuff. - Tutti i ragazzi sono gay. Su questo furgone, almeno. Ah, non tu, Simon.
- Te ne sei accorta - fece lui.
- Io mi considero un bisessuale disinvolto - puntualizz Magnus.
- Ti prego, non usare mai questa definizione davanti ai miei genitori - gli disse Alec. - Specialmente a mio padre.
- Pensavo che i tuoi genitori non avessero problemi con... s, con il tuo coming out - intervenne Simon, sporgendosi oltre Isabelle per guardare Alec che, come spesso succedeva, aveva le sopracciglia aggrottate e si stava togliendo il ciuffo di capelli neri dagli occhi. A parte qualche battuta qua e l, Simon non gli aveva mai parlato molto. Non era una persona facile da conoscere. Doveva per ammettere che, dopo lallontanamento da sua madre, ora era pi curioso di sentire la risposta di Alec.
- Mia madre sembra averlo accettato - disse laltro. - Ma mio padre... no, in realt no. Una volta mi ha chiesto cosera stato, secondo me, a farmi diventare gay.
Simon sent Isabelle irrigidirsi accanto a s. - A farti diventare gay?! - era incredula. - Alec, non me lo avevi mai detto.
- Spero gli avrai risposto che  stato un ragno gay - disse Simon.
Magnus sbuff, Isabelle aveva laria perplessa. - Ho letto la raccolta di fumetti di Magnus - disse Alec. - Quindi so di cosa stai parlando. - Un sorriso gli fece capolino sulle labbra. - Dici che mi d la gaytudine proporzionale di un ragno?
- Solo se fosse un ragno davvero gay - disse Magnus, lanciando uno strillo quando Alec gli diede un pugno sul braccio. - Okay, okay, come non detto.
- Be, in ogni caso - intervenne Isabelle, chiaramente irritata per non aver capito la battuta, - non torner comunque da Idris.
Alec fece un sospiro. - Mi dispiace di aver distrutto la tua immagine di famiglia felice. So che ti piacerebbe pensare che nostro padre non abbia problemi con la mia omosessualit, ma non  cos.
- Ma, se quando la gente ti dice o fa certe cose che ti feriscono, tu non me lo vieni a dire, io come faccio ad aiutarti?
Simon sentiva lagitazione di Isabelle vibrarle per tutto il corpo. - Come posso...
- Iz - disse Alec, stancamente. - Non  un unico episodio macroscopico. Sono tante piccole cose invisibili. Mentre io e Magnus eravamo in viaggio e io telefonavo, pap non ha mai chiesto come stava lui. Quando mi alzo per parlare nelle riunioni del Conclave, nessuno mi ascolta, e non so se  perch sono giovane o per qualche altro motivo. Ho visto la mamma che parlava con unamica dei suoi nipoti e, nellesatto istante in cui sono arrivato io, hanno smesso. Irina Cartwright mi ha detto che  un peccato se nessuno erediter mai i miei occhi azzurri. - Fece unalzata di spalle e guard Magnus, che per un attimo tolse una mano dal volante per metterla su quella di Alec. - Non  come una ferita di pugnale da cui potresti proteggermi. Sono milioni di piccoli graffi che ti fai con la carta, tutti i giorni.
- Alec... - fece per dire Isabelle. Ma prima che potesse aggiungere altro, allorizzonte comparve un cartello di legno a forma di freccia con la scritta FATTORIA TRE FRECCE. Simon ricord Luke, inginocchiato sul pavimento della fattoria, che dipingeva con cura le lettere, mentre Clary aggiungeva i fiori lungo il bordo inferiore, ormai scoloriti e quasi invisibili.
- Gira a sinistra - disse, allungando un braccio e rischiando di colpire Alec. - Magnus, siamo arrivati.
Cerano voluti diversi capitoli di Dickens prima che Clary cedesse finalmente alla stanchezza e si addormentasse sulla spalla di Jace. A met fra il sogno e la realt, ricordava che a un certo punto lui laveva portata in braccio gi per le scale, mettendola nella stanza dove si era svegliata il primo giorno, in quella casa. Aveva tirato le tende e chiuso la porta dietro di s, lasciando la stanza al buio, e lei si era addormentata al suono della sua voce che nel corridoio chiamava Sebastian.
Sogn di nuovo il lago ghiacciato, Simon che gridava il suo nome e una citt come Alicante, solo che le torri demoniache erano fatte di ossa umane e nei canali scorreva sangue. Si alz in un intrico di lenzuola, i capelli un ammasso disordinato e la luce fuori dalla finestra debole come il chiarore del crepuscolo. Allinizio pens che le voci che si sentivano in corridoio facessero parte del sogno, ma quando divennero pi forti alz la testa per ascoltare, ancora intontita e mezza intrappolata nella rete del sonno.
- Ehi, fratellino. - Era la voce di Sebastian, che dal salotto si infiltrava sotto la porta di camera sua. - Finito?
Segu un lungo silenzio. Poi la voce di Jace, stranamente neutra, priva di espressione. - S.
Sent Sebastian trattenere il fiato. - E la vecchia signora... ha fatto quello che le avevamo chiesto? Ha creato la coppa?
- S.
- Fammela vedere.
Un fruscio. Poi silenzio. Jace che diceva: - Guarda, prendila, se vuoi.
- No. - Il tono di Sebastian era stranamente pensieroso. - Tienila pure un attimo. Dopotutto sei stato tu a recuperarla, giusto?
- Ma il piano  stato tuo. - Nella voce di Jace cera qualcosa, qualcosa che spinse Clary a sporgersi in avanti e a premere lorecchio contro la parete, improvvisamente desiderosa di sapere di pi. - E io lho eseguito, proprio come volevi tu. Ora, se non ti dispiace...
- Mi dispiace. - Si sent un fruscio. Clary immagin Sebastian che si alzava, abbassando lo sguardo su Jace di quel paio di centimetri che li separavano in altezza. - C qualcosa che non va. Lo sento. Riesco a leggerti, sai?
- Sono stanco. E c stato molto sangue. Senti, devo darmi una ripulita e poi andare a dormire. E... - la voce di Jace si smorz.
- E vedere mia sorella.
- Mi piacerebbe vederla, s.
- Dorme. Da ore.
- Devo chiederti il permesso? - La domanda aveva un che di tagliente, una nota che ricord a Clary il modo in cui un tempo aveva parlato a Valentine. Qualcosa che non gli sentiva usare con Sebastian da molto, molto tempo.
- No. - Sebastian sembrava sorpreso, quasi preso in contropiede. - Se vuoi entrare in camera e restare a fissarla trasognato, fai pure. Non capir mai perch...
- No - lo interruppe Jace. - Non capirai mai.
Scese il silenzio. Clary riusciva a immaginarsi talmente bene Sebastian mentre guardava Jace andarsene, lespressione stupita, che le ci volle un momento prima di rendersi conto che probabilmente lui stava per entrare in camera. Fece appena in tempo a sdraiarsi sul letto e a chiudere gli occhi prima che la porta si aprisse, lasciando entrare uno spicchio di luce giallastra che per un istante la accec. Fece quella che sperava fosse la smorfia realistica di chi si sveglia e rotol di lato, coprendosi il viso con una mano. - Cosa...?
La porta si chiuse. La stanza era di nuovo al buio. Vedeva Jace soltanto come unombra che si avvicinava lentamente al letto, finch non fu in piedi davanti a lei. Non pot fare a meno di ricordare unaltra notte in cui lui era entrato in camera sua mentre lei dormiva.
Era accanto al letto, e indossava ancora gli abiti da lutto. E non cera niente di leggero, sarcastico o distaccato nel modo in cui la guardava. Ho girato per tutta la notte, non riuscivo a dormire e... continuavo a ritrovarmi qui. Da te.
Adesso Jace era soltanto una sagoma, una sagoma con i capelli lucenti che brillavano al debole chiarore che filtrava da sotto la porta. - Clary - sussurr. Si sent un tonfo, e Clary cap che lui doveva essere caduto in ginocchio accanto al letto. - Clary, sono io. Io!
Spalanc le palpebre e i loro occhi si incontrarono. Lo fiss. Inginocchiato accanto al letto, Jace aveva lo sguardo alla stessa altezza del suo. Indossava un lungo cappotto di lana scura, abbottonato fino al collo, dove spuntavano marchi neri  Silenzio, Agilit, Accuratezza  che gli formavano una specie di collana sulla pelle. Aveva gli occhi di colore oro intenso e molto grandi. Come se riuscisse a penetrarli, Clary vide Jace. Il suo Jace. Quel Jace che laveva presa fra le braccia quando lei stava quasi per morire per il veleno del demone Ravener; quel Jace che laveva guardata mentre sosteneva Simon contro la luce dellalba, sullEast River; quel Jace che le aveva raccontato del ragazzino e del falco che suo padre aveva ucciso. Quel Jace che lei amava.
Fu come se il cuore le si fermasse di colpo. Non riusciva nemmeno a far uscire laria dai polmoni.
Lo sguardo di lui era colmo di impazienza e dolore. - Ti prego - mormor. - Ti prego, credimi.
Lei gli credeva. Avevano lo stesso sangue, amavano allo stesso modo: quello era il suo Jace, cos come le sue mani erano le sue mani e il suo cuore il suo cuore. Ma... - Come?
- Clary, ssst...
Lei fece per mettersi a sedere, ma lui la prese per le spalle e la spinse di nuovo contro il letto. - Adesso non possiamo parlare. Devo andare.
Clary gli prese la manica, lo sent trasalire. - Non mi lasciare.
Jace abbass la testa solo per un istante. Quando rialz lo sguardo, i suoi occhi erano asciutti, ma con unespressione che la spinse a tacere. - Aspetta qualche minuto dopo che me ne sar andato - le sussurr. - Poi corri fuori e sali in camera mia. Sebastian non deve sapere che siamo insieme. Non stanotte. - Si rimise in piedi, gli occhi supplicanti. - Non farti sentire.
Clary si sedette. - Il tuo stilo. Lasciami il tuo stilo.
Il dubbio pass negli occhi di Jace; lei sostenne il suo sguardo con decisione, poi distese una mano. Un istante dopo lui estrasse dalla tasca lo strumento dal bagliore offuscato. Glielo mise sul palmo della mano. Per un secondo si sfiorarono, pelle contro pelle, e Clary rabbrivid. Anche il tocco pi leggero di quel Jace era quasi potente quanto tutti i baci e gli abbracci passionali della notte in discoteca. Sapeva che anche lui provava lo stesso, perch lo vide ritrarre la mano di scatto e indietreggiare verso la porta. Sentiva il suo respiro, rapido e irregolare. Lui armeggi con la maniglia senza voltarsi e usc, tenendo gli occhi sul viso di Clary fino allultimo istante, quando la porta si chiuse fra di loro con uno scatto deciso.
Rimase seduta al buio, sconvolta. Aveva la sensazione che il sangue le si fosse raggrumato nelle vene e che il cuore dovesse faticare il doppio per continuare a battere. Jace. Il mio Jace.
La mano le si strinse attorno allo stilo. Fu come se qualcosa, la sua fredda durezza, la facesse concentrare, dando lucidit ai suoi pensieri. Si guard. Indossava maglietta e pantaloncini del pigiama; sulle braccia aveva la pelle doca, ma non per colpa del freddo. Si appoggi la punta dello stilo nella parte interna del braccio e la fece scorrere lentamente sulla pelle, guardandosi mentre una runa del Silenzio le avvolgeva a spirale lincarnato bianco e segnato da vene bluastre.
Apr soltanto uno spiraglio di porta. Sebastian se nera andato, molto probabilmente a dormire. Le casse dellimpianto audio mandavano una musica sommessa; qualcosa di classico, il genere di composizioni per pianoforte che piacevano a Jace. Si chiese se anche Sebastian avesse i suoi stessi gusti, o anche solo se gli piacesse la musica. Le sembrava una capacit cos umana...
Malgrado la preoccupazione per dove fosse andato Jace, i piedi la portarono verso il corridoio che dava in cucina; poi si trov ad attraversare il salotto e a correre su per i gradini di vetro, con i piedi che non fecero rumore quando raggiunsero la cima delle scale e la slanciarono rapida lungo il corridoio, verso la stanza di Jace. Apr la porta e vi scivol dentro, chiudendola di scatto alle proprie spalle.
Le finestre erano aperte; si vedevano i tetti delle case e uno spicchio ricurvo di luna, una perfetta notte parigina.
La pietra runica di stregaluce di Jace era appoggiata sul comodino accanto al letto. Emanava una debole energia che contribuiva a rischiarare ulteriormente la stanza. Cera abbastanza luce perch Clary riuscisse a vedere Jace, in piedi fra due lunghe finestre. Si era tolto il cappotto nero, che ora giaceva ai suoi piedi in un ammasso raggomitolato. Cap allistante perch non se lo era tolto appena entrato in casa, perch laveva tenuto abbottonato fino al collo: sotto indossava solo una camicia grigia e dei jeans, appiccicosi e completamente intrisi di sangue. Parte della camicia era ridotta a brandelli, come se fosse stata martoriata da una lama molto affilata. La manica sinistra era arrotolata fino in alto, scoprendo una fasciatura sullavambraccio che probabilmente lui si era appena fatto ma i cui bordi stavano gi diventando scuri per il sangue. Era a piedi nudi, le scarpe in un angolo, e il pavimento sotto di lui era chiazzato di sangue, come lacrime scarlatte. Clary mise lo stilo sul comodino, producendo un rumore sordo.
- Jace - disse piano.
A un tratto sembr assurdo che fra di loro ci fosse tutto quello spazio, che lei si trovasse in piedi dallaltra parte della stanza rispetto a lui e che non si stessero toccando. Si mosse per raggiungerlo, ma lui alz una mano per farle segno di stare lontana.
- No. - La voce di Jace si incrin. Poi le dita gli scivolarono sui bottoni della camicia, aprendoli uno dopo laltro. Si scroll dalle spalle lindumento sporco di sangue e lo lasci cadere a terra.
Clary lo guard. La runa di Lilith era ancora al suo posto, sopra il cuore, ma invece di essere color rosso e argento luccicante sembrava essere stata carbonizzata dalla punta di un attizzatoio ardente. Di riflesso lei si port le dita al petto, allargandole sopra il cuore. Sentiva le pulsazioni, forti e veloci. - Oh...
- Gi. Oh - ripet Jace in tono neutrale. - Non durer, Clary. Intendo io che sono di nuovo me stesso. Soltanto finch questa non sar guarita.
- Ho... ho pensato - balbett Clary. - Prima... mentre dormivi... Ho pensato di sfregiare la runa come avevo fatto quando abbiamo lottato contro Lilith. Ma poi ho avuto paura che Sebastian lo avrebbe sentito.
- S, sarebbe andata cos. - Gli occhi dorati di Jace erano spenti come la sua voce. - Lui non ha sentito questo perch  stato fatto con un aegis, un pugnale immerso nel sangue di angelo. Sono rarissimi, non ne avevo mai visto uno in tutta la mia vita. - Si pass le dita fra i capelli. - La lama si  trasformata in cenere bollente dopo avermi toccato, ma ha fatto il danno che doveva fare.
- Ti sei battuto. Era un demone? Perch Sebastian non  venuto con...
- Clary. - La voce di Jace non era che un sussurro. - A questo... servir pi tempo di una ferita normale per guarire, ma prima o poi succeder. E allora io sar di nuovo lui.
- Quanto tempo? Quanto, prima che tu torni come prima?
- Non lo so. Proprio non lo so. Per volevo... Avevo bisogno di stare con te, cos, come me stesso, il pi a lungo possibile. - Le porse una mano rigida, come incerto della sua accoglienza. - Pensi che potresti...
Lei stava gi attraversando di corsa la stanza per raggiungerlo. Gli butt le braccia al collo. Lui la prese e la sollev, sprofondandole la faccia nellincavo del collo. Lo respir come aria. Sapeva di sangue, sudore, cenere e marchi.
- Sei tu - gli sussurr. - Sei davvero tu.
Jace si ritrasse per guardarla, e con la mano libera le accarezz delicatamente lo zigomo. Le era mancata, quella dolcezza. Era una delle prime cose che lavevano fatta innamorare di Jace: il fatto di capire che quel ragazzo sarcastico, coperto di cicatrici, in realt era dolce con le cose che amava.
- Mi sei mancato - gli disse. - Mi sei mancato tanto.
Jace chiuse gli occhi come se quelle parole gli facessero male. Clary allora gli mise una mano sulla guancia; lui appoggi lintero viso contro il suo palmo, solleticandole le nocche con i capelli e lei si accorse che anche il viso era umido.
Il bambino non pianse mai pi.
- Non  colpa tua - disse Clary. Gli baci la guancia con la stessa tenerezza dimostrata da lui. Sent il sapore del sale. Sangue e lacrime. Lui non aveva ancora parlato, ma lei sentiva il suo cuore batterle allimpazzata nel petto. La stringeva fra le braccia rigide, come se non la volesse pi lasciare. Gli baci uno zigomo, il mento e infine la bocca, una leggera pressione di labbra contro labbra.
Non cera pi la frenesia della discoteca. Quello era un bacio per dare sollievo, per dire tutto ci che non cera tempo di dire. Lui le baci la schiena, dapprima esitando, poi con intensit crescente; entr con una mano furtiva tra i suoi capelli, avvolgendosi i riccioli sulle dita. I loro baci diventarono pi profondi, lentamente, dolcemente, la passione che saliva come sempre, un lampo che scaturiva da un solo fiammifero e divampava in un fuoco incontrollato.
Era consapevole della sua forza, ma rimase comunque sbalordita quando lui la sollev per portarla sul letto e adagiarla dolcemente fra i cuscini sparpagliati, facendo scivolare il proprio corpo sopra il suo, un gesto fluido che le ricord a cosa servivano tutti quei marchi che aveva sul corpo. Forza. Grazia. Tocco leggero. Respir il suo respiro mentre si baciavano, ogni bacio ora prolungato, morbido, esploratore. Sal con le mani sulle sue spalle, sui muscoli delle braccia, sulla schiena. La pelle nuda le sembrava seta calda sotto i palmi.
Quando le mani di lui trovarono lorlo della maglietta, lei allung le braccia, inarcando la schiena, desiderando che ogni barriera fra loro sparisse. Nellistante in cui la maglietta scomparve, Clary lo tir a s e i loro baci si fecero pi passionali, come se fossero in cerca di qualche luogo nascosto dentro laltro. Non pensava che si potesse stare pi vicini di cos: invece, in qualche modo, si avvilupparono ancora di pi, in un groviglio di corpi, senza smettere di darsi baci che diventavano sempre pi famelici e profondi dei precedenti.
Le loro mani si muovevano prima veloci sul corpo dellaltro, poi pi lente, indagando senza fretta. Lei gli affond le dita nelle spalle quando lui le baci il collo, le clavicole, il segno a forma di stella sulla spalla. Gli graffi anche la cicatrice, con le nocche, e baci il Marchio ferito che Lilith gli aveva fatto sul petto. Lo sent fremere di desiderio. Sapeva di essere al limite estremo del punto di non ritorno, ma non le importava. Ora aveva capito che cosa voleva dire perdere Jace. Aveva conosciuto i giorni vuoti e neri che seguivano a un simile evento. E sapeva anche che, se lo avesse perso di nuovo, avrebbe voluto quel ricordo. Un ricordo a cui aggrapparsi. Voleva la consapevolezza che, per una volta, gli era stata quanto pi vicino si potesse stare a una persona. Gli cinse la parte bassa della schiena con le caviglie e lo sent gemere contro la propria bocca, un suono lieve, profondo, inerme. Lui le affond le dita nei fianchi.
- Clary. - Jace si ritrasse. Stava tremando. - Se non ci fermiamo ora, non ci fermiamo pi.
- Non vuoi? - Lei gli rivolse uno sguardo sorpreso. Era accaldato, arruffato, i capelli biondi di un oro pi scuro nei punti in cui il sudore li aveva incollati a fronte e tempie. Lei riusciva a sentire che il cuore gli stava martellando dentro al petto.
- S,  solo che non ho mai...
- No? - Clary era sorpresa. - Mai fatto?
Lui fece un respiro profondo. - S, lho fatto. - I suoi occhi le stavano scrutando il viso, come in cerca di giudizio, disapprovazione, persino disgusto. Lo sguardo di Clary invece era tranquillo. Dopotutto, era quello che aveva sempre pensato. - Ma non contava. - Le tocc la guancia con le dita, leggere come piume. - Non so neppure come...
Clary fece una risata sommessa. - Credo che abbiamo appena stabilito che invece lo sai.
- Non volevo dire quello. - Le prese la mano e se la mise sul viso. - Io ti voglio - le disse - pi di quanto abbia mai voluto qualcosa nella mia vita. Per... - deglut, - per lAngelo, so che dopo mi prender a calci da solo.
- Non dirmi che stai cercando di proteggermi - gli disse lei con fierezza. - Perch io...
- Non  quello - ribatt Jace. - Non mi sto sacrificando. Sono soltanto... geloso.
- Sei... geloso? E di chi?
- Di me stesso. - Il viso gli si contrasse. - Odiavo lidea che stesse con te. Lui, laltro me. Quello controllato da Sebastian.
Clary sent le guance scottarle. - In discoteca... laltra notte...
Jace le appoggi la testa su una spalla. Un po sbalordita, lei gli accarezz la schiena, sentendo i graffi lasciati dalle sue stesse unghie dentro quel priv. Ripensare a quel dettaglio la faceva arrossire ancora di pi. Come anche riflettere sul fatto che, in fondo, lui avrebbe potuto liberarsi di quei segni con un iratze, se solo lo avesse voluto. Invece non lo aveva fatto. - Ricordo tutto dellaltra notte - le disse. - E questa cosa mi fa impazzire, perch ero io ma non ero io. Quando siamo insieme, voglio che tu sia tu. E io il vero io.
- Non  quello che siamo ora?
- S. - Sollev la testa, la baci sulla bocca. - Ma per quanto? Potrei tornare a essere lui da un minuto allaltro. Non voglio farti questo. Non a te e non a noi. - Parlava in tono amareggiato. - Non so nemmeno come fai a sopportare di stare attorno a questa cosa che non sono io...
- Anche se tu tornassi cos fra cinque minuti - gli disse Clary - ne sarebbe valsa la pena, anche solo per il fatto di essere stati insieme, cos. Senza che tutto fosse finito su quel tetto. Perch questo sei tu. E anche laltro te... conserva delle parti del tuo vero essere.  come guardarti attraverso un vetro appannato, solo che non sei davvero tu. E almeno ora lo so.
- In che senso? - Le mani di lui le si irrigidirono sulle spalle. - Cosa vuol dire che almeno ora lo sai?
Clary fece un respiro profondo. - Jace, quando ci siamo messi insieme, e intendo dire davvero insieme, per quel primo mese sei stato cos felice... Tutto quello che facevamo era spensierato, divertente, favoloso. E poi  stato come se tu avessi cominciato a svuotarti di tutta quella felicit. Non volevi stare con me, guardarmi...
- Avevo paura di farti del male. Ho pensato che stavo perdendo la testa.
- Non sorridevi, non ridevi, non scherzavi. E non te ne sto facendo una colpa. Lilith si stava insinuando nella tua mente, per controllarti. Cambiarti. Ma ti devi ricordare, e lo so che suona stupido, che non avevo mai avuto un ragazzo. Pensavo che forse era normale, che magari ti stavi solo stancando di me.
- Io non potrei...
- Non ti sto chiedendo rassicurazioni - gli disse. - Ascoltami. Quando sei... come sei, sembri felice. Sono venuta qui perch volevo salvarti. - La voce le si smorz di colpo. - Ma poi ho cominciato a chiedermi da cosa ti stessi salvando. Davvero dovevo riportarti a una vita di cui sembravi cos scontento?
- Scontento? - Scosse la testa. - Ero fortunato. Davvero fortunato. E non riuscivo a vederlo. - Gli occhi di lui incontrarono i suoi. - Ti amo - le disse. - E tu mi rendi pi felice di quanto non avrei mai pensato di diventare. Ora che so com essere qualcun altro... Ora che so cosa significa aver perso me stesso, rivoglio la mia vita. La mia famiglia. Te. Tutto. - Lo sguardo gli si incup. - Lo rivoglio.
La bocca di Jace scese su quella di Clary con una pressione quasi da far male, le labbra dischiuse, calde e vogliose, le mani che lafferravano prima sulla vita e poi stringevano le lenzuola, quasi strappandole. Si ritrasse ansimando. - Non possiamo...
- Allora smettila di baciarmi! - esclam lei. - Anzi... - Sgusci fuori da sotto la sua presa e recuper la maglietta. - Torno subito.
Lo spinse via e si precipit in bagno, chiudendo la porta a chiave. Accese la luce e si guard allo specchio. Aveva uno sguardo folle, i capelli scompigliati, le labbra gonfie per i baci. Arross e si rimise la maglietta, buttandosi dellacqua fresca in viso, legandosi i capelli. Quando si fu convinta di non avere pi laria della fanciulla sedotta degna della copertina di un romanzo rosa, and verso gli asciugamani, niente di romantico in tutto ci, ne afferr uno e lo inzupp dacqua, sfregandolo poi con del sapone.
Torn in camera. Jace era seduto sul bordo del letto, con i jeans e una camicia pulita sbottonata, i capelli scompigliati incorniciati dalla luce della luna. Sembrava la statua di un angelo, se non fosse stato per il fatto che, in genere, gli angeli non erano striati di sangue.
Gli si mise di fronte. - Bene - disse. - Togliti la camicia.
Jace sollev le sopracciglia.
- Non ho intenzione di aggredirti - gli disse Clary, impaziente. - Giuro che posso sopportare la vista del tuo petto nudo anche senza svenire.
- Sei sicura? - le chiese, facendo scivolare obbediente la camicia gi dalle spalle. - Perch vedere il mio petto nudo ha fatto s che molte donne, nella ressa per raggiungermi, si ferissero gravemente.
- Oh, capisco. Be, qui non vedo nessunaltra, a parte me. E poi ti volevo soltanto pulire il sangue. - Lui si appoggi docilmente allindietro sulle mani. Parte del sangue era penetrato attraverso la camicia pulita, striandogli il petto e il ventre muscoloso, ma quando Clary gli pass con delicatezza le dita sulla pelle, sent che la maggior parte delle ferite era superficiale. Liratze che lui stesso si era fatto poco prima le stava gi facendo scomparire.
Jace alz il viso su di lei, a occhi chiusi, che gli passava lasciugamano bagnato sul corpo, mentre il cotone bianco si tingeva di rosa. Gli sfreg le strisce di sangue essiccato sul collo, strizz il tessuto e lo immerse nella bacinella dacqua sul comodino, ricominciando poi con il petto. Lui se ne stava seduto con la testa inclinata di lato, guardandola mentre lasciugamano gli scivolava sui muscoli delle spalle, la linea morbida di braccia, avambracci, petto scolpito segnato dalle linee bianche delle cicatrici e da quelle nere dei marchi.
- Clary - le disse.
- S?
Lironia era sparita dalla voce di Jace. - Non me ne ricorder - le disse. - Quando sar tornato come prima, sotto il suo controllo, non ricorder di essere stato me stesso. Non ricorder di essere stato con te o di averti parlato in questo modo. Perci dimmi, stanno tutti bene? La mia famiglia? Lo sanno che...?
- Se sanno cosa ti  successo? Qualcosa. E no, non stanno tutti bene. - Lui chiuse gli occhi. - Potrei mentirti - prosegu Clary - ma devi saperlo. Ti vogliono tanto bene, e vogliono che torni da loro.
- Non cos - fece lui.
Gli tocc la spalla. - Vuoi dirmi che cosa  successo? Come ti sei procurato queste ferite?
Jace fece un respiro profondo, gesto che gli mise in evidenza il Marchio sul petto, scuro e livido. - Ho ucciso una persona.
Sent lo shock delle sue parole che le attraversava il corpo come il rinculo di un fucile. Fece cadere lasciugamano insanguinato, poi si chin per riprenderlo. Quando alz lo sguardo, vide che lui la stava fissando. Alla luce della luna, i contorni del viso di Jace erano sottili, netti, tristi. - Chi? - gli chiese.
- Lhai conosciuta - disse Jace, ogni parola un macigno. - La donna da cui sei andata con Sebastian. La Sorella di Ferro, Magdalena. - Si allontan di scatto da Clary e si sporse per recuperare qualcosa rimasto avvolto fra le lenzuola. I muscoli di braccia e schiena gli guizzarono sotto la pelle mentre prendeva loggetto e lo porgeva, luccicante sulla mano, a Clary.
Era un calice trasparente, simile a vetro: una replica esatta della Coppa Mortale, eccetto il fatto che, invece di essere doro, era stata ricavata da un blocco di adamas bianco-argenteo.
- Stanotte Sebastian mi ha mandato da lei, o meglio ha mandato lui, a prenderlo, dandomi anche lordine di ucciderla. Lei non se lo aspettava. Non si aspettava violenza di nessun tipo, solo un pagamento e uno scambio. Pensava stessimo dalla stessa parte. Mi sono fatto consegnare la Coppa, poi ho preso il pugnale e... - Inspir con forza, come se il ricordo gli facesse male, - lho pugnalata. Volevo colpirla al cuore, ma si  girata, e lho mancato per pochi centimetri. Ha barcollato allindietro, appoggiandosi al tavolo da lavoro. Sopra cera della polvere di adamas e lei me lha lanciata. Credo volesse accecarmi. Ho girato la testa, e quando ho guardato di nuovo lei aveva in mano un aegis. La sua luce mi ha bruciato gli occhi e io ho gridato, mentre lei lo lanciava contro il mio petto. Ho sentito un dolore lancinante dentro il Marchio, poi la lama si  frantumata. - Abbass lo sguardo e fece una risata triste. - Il bello  che, se avessi indossato la divisa, non sarebbe successo. Non me lero messa perch non pensavo che servisse. Non pensavo che lei avrebbe potuto farmi del male. Invece laegis ha bruciato il Marchio, il Marchio di Lilith, e allimprovviso sono tornato in me, in piedi sopra questa donna morta, con un pugnale insanguinato in una mano e la Coppa nellaltra.
- Non capisco. Perch Sebastian ti ha chiesto di ucciderla? Lei voleva consegnare la Coppa a te. A Sebastian. Aveva detto...
Jace emise un respiro irregolare. - Ricordi quello che disse Sebastian a proposito dellorologio della Piazza della Citt Vecchia, a Praga?
- Che il re aveva fatto cavare gli occhi allartigiano che lo aveva creato, per impedirgli di costruire qualcosa di altrettanto bello? - disse Clary. - Ma non capisco...
- Sebastian voleva la morte di Magdalena per impedirle di creare unaltra Coppa. Inoltre, in questo modo, non avrebbe pi potuto dirlo a nessuno - spieg Jace.
- Dire cosa? - Clary alz la mano, prese il mento di Jace e lo abbass in modo da farsi guardare in faccia. - Jace, cos che ha davvero in mente di fare Sebastian? La storia che ha raccontato nella stanza per gli allenamenti, lidea di evocare dei demoni per poterli distruggere...
- Certo che vuole evocare dei demoni. - La voce di Jace era tetra. - Uno in particolare. Lilith.
- Ma Lilith  morta. Simon lha distrutta.
- I Demoni Superiori non muoiono, non veramente. I Demoni Superiori abitano gli spazi tra i mondi, il nulla, il grande Vuoto. Quello che ha fatto Simon  stato infrangere il suo potere, rispedirla a brandelli in quel nulla da cui proviene. Ma lentamente si riformer. Rinascer. Ci vorrebbero secoli, ma non se Sebastian laiuter.
Clary si sent crescere dentro lo stomaco un senso di gelo. - Se laiuter come?
- Evocandola di nuovo in questo mondo. Lui vuole mischiare il suo sangue a quello di lei dentro una coppa per creare un esercito di Nephilim oscuri. Vuole essere la reincarnazione di Jonathan Shadowhunter, ma dalla parte dei demoni, non degli angeli.
- Un esercito di Nephilim oscuri? Voi due siete forti, ma non esattamente un esercito...
- Ci sono circa quaranta o cinquanta Nephilim che un tempo erano fedeli a Valentine o che non sopportano la direzione presa dal Conclave. Sono pronti a sentire ci che Sebastian ha da dire. Si  messo in contatto con loro e saranno presenti, quando evocher Lilith. - Jace fece un respiro profondo. - E poi? Con il potere di Lilith dalla sua parte? Chi lo sa chi potrebbe unirsi alla sua causa? Lui vuole una guerra.  convinto che la vincer, e io non sono sicuro che si sbagli. Ogni Nephilim oscuro da lui generato non far che aumentare il suo potere. Aggiungi quello ai demoni con cui ha gi stretto delle alleanze e io non so se il Conclave sar pronto a resistergli.
Clary abbass la mano. - Sebastian non  mai cambiato. Il tuo sangue non lo ha mai cambiato.  esattamente quello che  sempre stato. - Gli occhi le saettarono su quelli di Jace. - Ma tu. Anche tu mi hai mentito.
- Lui ti ha mentito.
Dentro la testa aveva un caos di pensieri. - Lo so. So che quel Jace non sei tu...
- Lui pensa che  per il tuo bene e che alla fine saresti pi felice, ma in effetti ti ha mentito. E io non lo farei mai.
- Laegis - disse Clary, - se ti pu ferire senza che Sebastian se ne accorga, allora potrebbe uccidere lui senza uccidere te?
Jace scosse la testa. - Credo di no. Se avessi un aegis, sarei disposto a provare, ma... no. Le nostre forze vitali sono legate fra loro. Un conto  una ferita, ma se lui dovesse morire... - Il tono di voce gli si inaspr. - Tu conosci il modo pi semplice per mettere fine a tutto quanto: ficcarmi un pugnale nel cuore. Anzi,  strano che tu non lo abbia gi fatto mentre dormivo...
- Tu ci riusciresti? Se fossi io? - Le trem la voce. - Pensavo ci fosse un modo per aggiustare le cose. Anzi, lo penso ancora. Dammi il tuo stilo, voglio aprire un portale.
- Non puoi aprire un portale da qua - le disse Jace. - Non funzionerebbe. Lunico modo per entrare e uscire da questa casa  passando per il muro al piano di sotto, vicino alla cucina. Ed  anche lunico posto da cui puoi spostare lappartamento.
- Ci puoi portare nella Citt Silente? Se torniamo indietro, i Fratelli Silenti potrebbero pensare a un modo per separarti da Sebastian. Racconteremo il suo piano al Conclave, cos si prepareranno...
- Potrei spostarci davanti a una delle entrate - propose Jace. - E lo far. Ci andr. Andremo insieme. Per, Clary, giusto per evitare che tra noi rimangano cose non dette... devi sapere che mi uccideranno. Quando avr raccontato quello che so, mi uccideranno.
- Ucciderti? No, non lo farebbero...
- Clary - Jace parlava con voce gentile. - Da buon Shadowhunter, sarei tenuto a offrirmi di morire pur di fermare il piano di Sebastian. E da buon Shadowhunter, lo farei.
- Ma tu non centri niente! - Aveva alzato il tono di voce, e si sforz di riabbassarlo per evitare che Sebastian, al piano di sotto, li sentisse. - Non hai colpa per quello che ti hanno fatto. Sei una vittima. Non si tratta di te, Jace, ma di qualcun altro, qualcuno che porta la tua faccia. Non dovresti essere punito...
- Non  questione di punizioni,  una questione pratica. Uccidi me e Sebastian muore. Non  diverso dal sacrificarmi in battaglia. Certo, non lho scelto io,  successo e basta. E quello che sono ora, me stesso, presto sparir di nuovo. Clary, lo so che non ha senso, ma io mi ricordo, mi ricordo tutto: la passeggiata con te a Venezia, la serata in discoteca, la notte insieme in questo letto. Non lo capisci? Lho voluto.  tutto quello che ho sempre voluto, vivere cos con te, stare cos con te. Cosa dovrei pensare, quando la cosa peggiore che mi  mai capitata mi ha dato esattamente quello che voglio? Forse Jace Lightwood riesce a capire i motivi per cui tutto questo  sbagliato, distorto, ma Jace Wayland, il figlio di Valentine... a lui questa vita piace. - I suoi occhi erano grandi e dorati mentre la guardava; le fece venire in mente Raziel, quel suo sguardo in cui sembrava racchiusa tutta la saggezza e la tristezza del mondo. - Ed  per questo che devo andare - disse. - Prima che svanisca. Prima che io torni a essere lui.
- Andare dove?
- Nella Citt Silente. Devo costituirmi. E consegnare la Coppa.
parte terza
TUTTO
 CAMBIATO
Tutto  cambiato, cambiato totalmente:
Una tremenda bellezza  nata.
(WILLIAM BUTLER YEATS, Pasqua 1916)
capitolo 18
RAZIEL
Clary?
Simon era seduto sui gradini del porticato sul retro della fattoria, con lo sguardo puntato sul sentiero che attraversava il frutteto di mele e portava fino al lago. Isabelle e Magnus ci stavano camminando sopra, lui con gli occhi prima rivolti verso il lago e poi in alto, sulle basse montagne che circondavano la zona. Stava prendendo appunti su un libriccino, utilizzando una penna la cui estremit splendeva di un verde azzurro sfavillante. Alec si trovava a qualche passo di distanza, e aveva lo sguardo alzato in direzione degli alberi, sul bordo del crinale di colline che separavano la fattoria dalla strada. Sembrava si tenesse il pi lontano possibile da Magnus, rimanendo per a portata dorecchio. Simon, pur essendo il primo ad ammettere di non essere un grande osservatore quando si trattava di certe cose, aveva la sensazione che, nonostante le battute di prima sul furgone, negli ultimi tempi tra Magnus e Alec si fosse creata una certa distanza. Una distanza di cui non conosceva le ragioni, ma che riusciva a intuire.
Aveva la mano destra appoggiata sul palmo della sinistra, con le dita che rigiravano lanello doro sul dito.
Clary, ti prego.
Da quando aveva ricevuto il messaggio di Maia su Luke, aveva provato a contattarla ogni ora. Ma non cera stata risposta. Niente, neanche un accenno.
Clary, sono alla fattoria. Ricordo quando eri qui, con me.
Era una giornata calda, per la stagione; un debole vento scuoteva le ultime foglie tra i rami degli alberi. Dopo aver passato troppo tempo a chiedersi come ci si doveva vestire per incontrare gli angeli (labito intero gli sembrava eccessivo, anche se aveva ancora quello della festa di fidanzamento di Jocelyn e Luke), ora era in jeans e maglietta, le braccia nude al sole. Aveva cos tanti ricordi inondati di luce legati a quel posto, a quella casa! Lui e Clary erano andati l con Jocelyn quasi tutte le estati, praticamente da sempre. Nuotavano nel lago. Lui si abbronzava fino a diventare marrone, mentre la pelle chiara di lei non faceva che scottarsi e riempirsi di un milione di lentiggini su spalle e braccia. Giocavano a baseball con le mele, nel frutteto, che si trasformava in un allegro caos, poi a Scarabeo e a poker nella fattoria, anche se vinceva sempre Luke.
Clary, sto per fare una cosa stupida, pericolosa e magari suicida.  cos grave se voglio parlarti unultima volta? Lo sto facendo per proteggerti, ma non so nemmeno se sei viva e se ti posso aiutare. Se fossi morta per lo saprei, no? Lo sentirei.
- Bene, andiamo - annunci Magnus, comparendo davanti ai gradini. Lanci uno sguardo sullanello di Simon, ma non fece commenti.
Simon si alz e si ripul i jeans, poi fece strada agli altri lungo il sentiero che attraversava il frutteto. Il lago, di fronte a loro, luccicava come una moneta azzurro ghiaccio. Avvicinandosi, Simon vide il vecchio pontile che sporgeva sullacqua, dove una volta avevano legato i kayak prima che una parte della struttura si staccasse e andasse alla deriva. Pens quasi di sentire il pigro ronzio delle api e il peso dellestate sulle spalle. Raggiunta la riva del lago, si volt a guardare la fattoria: assi di legno dipinte di bianco, imposte verdi e un vecchio porticato che ospitava dei consunti mobili bianchi di vimini.
- Ti piaceva parecchio qui, vero? - gli disse Isabelle. I suoi capelli neri svolazzavano come uno stendardo contro la brezza che soffiava dal lago.
- Da cosa lo capisci?
- Dalla tua espressione - gli disse. - Si vede che stai ricordando qualcosa di bello.
- Lo era - ammise Simon. Fece il gesto di aggiustarsi gli occhiali sul naso, si ricord che non li portava pi e riabbass la mano. - Ero fortunato.
Isabelle guard verso il lago. Portava dei piccoli orecchini doro a cerchio; uno le era rimasto impigliato in una ciocca di capelli. Simon avrebbe voluto liberarlo, allungare una mano e toccarle il lato della guancia con le dita. - E adesso no?
Scroll le spalle. Stava guardando Magnus, che nel frattempo aveva in mano una specie di lungo bastone flessibile, col quale stava tracciando dei segni nella sabbia umida in riva al lago. Teneva aperto il libro degli incantesimi e, mentre disegnava, recitava ad alta voce. Alec lo guardava con lespressione di chi osserva uno sconosciuto.
- Hai paura? - gli chiese Isabelle avvicinandosi leggermente. Simon riusciva a sentire il calore del suo braccio contro il proprio.
- Non so. Gran parte della sensazione di paura  data dagli effetti fisici: cuore che accelera, sudorazione, palpitazioni. Non ho nulla di tutto ci.
- Un vero peccato - mormor Isabelle guardando lacqua. - I ragazzi sudati sono sexy.
Le lanci un mezzo sorriso; fu pi difficile di quanto avrebbe pensato. Forse aveva davvero paura. - Basta con queste risposte da donna vissuta, signorina Isabelle.
Il labbro di lei trem come se la ragazza stesse per sorridere. Invece sospir. - Sai cosa non avrei mai pensato di desiderare? - disse. - Un ragazzo che sapesse farmi ridere.
Simon si gir verso di lei per prenderle la mano, ignorando il fatto che suo fratello era l con loro. - Izzy...
- Bene - grid Magnus. - Io ho finito. Simon, vieni qui.
Si girarono: Magnus era in piedi dentro il cerchio, che brillava di una debole luce bianca. In realt erano due cerchi concentrici, uno poco pi piccolo dellaltro, e nellarea intermedia erano state tracciate dozzine di simboli. Anche quelli brillavano di una luce bianco-azzurra, come i riflessi del lago.
Simon sent il debole respiro con cui Isabelle prendeva fiato, e si allontan da lei prima di poterla guardare. Farlo avrebbe reso tutto pi difficile. Avanz oltre il bordo del cerchio e and accanto a Magnus. Guardare fuori dal centro del tracciato era come guardare sottacqua: il resto del mondo ondeggiava indistintamente.
- Tieni. - Magnus gli mise il suo libro fra le mani. Le pagine erano sottili, coperte di rune scarabocchiate, ma lo stregone aveva incollato sopra lincantesimo una copia con le parole e la relativa pronuncia. - Tu recita queste - gli mormor. - Dovrebbe funzionare.
Tenendosi il libro contro il petto, Simon si tolse lanello doro che lo teneva in contatto con Clary e lo pass a Magnus. - Se non sar cos - disse chiedendosi da dove gli arrivasse tutta quella strana calma - qualcuno dovrebbe prendersi questo.  il nostro unico legame con Clary e con quello che sa.
Magnus annu e si fece scivolare lanello sul dito. - Pronto, Simon?
- Ehi - fece lui, - ti sei ricordato il mio nome.
Magnus gli lanci uno sguardo impenetrabile dai suoi occhi verde-oro, dopodich usc dal cerchio. Subito divenne anche lui una sagoma confusa, indistinta. Alec gli si affianc da una parte, Isabelle dallaltra. Lei si stava tenendo i gomiti e, anche attraverso laria tremolante, Simon vedeva bene quanto era preoccupata.
Si schiar la voce. - Mi sa che  meglio se voi andate, ragazzi.
Loro per non si mossero. Sembravano in attesa di sentire dellaltro.
- Grazie per essere venuti qui con me - disse infine Simon dopo essersi frugato la mente in cerca di qualcosa di significativo da dire. Non era il tipo da grandi discorsi di addio o di solenni arrivederci. Prima guard Alec. - Mmm, Alec. Mi sei sempre piaciuto pi di Jace. - Poi si rivolse a Magnus: - Magnus, vorrei avere il coraggio di mettermi i pantaloni che metti tu.
E infine Izzy. Riusciva a vedere che lo stava guardando, attraverso la foschia, gli occhi neri come ossidiana.
- Isabelle - disse. La osserv. Nel suo sguardo, un punto interrogativo. Ma non cera nulla che gli venne da dirle davanti ad Alec e Magnus, niente capace di riassumere quello che provava. Fece un passo indietro, verso il centro del cerchio, piegando la testa verso il basso. - Arrivederci, credo.
Ebbe la sensazione che gli altri gli stessero dicendo ancora qualcosa, ma la foschia ondeggiante che li separava confuse le loro parole. Rimase a guardarli mentre si voltavano e tornavano sul sentiero che attraversava il frutteto, verso casa, finch non divennero dei puntini neri. Finch non fu pi in grado di vederli.
Non riusciva a capacitarsi di non poter parlare unultima volta con Clary prima di morire. Nemmeno ricordava le ultime parole che si erano detti. Eppure, se chiudeva gli occhi, sentiva la sua risata volare sopra il frutteto; ricordava comera, prima che diventassero grandi e tutto cambiasse. Se fosse morto in quel posto, forse sarebbe stato appropriato. Dopotutto, alcuni dei suoi ricordi pi belli erano nati l. Se lAngelo lo avesse fulminato, le sue ceneri avrebbero potuto volteggiare fra gli alberi di mele e sopra lacqua del lago. Cera qualcosa, in quellimmagine, che trov rasserenante.
Pens a Isabelle. Poi alla sua famiglia: sua madre, suo padre, Becky. Clary, si disse infine. Ovunque tu sia, sei la mia migliore amica. Lo sarai per sempre.
- No! - Clary si alz, facendo cadere lasciugamano bagnato. - Jace, non puoi. Ti uccideranno.
Lui prese una camicia pulita, se la mise e labbotton, evitando lo sguardo di Clary. - Prima cercheranno di separarmi da Sebastian - rispose, non troppo convinto. - E solo se non dovesse funzionare mi ucciderebbero.
- Non mi basta. - Fece per toccarlo, ma lui si volt dallaltra parte, infilando i piedi negli stivali. Quando si gir di nuovo, sul viso aveva unespressione triste.
- Non ho scelta, Clary.  la cosa giusta da fare.
-  una follia. Qui sei al sicuro. Non puoi buttare via la tua vita...
- Salvare me stesso equivale a un tradimento.  come mettere unarma nelle mani del nemico.
- A chi importa del tradimento? O della Legge? - disse. - A me importa di te. Insieme troveremo una soluzione...
- Non possiamo trovare una soluzione insieme. - Jace si mise in tasca lo stilo che cera sul comodino, poi prese la Coppa Mortale. - Perch io rester me stesso ancora per poco. Ti amo, Clary. - Le prese il viso fra le mani e la baci, lentamente. - Fallo per me - le sussurr.
- Assolutamente no! - ribatt lei. - Non ti aiuter a ucciderti.
Ma lui stava gi andando verso la porta. La tir con s e attraversarono insieme il corridoio, parlando a bisbigli.
- Ma  una pazzia - sibil Clary. - Metterti in pericolo...
Lui sbuff, esasperato. - Come se tu non lo facessi.
- Esatto, infatti questa cosa ti fa infuriare - mormor lei mentre lo seguiva gi per le scale. - Ricordati quello che mi hai detto ad Alicante.
Erano arrivati in cucina. Jace appoggi la Coppa sul bancone, prendendo lo stilo. - Non avevo il diritto di dirlo - le rispose. - Clary,  questo che siamo: Shadowhunters. E questo  quello che facciamo. Ci sono rischi che corriamo e che non sono i semplici rischi delle battaglie.
Clary scosse la testa, afferrandogli entrambi i polsi. - Non ti lascer.
Uno sguardo addolorato attravers il viso di Jace. - Clarissa...
Lei fece un passo indietro, a malapena in grado di credere a quello che stava per fare. Ma nella sua mente cera limmagine dellobitorio nella Citt Silente, dei cadaveri degli Shadowhunters distesi sulle lastre di marmo, e non poteva permettere che Jace diventasse uno di loro. Tutto quello che aveva fatto, andare fin l, sopportare tutto quel che aveva sopportato, lo aveva fatto per salvare la vita di Jace, non soltanto per se stessa. Pens ad Alec e a Isabelle, che lavevano aiutata, e a Maryse, che voleva bene a Jace, e quasi senza rendersi conto, alz la voce e url:
- Jonathan! Jonathan Christopher Morgenstern!
Jace spalanc gli occhi. - Clary... - fece per dire, ma ormai era troppo tardi. Lei gli aveva dato le spalle e se ne stava andando. Forse Sebastian stava gi arrivando: non cera modo di spiegare a Jace che lei non si fidava di lui, ma che era anche lunica arma a sua disposizione per tentare di farlo restare.
Ci fu un movimento repentino, ed ecco Sebastian. Non si era preso la briga di scendere per le scale, preferendo lanciarsi gi e atterrare in mezzo a loro due. Aveva i capelli scompigliati dal sonno; indossava una maglietta scura e dei pantaloni neri, cosa che port Clary a chiedersi per un attimo se di solito dormisse vestito. Sebastian li guard entrambi, gli occhi neri che studiavano la situazione. - Battibecchi tra innamorati? - domand. Qualcosa gli luccic nella mano. Un coltello?
A Clary trem la voce. - La sua runa si  danneggiata. Guarda. - Si mise una mano sopra il cuore. - Vuole tornare, consegnarsi al Conclave...
La mano di Sebastian si slanci per strappare la Coppa dalle mani di Jace. La picchi con forza sul bancone della cucina. Jace, ancora pallido per lo shock, rimase a guardarlo; non mosse un dito mentre Sebastian gli si avvicinava e lo prendeva per la camicia. I primi bottoni saltarono, scoprendogli il collo, sul quale Sebastian pass con violenza la punta del suo stilo per tracciare un iratze. Jace si morse il labbro, gli occhi colmi di odio mentre laltro lo lasciava andare e faceva un passo indietro con lo stilo in mano.
- Sul serio, Jace - gli disse. - Mi sconvolge il solo pensare che credevi di passarla liscia con una cosa del genere, proprio.
Le mani di Jace si strinsero a pugno mentre liratze, nero come carbone, iniziava a penetrargli la pelle. - La prossima volta... che vuoi essere sconvolto... sar felice di accontentarti. Magari con un mattone in testa.
- Ts - fece Sebastian, - pi tardi mi ringrazierai. Persino tu devi ammettere che questo desiderio di morte  un tantino estremo.
Clary si aspettava che Jace controbattesse ancora, invece non fu cos. Con lo sguardo stava esaminando lentamente il viso di Sebastian. In quellistante, nella stanza cerano solo loro due; quando Jace parl, lo fece con parole chiare e fredde. - Pi tardi io non ricorder niente - disse. - Ma tu s. La persona che si comporta come un tuo amico... - fece un passo in avanti, annullando lo spazio che lo divideva da Sebastian, - la persona che si comporta come se tu le piacessi: quella persona non  reale. Io sono questo. E ti odio. Ti odier sempre. E non c magia o incantesimo in questo o in qualsiasi altro mondo che mi far mai cambiare idea.
Per un secondo, il sorriso sulle labbra di Sebastian vacill. Jace invece rest calmo, poi spost lo sguardo da Sebastian e lo rivolse a Clary. - Devi sapere - le disse - che non ti ho detto tutta la verit.
- La verit  pericolosa - intervenne Sebastian, impugnando lo stilo davanti a s come fosse unarma. - Attento a quello che dici.
Jace trasal. Il petto gli si gonfiava e sgonfiava rapidamente; era chiaro che la runa in via di guarigione sul petto gli stava procurando dolore fisico. - Il piano - disse. - Evocare Lilith, realizzare una nuova Coppa, creare un esercito oscuro... non era di Sebastian. Era mio.
Clary rimase impietrita. - Che cosa?!
- Sebastian sapeva quello che voleva - riprese Jace. - Ma sono stato io a pensare a come avrebbe potuto farcela. Una nuova Coppa Mortale... Sono stato io a dargli lidea. - Si contorse dal dolore. Clary riusciva a immaginare cosa stava succedendo sotto il tessuto della sua camicia: la pelle che si rimarginava e guariva, la runa di Lilith che tornava integra e splendente. - Oppure, dovrei forse dire,  stato lui. Quella cosa che sembra me ma non lo . Distrugger il mondo intero, se Sebastian glielo chiede, e lo far con il sorriso sulle labbra. Ecco che cosa stai salvando, Clary. Questo. Non capisci? Preferirei essere morto...
La sua voce si soffoc mentre si piegava su se stesso. I muscoli delle spalle gli si irrigidirono mentre onde di dolore gli attraversavano il corpo. Clary ricord quando lo aveva stretto, nella Citt Silente, mentre i Fratelli gli avevano frugato nella mente in cerca di risposte. Ora aveva alzato lo sguardo, con unespressione sconvolta.
I suoi occhi si posarono prima su Sebastian, non su di lei, che sent un tuffo al cuore, pur sapendo che era stata lei stessa a scatenare tutto.
- Che sta succedendo? - disse a un tratto Jace.
Sebastian gli sorrise. - Bentornato.
Jace batt le palpebre, momentaneamente confuso. Poi fu come se lo sguardo gli scivolasse allindietro, come faceva ogni volta in cui Clary cercava di parlargli di qualcosa che lui non riusciva ad affrontare: lomicidio di Max, la guerra di Alicante, il dolore che stava causando alla sua famiglia.
-  ora? - gli chiese.
Sebastian si guard lorologio da polso con fare teatrale. - Quasi. Perch non vai avanti tu e noi ti seguiamo? Puoi iniziare i preparativi.
Jace si guard attorno. - La Coppa... Dov?
Sebastian la prese dal bancone della cucina. - Proprio qui. Per caso ti senti un po confuso?
Jace sollev la bocca agli angoli, poi afferr loggetto. In tutta tranquillit. Non cera pi traccia del ragazzo che fino a pochi istanti prima era di fronte a Sebastian e gli diceva che lo odiava. - Perfetto. Noi due ci vediamo l, allora. - Si gir verso Clary, ancora paralizzata dallo shock, e le baci la guancia. - E anche noi.
Fece un passo indietro e le strizz locchio. Cera affetto nel suo sguardo, ma non contava. Quello non era il suo Jace, era chiaro. Rimase a guardarlo stordita mentre lui attraversava la stanza. Lo stilo che aveva con s eman un flash, e nella parete si apr una porta. Intravide uno sprazzo di cielo e una pianura rocciosa, poi Jace entr dentro e spar.
Clary si conficc le unghie nei palmi.
Quella cosa che sembra me ma non lo . Distrugger il mondo intero, se Sebastian glielo chiede, e lo far con il sorriso sulle labbra. Ecco che cosa stai salvando, Clary. Questo. Non capisci? Preferirei essere morto...
Sent le lacrime bruciarle in fondo agli occhi, e le trattenne a stento, mentre suo fratello si girava verso di lei con uno sguardo lucente. - Mi hai chiamato - le disse.
- Voleva consegnarsi al Conclave - sussurr Clary, non sapendo con chi si stesse giustificando. Aveva fatto quello che doveva fare, utilizzato lunica arma a sua disposizione, sebbene la disprezzasse. - Lo avrebbero ucciso.
- Hai chiamato me - ripet lui, avvicinandosi a lei di un passo. Allung una mano e le tolse una lunga ciocca di capelli dal viso, mettendogliela dietro lorecchio. - Te lo ha detto, allora? Del piano? Tutto?
Clary lott per scacciare un brivido di repulsione. - Non tutto. Ancora non so cosa succeder stanotte. Cosa intendeva dire Jace con  ora?
Sebastian si chin su di lei e le diede un bacio sulla fronte, bacio che sent bruciare come un marchio a fuoco tra gli occhi. - Lo scoprirai - le disse. - Ti sei guadagnata il diritto di esserci, Clarissa. Potrai guardare tutto dal tuo posto accanto a me, stanotte, al Settimo Sito Sacro. Entrambi i figli di Valentine, insieme... finalmente.
Simon tenne gli occhi fissi sulle pagine, recitando le parole che Magnus gli aveva scritto. Avevano un ritmo musicale, leggero, nitido, raffinato. Gli torn in mente quando da bambino, durante il rituale ebraico del bar mitzvah, aveva dovuto leggere ad alta voce un brano della Haftarah; solo che allora conosceva il significato delle parole, ora invece no.
Via via che recitava la formula, si sent sempre pi preda di una morsa, come se laria attorno si stesse facendo pi densa e pesante; gli premeva sul petto e le spalle, diventando pi calda. Se fosse stato umano, probabilmente non avrebbe sopportato un simile calore. Invece cos sentiva un bruciore sulla pelle, che gli scottava le ciglia e la maglietta. Tenne gli occhi fissi sul libro aperto davanti a s, mentre una perla di sangue gli cadeva dallattaccatura dei capelli e andava a macchiare la pagina.
Era arrivato alla fine. Lultima parola, Raziel, era stata pronunciata. Alz la testa e vide che la foschia si era dileguata; davanti ai suoi occhi si estendeva il lago, azzurro e luccicante, immobile come una lastra di vetro.
Poi, lesplosione.
Il centro del lago divenne prima color oro, poi nero. La marea si distribu verso lesterno, rovesciandosi in direzione della riva, salendo nellaria, finch, al centro, Simon non vide un anello dacqua simile a un cerchio di luccicanti cascate ininterrotte che salivano e scendevano, producendo un effetto tanto strano quanto affascinante. Schizzi dacqua lo colpirono facendolo rabbrividire e raffreddandogli la pelle bollente. Reclin la testa allindietro nellistante in cui il cielo si tinse di nero: tutto lazzurro era sparito, divorato in un improvviso assalto di tenebre e burrascose nuvole grigie. Il muro dacqua torn ad abbattersi sul lago: al centro, nel punto dove il colore argento era pi intenso, sorse una figura interamente doro.
A Simon si prosciug la bocca. Aveva visto infiniti ritratti di angeli, credeva alla loro esistenza, aveva sentito lavvertimento di Magnus. Eppure si sent come trafitto da una lama, quando, davanti ai suoi occhi, si dischiusero due ali. Sembravano abbracciare lintero cielo. Erano enormi, bianche, dorate e argentee, ricoperte di piume munite di occhi dorati che lo guardavano con disprezzo. A un tratto le ali si alzarono, disperdendo le nuvole davanti a loro, e si piegarono allindietro. Un uomo imponente, o forse la sua forma, alta svariati piani, si schiuse e si alz.
I denti di Simon avevano cominciato a battere. Non sapeva bene perch, ma era come se dallAngelo, che si ergeva in tutta la sua statura, emanassero onde di potenza. O qualcosa di pi, onde della forza elementare delluniverso. Il primo e piuttosto bizzarro pensiero di Simon fu di avere davanti una versione di Jace grande come un enorme cartellone pubblicitario. Solo che in realt non gli assomigliava per niente. Era tutto dorato, dalle ali, alla pelle, agli occhi, che erano ununica membrana lucente senza traccia di bianco. Dorati erano anche i capelli, e sembravano formati da pezzi di metallo che si arricciavano come ferro battuto. Era alieno e terrificante. Troppo di tutto poteva distruggerti, pens Simon. Troppe tenebre potevano uccidere, ma anche troppa luce poteva accecare.
Chi osa evocarmi? LAngelo parl dentro la testa di Simon, con una voce simile al suono di gigantesche campane.
Domanda trabocchetto, pens Simon. Se fosse stato Jace, avrebbe potuto dire Uno dei Nephilim, e se fosse stato Magnus, uno dei figli di Lilith nonch un Alto Stregone. Clary e lAngelo si erano gi incontrati, perci immaginava che avessero gi fatto amicizia. Invece lui era Simon, senza titoli prima del nome o grandi gesta compiute in passato. - Simon Lewis - disse infine, appoggiando il libro degli incantesimi e raddrizzando la schiena. - Figlio della Notte e... tuo servitore.
Mio servitore? La voce di Raziel era gelida per la disapprovazione. Mi evochi come un cane e osi definirti mio servitore? Dovresti essere spazzato via da questo mondo, cos che il tuo destino possa servire da monito agli altri perch non facciano lo stesso.  proibito al mio stesso Nephilim evocarmi. Perch con te dovrebbe essere diverso, Diurno?
Simon pens che non doveva stupirsi se lAngelo sapeva chi fosse, eppure rimase lo stesso sconcertato, come sconcertanti erano le dimensioni di quella creatura. Per certi versi si era immaginato un Raziel pi umano. - Io...
Pensi che perch possiedi il sangue di uno dei miei discendenti, allora io ti debba dimostrare misericordia? Se  cos, hai rischiato e hai perso. La misericordia del Paradiso  per chi se la merita. Non per chi infrange le nostre Leggi dellAlleanza.
LAngelo sollev una mano, puntando un dito dritto contro Simon. Il ragazzo si prepar al peggio. Questa volta non pronunci nemmeno le parole, le pens soltanto: Ascolta, Israele, il Signore  il nostro Dio, il Signore  Uno...
Che Marchio  quello? La voce di Raziel era turbata. Sulla tua fronte, ragazzino. -  il Marchio... - esit Simon. - Il primo Marchio. Il Marchio di Caino.
Limmenso braccio di Raziel si abbass lentamente. Ti ucciderei, ma il Marchio me lo impedisce.  la mano del Paradiso che avrebbe dovuto apporlo fra le tue sopracciglia, ma so che non  stato cos. Come pu essere?
Levidente perplessit dellAngelo diede coraggio a Simon. - Uno dei tuoi figli, i Nephilim - disse, - uno con un talento speciale, lo ha messo qui per proteggermi. - Si avvicin di un passo al bordo del cerchio. - Raziel, sono venuto a chiederti un favore, nel nome di quei Nephilim. Stanno affrontando un grave pericolo. Uno dei loro ...  stato trasformato in tenebra e ora minaccia tutti gli altri. Hanno bisogno del tuo aiuto.
Io non intervengo.
- Ma lo hai fatto - osserv Simon. - Quando Jace era morto, lo hai riportato in vita. Non che non ne siamo tutti contenti, ma, se tu non lo avessi fatto, ora non starebbe succedendo tutto questo. Quindi, in un certo senso, spetta a te rimediare.
Forse non posso ucciderti, riflett Raziel. Ma non c motivo per cui ti debba dare ci che vuoi.
- Non ho ancora detto quello che voglio - disse Simon.
Tu vuoi unarma. Qualcosa che possa dividere Jonathan Morgenstern da Jonathan Herondale. Uccideresti uno e salveresti laltro. Pi facile, ovvio, uccidere semplicemente entrambi. Il vostro Jonathan era morto e forse la morte lo cerca ancora, e lui cerca lei. Non ti  mai passato per la mente?
- No - rispose Simon. - So che, in confronto a te, noi non siamo granch, per non uccidiamo i nostri amici. Cerchiamo di salvarli. Se il Paradiso non volesse questo, non avremmo ricevuto la capacit di amare. - Scost dalla fronte i capelli corvini, scoprendo ancor di pi il Marchio. - No, non devi per forza aiutarmi. Ma se non lo farai, non c niente che mi impedisca di evocarti in continuazione, ora che so che non mi puoi uccidere. Immaginami appoggiato al campanello della tua porta del Paradiso... per sempre.
Raziel, incredibilmente, sembr ridere a quella battuta. Sei testardo, gli disse. Un autentico guerriero della tua gente, come colui di cui porti il nome, Simone Maccabeo. E poich lui diede tutto per suo fratello Gionata, voi darete tutto per il vostro Jonathan. O non siete disposti?
- Non  soltanto per lui - disse Simon, un po perplesso. - Per s, tutto ci che vuoi. Te lo daremo.
Se io ti do ci che vuoi, prometti che non mi disturberai mai pi?
- Credo che questo non sar un problema - fece Simon.
Molto bene, disse allora lAngelo. Ti dir cos che desidero. Desidero quel Marchio blasfemo che hai sulla fronte. Voglio toglierti il Marchio di Caino, perch non sei mai stato nelle condizioni di portarlo.
- Io... Ma se prendi il Marchio, poi potrai uccidermi - replic Simon. - Non  forse lunica cosa che si frappone fra me e la tua ira celeste?
LAngelo riflett un istante. Giurer di non farti del male, che tu abbia il Marchio oppure no.
Simon esit. Lespressione dellAngelo si fece minacciosa. Il giuramento di un Angelo del Paradiso  quanto di pi sacro esista. Osi dubitare di me, Nascosto?
- Io... - Simon tacque per un momento straziante. Aveva lo sguardo pieno del ricordo di Clary, in piedi sulle punte, che gli premeva lo stilo contro la fronte; la prima volta che aveva visto il Marchio allopera, quando si era sentito come il conduttore di un lampo, energia pura che lo attraversava con potenza mortale. Era una maledizione, una maledizione che lo aveva terrorizzato e che lo rendeva un oggetto di desiderio e di paura. Lo aveva odiato. Eppure ora, di fronte alla possibilit di perderlo, di perdere quella cosa che lo rendeva speciale...
Deglut forte. - Va bene. S, accetto.
LAngelo sorrise. E fu qualcosa di terribile, come guardare direttamente il sole. Allora giuro di non farti del male, Simone Maccabeo.
- Lewis - disse Simon. - Di cognome faccio Lewis.
Ma sei del sangue e del credo dei Maccabei. Alcuni dicono che erano marchiati dalla mano di Dio. In ogni caso, sei un guerriero del Paradiso, Diurno, che ti piaccia o no.
LAngelo si mosse. Gli occhi di Simon si inumidirono, perch fu come se Raziel trascinasse il cielo con s come un panno, in un vortice di nero, di argento e del bianco delle nuvole. Laria attorno a lui trem. Qualcosa lampeggi in alto come il riflesso della luce sul metallo e un oggetto colp sabbia e rocce accanto a Simon, producendo un clangore metallico.
Era una spada. Allapparenza niente di speciale, una vecchia spada di ferro dallaria malconcia e con lelsa annerita. I bordi erano irregolari, come corrosi dallacido, ma la punta era acuminata. Sembrava il reperto di uno scavo archeologico ancora non ben ripulito.
LAngelo parl. Mentre Giosu era presso Gerico, alz gli occhi, ed ecco, vide un uomo in piedi davanti a s che aveva in mano una spada sguainata. Giosu si diresse verso di lui e gli chiese: - Tu sei per noi o per i nostri avversari?. Quello rispose: - No, io sono il capo dellesercito del Signore. Giungo proprio ora.
Simon abbass gli occhi sulloggetto poco attraente ai suoi piedi. - E quella  la sua spada?
 la spada dellArcangelo Michele, comandante degli eserciti del Paradiso. Essa possiede il potere del fuoco del Paradiso. Usala per colpire il tuo nemico, e brucer la sua cattiveria. Se  pi cattivo che buono, pi dellInferno che del Paradiso, brucer anche la sua vita. Senza dubbio spezzer il legame con il vostro amico. E pu ferire soltanto uno alla volta dei due.
Simon si chin per raccogliere la spada. Farlo gli provoc una scossa alla mano, che risal lungo il braccio e giunse dentro al cuore inerte. La sollev distinto e, per un istante, fu come se le nuvole si allontanassero e un raggio di luce piovesse verso il basso per colpire il metallo opaco dellarma e farlo risuonare.
LAngelo abbass il suo freddo sguardo su Simon. Il nome della spada non pu essere pronunciato dalla tua misera lingua umana. Potresti chiamarla Gloriosa.
- Io... - fece per dire Simon. - Grazie.
Non ringraziarmi. Ti avrei ucciso, Diurno, ma il tuo Marchio e ora il mio giuramento lo impediscono. Il Marchio di Caino doveva arrivarti da Dio, ma non  stato cos. Che venga cancellato dalla tua fronte e rimossa la sua protezione. E se ti rivolgerai ancora a me, io non ti aiuter.
Allistante, il raggio di luce che splendeva dalle nuvole si intensific, investendo la spada come una frusta di fuoco, richiudendo Simon dentro una gabbia di luce brillante e di calore. La spada divamp; Simon grid e cadde a terra, il dolore che gli perforava la testa. Era come se qualcuno gli stesse infilzando un ago rovente fra gli occhi. Si copr il viso, affondando la testa fra le braccia, lasciando che il dolore gli scivolasse addosso. Era lagonia peggiore che avesse provato dalla notte in cui era morto.
Il dolore svan lentamente, rifluendo come la marea. Rotol sulla schiena, alzando gli occhi, la testa ancora sofferente. Le nuvole nere stavano cominciando a correre via, dando spazio a una striscia azzurra sempre pi ampia. LAngelo era scomparso, e il lago si sollev sotto la luce che aumentava dintensit, come se lacqua stesse bollendo.
Simon si rimise in piedi con calma, gli occhi dolorosamente socchiusi contro il sole. Intravedeva qualcuno che correva lungo il sentiero, dalla fattoria verso il lago. Qualcuno con dei lunghi capelli neri e una giacca viola che svolazzava come due ali. Isabelle arriv alla fine della stradina e salt sulla riva del lago, con gli stivali che sollevavano sbuffi di sabbia. Lo raggiunse e lo butt a terra, abbracciandolo. - Simon - sussurr.
Sentiva il battito forte e regolare del suo cuore.
- Pensavo fossi morto - gli disse. - Ti ho visto cadere e... ho pensato fossi morto.
Simon si lasci stringere, appoggiandosi sulle mani. Si accorse che stava oscillando come una nave con una falla nella fiancata e cerc di non muoversi. Temeva che, se lo avesse fatto, sarebbe caduto. - Io sono gi morto.
- Lo so - ribatt Izzy. - Intendevo, pi morto del solito.
- Iz... - Sollev il viso davanti a quello di lei, che gli stava inginocchiata sopra, a cavalcioni, tenendogli le braccia attorno al collo. Non sembrava una posizione comoda. Simon si lasci cadere allindietro, trascinando gi anche lei. Picchi la schiena contro la sabbia fredda, con Isabelle addosso, e guard dentro i suoi grandi occhi neri. Era come se abbracciassero il cielo intero.
Isabelle gli tocc la fronte, meravigliata. - Il Marchio  sparito.
- Se lo  preso Raziel. In cambio della spada. - Fece un gesto per indicare larma. In lontananza, davanti al porticato della fattoria, vide due macchioline nere. Alec e Magnus. -  la spada dellArcangelo Michele. Si chiama Gloriosa.
- Simon... - gli baci la guancia. - Lo hai fatto. Hai parlato con lAngelo, hai ottenuto la spada!
Nel frattempo, Magnus e Alec si stavano incamminando verso il lago. Simon chiuse gli occhi, esausto. Isabelle era china sopra di lui, i suoi capelli gli solleticavano i lati del viso. - Non cercare di parlare. - Sapeva di lacrime. - Non sei pi dannato - gli sussurr. - Non lo sei pi.
Simon intrecci le dita con le sue. Si sentiva come se stesse fluttuando sopra un fiume cupo, le ombre che gli si richiudevano attorno. Solo la mano di Isabelle lo ancorava a terra. - Lo so.
capitolo 19
AMORE E SANGUE
Metodicamente, con precisione, Clary stava rivoltando la stanza di Jace. Era ancora in canottiera, ma si era messa un paio di jeans. Aveva i capelli raccolti in uno chignon disordinato, le unghie nere di polvere. Aveva frugato sotto il letto, in tutti i cassetti e gli armadi, si era infilata nel guardaroba e sotto la scrivania, aveva perquisito le tasche di tutti i vestiti in cerca di un altro stilo, ma non era riuscita a trovare niente.
Aveva detto a Sebastian che era molto stanca e sentiva il bisogno di andare di sopra a riposarsi un po. Lui le era sembrato distratto e le aveva fatto cenno di andare. Ogni volta che chiudeva gli occhi, le comparivano come in un flash immagini del viso di Jace: il modo in cui laveva guardata, tradita, come se non la conoscesse pi.
Ma non cera motivo di rimuginarci troppo sopra. Avrebbe potuto sedersi sul bordo del letto e piangere con la testa fra le mani, ripensando a quello che aveva fatto, ma non sarebbe servito a nessuno. Non arrendersi: lo doveva a Jace, a se stessa. Continuare a cercare. Se solo fosse riuscita a trovare uno stilo...
Stava sollevando il materasso dal letto, per cercare anche fra le molle, quando qualcuno buss alla porta.
Lasci cadere il materasso, non senza aver capito che anche l non cera niente. Strinse le mani a pugno, fece un respiro profondo, si avvicin a passo deciso alla porta e la spalanc.
Sulla soglia, Sebastian. Per la prima volta indossava qualcosa che non era bianco o nero. Certo, i pantaloni e gli stivali neri erano quelli di sempre, ma sopra portava una casacca di pelle rossa finemente intarsiata da rune doro e dargento, abbottonata sul davanti tramite una fila di alamari metallici. Portava, su entrambi i polsi, dei braccialetti di argento martellato e, al dito, lanello dei Morgenstern.
Clary lo guard stupita. - Rosso?
- Cerimoniale - rispose. - Per gli Shadowhunters i colori hanno significati diversi che per gli umani. - Pronunci la parola umani con disprezzo. - Conosci la vecchia filastrocca dei Nephilim, giusto?
Il Nero per cacciare quando il sole muore
Bianco  il colore per il lutto e il dolore
Oro per labito che la sposa ha indosso
E, per invocare lincantesimo, il rosso.
- Gli Shadowhunters si sposano in oro? - chiese Clary. Non che le interessasse particolarmente, ma stava cercando di mettersi tra la porta aperta e il muro per impedire a Sebastian di guardarle alle spalle e vedere il disastro che aveva combinato nella camera, altrimenti ordinatissima, di Jace.
- Mi dispiace di avere infranto il tuo sogno di un matrimonio in bianco. - Le sorrise. - A proposito, ti ho portato una cosa da mettere.
Tolse la mano da dietro la schiena e le porse un abito ripiegato. Clary lo prese e lo spieg: era una lunga, morbida striscia di tessuto scarlatto, illuminata da un particolare riflesso dorato, come il lembo di una fiamma. Anche le spalline erano dorate.
- Nostra madre lo indossava nelle cerimonie del Circolo, prima di tradire nostro padre - le disse. - Mettitelo. Voglio che stasera lo indossi tu.
- Stasera?
- Be, direi che non puoi andare alla cerimonia come sei vestita adesso. - La scrut partendo dai piedi nudi, risalendo lungo i jeans impolverati, fino alla canottiera incollata al corpo per il sudore.
- Laspetto che avrai stasera, limpressione che farai ai nostri nuovi accoliti,  importante. Mettitelo.
Clary era confusa. La cerimonia di stasera. I nostri nuovi accoliti. - Quanto tempo ho? Per preparami, intendo. - chiese.
- Forse unora - le disse. - Dobbiamo essere al Sito Sacro entro mezzanotte. Gli altri saranno gi l. Non starebbe bene arrivare in ritardo.
Unora. Col cuore che batteva allimpazzata, Clary butt labito sul letto, dove luccic come fosse di maglia metallica. Quando si volt, Sebastian era ancora sulla porta, con un mezzo sorriso in faccia, intenzionato ad aspettarla l mentre lei si cambiava.
Clary fece per chiudere la porta, ma lui la prese per il polso. - Stasera - le disse - mi chiamerai Jonathan. Jonathan Morgenstern, tuo fratello.
Un brivido le percorse tutto il corpo. Abbass lo sguardo, sperando che lui non ci vedesse dentro tutto lodio che provava. - Quello che vuoi.
Listante in cui se ne and, Clary prese uno dei giubbotti di pelle di Jace. Se lo mise, felice di sentire il suo profumo e di scaldarsi. Fece scivolare i piedi dentro le scarpe e usc in corridoio senza fare rumore, alla ricerca di uno stilo per tracciare una nuova runa del Silenzio. Al piano di sotto sentiva dellacqua scorrere e Sebastian che fischiettava stonato, ma ogni passo le rimbombava nelle orecchie come un colpo di cannone. Avanz furtiva, tenendosi vicina alla parete, finch non raggiunse la porta di Sebastian e vi si infil dentro.
Era buia, rischiarata appena dalle luci della citt che entravano dalle finestre con le tende aperte. Lambiente era un disastro, proprio come la prima volta che laveva vista. Cominci dallarmadio, pieno zeppo di vestiti costosi: camicie di seta, giacche di pelle, completi di Armani, scarpe Bruno Magli. Sul fondo, cera una camicia bianca, raggomitolata e macchiata di sangue abbastanza vecchio da essere diventato marrone.
Clary la guard per un lungo istante e poi richiuse larmadio.
A quel punto si dedic alla scrivania, aprendo i cassetti, cercando tra i fogli. Avrebbe preferito qualcosa di pi semplice, magari un bel quadernetto con sopra la scritta IL MIO PIANO MALEFICO, ma non fu cos fortunata. Cerano dozzine di fogli pieni di simboli numerici e alchemici, e persino un biglietto che iniziava con Mia bellissima, scritto nella calligrafia contorta di Sebastian. Clary si chiese per un istante chi potesse essere la bellissima in questione: non aveva mai pensato a lui come a qualcuno in grado di provare sentimenti romantici.
Poi fu la volta del comodino. Apr il cassetto, dentro il quale trov una mazzetta di banconote. In cima, qualcosa brill. Qualcosa di rotondo e metallico.
Lanello delle fate.
Mentre tornavano con il furgone a Brooklyn, Isabelle era seduta con un braccio attorno a Simon. Lui era esausto: la testa gli pulsava e sentiva fitte in tutto il corpo. Anche se, al lago, Magnus gli aveva restituito lanello, non era pi riuscito a comunicare con Clary. Peggio ancora, aveva fame. Gli piaceva che Isabelle fosse seduta cos vicina, con la mano appoggiata appena sopra lincavo del gomito, intenta a fargli il solletico e a lasciar scorrere di tanto in tanto le dita fino al polso. Ma quel suo odore, sangue misto a profumo, gli faceva brontolare lo stomaco.
Fuori cominciava a fare buio, il sole tardo autunnale in rapido declino che regalava sempre meno luce allinterno dellabitacolo. Le voci di Alec e di Magnus erano mormorii nellombra. Simon lasci che le palpebre gli calassero, vedendoci davanti la figura dellAngelo in tutta la sua luce accecante.
Simon! La voce di Clary gli esplose nella testa. Ci sei?
Un sussulto improvviso gli sfugg dalle labbra. Clary? Ero cos preoccupato...
Sebastian mi aveva preso lanello. Simon, potremmo non avere molto tempo. Te lo devo dire. Hanno unaltra Coppa Mortale, vogliono evocare Lilith e creare un esercito di Shadowhunters oscuri, con lo stesso potere dei Nephilim ma alleati del mondo dei demoni.
- Stai scherzando - disse Simon. Gli ci volle un istante prima di rendersi conto che lo aveva detto ad alta voce. Isabelle si mosse, Magnus si gir per guardarlo.
- Tutto bene l dietro, vampiro?
-  Clary - annunci Simon. Tutti lo guardarono con la stessa espressione sbalordita. - Sta cercando di parlarmi. - Si premette le mani contro le orecchie, scivolando allingi sul sedile per cercare di concentrarsi sulle parole che sentiva. Quando lo faranno?
Stasera. Fra poco. E non so esattamente dove siamo... Ma qui sono circa le dieci.
Allora sei circa cinque ore avanti rispetto a noi. Ti trovi in Europa?
Non ne ho idea. Sebastian ha parlato di un certo Settimo Sito Sacro. Non so cosa sia, ma ho trovato dei suoi appunti e a quanto pare  unantica tomba. Sembra una specie di porta, dalla quale si possono evocare i demoni.
Clary, io non ho mai sentito niente del genere...
Ma forse Magnus e gli altri s. Ti prego, Simon. Dillo a tutti, prima che puoi. Sebastian sta per resuscitare Lilith. Vuole la guerra, una guerra totale con gli Shadowhunters. Ci sono circa quaranta, cinquanta Nephilim pronti a seguirlo. E saranno presenti. Vuole ridurre in cenere il mondo intero. Simon, dobbiamo fare qualsiasi cosa per fermarlo!
Se le cose sono cos pericolose, Clary, te ne devi andare da l!
Sembrava stanca. Ci sto provando. Ma potrebbe essere troppo tardi.
Simon era tristemente consapevole che tutti gli altri passeggeri lo stavano fissando preoccupati. Non gli importava. La voce di Clary dentro la testa era come una corda lanciata da un burrone: se fosse riuscito ad afferrarne un capo, forse avrebbe potuto issare lei verso la salvezza, o almeno impedirle di precipitare.
Clary, ascoltami. Non sto a dirti come,  una storia troppo lunga, ma adesso abbiamo unarma. La si pu usare con Jace o con Sebastian senza fare male allaltro, e secondo... secondo la persona che ce lha data, potrebbe riuscire a dividerli.
Dividerli? E come?
Ha detto che brucerebbe via tutto il male di quello con cui la usiamo. Quindi suppongo che, se la usassimo per Sebastian, annullerebbe il legame, perch il legame  malvagio. Simon si sentiva pulsare la testa e sperava di apparire pi deciso di quanto non fosse. Non ne sono sicuro. Per  unarma molto potente, si chiama Gloriosa.
E la useresti con Sebastian? Li dividerebbe senza ucciderli?
Lidea sarebbe quella, s. Voglio dire, c la possibilit che distrugga Sebastian. Dipende se in lui  rimasto o no qualcosa di buono. Se non ricordo male, lAngelo ha detto qualcosa come pi dellInferno che del Paradiso...
LAngelo? Lapprensione di Clary si fece palpabile. Simon, che coshai...
La voce di lei si spezz e, a un tratto, Simon venne investito da un uragano di emozioni: stupore, rabbia, terrore. Dolore. Grid, mettendosi dritto a sedere.
Clary?
Ma ormai, nella testa, gli risuonava soltanto silenzio.
- Che  successo? - fece Isabelle. - Sta bene? Cosa sta facendo?
- Penso che abbiamo molto meno tempo di quanto pensassimo - concluse Simon con una voce ben pi calma di come si sentiva dentro. - Magnus, accosta il furgone. Dobbiamo parlare.
- Insomma - disse Sebastian, riempiendo la porta con tutta la sua figura e guardando fisso Clary. - Sarebbe un dj vu se ti chiedessi cosa stai facendo nella mia stanza, sorellina?
Clary deglut con la gola improvvisamente arida. La luce del corridoio splendeva intensa alle spalle di Sebastian, trasformandolo in una sagoma controluce. - Stavo cercando te? - azzard.
- Sei seduta sul mio letto - disse lui. - Pensavi che fossi sotto?
- Io...
Sebastian entr nella stanza. Ostentava sicurezza, come se sapesse qualcosa di cui lei era alloscuro. Qualcosa che nessuno sapeva. - E allora perch mi stavi cercando? E perch non ti sei cambiata per la cerimonia?
- Il vestito... non mi sta.
- Ma certo che s - ribatt Sebastian sedendosi sul letto accanto a Clary. Si gir per guardarla, la schiena rivolta verso i cuscini. - Tutti gli altri vestiti in quella camera ti andavano bene. Quindi dovrebbe essere cos anche per questo.
-  di seta e chiffon. Non si allarga.
- Sei uno scricciolo. Non c bisogno che si allarghi! - Le prese il polso destro e lei chiuse la mano, tentando disperatamente di nascondere lanello. - Guarda come ti stringo il polso con una mano.
Lei sentiva la sua pelle calda sopra la propria; era come se le pizzicasse i nervi. Ricord come il suo tocco, a Idris, lavesse bruciata come acido. - Il Settimo Sito Sacro - gli disse senza guardarlo. -  l che  andato Jace?
- S, lho mandato avanti. Sta gi predisponendo tutto per il nostro arrivo. Ci incontreremo l.
Il cuore le si spezz nel petto. - Non torna?
- Non prima della cerimonia. - Clary colse langolo rivolto allins del sorriso di Sebastian. - E va bene cos, perch rimarrebbe molto deluso se gli dicessi di questo... - Fece scivolare rapido la mano su quella di Clary, aprendole le dita. Lanello doro splendeva come un fuoco. - Pensi che non sappia riconoscere lopera delle fate? Pensi che la Regina sia cos stupida da mandarti a recuperare i suoi anelli senza sapere che li avresti tenuti per te? Lei voleva che tu lo portassi qui, dove io lo avrei trovato. - Le strapp via lanello con un sorrisetto beffardo.
- Eri in contatto con la Regina? - domand Clary. - E come?
- Proprio tramite questo anello - mormor lui, compiaciuto. Clary si ricord di quando la Regina le aveva detto, con la sua voce dolce e acuta: Jonathan Morgenstern potrebbe essere un potente alleato. Quello delle fate  un popolo antico. Non prendiamo decisioni affrettate. Prima aspettiamo di vedere in quale direzione soffia il vento. - Credi davvero che ti avrebbe lasciato mettere le mani su qualcosa capace di comunicare coi tuoi amichetti senza che lei potesse sentirvi? Da quando te lho preso, ho parlato con lei e lei con me. Sei stata una stupida a fidarti, sorellina. Alla Regina Seelie piace stare dalla parte di chi vince. E quella parte sar la nostra, Clary. La nostra. - Parlava con voce bassa e suadente. - Dimenticali, i tuoi amici Shadowhunters. Il tuo posto  con noi. Con me. Il tuo sangue rivendica potere, come il mio. Qualsiasi cosa abbia fatto tua madre per plagiarti la coscienza, tu sai ancora chi sei. Jocelyn ha preso soltanto decisioni sbagliate; si  alleata con il Conclave e contro la sua famiglia. Questa  la tua chance per rimediare al suo errore.
Clary cerc di liberare il braccio. - Lasciami andare, Sebastian. Dico sul serio.
Le mani di lui scivolarono dal polso verso lalto, circondandole lavambraccio. - Sei proprio uno scricciolo. Chi avrebbe mai detto che eri anche cos aggressiva? Specialmente a letto...
Clary salt in piedi, allontanandosi da lui di scatto. - Cos che hai detto?!
Anche lui si alz, gli angoli delle labbra rivolti allins. Era molto pi alto di lei, circa quanto lo era Jace. Le si avvicin, parlando con voce ruvida e profonda. - Tutto ci che marchia Jace, marchia anche me - le disse. - Anche le tue unghie. - Stava ridendo. - Otto graffi paralleli sulla schiena, sorellina. Stai dicendo che non sei stata tu a farli?
Clary si sent in testa unesplosione silenziosa, un fuoco dartificio di rabbia. Guard la faccia divertita di Sebastian e ripens a Jace e a Simon, alle parole appena scambiate con lui. Se la Regina era davvero in grado di ascoltare le loro conversazioni, forse sapeva gi della Gloriosa. Ma Sebastian no. Non ancora.
Gli rub lanello di mano e lo butt per terra. Sent Sebastian lanciare un grido, ma lei ci aveva gi messo un piede sopra. Lo sentiva cedere, loro che finiva in pezzi.
Lui la guard, incredulo, mentre spostava di nuovo il piede. - Tu...
Clary port allindietro la mano destra, la pi forte, e tir a Sebastian un pugno nello stomaco.
Lui era pi alto, pi robusto e pi forte di lei, ma Clary aveva sfruttato il fattore sorpresa. Sebastian si pieg su se stesso, tossendo, e Clary gli sfil lo stilo dalla cintura delle armi. E poi corse via.
Magnus sterz cos bruscamente che fece stridere i pneumatici. Isabelle lanci uno strillo. Si misero sulla corsia demergenza, allombra di un boschetto di alberi in parte senza foglie.
Un secondo dopo, tutti erano scesi dal furgone. Il sole stava tramontando e i fari del veicolo erano accesi, investendo tutti con un bagliore inquietante.
- Daccordo, vampiro - disse Magnus scuotendo la testa abbastanza da spargere glitter. - Cosa diavolo sta succedendo?
Alec si appoggi al furgone mentre Simon riportava la conversazione avuta con Clary il pi accuratamente possibile, prima di dimenticarsi qualcosa.
- Non ha detto niente su di lei e Jace, laggi? - gli chiese Isabelle a racconto terminato. Il bagliore giallastro dei fari le sbiancava il viso.
- No - rispose Simon. - Ah, Iz... Non credo che Jace se ne voglia andare. Vuole rimanere dov.
Isabelle incroci le braccia e abbass lo sguardo sugli stivali, i capelli neri che le svolazzavano davanti al viso.
- Cos questa storia del Settimo Sito Sacro? - intervenne Alec. - Conosco le sette meraviglie del mondo, ma non i sette siti sacri.
- Riguardano pi gli stregoni che i Nephilim - spieg Magnus. - Sono dei posti in cui convergono delle linee temporanee che formano una matrice: una specie di rete dentro la quale gli incantesimi magici si amplificano. Il settimo  un dolmen irlandese, a Poll na mBrn; il nome significa caverna dei dolori. Si trova in una zona molto brulla, disabitata, chiamata Burren. Ottimo posto per evocare un demone, se  grande. - Si tir uno spunzone di capelli. - Pessima notizia. Davvero pessima.
- Pensi che si possa fare? Creare... degli Shadowhunters oscuri? - gli chiese Simon.
- Tutto si basa su unalleanza, Simon. Lalleanza dei Nephilim  angelica, ma se fosse demoniaca, sarebbero comunque forti e potenti come lo sono adesso, ma si dedicherebbero alleliminazione del genere umano, anzich alla sua salvezza.
- Dobbiamo andare l - dichiar Isabelle. - Dobbiamo fermarli.
- Fermarlo, vuoi dire - la corresse Alec. - Dobbiamo fermare lui, Sebastian.
- Jace ora  suo alleato, devi accettarlo, Alec - gli disse Magnus. Aveva cominciato a scendere una pioggerella sottile, le cui gocce brillavano come oro al bagliore dei fari. - LIrlanda  cinque ore avanti. La cerimonia sar a mezzanotte. Qui sono le cinque, abbiamo unora e mezzo, due al massimo, per fermarli.
- E allora non stiamocene qui impalati. Andiamo! - esclam Isabelle, con una punta di panico nella voce. - Se vogliamo fermarlo...
- Iz, siamo soltanto in quattro - le ricord Alec. - Non sappiamo nemmeno con quanti nemici dovremo confrontarci...
Simon guard Magnus, che a sua volta guardava Alec e Isabelle litigare, con una singolare espressione di distacco sul viso. - Magnus - lo chiam. - Perch non andiamo alla fattoria e apriamo un portale? Avevi trasportato mezza Idris nella pianura di Brocelind.
- Volevo darvi abbastanza tempo per cambiare idea - rispose lo stregone, senza staccare gli occhi dal suo ragazzo.
- Ma possiamo aprire un portale da l. Cio, tu potresti aiutarci a farlo - insist Simon.
- Gi - fece laltro. - Ma, come dice Alec, non sappiamo cosa ci aspetta. Io sono uno stregone abbastanza potente, ma Jonathan Morgenstern non  uno Shadowhunter qualsiasi, e nemmeno Jace lo , se  per quello. E se riuscissero a evocare Lilith... Sarebbe molto pi debole di prima, ma pur sempre Lilith.
- Ma lei  morta - intervenne Isabelle. - Simon lha uccisa.
- I Demoni Superiori non muoiono - disse Magnus. - Simon... lha spedita, a brandelli, nello spazio fra i mondi. Ci vorr molto tempo prima che si riformi, rester debole per anni. A meno che Sebastian non la evochi di nuovo... - Si pass una mano fra le punte umide dei capelli.
- Abbiamo la spada - ribatt Isabelle. - Possiamo sconfiggere Sebastian. Abbiamo Magnus, Simon...
- Non sappiamo nemmeno se la spada funzioner - puntualizz Alec. - E non ci servir a molto, se non riusciamo a raggiungere Sebastian. E poi Simon non  pi Mister Indistruttibile. Pu essere ucciso, come noi.
Tutti gli occhi puntarono su Simon. - Dobbiamo provare - disse lui. - Sentite,  vero, non sappiamo in quanti saranno. E abbiamo poco tempo. Poco ma abbastanza, se usiamo un portale, per trovare dei rinforzi.
- Rinforzi dove, scusa? - chiese Isabelle.
- Io torno a casa, da Maia e Jordan - disse Simon, con la mente che passava in rassegna tutte le possibilit. - Vediamo se Jordan riesce a ottenere qualche tipo di sostegno da parte del Praetor Lupus. Magnus, tu vai alla stazione di polizia e cerca di reclutare tutti i membri del branco disponibili. Isabelle e Alec...
- Ci stai dividendo? - volle sapere Isabelle, alzando il tono di voce. - Cosa ne dici dei messaggi di fuoco, o...
- Nessuno crederebbe a un messaggio di fuoco per una cosa del genere - replic Magnus. - E poi quelli sono per gli Shadowhunters. Vuoi davvero comunicare questa informazione al Conclave via messaggio di fuoco, invece di andare allIstituto di persona?
- Daccordo. - Isabelle si port sul fianco del furgone. Apr la portiera con forza, ma non sal: mise dentro una mano ed estrasse la Gloriosa. Larma brill alla debole luce come un fulmine nero, le parole incise sulla lama che tremolavano davanti ai fari dellauto: Quis ut Deus?
La pioggia iniziava a incollare la chioma corvina di Isabelle al suo collo; mentre tornava verso il gruppo, la ragazza aveva unaria davvero temibile. - Allora dobbiamo lasciare qui il furgone. Ci dividiamo, ma ci ritroviamo allIstituto fra unora. E a quel punto si parte, chi c, c. - Incroci lo sguardo di ognuno dei suoi compagni, uno dopo laltro, sfidandoli a contraddirla. - Simon, prendi questa.
Gli porse la Gloriosa dalla parte dellelsa.
- Io? - Simon era perplesso. - Ma io non... non ho mai usato una spada prima dora!
- Lhai chiesta tu - gli fece notare Isabelle, i grandi occhi scuri lucidi sotto la pioggia. - LAngelo lha data a te, Simon, e sarai tu a tenerla.
Clary si precipit in fondo al corridoio e calpest rumorosamente i gradini, scendendo di corsa al piano di sotto, verso il punto della parete in cui, come le aveva detto Jace, cera lunico modo di entrare e uscire dallappartamento.
Non si era illusa di poter fuggire, ma le servivano pochi istanti per fare quello che doveva essere fatto. Sent gli stivali di Sebastian battere forte sulla scala di vetro dietro di lei e acceler ulteriormente, rischiando di schiantarsi contro il muro. Prima ci piant contro lo stilo, disegnando freneticamente uno schema semplice come una croce e nuovo al mondo come...
Il pugno di Sebastian si chiuse dietro alla sua giacca, tirandola allindietro e facendole volare di mano lo stilo. Trasal quando lui la sollev di peso e la lanci contro il muro, lasciandola senza fiato. Sebastian guard il marchio che Clary aveva appena tracciato sulla parete e le labbra gli si contorsero in un ghigno crudele.
- La runa di Apertura? - disse. Le si avvicin e le sibil allorecchio: - E non lhai nemmeno finita. Non che conti qualcosa. Pensi davvero che esista un posto sulla Terra dove potresti andare senza che io riesca a trovarti?
Clary gli rispose con un insulto che, se detto alla St. Xavier, lavrebbe fatta buttare fuori di classe. Quando lui cominci a ridere, lei sollev una mano e gli diede una sberla in faccia cos forte da sentirsi pungere le dita. Colto alla sprovvista, Sebastian moll la presa su di lei, che ne approfitt per scappare via e scavalcare il tavolo per raggiungere la camera da letto del piano inferiore, che aveva la porta con la serratura...
Ma lui le stava gi di fronte: la prese per il bavero della giacca e la fece girare. Clary non toccava pi terra e sarebbe caduta se lui non lavesse tenuta ferma contro il muro con tutto il corpo, le braccia lungo i fianchi, creandole attorno una gabbia.
Aveva un sorriso diabolico. Il ragazzo elegante che laveva portata a passeggio lungo la Senna, che si era fermato per bere una cioccolata calda e aveva parlato dei loro legami di sangue, era sparito. Sebastian aveva gli occhi completamente neri, senza pupille, profondi come tunnel. - Cos che non va, sorellina? Sembri turbata.
Lei riusciva a stento a respirare. - Mi sono scheggiata... lo... smalto, schiaffeggiando la tua... faccia schifosa. Vedi? - Gli mostr un dito, uno soltanto.
- Carino - disse lui con una smorfia. - Sai perch sapevo che ci avresti traditi? Che non avresti resistito? Perch tu mi assomigli troppo.
Le premette pi forte la schiena contro il muro. Clary sentiva il petto di lui salire e scendere contro il suo. Il corpo di Sebastian era come una prigione attorno al suo, la teneva immobile. Davanti agli occhi aveva la linea netta e diritta delle sue clavicole. - Io con te non centro per niente. Lasciami andare...
- Tu con me centri per tutto - le ringhi nellorecchio. - Sei uninfiltrata. Hai finto amicizia, hai finto affetto.
- Non ho mai avuto bisogno di fingere affetto per Jace.
A quelle parole, Clary vide qualcosa brillare nello sguardo di Sebastian, una gelosia oscura, e non sapeva nemmeno di cosa potesse essere geloso. Lui le mise le labbra sulla guancia, abbastanza vicine da fargliele sentire mentre le muoveva quando parlava. - Tu ci hai fottuto - le mormor. Le stringeva una mano attorno al braccio sinistro come una morsa; poi cominci a farla scivolare lentamente verso il basso. - Anzi, con Jace lhai fatto letteralmente...
Clary non pot far altro che cercare di allontanarsi. Lo sent inspirare di colpo. - Allora  vero - le disse. - Sei andata a letto con Jace. - Era come se si sentisse tradito.
- Non sono affari tuoi.
Sebastian allora le prese il viso, girandolo verso di s, piantandole le dita nel mento. - Non puoi scopare qualcuno per farlo diventare buono. Bella mossa senza cuore, comunque. - La sua bocca delicata si tese in un freddo sorriso. - Sai che non si ricorda niente, vero? Ti ha fatto divertire, almeno? Perch io lavrei fatto.
Clary si sent salire la bile in gola. - Tu sei mio fratello.
- Parole che, almeno in questo caso, non significano niente. Noi non siamo umani. Le loro regole non ci riguardano. Stupide regole su come pu mischiarsi il DNA! Che ipocrisia, davvero, se ci pensi. I sovrani dellantico Egitto si sposavano tra fratelli, sai? Anche Cleopatra lo fece. Rafforza la linea di discendenza.
Clary lo guard disgustata. - Gi lo sapevo che eri pazzo - gli disse, - ma non avevo capito che eri totalmente, assurdamente uscito fuori da quella cavolo di testa.
- Oh, non c niente di assurdo. Con chi dovremmo stare, se non luno con laltra?
- Jace - rispose lei. - Il mio posto  con Jace.
Sebastian sbuff. - Te lo puoi anche tenere.
- Pensavo che avessi bisogno di lui.
- S. Ma non per il tuo stesso motivo. - Le afferr di colpo la vita con le mani. - Possiamo dividercelo. Non mi importa quello che fate. Purch tu sappia che appartieni a me.
Clary sollev le mani con lintento di spingerlo via. - Io non ti appartengo. Io appartengo a me stessa.
Lo sguardo negli occhi di lui la impietr. - Potresti fare di meglio - le disse premendo la bocca sulla sua, con forza.
Per un istante era tornata a Idris, di fronte alla tenuta dei Fairchild, quando Sebastian laveva baciata e laveva fatta sentire come se stesse precipitando nelle tenebre, in un tunnel senza fine. Ai tempi aveva pensato di avere qualcosa che non andava. Di non poter baciare nessuno che non fosse Jace. Di essere lei quella strana.
Ora invece aveva capito. La bocca di Sebastian si muoveva sopra la sua, dura e fredda come lo squarcio di un rasoio nelle tenebre. Si mise in punta di piedi e, con violenza, gli morse il labbro.
Lui grid e si allontan di scatto, portandosi una mano alla bocca. Sentiva il sapore del sangue, rame amaro: gli col gi per il mento mentre la fissava con occhi increduli. - Tu...
Clary si gir e gli diede un calcione nello stomaco, sperando gli facesse ancora male per il pugno di prima. Quando Sebastian si pieg su se stesso, gli pass di fianco a tutta velocit, correndo verso le scale. Era quasi arrivata quando sent che lui la afferrava per il colletto. La fece roteare come fosse una mazza da baseball e la scagli contro la parete. Lo scontro fu cos violento che la fece cadere sulle ginocchia, completamente senza fiato.
Sebastian and di nuovo allassalto, le mani piegate lungo i fianchi e gli occhi neri che rilucevano come quelli di uno squalo. Aveva un aspetto terrificante: Clary sapeva che sarebbe stato normale avere paura, ma sent dentro di s un freddo distacco. Era come se il tempo si fosse fermato. Ricord il combattimento dal rigattiere di Praga, come era sparita nel suo mondo dove ogni movimento era preciso come quello di un orologio. Sebastian si chin per afferrarla, e lei salt verso lalto, staccandosi da terra, distendendo le gambe di lato e colpendolo cos forte alle gambe da fargli perdere lequilibrio.
Lui cadde in avanti e lei rotol via, rimettendosi in piedi con un balzo. Questa volta non si prese nemmeno la briga di correre. Prefer afferrare il vaso di porcellana che cera sul tavolo e, appena Sebastian fu in piedi, glielo tir in testa. Il soprammobile and in frantumi, spruzzando acqua mista a foglie, e Sebastian barcoll allindietro, col sangue che gli sbocciava tra i capelli bianco-argento.
Ringhi e le salt addosso. Fu come essere colpiti da una palla da demolizione. Clary vol allindietro, sfondando il tavolo di vetro, e atterr sul pavimento in unesplosione di schegge e dolore. Lanci un urlo, mentre Sebastian le cadeva sopra, premendole il corpo contro i vetri rotti, le labbra ritratte come una belva. Prese lo slancio, abbass un braccio e le colp il viso. Il sangue la accec; il suo sapore in bocca la soffoc, mentre il sale le pungeva gli occhi. Sollev di scatto un ginocchio, colpendo Sebastian allo stomaco, ma era come prendere a calci un muro. Lui le afferr le mani, costringendola a portarle lungo i fianchi.
- Clary, Clary, Clary - le disse. Ansimava. Almeno era riuscita a fargli venire il fiatone... Il sangue gli colava in un lento rivolo da una ferita al lato della testa, tingendogli i capelli di rosso. - Non male. A Idris non eri una grande combattente...
- Togliti...
Le avvicin il viso e fece saettare la lingua in fuori. Lei cerc di divincolarsi, ma non riusc a muoversi abbastanza in fretta: lui le stava gi leccando il sangue dalla guancia, sorridendo. Ma sorridere gli lacer un labbro, e sul mento col ancora pi sangue. - Mi hai chiesto a chi appartengo - le sussurr. - Io appartengo a te. Il tuo sangue  il mio sangue, le tue ossa sono le mie ossa. La prima volta che mi hai visto, avevo unaria familiare, vero? Come tu lavevi per me...
Clary rimase a bocca aperta. - Tu sei pazzo.
- Sta scritto nella Bibbia - le disse. - Tu mi hai rapito il cuore, o mia sorella, sposa mia; tu mi hai rapito il cuore con un solo sguardo dei tuoi occhi, con uno solo dei monili del tuo collo. - Le sfior la gola con le dita, infilandole poi nella catenina che reggeva lanello dei Morgenstern. Clary si chiese se le avrebbe sfondato la trachea. - Io dormo, ma il mio cuore veglia:  il mio diletto che bussa. Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, mia perfetta. - Il sangue di lui le stava colando sulla faccia. Si mantenne immobile, il corpo che le tremava per lo sforzo, mentre la mano di Sebastian le scivolava dalla gola, lungo il collo, gi fino alla vita. Le infil le dita dentro il bordo dei jeans. Aveva la pelle calda, bollente: sentiva che la voleva.
- Tu non mi ami - gli disse Clary. Aveva parlato con un filo di voce; lui le stava schiacciando fuori tutta laria dai polmoni. Ricord quello che aveva detto sua madre, cio che ogni emozione mostrata da Sebastian era finzione. Tutto sommato, lei riusciva ancora a pensare con la massima lucidit: in silenzio, ringrazi leccitazione da battaglia per aver fatto quello che doveva fare e per averla aiutata a mantenere la concentrazione, mentre Sebastian la nauseava con il suo tocco.
- E a te non importa il fatto che io sono tuo fratello - le rispose lui. - So quello che provavi per Jace, anche quando pensavi che fosse tuo fratello. Tu non puoi mentirmi.
- Jace  molto meglio di te.
- Nessuno  meglio di me. - Sorrise, tutto sangue e denti bianchi. - Giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa, giardino chiuso, fontana sigillata. Ma non pi, vero? A quello ci ha pensato Jace. - Mentre lui armeggiava con il bottone dei suoi jeans, Clary ne approfitt per raccogliere da terra una scheggia di vetro triangolare. La strinse e conficc il bordo frastagliato nella spalla di Sebastian.
Il vetro le scivol sulle dita, lacerandole. Lui url e si allontan, ma pi per la sorpresa che per il dolore; la divisa lo proteggeva. Clary torn a colpire con il vetro, questa volta nella coscia, e, quando lui arretr, gli piant il gomito dellaltro braccio nella gola. Sebastian cadde di lato, tossendo, e Clary rotol, bloccandolo sotto di s, mentre gli estraeva la scheggia di vetro dalla gamba. La abbass verso la vena pulsante del collo... e si ferm.
Sebastian stava ridendo. Era sotto di lei e rideva, una risata che le vibrava in tutto il corpo. Aveva la pelle coperta di sangue: quello di Clary che gli colava addosso, il proprio nei punti dove lei lo aveva ferito, i capelli color platino completamente impiastricciati. Sebastian lasci cadere le braccia ai lati, allargate come ali. Ali di un angelo infranto, caduto dal cielo.
Disse: - Uccidimi, sorellina. Uccidimi, e ucciderai anche Jace.
Lei lasci cadere la scheggia di vetro.
capitolo 20
UNA PORTA NEL BUIO
Clary url in preda alla pi totale frustrazione mentre la scheggia di vetro si andava a piantare nel pavimento di legno, a pochi centimetri dalla gola di Sebastian.
Lo sent ridere sotto di s. - Non puoi farlo - le disse. - Non puoi uccidermi.
- Tu puoi andare allInferno - gli ringhi contro. -  Jace che non posso uccidere.
- Stessa cosa - ribatt lui e, mettendosi a sedere cos in fretta che a malapena Clary lo vide muoversi, la colp in faccia con una forza tale da farla slittare sul pavimento cosparso di schegge. La scivolata si interruppe contro il muro, dove Clary si sent soffocare e toss sangue. Si nascose la testa dietro lavambraccio, il sapore e lodore del proprio sangue ovunque, metallico e nauseante. Un secondo dopo, la mano di Sebastian aveva gi impugnato la sua giacca e la stava tirando in piedi.
Non si oppose. Che senso aveva? Perch lottare contro una persona che cercava di ucciderti e sapeva che tu non volevi fare lo stesso con lei, nemmeno ferirla seriamente? Avrebbe vinto comunque. Rimase immobile, mentre lui la esaminava. - Poteva andare peggio - le disse. - Sembra che la giacca ti abbia protetto da danni veri.
Danni veri? Si sentiva come se il proprio corpo fosse stato fatto a pezzi da tanti coltellini. Lo guard minacciosa, mentre lui la sollevava e la prendeva fra le braccia. Era come a Parigi, quando laveva sottratta allattacco dei demoni Dahak, ma allora si era sentita, se non proprio riconoscente, per lo meno confusa. Adesso invece scoppiava di odio, odio profondo. Mantenne il corpo in tensione mentre lui la portava su per le scale, gli stivali che risuonavano sui gradini. Stava cercando di dimenticare che la stava toccando, che le stava tenendo un braccio sotto le cosce e le mani possessive sulla schiena.
Lo uccider, pensava. Trover un modo e lo uccider. Sebastian entr in camera di Jace e la scaric sul pavimento. Lei indietreggi barcollando, ma lui la prese e le strapp la giacca di dosso. Sotto Clary indossava soltanto una maglietta, ridotta a un colabrodo come se lavesse strofinata con una grattugia, macchiata dappertutto di sangue.
Sebastian fece un fischio.
- Sei messa male, sorellina - le disse. - Forse  meglio se vai in bagno a lavarti via un po di quel sangue.
- No - si oppose lei. - Lascia che mi vedano cos. Lascia che vedano cosa hai dovuto fare per costringermi a venire con te.
Sebastian fece scattare la mano e le prese il mento, sollevandole il viso. Si guardavano a pochi centimetri di distanza. Clary avrebbe voluto chiudere gli occhi, ma si rifiut di dargli quella soddisfazione. Lo fiss, i cerchi dargento dentro agli occhi neri, il sangue sul labbro dove lo aveva morso. - Tu appartieni a me - disse lui, di nuovo. - E ti avr al mio fianco, anche se dovr obbligarti a esserci.
- Perch? - gli chiese Clary, la rabbia amara sulla lingua quanto il sapore del sangue. - Cosa ti importa? So che non puoi uccidere Jace, ma potresti uccidere me. Perch non lo fai e basta?
Solo per un istante, gli occhi di Sebastian si fecero distanti, vitrei, come se stesse vedendo qualcosa di invisibile a lei. - Questo mondo verr consumato dalle fiamme dellInferno - disse. - Ma io porter te e Jace al sicuro attraverso di esse, se solo farete quello che voglio.  una grazia che non estendo a nessun altro. Non capisci quanto sei stupida a rifiutarla?
- Jonathan - gli disse. - Non capisci che  impossibile chiedermi ti combattere al tuo fianco se tu vuoi ridurre il mondo in cenere?
Gli occhi di lui le fissarono intensamente il viso. - Ma perch? - Il suo tono era quasi lamentoso. - Perch questo mondo  cos prezioso, per te? Lo sai che ce ne sono altri. - Il suo sangue sulla pelle diafana spiccava di un rosso intenso. - Dimmi che mi ami. Dimmi che mi ami e che combatterai con me.
- Io non ti amer mai. Ti sbagliavi quando dicevi che abbiamo lo stesso sangue. Il tuo  veleno, veleno di demone. - Pronunci le ultime parole con disprezzo.
Lui si limit a sorridere, mentre gli occhi gli brillavano di un bagliore cupo. Clary sent qualcosa bruciarle sulla parte superiore del braccio e fece un salto prima di accorgersi che era uno stilo. Lui le stava tracciando un iratze sulla pelle. Anche se il dolore si attenuava, lei continuava a odiarlo. Sentiva il braccialetto di Sebastian risuonargli contro il polso mentre lui muoveva la mano con perizia per completare la runa.
- Sapevo che mentivi - gli disse Clary allimprovviso.
- Io mento spesso, piccola - fu la sua risposta. - A cosa ti riferisci, in particolare?
- Il braccialetto. Acheronta movebo. Non significa Mi muover contro i tiranni. Questa  una citazione di Virgilio. Flectere si nequeo superos, Acheronta movebo. Se non posso muovere i celesti, muover gli inferi.
- Il tuo latino  meglio di quanto pensassi.
- Imparo in fretta.
- Non abbastanza. - Le lasci il mento. - Ora vai in bagno e datti una ripulita - le ordin dandole una spinta. Poi prese dal letto il vestito da cerimonia di sua madre e glielo butt fra le braccia. - Il tempo stringe e la mia pazienza si sta esaurendo. Se non sei qui fra dieci minuti, vengo a prenderti. E, credimi, non ti piacer.
- Sto morendo di fame - disse Maia. - Mi sento come se non mangiassi da giorni! - Apr la porta del frigorifero e ci sbirci dentro. - Oh, no...
Jordan la tir indietro, avvolgendola fra le sue braccia e strofinandole il naso sulla nuca. - Possiamo ordinare qualcosa. Pizza, cucina thailandese, messicana, tutto quello che vuoi. Purch non costi pi di venticinque dollari.
Lei si gir fra le sue braccia, ridendo. Indossava una delle sue camicie; era un po grande persino per lui, e a lei arrivava quasi alle ginocchia. Si era raccolta i capelli in una crocchia dietro al collo. - Spendaccione - gli disse.
- Per te questo e altro. - La sollev per la vita e la mise su uno degli sgabelli della cucina. - Potresti mangiare un taco. - La baci. Le labbra di lui erano dolci, con un leggero sapore di menta, per il dentifricio. Maia sent la scossa che le provocava il contatto con la pelle di lui: cominciava alla base della spina dorsale e si diffondeva in tutti i nervi.
Ridacchi contro la sua bocca, mettendogli le braccia al collo. A un tratto, uno squillo acuto interruppe il mormorio del suo sangue e Jordan si mise a rovistare dietro di s alla ricerca del telefono. Quando lo trov, aveva smesso di suonare, ma lo prese comunque, corrugando la fronte. -  il Praetor.
Il Praetor non chiamava mai, o almeno lo faceva di rado. Solo quando cera qualcosa di importanza capitale. Maia fece un sospiro e si appoggi allindietro sul bancone. - Richiamali.
Lui annu, mentre gi si stava portando il telefono allorecchio. La voce di Jordan era un mormorio sommesso che le risuonava nel profondo della mente mentre saltava gi dallo sgabello e andava davanti al frigo, dove erano attaccati i menu del cibo dasporto. Li scartabell finch non trov quello del ristorante thailandese che le piaceva. Si gir tenendolo in mano.
Jordan ora era in piedi al centro del salotto, il volto bianchissimo, il telefono dimenticato nella mano. Maia sent allaltro capo una voce metallica, distante, che pronunciava il nome di Jordan.
Maia lasci cadere il menu e corse da Jordan. Gli tolse il telefono di mano, interruppe la comunicazione e lo appoggi sul bancone. - Jordan? Che cosa  successo?
- Il mio compagno di stanza... Nick... Ti ricordi? - disse con sguardo incredulo. - Non lhai mai incontrato, ma...
- Ho visto le sue foto - disse Maia. -  successo qualcosa?
-  morto.
- Come?
- Sgozzato, completamente dissanguato. Pensano che abbia individuato il soggetto a lui assegnato e che questo lo abbia ucciso.
- Maureen? - Maia era scioccata. - Ma era soltanto una ragazzina...
- Adesso  un vampiro - Jordan fece un respiro profondo. - Maia... - Lei lo stava guardando. Gli occhi di Jordan erano vitrei, i capelli arruffati. Dentro le sorse allimprovviso il panico. Baciarsi, toccarsi e persino fare sesso erano una cosa; consolare una persona colpita da un lutto, unaltra. Richiedeva impegno. Affetto. Desiderio di alleviare il suo dolore e, allo stesso tempo, gratitudine verso Dio perch quella cosa brutta non era successa a lei.
- Jordan - disse piano, mettendosi sulle punte dei piedi e abbracciandolo. - Mi dispiace.
Il cuore di Jordan batteva forte contro il suo. - Nick aveva solo diciassette anni.
- Era uno dei Praetor, come te - gli sussurr. - Sapeva che era pericoloso. E tu ne hai solo diciotto. - Jordan strinse la presa su di lei ma non disse nulla. - Jordan. Io ti amo. Ti amo e mi dispiace.
Lo sent irrigidirsi. Era la prima volta che gli diceva quelle parole da poche settimane prima di essere stata morsa. Jordan trattenne il respiro, poi lo rilasci, espirando sonoramente.
- Maia - sospir. E poi, inaspettatamente, prima di poter aggiungere altro, il telefono di lei squill.
- Non importa - disse. - Non rispondo.
Jordan la lasci andare, il viso tenero, attonito per il dolore e lo stupore. - No - disse, - potrebbe essere importante. Fai pure.
Maia fece un sospiro e and verso il bancone. Il telefono smise di suonare quando lo raggiunse, ma sullo schermo comparve un messaggio. Sent i muscoli dello stomaco contrarsi.
- Cosa c? - chiese Jordan, come se avesse percepito la sua tensione improvvisa. Forse lo aveva fatto davvero.
- 911, emergenza. - Lei lo guard, col telefono in mano. - Chiamata alle armi. Arrivata a ogni membro del branco. Da parte di Luke... e di Magnus. Dobbiamo andare immediatamente.
Clary era seduta sul pavimento del bagno di Jace, la schiena contro le piastrelle della vasca, le gambe allungate davanti a s. Si era ripulita il viso e il corpo dal sangue, per poi sciacquarsi i capelli insanguinati nel lavandino. Indossava labito da cerimonia di sua madre, sollevato fino allaltezza delle cosce, e il pavimento era freddo contro i piedi e i polpacci nudi.
Si guard le mani. Avrebbero dovuto essere diverse, pens. Ma erano le stesse che aveva sempre avuto: dita sottili, unghie squadrate (non le tieni lunghe, se sei unartista) e lentiggini sulle nocche. Anche il viso era il solito. Tutto, in lei, era come sempre. Soltanto lei stessa non lo era pi. Quegli ultimi giorni lavevano cambiata in un modo che ancora non riusciva a comprendere appieno.
Si alz in piedi e si guard allo specchio. Era pallida, tra i colori del fuoco dei capelli e del vestito. I lividi le decoravano spalle e collo.
- Ti stai rimirando? - Non aveva sentito Sebastian aprire la porta, ma eccolo l, con quel ghigno insopportabile di sempre, appoggiato allo stipite della porta. Indossava un tipo di divisa che non aveva mai visto: il consueto materiale robusto, ma di un colore scarlatto come sangue fresco. Aveva inoltre aggiunto un accessorio: una balestra. La teneva con noncuranza in una sola mano, anche se doveva essere davvero pesante. - Stai benissimo, sorella. La compagna giusta per me.
Lei si mangi le parole col sapore del sangue che ancora le indugiava in bocca e cammin verso di lui. Mentre cercava di oltrepassarlo, premendosi contro la cornice della porta, Sebastian la prese per un braccio. La mano le scivol sopra la spalla nuda. - Bene - le disse. - Vedo che qui non sei marchiata. Odio quando le donne si rovinano la pelle con le cicatrici. Lascia i marchi a gambe e braccia.
- Preferirei che non mi toccassi.
Lui sbuff e alz la balestra con un gesto veloce. Sopra cera una freccia, pronta a colpire. - Cammina - le disse. - Io ti sto dietro.
Le ci volle fino allultimo briciolo di forza che aveva per non scappare. Si gir e cammin verso la porta, avvertendo un bruciore fra le scapole, dove si immaginava fosse puntata la freccia della balestra. Proseguirono cos anche gi per le scale e attraverso cucina e salotto. Sebastian fece una smorfia alla vista della runa che Clary aveva tracciato sulla parete; mise una mano davanti a lei e fece comparire una porta. Si apr da sola, dando su un quadrato di tenebra.
La balestra pungol Clary con forza nella schiena. - Muoviti.
Lei fece un respiro profondo, e avanz nel buio.
Alec premette lintera mano sul bottone del piccolo ascensore a gabbia e si abbandon con le spalle al muro. - Quanto tempo abbiamo?
Isabelle controll lo schermo luminoso del suo cellulare. - Circa quaranta minuti.
Mentre lascensore cigolava verso lalto, la ragazza lanci unocchiata furtiva al fratello. Lui aveva laria stanca, con semicerchi bluastri sotto gli occhi. Malgrado forza e altezza, Alec, coi suoi occhi azzurri e i suoi soffici capelli neri che gli arrivavano fin quasi al collo, sembrava pi fragile di quanto non fosse. - Sto bene - le disse, rispondendo alla tacita domanda di Isabelle. - Sei lunica che avr dei problemi per essere rimasta via da casa. Io ho compiuto diciotto anni, posso fare quello che mi pare.
- Ho mandato un messaggio alla mamma tutte le sere, dicendole che ero con te e con Magnus - rispose lei quando lascensore si ferm. - Non  che non sapesse dove fossi. Quanto a Magnus...
Alec allung un braccio davanti alla sorella e apr la porta interna dellascensore. - Cosa?
- Tutto bene, fra voi? Cio, andate daccordo e tutto quanto?
Alec le lanci uno sguardo incredulo mentre lei usciva sul pianerottolo. - Sta per andare tutto quanto a ramengo e tu vuoi sapere come va la mia storia con Magnus?
- Mi sono sempre chiesta cosa volesse dire quellespressione... - disse Isabelle, pensierosa, seguendo a passi rapidi il fratello lungo il corridoio. Alec aveva gambe lunghe, molto lunghe e, bench pure lei fosse veloce, certe volte era difficile stargli dietro. - Perch a ramengo? Che vuol dire? E, se  un posto, cosa ci sar?
Alec, che era stato parabatai di Jace abbastanza a lungo da aver imparato a ignorare le conversazioni che rischiavano di partire per la tangente, disse: - Io e Magnus andiamo bene, credo.
- Oh-oh - fece Isabelle. - Bene, credo? Lo so che cosa intendi, quando dici cos. Che cosa  successo? Avete litigato?
Mentre camminavano veloci, Alec tamburellava le dita contro la parete, segnale inconfondibile di nervosismo. - Smettila di intrometterti nella mia vita privata, Iz. E tu, invece? Perch tu e Simon non state insieme?  ovvio che lui ti piace.
Isabelle fece un verso di sorpresa. - Io non sono ovvia!
- E invece s - ribatt Alec, come se la cosa, ora che ci pensava, sorprendesse anche lui. - Lo guardi con certi occhioni trasognati... E poi, come sei impazzita, al lago, quando  comparso lAngelo...
- Pensavo che Simon fosse morto!
- Pi morto, vuoi dire? - ribatt Alec bruscamente. Vedendo lespressione sul viso di sua sorella, scroll le spalle. - Ascolta, se ti piace, bene. Solo che non capisco perch non vi frequentate ufficialmente.
- Perch io non piaccio a lui.
- Certo che s, invece. Non esiste un ragazzo a cui tu non piaci.
- Scusami, eh, ma credo che il tuo sia un giudizio un po di parte...
- Isabelle - disse lui, e ora nella sua voce cera gentilezza, il tono che Isabelle normalmente attribuiva a suo fratello: affetto misto a esasperazione. - Tu lo sai di essere stupenda. I ragazzi ti danno la caccia da... da sempre. Perch Simon dovrebbe essere diverso?
Lei fece spallucce. - Non lo so. Per  cos. Penso che il coltello dalla parte del manico labbia lui. Sa cosa provo. Ma non credo che abbia fretta di fare qualcosa, in proposito...
- Per non ha altre storie in giro.
- Lo so, ma...  sempre stato cos. Clary...
- Credi che sia ancora innamorato di lei?
Isabelle si mordicchi un labbro. - Io credo... no, non proprio. Lei  lunica cosa che gli resta della sua vita umana, non pu perderla. E finch sar cos, non so se c spazio per me.
Erano quasi arrivati in biblioteca. Alec lanci a Isabelle uno sguardo in tralice, da sotto le lunghe ciglia. - Ma sono soltanto amici...
- Alec - Isabelle alz una mano, facendo segno al fratello di tacere. Dalla biblioteca provenivano delle voci, la prima stridula e immediatamente identificabile con quella della loro madre:
- Cosa vuol dire scomparsa?
- Nessuno la vede da due giorni - disse unaltra voce femminile, pacata, in un leggero tono di scuse. - Vive sola, perci non si sa con certezza, ma abbiamo pensato, dato che conosci suo fratello...
Senza aspettare oltre, Alec apr a braccio teso la porta della libreria. Isabelle gli pass davanti e vide sua madre seduta dietro limponente scrivania di mogano al centro della stanza. Davanti a lei, in piedi, due figure familiari: Aline Penhallow, con indosso la divisa, e accanto a lei Helen Blackthorn, coi capelli ricci scompigliati. Si voltarono entrambe, sorprese, sentendo la porta aprirsi. Helen era pallida sotto le lentiggini; la divisa che anche lei indossava, poi, la faceva sembrare ancora pi esangue.
- Isabelle! - esclam Maryse alzandosi in piedi. - Alexander. Che cosa  successo?
Aline prese la mano di Helen. Due anelli dargento luccicarono sulle loro dita: quello dei Penhallow, col caratteristico disegno di montagne, su quelle di Helen; le spine intrecciate della famiglia Blackthorn su quelle di Aline. Isabelle sent che le sue sopracciglia si stavano sollevando. Scambiarsi gli anelli di famiglia era una cosa seria. - Se siamo di troppo, possiamo andarcene... - fece Aline.
- No, restate - chiese Izzy, andando verso di loro. - Potremmo avere bisogno di voi.
Maryse si sistem sulla sedia. - E dunque i miei figli mi degnano della loro presenza. Dove siete stati? - chiese.
- Te lho detto - rispose Isabelle. - Eravamo da Magnus.
- E come mai? - incalz Maryse. - Non lo sto chiedendo a te, Alexander. Lo sto chiedendo a mia figlia.
- Perch il Conclave ha smesso di cercare Jace - rispose Isabelle. - Ma noi no.
- E Magnus voleva aiutarci - aggiunse Alec. - Tutte queste notti non ha dormito per consultare i suoi libri di magia, cercando di capire dove potesse trovarsi Jace. Ha persino evocato...
- No - lo interruppe Maryse alzando una mano. - Non dirmelo. Non voglio saperlo. - Il telefono nero sulla scrivania cominci a squillare e tutti ci posarono sopra lo sguardo. Una telefonata da quellapparecchio era una telefonata da Idris. Nessuno si mosse per rispondere e, un istante dopo, era tornato il silenzio. - Perch siete qui? - chiese Maryse, rivolgendo di nuovo lattenzione ai suoi figli.
- Stiamo cercando Jace - ripet Isabelle.
- Quello  un compito che spetta al Conclave - scatt Maryse. Isabelle not che sua madre aveva laria stanca, la pelle tirata e sottile sotto gli occhi. Le rughe agli angoli della bocca conferivano alla linea delle sue labbra unespressione triste. Era cos magra che, dai polsi, sembravano sbucare le ossa. - Non vostro.
Alec picchi la mano sul tavolo abbastanza forte da far tremare i cassetti. - Ma vuoi starci a sentire? Il Conclave non ha trovato Jace, noi invece s. E con lui Sebastian. Sappiamo anche coshanno in mente, e abbiamo... - si interruppe per controllare lorologio alla parete - pochissimo tempo per fermarli. Ci vuoi aiutare o no?
Il telefono nero suon di nuovo. E di nuovo Maryse non fece nemmeno laccenno di voler rispondere. Stava fissando Alec, bianca in volto per lo shock. - Avete fatto cosa?!
- Sappiamo dov Jace, mamma - intervenne Isabelle. - O per lo meno dove sar. E anche cosa far. Siamo al corrente del piano di Sebastian e dobbiamo fermarlo. Ah, abbiamo anche scoperto come possiamo ucciderlo senza far male a Jace...
- Basta - Maryse scosse la testa. - Alexander, spiegati. Conciso e senza isterismi, grazie.
Alec inizi il suo racconto, tralasciando, secondo Isabelle, tutte le parti migliori, cosa che gli permise di riassumere il tutto in maniera efficace. Nonostante la brevit, quando ebbe terminato, sia Aline che Helen erano a bocca aperta. Maryse rimase in silenzio, immobile. A un tratto, disse con un filo di voce:
- Perch avete fatto queste cose?
Alec sembr preso alla sprovvista.
- Per Jace - rispose Isabelle. - Per farlo tornare.
- Vi rendete conto che, mettendomi in questa situazione, non mi date altra scelta se non di avvertire il Conclave? - ribatt Maryse, con la mano ferma sul telefono nero. - Avrei preferito che non foste venuti.
Isabelle si sent la bocca asciutta. - Sei davvero arrabbiata con noi perch ti abbiamo finalmente raccontato tutto quello che sta succedendo?
- Se avverto il Conclave, loro manderanno rinforzi. Jia non potr fare altro che ordinare di sparare a vista su Jace. Avete unidea di quanti Shadowhunters appoggiano il figlio di Valentine?
Alec scosse la testa. - Forse una quarantina, sembrerebbe.
- Supponiamo di presentarci con il doppio delle forze. Saremmo abbastanza sicuri di sconfiggerlo, ma cosa succederebbe a Jace? Praticamente non ci sono possibilit che ne esca vivo. Lo ucciderebbero anche solo per sicurezza.
- E allora non possiamo avvisarli. Andremo da soli. Lo faremo senza il Conclave - dichiar Isabelle.
Maryse, senza smettere di guardare la figlia, stava scuotendo la testa. - La Legge dice che dobbiamo informarli.
- Non mi importa della Legge - esord lei con rabbia. Poi not che Aline la stava guardando, cos chiuse la bocca.
- Non ti preoccupare - disse la ragazza, - non dir niente a mia madre. Io sono in debito con voi. Specialmente con te, Isabelle. - Aline irrigid il mento; Isabelle si ricord le tenebre sotto un ponte, a Idris, e la sua frusta che si abbatteva su un demone che aveva gi gli artigli sopra la ragazza. - E poi Sebastian ha ucciso mio cugino. Il vero Sebastian Verlac. Perci anchio ho i miei buoni motivi per odiarlo.
- Non importa - fece Maryse. - Se non lo diciamo, andiamo contro la Legge. Potrebbero sanzionarci, o peggio.
- Peggio? - chiese Alec. - Di cosa stiamo parlando? Esilio?
- Non lo so, Alexander - rispose sua madre. - La decisione spetterebbe a Jia Penhallow e a chiunque si aggiudicher il ruolo di Inquisitore.
- Magari sar pap - mormor Izzy. - E magari non sar troppo severo.
- Se non li avvertiamo di questa situazione, Isabelle, non ci sono possibilit che tuo padre diventi Inquisitore, neanche una - osserv Maryse.
Izzy fece un respiro profondo. - Potremmo rischiare di farci togliere i marchi? Potremmo... perdere lIstituto?
- Isabelle - disse sua madre. - Potremmo perdere tutto.
Clary batt le palpebre per adattare gli occhi alloscurit. Era in piedi su una spianata rocciosa, sferzata dal vento, senza niente che potesse frenarne limpeto. Zolle derba spuntavano qua e l tra lastre di roccia grigia. In lontananza sorgevano delle colline carsiche brulle, coperte di detriti, nere e ferrose contro il cielo notturno. Davanti a s, delle luci. Clary riconobbe il bagliore accecante e intermittente della stregaluce, mentre la porta dellappartamento si chiudeva di colpo alle loro spalle.
Ci fu il suono di unesplosione smorzata. Clary si volt di scatto e vide che la porta era svanita; al suo posto era rimasta una chiazza di bruciato ed erba ancora fumante. Sebastian la fissava in preda al pi totale stupore. - Che cosa...
Clary rise. Una tetra gioia le sal dal profondo quando scorse lespressione sul viso di Sebastian. Non lo aveva mai visto cos scioccato, larroganza sparita, il viso che non poteva nascondere lo sgomento.
Torn ad alzare la balestra contro di lei, a pochi centimetri dal petto. Se lavesse colpita da quella distanza, la freccia le avrebbe trapassato il cuore, uccidendola allistante. - Che cosa hai fatto?
Clary lo guard trionfante. - Quella runa, quella che pensavi essere una runa di Apertura incompleta. Ti sbagliavi. Era soltanto una cosa che non avevi mai visto prima. Una runa creata da me.
- Una runa per cosa?
Clary ricord il momento in cui aveva appoggiato la punta dello stilo sul muro, la forma della runa a cui aveva pensato la sera in cui Jace laveva raggiunta da Luke. - Per distruggere la casa nellistante in cui qualcuno avrebbe aperto la porta. Ora  sparita, non puoi pi usarla. Nessuno pu farlo.
- Sparita? - La balestra vibr. Le labbra di Sebastian si contrassero, lo sguardo gli si accese di rabbia. - Stronza. Sei una piccola...
- Uccidimi - lo provoc lei. - Fatti avanti. E poi vallo a spiegare a Jace. Ti sfido.
Sebastian la guard, il petto ansante, le dita che gli tremavano sul grilletto. Lentamente, spost la mano. Aveva gli occhi piccoli e furiosi. - Ci sono cose peggiori della morte - le disse. - E io te le far passare tutte, sorellina, dopo aver bevuto dalla Coppa. E, vedrai... ti piaceranno.
Clary gli sput addosso. Lui le premette con forza la punta della freccia contro il petto, facendole male. - Girati - ringhi. Lei lo fece, stordita da un misto di terrore e trionfo, mentre lui la spingeva gi per una discesa rocciosa. Indossava ancora delle pantofole leggere e, sotto i piedi, sentiva ogni singolo sasso o crepa del suolo. Avvicinandosi alla stregaluce, vide finalmente la scena che si presentava davanti ai loro occhi.
Il terreno si inerpicava trasformandosi in una bassa collina in cima alla quale, rivolto verso nord, sorgeva un enorme dolmen. Le ricordava un po Stonehenge: due pietre verticali ne reggevano una terza orizzontale, cos che lintera struttura ricordava una porta. Davanti cera una lastra orizzontale, simile a un palco disteso sopra lerba e lo scisto. Davanti a quella pietra, vide un semicerchio di circa quaranta Nephilim vestiti di rosso e con in mano torce di stregaluce. Allinterno di quello schieramento, sul suolo scuro, brillava un pentagramma bianco-azzurro.
In piedi, sulla lastra orizzontale, cera Jace. Indossava una divisa scarlatta, come quella di Sebastian; non erano mai stati cos simili.
Clary riconobbe lo splendore dei suoi capelli persino da quella distanza. Lui stava camminando sul bordo della lastra; avvicinandosi, con Sebastian che la pungolava da dietro, Clary riusc a sentire cosa stava dicendo.
- ... gratitudine per la vostra lealt, anche dopo questi ultimi, difficili anni, e gratitudine per aver creduto in nostro padre e, ora, nei suoi figli. E in sua figlia.
Un mormorio si diffuse tra i presenti. Sebastian spinse Clary in avanti; camminarono fra le ombre e poi salirono sulla pietra mettendosi dietro a Jace. Quando lui li vide, prima di dare le spalle ai presenti, chin il capo. Stava sorridendo. - Voi siete coloro che verranno salvati - annunci. - Mille anni fa, lAngelo ci diede il suo sangue per renderci speciali, per renderci dei guerrieri. Ma non  stato abbastanza. Mille anni sono trascorsi, e ancora dobbiamo nasconderci nellombra. Proteggiamo mondani che non amiamo da forze di cui loro restano alloscuro, mentre una Legge antica, fossilizzata, ci impedisce di manifestarci come loro salvatori. Moriamo a centinaia, senza un grazie e senza una lacrima, se non da parte dei nostri simili, e senza ricorrere allAngelo nostro creatore. - Si avvicin al bordo della piattaforma di roccia, davanti agli Shadowhunters disposti a semicerchio. I capelli di Jace sembravano un fuoco lucente. - S. Oso dirlo. LAngelo che ci ha creati non ci aiuter: noi siamo soli. Persino pi soli dei mondani, perch, come disse una volta uno dei loro grandi scienziati, sono come bambini che giocano con i sassi sulla spiaggia, mentre tutto attorno il grande oceano della verit giace sconosciuto. Ma noi la verit la conosciamo. Siamo i salvatori di questa Terra, e dovremo governarla.
Jace era un ottimo oratore, pens Clary avvertendo una fitta al cuore, cos come lo era stato Valentine. Ora lei e Sebastian erano alle sue spalle, con lo sguardo rivolto verso la distesa e la folla dei presenti. Riusciva a sentire gli occhi degli Shadowhunters puntati su entrambi.
- S, governarla. - Jace sorrise. Era un sorriso adorabile e spontaneo, pieno di fascino, ma intriso di oscurit. - Raziel  crudele e indifferente nei confronti delle nostre sofferenze.  tempo di voltargli le spalle e di rivolgersi a Lilith, la Grande Madre, che ci dar forza senza punizioni, supremazia senza Legge. Il nostro diritto di nascita  il potere. Ed  giunto il momento di rivendicarlo.
Guard di lato con un sorriso, mentre Sebastian si faceva avanti. - E ora lascer che sia Jonathan, mente di questo sogno, a raccontarvi il resto - annunci con disinvoltura mentre retrocedeva per lasciare il posto a Sebastian. Con un altro passo indietro si trov accanto a Clary, e abbass una mano per intrecciarla con la sua.
- Bel discorso - gli mormor lei. Sebastian stava parlando, ma Clary lo ignorava e si concentrava soltanto su Jace. - Molto convincente.
- Credi? Stavo per esordire con Amici, Romani, malfattori..., ma non credo che avrebbero capito la battuta.
- Pensi che siano davvero dei malfattori?
Lui scroll le spalle. - Per il Conclave, s. - Distolse lo sguardo da Sebastian e lo pos su di lei. - Sei bellissima - le disse, ma lo fece con un tono di voce stranamente freddo. - Che cosa  successo?
Clary fu colta alla sprovvista. - In che senso?
Lui apr la giacca. Sotto portava una camicia bianca, macchiata di rosso sul fianco e sulla manica. Clary not che fece attenzione a nascondersi dalla folla, mentre le mostrava il sangue. - Sento quello che sente lui - le ricord. - Te ne eri scordata? Mi sono dovuto fare un iratze senza farmi vedere.  stato come se qualcuno mi stesse tagliando la pelle con una lama di rasoio...
Clary incontr il suo sguardo. Non aveva senso mentire, no? Tanto non cera ritorno, n letteralmente n in senso figurato. - Io e Sebastian abbiamo litigato.
Lui le scrut il viso. - Be - disse lasciando che la giacca si chiudesse, - spero che abbiate risolto, qualunque cosa fosse.
- Jace... - fece per dire lei, ma il ragazzo aveva gi rivolto tutta lattenzione a Sebastian. Il suo profilo era nitido e freddo al chiarore della luna, come una sagoma ritagliata nella carta nera. Di fronte a loro Sebastian, che aveva appoggiato la balestra e alzato le braccia. - Siete con me? - grid.
Un mormorio si diffuse tra la folla. Clary si irrigid. Uno del gruppo dei Nephilim, un uomo piuttosto anziano, butt allindietro il cappuccio e fece unespressione corrucciata. - Tuo padre ci aveva fatto tante promesse, nessuna mantenuta. Perch ora dovremmo credere a te?
- Perch io manterr le mie promesse. Questa notte stessa - dichiar Sebastian. Da sotto la casacca estrasse la copia della Coppa Mortale, che alla luce della luna emanava un debole chiarore.
A quel punto i mormorii si fecero pi intensi. Jace disse a Clary: - Spero vada tutto liscio. Mi sento come se la scorsa notte non avessi chiuso occhio.
Jace era rivolto verso la folla e il pentagramma, con unespressione di acceso interesse sul viso. Al chiarore della stregaluce, i suoi lineamenti erano delicatamente squadrati. Clary osserv la cicatrice sulla guancia, le infossature delle tempie, la forma adorabile della bocca. Non me ne ricorder, le aveva detto. Quando sar tornato come prima, sotto il suo controllo, non ricorder di essere stato me stesso. Ed era vero. Aveva dimenticato ogni dettaglio. Anche se Clary se lo aspettava, anche se lo aveva visto dimenticare, il dolore della realt pungeva forte dentro di lei.
Sebastian scese dalla roccia e si avvicin al pentagramma, al bordo del quale inizi a recitare: - Abyssum invoco. Lilith invoco. Mater mea, invoco.
Estrasse dalla cintura un pugnale sottile. Infilandosi la Coppa sottobraccio, us la lama per incidersi il palmo della mano. Il sangue sgorg, nero al chiarore della luna. A quel punto, si rimise il coltello nella cintura e tenne la mano grondante sopra la Coppa, senza smettere di recitare formule latine.
Ora o mai pi, pens Clary. - Jace - sussurr. - So che questo non sei davvero tu. So che c una parte di te che non  daccordo con quello che sta succedendo. Cerca di ricordare chi sei, Jace Lightwood.
Lui gir di scatto la testa e la guard stupito. - Ma cosa stai dicendo?
- Ti prego, cerca di ricordare, Jace. Io ti amo. Tu ami me...
- Certo che ti amo, Clary - le disse con una punta di irritazione nella voce. - Ma mi avevi detto che capivi. E ora eccoci qui. Il culmine di tutto quello per cui abbiamo lavorato.
Sebastian gett il contenuto della Coppa al centro del pentagramma. - Hic est enim calix sanguinis mei.
- Abbiamo? Non io - ribatt Clary. - Io non faccio parte di questa cosa. E nemmeno tu...
Jace inspir bruscamente. Per un istante, Clary pens che fosse per le parole che gli aveva appena detto, magari capaci, chiss come, di oltrepassare il muro, ma poi, seguendo il suo sguardo, vide che al centro del pentagramma era comparsa una sfera di fuoco rotante. Era grande allincirca come una palla da baseball, ma cresceva sotto i suoi occhi allungandosi e modellandosi, finch non assunse la sagoma di una donna, una donna interamente composta di fiamme.
- Lilith - disse Sebastian con voce squillante. - Come tu mi avevi evocato, ora io evoco te. Come tu mi avevi dato la vita, ora io la do a te.
A poco a poco le fiamme si scurirono. Davanti a tutti i presenti ora cera Lilith, alta la met di un normale essere umano, completamente nuda ma coi capelli neri che le ricadevano a cascata fino alle caviglie. Aveva il corpo grigio come cenere, percorso da linee nere simili a lava vulcanica. Rivolse gli occhi a Sebastian, ed erano serpenti color carbone che si contorcevano.
- Figlio mio - sussurr.
Fu come se lui si illuminasse, quasi fosse una stregaluce umana: carnagione pallida, capelli chiari, vestiti che sotto la luna sembravano neri. - Madre, ti ho evocata come mi hai chiesto. Questa notte non sarai soltanto madre mia, bens madre di una nuova razza. - Indic gli Shadowhunters in attesa, i quali, probabilmente per lo shock, erano completamente immobili. Un conto era sapere che si stava per evocare un Demone Superiore, un altro vederne uno per davvero. - La Coppa - disse Sebastian, porgendola, col bordo bianco macchiato del proprio sangue, alla madre.
Lilith fece una risata soffocata, il suono di due enormi blocchi di roccia in attrito luno contro laltro. Prese la Coppa e, con la disinvoltura con cui si potrebbe togliere un insetto da una foglia, si morse il polso color cenere. Molto lentamente cominci a sgorgare del sangue nero e melmoso che and a schizzare linterno della Coppa, la quale sembr trasformarsi: sotto la mano di Lilith, divenne pi scura e perse la sua trasparenza cristallina, assumendo la torbidezza del fango. - Come la Coppa Mortale  stata per gli Shadowhunters un talismano e uno strumento di trasformazione, cos sia, per te, questa Coppa Infernale - pronunci con la sua voce roca, sferzata dal vento. Si inginocchi, porgendo loggetto a Sebastian. - Prendi il mio sangue e bevilo.
Sebastian le prese la Coppa dalle mani. Ormai era diventata nera, un nero luccicante come ematite.
- Come cresce il tuo esercito, cos far anche la mia potenza - sibil Lilith. - Presto sar abbastanza forte da ritornare per davvero. E a quel punto divideremo il fuoco del potere, figlio mio.
Sebastian chin la testa. - Proclamiamo la tua morte, madre mia, e professiamo la tua resurrezione.
Lilith scoppi in una risata, sollevando le braccia. Il fuoco le lamb il corpo e lei si proiett in aria, esplodendo in particelle di luce che si smorzarono come i tizzoni di un focolare quasi spento. Quando furono completamente scomparsi, Sebastian diede un calcio al pentagramma, spezzandone il contorno, e sollev la testa. Sulla bocca aveva un sorriso tremendo.
- Cartwright - disse. - Portami il primo.
La folla si apr e un uomo con indosso una tunica si fece avanti con una donna che gli arrancava accanto. La teneva legata al suo braccio per mezzo di una catena; lunghi capelli arruffati le nascondevano il viso. Clary si irrigid completamente. - Jace, cosa significa? Che cosa sta succedendo?
- Niente - le disse lui, guardando in avanti con occhi assenti. - Nessuno si far male. Cambier soltanto. Stai a vedere.
Cartwright, il cui nome Clary ricordava vagamente dai tempi di Idris, mise una mano sulla testa della prigioniera e la costrinse a inginocchiarsi. Poi si chin a sua volta e le afferr i capelli, strattonandole la testa verso lalto. La donna guard Sebastian, con terrore misto a sfida, il viso perfettamente illuminato dalla luna.
Clary rimase senza fiato. - Amatis!
capitolo 21
SCATENARE LINFERNO
La sorella di Luke alz lo sguardo e punt i suoi occhi azzurri, cos simili a quelli del fratello, su Clary. Appariva frastornata, scioccata, lespressione leggermente distante, come se lavessero drogata. Cercava di rimettersi in piedi, ma ogni volta Cartwright la ributtava gi. Sebastian and verso di loro con in mano la Coppa.
Clary fece per raggiungerli, ma Jace la prese per un braccio e la trattenne. Lei allora gli tir un calcio, ma lui laveva gi presa in braccio mettendole una mano sulla bocca. Sebastian stava parlando ad Amatis con voce profonda, ipnotica. La donna scuoteva la testa con violenza, ma Cartwright la prese per i lunghi capelli e la stratton allindietro. Clary la sent urlare, un suono flebile sopra quello del vento.
Ripens alla notte in cui era rimasta alzata a guardare il petto di Jace che si alzava e si abbassava, riflettendo su come avrebbe potuto mettere fine a tutto con un unico colpo di lama. Ma tutto non aveva un viso, una voce, un piano. Ora che il volto era quello della sorella di Luke, ora che Clary sapeva dello scopo finale, era troppo tardi.
Sebastian teneva una mano stretta a pugno sui capelli di Amatis, dietro la nuca, e con laltra le spingeva la Coppa contro la bocca. Mentre la forzava a deglutire, lei aveva conati di vomito e tossiva, il liquido nero che le colava lungo il mento.
Sebastian ritrasse la Coppa, ma solo perch aveva raggiunto il suo scopo. Amatis emise un suono stridulo, tremendo, mentre il corpo le si contorceva. Gli occhi le uscirono dalle orbite, diventando neri come quelli di Sebastian. Si picchi le mani contro il viso, si lasci sfuggire un lamento, dopodich Clary vide con stupore che la runa della Chiaroveggenza le stava scomparendo dalla mano. Divenne sempre pi chiara, finch a un certo punto non ne rimase pi traccia.
Amatis riabbass le mani. Lespressione del viso era tornata distesa, e gli occhi, di nuovo azzurri, puntarono su Sebastian.
- Liberala - ordin a Cartwright, lo sguardo fisso su Amatis. - Lascia che venga da me.
Cartwright apr la catena che lo legava ad Amatis e fece un passo indietro, con un curioso misto di apprensione e interesse sul viso.
Amatis rimase ferma un istante, le mani a penzoloni lungo i fianchi. Poi si alz in piedi e cammin verso Sebastian. Gli si inginocchi davanti, i capelli che toccavano terra. - Padrone - disse. - Come posso servirti?
- Alzati - le disse Sebastian, e Amatis obbed con grazia. Era come se, tutta un tratto, si muovesse in maniera diversa. Tutti gli Shadowhunters erano particolarmente agili, ma lei ora disponeva di una silenziosa leggiadria che Clary trovava stranamente inquietante. Era in piedi, di fronte a Sebastian. Per la prima volta, Clary vide che quello che aveva scambiato per un lungo abito bianco era in realt una camicia da notte, come se la donna fosse stata svegliata e rapita dal suo letto. Che incubo, ritrovarsi l, fra quelle figure incappucciate, circondata da un paesaggio aspro e desolato. - Vieni da me - le fece cenno Sebastian. Lei avanz. Era pi bassa di lui di almeno una testa, e dovette allungare il collo per sentire quello che le stava sussurrando. Un freddo sorriso le si dipinse in volto.
Sebastian sollev una mano. - Vuoi combattere contro Cartwright?
Lui lasci cadere la catena e port la mano sulla cintura delle armi sotto il mantello. Era giovane, coi capelli biondicci e la mascella squadrata. - Ma io...
- Non c niente di male ad avere una dimostrazione del suo potere - disse Sebastian. - Su, Cartwright.  una donna, e anche pi vecchia di te. Non avrai mica paura?
Laltro sembrava perplesso, ma estrasse comunque un lungo pugnale dalla cintura. - Jonathan...
Lo sguardo di Sebastian si accese come un lampo. - Attaccalo, Amatis.
Le labbra di lei si incurvarono. - Con piacere - disse, poi scatt. Aveva una velocit eccezionale. Salt in aria e slanci un piede in avanti, facendo cadere a terra il pugnale di Cartwright. Clary rimase a osservarla sbalordita mentre si scagliava verso lalto e infilava un ginocchio nello stomaco dellavversario, che barcoll allindietro. Gli tir una testata, girandogli attorno per strattonarlo forte da dietro e mandarlo al tappeto. Cartwright atterr ai suoi piedi con un tonfo spaventoso e gemette di dolore.
- Questo per avermi tirata fuori dal letto in piena notte - disse Amatis passandosi il dorso della mano sul labbro, che sanguinava leggermente. La folla fu percorsa dal debole suono di una risata forzata.
- Lo avete visto - annunci Sebastian. - Anche uno Shadowhunter senza particolari capacit  e non me ne volere, Amatis  pu diventare pi forte e veloce di una sua controparte alleata con gli angeli. - Picchi con forza un pugno nel palmo dellaltra mano. - Potere. Vero potere. Chi  pronto a riceverlo?
Segu un attimo di esitazione, poi Cartwright si alz in piedi a fatica tenendosi una mano sopra lo stomaco. - Io - annunci, lanciando ad Amatis uno sguardo velenoso e ricevendo in cambio un semplice sorriso.
Sebastian innalz la Coppa Infernale. - E allora vieni avanti.
Laltro obbed e, mentre avanzava, gli altri Shadowhunters ruppero le righe accalcandosi disordinatamente davanti a Sebastian. Amatis se ne stava serenamente in piedi l accanto, con le mani congiunte. Clary la fissava, sperando di essere ricambiata. Era la sorella di Luke. Se le cose fossero andate come previsto, a quel punto sarebbe stata sua zia acquisita.
Amatis. Clary ripens alla sua casetta di Idris che dava sul canale, al suo modo di essere cos gentile, a tutto lamore che provava per il padre di Jace. Ti prego, guardami, pens. Dimostrami che sei ancora te stessa. Come se Amatis avesse sentito la sua preghiera interiore, sollev la testa e la guard negli occhi.
Sorrise. Non un sorriso gentile o rassicurante. Il suo era un sorriso freddo, oscuro, silenziosamente divertito. Quello di qualcuno, pens Clary, che avrebbe potuto guardarti affogare senza muovere un dito per aiutarti. Non era lespressione di Amatis. Anzi, quella non era affatto Amatis: lei non cera pi.
Jace le aveva tolto la mano dalla bocca, ma Clary non voleva gridare. Nessuno, l, lavrebbe aiutata, e la persona che la stava tenendo fra le braccia, intrappolandola con il corpo, non era il vero Jace. Il modo in cui un vestito manteneva la forma del suo proprietario anche se non veniva pi indossato per molto tempo, o il modo in cui, su un cuscino, restava impresso il contorno della testa di chi ci aveva dormito, anche a distanza di anni dalla sua morte: ecco cosa era rimasto di Jace. Un contenitore vuoto che lei aveva riempito con i suoi desideri, il suo amore, i suoi sogni.
E mentre lo faceva, aveva commesso un grave torto nei confronti del vero Jace. Durante la sua missione per salvarlo, quasi si era dimenticata chi voleva salvare. Invece ricordava bene quello che lui le aveva detto in quei pochi minuti durante i quali era tornato se stesso: Odiavo lidea che stesse con te. Lui. Laltro me. Jace sapeva che erano due individui diversi, e che, privato dellanima, non era pi se stesso.
Aveva cercato di consegnarsi al Conclave, ma lei glielo aveva impedito. Non aveva ascoltato i suoi desideri. Aveva scelto per lui. In un momento di fuga e di panico, certo, ma aveva scelto lei, senza rendersi conto che il suo Jace avrebbe preferito morire piuttosto che essere cos, e che lei non gli stava tanto salvando la vita, quanto lo stava condannando a unesistenza che avrebbe disprezzato.
Si pieg contro il suo corpo. Jace interpret quel gesto improvviso come la fine della volont di opporsi, perci allent la presa. Ormai lultimo degli Shadowhunters era di fronte a Sebastian, smanioso di ricevere la Coppa Infernale che lui gli stava porgendo. - Clary... - fece Jace.
Non scopr mai quello che lui avrebbe voluto dirle. Ci fu un grido. Lo Shadowhunter che stava per bere dalla Coppa barcoll allindietro, con una freccia nel collo. Incredula, Clary gir di scatto la testa e vide che, in cima al dolmen, cera Alec in divisa e con in mano larco. Sorrideva soddisfatto portando il braccio dietro la schiena per munirsi subito di unaltra freccia.
E poi, dalle sue spalle, il resto di loro si rivers sulla pianura. Un branco di lupi correva rasente al suolo, con la pelliccia che brillava alla luce screziata. Tra loro dovevano esserci anche Maia e Jordan, pens Clary. Dietro ai lupi camminavano degli Shadowhunters, a lei ben noti, formando un fronte compatto: Isabelle e Maryse Lightwood, Helen Blackthorn e Aline Penhallow, ma anche Jocelyn, i suoi capelli rossi visibili gi da lontano. Con loro cerano Simon, lelsa di una spada dargento che gli spuntava da sopra la curva della spalla, e Magnus, con un fuoco azzurro che gli scoppiettava fra le mani
Il cuore le fece un salto dentro al petto. - Sono qui! - grid. - Sono qui!!
- La vedi? - chiese Jocelyn.
Simon cerc di concentrarsi sulle dense tenebre che gli si estendevano di fronte, i sensi da vampiro che si acuivano in presenza di un deciso odore di sangue.
O meglio, diversi generi di sangue, mescolati fra loro: di Shadowhunter, di demone, quello amaro di Sebastian. - La vedo! - annunci. - Jace la sta trattenendo. E ora la porta laggi, dietro quella fila di Shadowhunters.
- Se sono fedeli a Jonathan come lo era il Circolo con Valentine, formeranno un muro umano per proteggere sia lui sia Clary e Jace. - Jocelyn era pura furia materna, con le fiamme dentro gli occhi verdi. - Dovremo fare irruzione per prenderli.
- Quello che dobbiamo prendere  Sebastian - disse Isabelle. - Simon, noi ti apriamo la strada. Tu raggiungi Sebastian e lo trapassi con la Gloriosa. Quando lui cade...
- Gli altri probabilmente si sparpaglieranno - intervenne Magnus. - Oppure, a seconda di quanto sono legati a Sebastian, potrebbero morire o soccombere insieme a lui. Almeno possiamo sperarlo. - Butt la testa allindietro. - A proposito di speranza, avete visto che colpo ha scoccato Alec con il suo arco? Quello  il mio ragazzo! - Sorrise e sfarfall le dita, da cui partirono scintille azzurre. Brillava dalla testa ai piedi. Soltanto Magnus, pens Simon con fare rassegnato, poteva permettersi unarmatura da battaglia di paillette.
Isabelle svolse la frusta che teneva attorno al polso. Larma scatt in tutta la sua lunghezza come una lingua di fuoco dorato. - Bene, Simon - fece. - Sei pronto?
Lui sent le spalle che gli si irrigidivano. Erano ancora a una certa distanza dal fronte dellesercito nemico, che non sapeva come altro definire, fermo in posizione coi suoi membri in rosso traboccanti di armi. Alcuni di loro inveivano ad alta voce, confusi. Non riusc a trattenere un sorriso.
- Per lAngelo, Simon - disse Izzy. - Che cosa c da ridere?!
- Le loro spade angeliche non funzionano pi - osserv Simon. - E stanno cercando di capire perch. Sebastian ha appena gridato di usare altre armi. - Un urlo si lev dal fronte, mentre unaltra freccia piombava gi dal dolmen e si andava a conficcare nella schiena rivestita di rosso di un corpulento Shadowhunter, che cadde in avanti. Lo schieramento sussult e si apr appena, come una crepa in un muro. Simon, cogliendo loccasione, si slanci in avanti e gli altri con lui.
Fu come tuffarsi di notte in un oceano nero, un oceano pieno di squali e perfide creature marine dai denti aguzzi che si scontravano luna con laltra. Non era la prima battaglia a cui Simon partecipava, ma durante la Guerra Mortale aveva appena ricevuto il Marchio di Caino. Ancora non funzionava del tutto, ma molti demoni si erano fatti indietro alla sua sola vista. Non aveva mai pensato che gli sarebbe potuto mancare, ma ora era cos, mentre cercava di farsi avanti in mezzo allo schieramento compatto di Shadowhunters che menavano pericolosi fendenti. Da un lato aveva Isabelle e dallaltro Magnus che lo proteggevano. E con lui proteggevano la Gloriosa. La frusta di Isabelle scoccava forte e decisa; le mani dello stregone sputavano fuoco rosso, verde e azzurro. Lampi colorati colpivano i Nephilim oscuri, bruciandoli sul posto; altri Shadowhunters gridavano mentre i lupi di Luke balzavano agili tra loro, graffiando e mordendo, saltando alla gola degli avversari.
Un pugnale vol con una rapidit incredibile e sfregi il fianco di Simon. Lui grid ma continu ad avanzare, consapevole che la ferita si sarebbe rimarginata in pochi secondi. Si fece strada e...
Rimase impietrito. Davanti a s, una voce familiare: la sorella di Luke, Amatis. Quando la donna pose gli occhi su di lui, Simon cap che lo aveva riconosciuto. Che cosa ci faceva l? Era venuta per aiutarli a combattere? Ma...
Amatis si scagli contro di lui con un pugnale che le luccicava minacciosamente in una mano. Era veloce, ma non tanto da impedire ai suoi riflessi da vampiro di salvarlo, se non fosse stato troppo scioccato per muoversi: Amatis era la sorella di Luke, lui la conosceva, e quellistante di incredulit avrebbe potuto essere fatale se Magnus non gli fosse saltato di fronte, spingendolo indietro. Dalla mano dello stregone divamp del fuoco, ma Amatis fu ancora pi rapida. Si ripar dalla fiammata voltandosi e si infil sotto il braccio di Magnus; Simon colse il riflesso della luna sulla lama del suo pugnale.
Gli occhi dello stregone si sgranarono per lo stupore quando quellarma accesa dalla luna gli venne incontro, penetrandogli larmatura. Nel momento in cui Amatis la ritrasse, la lama era viscida di sangue lucente; Isabelle lanci un urlo, Magnus cadde in ginocchio. Simon cerc di girarsi verso di lui, ma la pressione della folla in armi lo trascin via. Grid il nome di Magnus, mentre Amatis si chinava sopra lo stregone caduto e sollevava il pugnale una seconda volta, puntando al cuore.
- Lasciami andare! - sbrait Clary, contorcendosi e tirando calci per tentare di sfuggire alla presa di Jace. Non riusciva a vedere quasi niente al di l della folla impetuosa di Shadowhunters vestiti di rosso che stavano di fronte a lei, a Jace e a Sebastian, bloccando la strada alla sua famiglia e ai suoi amici. Loro tre si trovavano a pochi passi di distanza dalla linea di battaglia; Jace la stringeva forte mentre lei tentava di divincolarsi, e Sebastian, accanto a loro, osservava gli eventi con unespressione furibonda e minacciosa sul viso. Stava muovendo le labbra. Clary non sapeva dire se stesse imprecando, pregando o recitando una formula magica. - Lasciami andare, brutto...
Sebastian si volt. Faceva paura: sulle labbra, qualcosa a met strada fra un sorriso e un ringhio. - Falla stare zitta, Jace.
- Ma noi dobbiamo stare qui dietro a farci proteggere da loro? - chiese Jace senza mollare la presa su Clary e indicando con un cenno lo schieramento.
- S - rispose Sebastian. - Siamo troppo importanti per rischiare di farci male, io e te.
Jace scosse la testa. - Non mi piace. Dallaltra parte sono in troppi. - Sporse il collo per guardare oltre la folla. - E Lilith? Non puoi evocarla ancora, chiederle di aiutarci?
- Cosa? Qui? - Cera disprezzo nel tono di Sebastian. - No. E poi  ancora troppo debole per essere davvero di aiuto. Una volta sarebbe stata capace di sgominare da sola un esercito intero, ma quel Nascosto maledetto, con il suo Marchio di Caino, ha disseminato il suo essere negli spazi vuoti fra i mondi. Comparire e donarci il suo sangue era tutto quello che poteva fare.
- Codardo - gli sput contro Clary. - Hai trasformato tutte queste persone in tuoi schiavi e tu nemmeno combatti per proteggerli...
Sebastian sollev un braccio come per colpirla in faccia con un manrovescio. Clary ci sperava, sperava che Jace fosse testimone di un gesto simile, invece sul viso di Sebastian si accese un sorrisetto. Riabbass il braccio. - E se Jace ti lasciasse andare, immagino che tu combatteresti, giusto?
- Certo che...
- Da che parte? - la interruppe lui. Le si avvicin, sollevando la Coppa Mortale. Anche se ci avevano bevuto in molti, il sangue era rimasto allo stesso livello. - Sollevale la testa, Jace.
- No! - Clary raddoppi gli sforzi per liberarsi. La mano di Jace le scivol sotto il mento, ma ebbe limpressione di sentire, in quel gesto, una punta di esitazione.
- Sebastian - disse. - Non...
- Adesso! - esclam laltro. - Non c bisogno che restiamo qui. Siamo noi quelli importanti, non questa carne da macello. Abbiamo dimostrato che la Coppa Mortale funziona. Ed  quello che conta. - Agguant il davanti del vestito di Clary. - Ma scappare sarebbe molto pi semplice - disse - se questa qui non scalciasse, gridasse e tirasse pugni ogni due passi.
- Possiamo farla bere pi tardi...
- No! - ringhi Sebastian. - Tienila ferma. - Sollev la Coppa e la spinse contro le labbra di Clary, cercando di aprirle la bocca. Lei si ribell, digrignando i denti. - Bevi - le disse lui con un perfido sussurro, cos basso che dubitava che Jace lo avesse sentito. - Te lavevo detto che alla fine di questa serata avresti fatto tutto quello che volevo. Bevi! - Gli occhi scuri di Sebastian si fecero ancor pi tenebrosi. Spinse con forza la Coppa, tagliandole il labbro inferiore.
Clary sent il sapore del proprio sangue mentre si allungava allindietro, afferrando le spalle di Jace, usando il suo corpo come leva per slanciare le gambe in avanti. Sent la cucitura del vestito aprirsi lungo i fianchi mentre spingeva con forza i piedi contro la gabbia toracica di Sebastian. Lui, rimasto senza fiato, vacill nellesatto momento in cui Clary sent il sonoro cozzo del proprio cranio contro il viso di Jace, che grid e allent la presa abbastanza perch lei riuscisse a liberarsi. Corse via da lui e si butt nella battaglia senza guardarsi alle spalle.
Maia correva sul terreno roccioso, mentre la luce delle stelle faceva passare le proprie fredde dita attraverso la sua pelliccia e i forti odori di battaglia le assalivano il naso sensibile: sangue, sudore, il puzzo di plastica bruciata della magia nera.
Il branco si era ampiamente sparpagliato su tutta la zona, saltando e uccidendo con denti e artigli mortali. Maia si teneva vicina a Jordan, non perch avesse bisogno della sua protezione, ma perch aveva scoperto che luno accanto allaltra combattevano meglio e con maggiore efficacia. Prima di allora aveva partecipato a una sola battaglia, sulla Pianura di Brocelind, e quella era stato un vortice caotico di demoni e Nascosti. L nel Burren cerano molti meno combattenti, ma gli Shadowhunters oscuri erano formidabili; agitavano le loro spade e i loro pugnali con una forza spaventosa, fulminea. Maia aveva visto un uomo snello che, con un pugnale a lama corta, staccava la testa di un lupo a mezzaria: a cadere a terra era stato un corpo umano decapitato, sanguinante e irriconoscibile.
Mentre rifletteva, uno dei Nephilim in rosso comparve di fronte a lei e Jordan, stringendo in pugno una spada a doppia lama. Sotto la luce della luna, si vedeva che larma era macchiata di rosso e di nero. Sent Jordan ringhiare al suo fianco, ma fu lei a scagliarsi contro lavversario. Questultimo si scans, brandendo la spada. Maia avvert una fitta acuta alla spalla e ricadde a terra sulle quattro zampe, il corpo pervaso dal dolore. Ci fu un fragore metallico, e cap di essere riuscita a togliere di mano la spada alluomo. Ringhi di soddisfazione e si gir, ma Jordan stava gi saltando alla gola del nemico...
Che per lo prese per il collo, a mezzaria, come se stesse agguantando un cucciolo ribelle. - Feccia di Nascosti - imprec. Anche se non era la prima volta che Maia sentiva insulti del genere, cera qualcosa nellodio gelido di quel tono di voce che la fece rabbrividire. - Dovreste essere delle pellicce. E io dovrei indossarvi.
Maia gli affond i denti nella gamba. Si sent esplodere in bocca il sapore del rame; lui grid di dolore e arretr, cercando di scalciarla via e perdendo la presa su Jordan. Maia lo tenne fermo mentre Jordan tornava allattacco, e questa volta lurlo di rabbia dello Shadowhunter venne presto interrotto dagli artigli del lupo che gli aprivano la gola.
Amatis stava puntando il coltello al cuore di Magnus, ma proprio in quellistante una freccia sibil nellaria e le si conficc nella spalla, facendola cadere con una forza tale da ribaltarla a faccia in gi contro il suolo roccioso. Url, un suono presto soffocato dallo scontro delle armi tutto attorno. Isabelle si inginocchi al fianco di Magnus; Simon, sollevato lo sguardo, vide Alec fermo sopra il dolmen, con larco fra le mani. Probabilmente era troppo lontano per vedere bene Magnus; Isabelle aveva le mani sul petto dello stregone, ma lui, di solito sempre in movimento, sempre pieno di energia, subiva le manovre di lei nella pi totale immobilit. Isabelle alz gli occhi e vide che Simon li stava fissando. Aveva le mani rosse di sangue, ma scosse la testa con violenza.
- Non fermarti! - gli grid. - Trova Sebastian!
Simon si gir di scatto e si ributt nella mischia. Il fronte compatto di Shadowhunters oscuri aveva iniziato a scomporsi: per disperdere gli avversari, i lupi saettavano da una parte allaltra. Jocelyn era spada contro spada con un uomo che urlava e perdeva sangue da un braccio. Mentre si faceva avanti, insinuandosi negli stretti corridoi fra una schermaglia e laltra, Simon not qualcosa di bizzarro: nessuno dei Nephilim vestiti di rosso era marchiato. La loro pelle era priva di disegni.
Dovette inoltre constatare, guardando con la coda dellocchio uno degli Shadowhunters oscuri che si avventava su Aline con una mazza ferrata, che erano molto pi forti di qualunque Nephilim avesse mai visto, fatta eccezione per Jace e Sebastian. Si muovevano con lagilit dei vampiri, pens mentre uno di loro colpiva un lupo intento a saltare e gli squartava la pancia. Quando la creatura cadde a terra morta, era il cadavere di un uomo robusto coi capelli biondi e ricci. N Maia n Jordan. Simon si sent sollevato, poi fu preso dal senso di colpa; continu ad avanzare, lodore del sangue tutto attorno, e ancora una volta sent la mancanza del Marchio di Caino. Se lo avesse avuto, avrebbe potuto distruggere sul posto tutti quei Nephilim nemici...
Uno di loro gli si par di fronte brandendo una spada larga, con una sola lama. Simon si abbass, ma non ce nera bisogno: luomo era quasi a met slancio quando una freccia lo colp al collo e lo butt a terra facendogli uscire il sangue in un gorgoglio. La testa di Simon scatt verso lalto: era stato Alec, ancora in cima al dolmen, il volto una maschera di pietra. Stava scagliando frecce con la precisione di una macchina, la mano che si allungava automaticamente allindietro per prenderne una dopo laltra, inserirla nellarco e scoccarla. Tutte colpivano un obiettivo, ma era come se Alec non se ne accorgesse. Mentre una volava, lui gi se ne stava procurando unaltra. Simon sent unaltra freccia fischiargli accanto e infilzarsi nel corpo di qualcuno, mentre lui saettava in avanti, cercando di raggiungere una zona sgombra del campo di battaglia.
Poi rimase di sasso. Eccola l. Clary, una figura minuscola che si faceva largo tra la folla a mani nude, scalciando e spingendo per passare. Addosso aveva un vestito strappato e i capelli erano un ammasso informe e, quando lo vide, si accese in viso di unespressione incredula. Con le labbra sillab il suo nome.
Subito dietro di lei cera Jace. Aveva il viso insanguinato. La folla si divise quando lui vi si butt in mezzo, lasciandolo passare. Alle sue spalle, nel corridoio che si era formato, Simon intravide un bagliore rosso e argento. Una figura familiare, con la stessa chioma bianca di Valentine.
Sebastian. Ancora nascosto dietro lultima linea difensiva di Shadowhunters oscuri. Senza staccargli gli occhi di dosso, Simon si mise una mano dietro la spalla e tolse la Gloriosa dal fodero. Un istante dopo, unondata di folla spinse Clary verso di lui. Aveva gli occhi quasi completamente neri per ladrenalina, ma la gioia per averlo rivisto era pi che evidente. Simon si sent rincuorato, ma si chiese anche se lei fosse ancora la stessa o se avesse invece subito una trasformazione, come Amatis.
- Dammi la spada! - gli grid, la voce quasi soffocata dal clangore del metallo contro altro metallo. Clary slanci il braccio verso di lui, e in quel momento non era pi soltanto Clary, la sua amica dinfanzia, bens una Shadowhunter, un angelo vendicatore. E il posto di quella spada era nella sua mano.
Gliela porse, dalla parte dellelsa.
La battaglia era come un vortice, pens Jocelyn mentre si faceva largo attraverso la folla abbattendo il kindjal di Luke su ogni frammento di rosso che vedeva. Tutto piombava incontro cos in fretta, andandosene poi tanto rapidamente, che lunica cosa che si percepiva davvero era un senso di pericolo incontrollabile, la fatica di rimanere vivi e non soccombere.
Gli occhi le guizzavano fra i combattenti, in cerca di sua figlia, di uno stralcio di capelli rossi. O anche solo di Jace, perch lui sarebbe stato senzaltro dove cera lei. Sulla pianura erano disseminati qua e l grossi massi simili ad iceberg dentro un mare immobile. Si iss sulla parete ruvida di uno di essi, cercando di guadagnare una visuale migliore del campo di battaglia, ma tutto ci che vedeva erano corpi accalcati, armi luccicanti, ombre scure di lupi che si insinuavano fra i combattenti.
Si gir per scendere...
Ma vide che, a terra, qualcuno la stava aspettando. Jocelyn si ferm a guardare.
Indossava un abito scarlatto e su una guancia aveva una cicatrice livida, vestigia di una battaglia a lei sconosciuta. Aveva il viso scavato e non pi giovane, ma non si poteva non riconoscerlo. - Jeremy - gli disse piano, la voce a malapena udibile sopra il clamore della battaglia. - Jeremy Pontmercy.
Luomo che un tempo era stato il pi giovane di tutto il Circolo la guardava con occhi iniettati di sangue. - Jocelyn Morgenstern. Sei venuta per unirti a noi?
- Unirmi a voi? Jeremy, no...
- Una volta eri nel Circolo - le disse lui avvicinandosi. Dalla mano destra gli pendeva un lungo pugnale con la lama affilata come un rasoio. - Eri una di noi. E ora seguiamo tuo figlio.
- Ho rotto con voi quando seguivate mio marito - rispose Jocelyn. - Cosa vi fa pensare che vi seguirei adesso che  mio figlio a guidarvi?
- O sei con noi o contro di noi, Jocelyn. - Il viso di Jeremy si indur. - Non puoi metterti contro il tuo stesso figlio.
- Jonathan - gli disse lei, piano, -  la cosa pi malvagia che Valentine abbia mai prodotto. Non potrei mai stare dalla sua parte. Alla fine, non sono mai stata neanche con Valentine. Quindi che speranza hai di convincermi ora?
Lui scosse la testa. - Tu mi fraintendi - fece. - Intendo dire che non puoi stare contro di lui. Contro di noi. Il Conclave stesso non pu. Non sono pronti, non per quello che possiamo fare. Che vogliamo fare. Il sangue scorrer per le strade di ogni citt. Il mondo brucer. Tutto quello che conosci verr distrutto. E noi risorgeremo dalle ceneri della vostra sconfitta, come una fenice trionfante. Questa  la tua unica possibilit: dubito che tuo figlio te ne conceda unaltra.
- Jeremy - disse Jocelyn. - Eri cos giovane quando Valentine ti ha arruolato. Potresti tornare, persino dal Conclave. Sarebbero indulgenti...
- Non potrei mai tornare da loro - dichiar laltro con solenne soddisfazione. - Non capisci? Chi di noi sta dalla parte di tuo figlio, non  pi un Nephilim.
Non  pi un Nephilim... Jocelyn fece per rispondere, ma prima che aprisse bocca il sangue sgorg da quella del suo interlocutore, che si accasci. Allora Jocelyn vide che dietro di lui, con uno spadone in mano, cera Maryse.
Le due donne si guardarono per un istante al di sopra del corpo di Jeremy. Poi Maryse si volt e torn verso la battaglia.
Nellistante in cui le dita di Clary si chiusero attorno allelsa, la spada esplose di luce dorata. Il fuoco divamp lungo tutta larma a partire dalla punta, illuminando la scritta Quis ut Deus? minacciosamente incisa sul fianco e facendo brillare limpugnatura come se imprigionasse la luce del sole. Per poco Clary non la lasci cadere, pensando che stesse bruciando, ma la fiamma sembrava racchiusa allinterno della spada e il metallo era freddo sotto i suoi palmi.
Tutto ci che segu sembr accadere con estrema lentezza. Clary si volt, la spada che le ardeva in mano. Con lo sguardo scrut disperatamente la folla in cerca di Sebastian. Non lo vedeva, ma sapeva che era dietro lassembramento compatto di Shadowhunters oscuri attraverso cui si era dovuta fare largo a pugni. Stringendo la spada, si avvicin al gruppo, ma trov la strada sbarrata.
Da Jace.
- Clary - le disse. Le sembrava impossibile riuscire a sentirlo, perch i rumori che la circondavano erano assordanti: cera chi urlava, chi ringhiava, il metallo che si schiantava contro altro metallo. Ma era come se la massa di figure in combattimento si fosse aperta in due come il Mar Rosso per lasciare spazio attorno a loro.
La spada divampava, scivolosa nella presa di Clary. - Jace. Togliti di mezzo.
Sent Simon, dietro di lei, che le gridava qualcosa; Jace stava facendo di no con la testa. I suoi occhi doro erano inespressivi, impenetrabili. Aveva il volto insanguinato; lei gli aveva tirato una testata sullo zigomo, dove ora la pelle era scura e rigonfia. - Dammi quella spada, Clary.
- No. - Scosse la testa, indietreggiando di un passo. La Gloriosa illumin lo spazio che stavano occupando, lerba calpestata e sporca di sangue attorno a Clary, Jace che si muoveva verso di lei. - Jace. Posso separarti da Sebastian. Posso ucciderlo senza fare del male a te...
Il viso di lui si contrasse. I suoi occhi avevano lo stesso colore del fuoco nella spada, o lo stavano riflettendo, Clary non sapeva quale delle due. Stava vedendo Jace e un non-Jace allo stesso tempo: i ricordi che aveva di lui, il bellissimo ragazzo incontrato allinizio, sconsiderato con se stesso e con gli altri, ma che poi aveva imparato ad avere cura di entrambi. Ripens alla notte trascorsa a Idris, stringendosi le mani su quel letto stretto, e al ragazzo coperto di sangue che a Parigi laveva guardata con occhi spiritati confessandole di essere un assassino. - Ucciderlo? - diceva ora il non-Jace. - Sei impazzita?
A Clary torn in mente quella notte al lago Lyn, quando Valentine lo aveva colpito con la spada e lei aveva avuto la sensazione che la sua stessa vita scivolasse via con il sangue di lui.
Lo aveva guardato morire, l sulla spiaggia di Idris. Poi, dopo averlo riportato in vita, lui si era trascinato da lei e laveva guardata con quegli occhi che ardevano come la Spada, come il sangue incandescente di un angelo.
Ero nel buio, aveva detto. Non cerano che ombre, io stesso ero unombra, e sapevo che ero morto e tutto era finito, tutto quanto. Poi ho sentito la tua voce.
Ma quella voce svaniva dentro unaltra, pi recente: Jace di fronte a Sebastian, nel salotto della casa di Valentine. Quella voce diceva che avrebbe preferito morire piuttosto che vivere in quel modo. Ora Clary lo sentiva parlare, mentre le diceva di consegnargli la spada e che, se lei non lavesse fatto, se la sarebbe presa da solo. Aveva il tono brusco e impaziente di qualcuno che sgrida un bambino. E in quellistante cap che, come lui non era Jace, cos lei non era la Clary che lui amava. Era solo un ricordo, confuso e distorto: limmagine di una persona docile, ubbidiente, incapace di comprendere che lamore dato senza libero arbitrio o sincerit non era affatto amore.
- Dammi la spada. - Aveva la mano tesa, il mento sollevato, e parlava con fare imperioso. - Dammela, Clary.
- La vuoi?
Sollev la Gloriosa, cos come le aveva insegnato a fare lui, mantenendola in equilibrio con una mano per quanto fosse pesante. Allinterno, la fiamma si fece pi brillante, finch fu come se salisse verso lalto e toccasse le stelle. Tra lei e Jace cera solo la distanza coperta dalla spada. Gli occhi di lui erano increduli. Nemmeno in quel momento riusciva a cpensare che lei avrebbe potuto fargli del male, davvero male. Nemmeno allora.
Clary fece un respiro profondo. - Prendila.
Vide gli occhi di Jace accendersi come era successo al lago, poi lo trafisse con la spada, proprio come aveva fatto Valentine. Ora capiva che era cos che doveva andare. Era morto in quel modo, lei lo aveva strappato alla morte. E ora la morte era tornata.
Non puoi ingannare la morte. Alla fine si prender la rivincita.
La Gloriosa gli affond nel petto e Clary sent la propria mano insanguinata scivolare sullelsa mentre la lama si scontrava con le ossa della gabbia toracica di Jace, penetrando finch il pugno non le arriv contro il petto. A quel punto si ferm, immobile. Lui non si era mosso e ora lei gli si premeva contro stringendo la Gloriosa, col sangue che cominciava a sgorgare dalla ferita sul petto.
Ci fu un grido, un suono di rabbia, dolore e spavento, il suono di qualcuno che veniva squarciato brutalmente. Sebastian, pens Clary. Sebastian, che gridava perch il suo legame con Jace era stato spezzato.
Ma lui, Jace, non emise un solo suono. Nonostante tutto, aveva il viso calmo e sereno, il viso di una statua. Abbass lo sguardo su Clary e gli occhi gli brillarono, come se si stessero riempiendo di luce.
Poi cominci a bruciare.
Alec non si rese conto di correre gi dalla cima della collina, n di farsi largo sulla spianata rocciosa in mezzo a una distesa di caduti: Shadowhunters oscuri, lupi mannari morti o feriti. I suoi occhi cercavano una sola persona. Inciamp e per poco non cadde; quando rialz lo sguardo, scrutando il campo di battaglia, riconobbe Isabelle inginocchiata sul terreno accanto a Magnus.
Si sent come se nei polmoni non avesse pi aria. Non aveva mai visto Magnus cos pallido, cos immobile. Sullarmatura di pelle cera del sangue, come tutto attorno al suo corpo. Ma era impossibile, Magnus era vivo da cos tanti anni... lui era immortale. Un punto fermo. Limmaginazione di Alec non avrebbe mai e poi mai potuto pensare a un mondo in cui Magnus moriva prima di lui.
- Alec. - Era la voce di Izzy, che giungeva a lui come attraverso un muro dacqua. - Alec, respira.
Lui emise un sospiro tremante, poi porse una mano alla sorella. - Pugnale.
Isabelle ubbid in silenzio: a lezione di pronto soccorso non era mai stata attenta quanto lui, pensando che le rune bastavano per tutto. Alec tagli in due larmatura di Magnus e poi la maglietta sottostante. Lo fece a denti stretti: forse erano le uniche cose a tenere insieme il suo corpo.
Ripieg allindietro i lembi con cautela, sorpreso dalla fermezza delle sue stesse mani. Cera molto sangue, e una ferita profonda sotto la parte destra del petto. Tuttavia, dal ritmo del respiro di Magnus, si capiva che i polmoni non erano stati trafitti. Alec si strapp la giacca, la raggomitol e la premette contro la ferita ancora sanguinante.
Magnus batt le palpebre. - Ahia - disse con un filo di voce. - Piantala di appoggiarti.
- Raziel - mormor Alec, con gratitudine. - Allora stai bene. - Infil la mano libera sotto la testa di Magnus, usando il pollice per accarezzargli la guancia insanguinata. - Pensavo...
Alz lo sguardo per guardare la sorella prima di dire qualcosa di imbarazzante, ma lei era gi sgattaiolata via in silenzio.
- Ti ho visto cadere - mormor Alec. Si chin su Magnus e lo baci sulla bocca con delicatezza, per non fargli male. - Pensavo fossi morto.
Magnus fece un sorriso sghembo. - Per cosa, quel graffio? - Cos dicendo, abbass lo sguardo sulla giacca sempre pi rossa nella mano di Alec. - Okay, un graffio profondo. Diciamo il graffio di un gatto bello grosso.
- Stai delirando? - fece Alec.
- No. - Le sopracciglia di Magnus si avvicinarono. - Amatis ha mirato al cuore, ma non ha preso organi vitali. Il problema  che lemorragia mi sta sfiancando, rallenta la mia capacit di guarire. - Fece un respiro profondo che termin con un colpo di tosse. - Su, dammi la mano. - Porse la propria ad Alec e lui intrecci le dita alle sue, premendo forte il palmo. - Ti ricordi, la notte della battaglia sulla nave di Valentine, quando mi serv un po della tua forza?
- Adesso ti serve ancora? - gli chiese Alec. - Prendila.
- A me la tua forza serve sempre, Alec - rispose Magnus chiudendo gli occhi mentre le loro dita intrecciate cominciavano a brillare, come se racchiudessero la luce di una stella.
Il fuoco esplose dallelsa della spada dellangelo e corse lungo la lama. La fiamma colp il braccio di Clary come una scossa elettrica, buttandola a terra. Un lampo le bruci su e gi per le vene: si contorse dal dolore, stringendosi forte, come per impedire al corpo di esplodere in mille pezzi.
Jace cadde in ginocchio. Aveva ancora la spada conficcata nel petto, ma ora stava bruciando di una fiamma bianco-dorata e il fuoco gli riempiva tutto il corpo come acqua colorata che si riversava in una caraffa di vetro. Era attraversato da vampate doro che gli rendevano la pelle traslucida. Aveva i capelli color bronzo; le ossa erano unesca infiammabile dura e lucente, visibile allesterno. La stessa Gloriosa si stava dissolvendo in gocce liquide, come oro dentro un crogiolo. Jace aveva la testa buttata allindietro, la schiena piegata ad arco mentre la conflagrazione gli sconquassava il corpo. Clary cerc di avvicinarsi, sul terreno roccioso, ma il calore che lui emanava era troppo. Si teneva le mani serrate sul petto, finch un fiume di sangue dorato cominci a colargli fra le dita. La pietra sulla quale era inginocchiato si anner, si incrin e si trasform in cenere. Infine, la Gloriosa si consum come un fal in estinzione, lanciando una cascata di scintille; Jace croll in avanti, sulle pietre.
Clary cerc di rimanere in piedi, ma le gambe le cedevano. Si sentiva ancora come se nelle vene avesse del fuoco, mentre il dolore le pungolava la superficie della pelle come un attizzatoio rovente. Si costrinse ad avanzare, facendo sanguinare le dita e sentendo che il vestito le si stava strappando, finch non raggiunse Jace.
Lui era sdraiato sul fianco con la testa appoggiata su un braccio, mentre laltro era disteso. Clary gli si rannicchi accanto. Jace irradiava calore dal corpo come un letto di carboni ardenti, ma non le importava. Riusciva a vedere lo strappo nella parte posteriore della divisa, quello provocato dalla Gloriosa. La cenere delle rocce bruciate si mischiava alloro dei suoi capelli insieme al sangue.
Muovendosi lentamente, ogni gesto faticoso come se fosse diventata vecchia allimprovviso, come se avesse sulle spalle un anno in pi per ogni secondo in cui Jace era bruciato, lo tir verso di s, per girarlo a pancia in su sulla pietra annerita e insanguinata. Gli guard il viso, non pi dorato ma immobile, e comunque bellissimo.
Gli mise una mano sul petto, dove il rosso del sangue risaltava sopra quello pi scuro della divisa. Aveva sentito i bordi della lama stridere contro le sue costole. Aveva visto il sangue sgorgargli dalle dita, cos abbondante da tingere di nero le rocce sotto di lui e da impiastrargli le punte dei capelli.
Eppure. Non se  pi del Paradiso che dellInferno.
- Jace - sussurr. Tutto attorno a loro, piedi che correvano. I superstiti malconci del piccolo esercito di Sebastian stavano scappando sul Burren, abbandonando le armi strada facendo. Li stavano ignorando. - Jace!
Lui non si mosse. Aveva il viso immobile, sereno sotto la luce della luna. Le ciglia gli proiettavano ombre scure, a raggiera, sugli zigomi.
- Ti prego - gli disse, con una voce che sembr graffiarle la gola. Quando respir, si sent i polmoni in fiamme. - Guardami.
Clary chiuse gli occhi. Quando li riapr, sua madre le stava inginocchiata accanto, tenendole una mano sulla spalla.
Dalle guance di Jocelyn scendevano delle lacrime. Ma non poteva essere... Sua mamma stava piangendo?
- Clary - le sussurr. - Lascialo andare.  morto.
In lontananza, Clary vide Alec inginocchiato vicino a Magnus.
- No - disse. - La spada... La spada brucia tutto il male. Potrebbe essere ancora vivo.
Sua madre le accarezz la schiena, infilando le dita fra i riccioli sporchi della figlia. - Clary, no...
Jace, pens lei con fierezza mentre gli stringeva le braccia. Tu sei pi forte di tutto questo. Se sei tu, se sei davvero tu, allora aprirai gli occhi e mi guarderai.
A un tratto arriv anche Simon, e si inginocchi accanto a Jace, il viso macchiato di sangue e fuliggine. Fece per toccarla, ma lei alz di scatto la testa lanciando unocchiata di fuoco a lui e a sua madre. In quellistante vide che li stava raggiungendo anche Isabelle, gli occhi spalancati che si muovevano lentamente. Aveva la divisa sporca di sangue.
Incapace di affrontare il suo sguardo, Clary si gir e fiss loro dei capelli di Jace.
- Sebastian - disse, o per lo meno cerc di dire, con una voce roca. - Qualcuno dovrebbe prenderlo e... - E lasciarmi sola.
- Lo stanno cercando. - Sua madre le si avvicin, ansiosa, lo sguardo sbarrato. - Clary, lascialo andare. Clary, piccola...
- Lasciala in pace. - Clary sent dire a Isabelle in tono brusco. Avvert le proteste di sua madre, ma tutto quello che stava succedendo le sembrava lontano, come se guardasse uno spettacolo teatrale dallultima fila. Non contava altro che Jace. Jace, che bruciava. Le lacrime le scottavano in fondo agli occhi. - Jace, maledizione - disse con voce spezzata. - Tu non sei morto.
- Clary - la chiam Simon con dolcezza, - poteva succedere ...
Vieni via da lui. Era questo che le stava chiedendo Simon, ma lei non poteva. Non voleva. - Jace - sussurr. Era come un mantra, come la volta in cui lui laveva tenuta a Renwick ripentendo continuamente il suo nome. - Jace Lightwood...
Si paralizz. Eccolo. Un movimento cos impercettibile da poter essere a malapena considerato tale. Il fremito di un ciglio. Si chin in avanti, perdendo quasi lequilibrio, e premette la mano contro il tessuto scarlatto sopra il petto di lui, come se potesse guarire la ferita che lei stessa aveva causato. Invece quello che sent sotto le dita, cos meraviglioso che per un istante le sembr assurdo, era il battito del suo cuore.
EPILOGO
Allinizio, Jace non si rese conto di niente. Poi ci fu il buio e, dentro di esso, un dolore bruciante. Era come aver ingoiato il fuoco, che lo soffocava e gli ustionava la gola. Annasp disperatamente per prendere aria, per un respiro capace di raffreddare quel fuoco, e i suoi occhi si aprirono.
Vide tenebre e ombre, una stanza poco illuminata, conosciuta e sconosciuta al tempo stesso, con file di letti e una finestra che lasciava filtrare una cupa luce azzurra; era sdraiato su uno di quei letti, coperte e lenzuola avvolte attorno al suo corpo come corde. Il petto gli faceva male, come se sopra avesse un peso morto. Alz una mano per capire di cosa si trattava, incontrando soltanto uno spesso bendaggio che gli copriva la pelle nuda. Prese un altro respiro. Ancora sollievo.
- Jace. - Quella voce gli risult familiare come fosse la propria. Una mano strinse la sua mano, dita intrecciate ad altre dita. Con un riflesso nato da anni di affetto e vicinanza, ricambi la stretta.
- Alec - disse, quasi scioccato al suono delle sue stesse parole. Non era cambiato. Aveva limpressione di essere stato bruciato, fuso e poi riplasmato come oro in un crogiolo, per poi diventare... Che cosa? Avrebbe potuto tornare a essere se stesso? Alz lo sguardo verso gli occhi azzurri, carichi di angoscia, di Alec, e cap dove si trovava. Linfermeria dellIstituto. Casa. - Mi dispiace...
Una mano callosa e affusolata gli accarezz la guancia, e unaltra voce gli disse: - Non scusarti. Non hai niente di cui scusarti.
Socchiuse gli occhi. Il peso sul petto era ancora l: met ferita e met senso di colpa. - Izzy.
Lei trattenne il fiato. - Sei davvero tu, giusto?
- Isabelle - disse Alec come per avvertire la sorella di non stancarlo troppo, ma Jace le tocc la mano. Riusciva a vedere gli occhi scuri di Izzy che brillavano alla luce dellalba, il suo viso pieno di attesa e speranza. Quella era la ragazza che solo la sua famiglia conosceva, unIsabelle affettuosa e apprensiva.
- Sono io - le disse, poi si schiar la gola. - Se non mi credi, ti capisco, ma te lo giuro sullAngelo, Iz. Sono io.
Alec non parl, ma strinse pi forte la mano di Jace.
- Non c bisogno che giuri - gli disse infine, toccandogli la runa parabatai vicino alla clavicola. - Lo so. Lo sento. Non  pi come se mi mancasse una parte di me.
- Anche per me era cos - rispose Jace respirando a fatica. - Mi mancava qualcosa. Lo sentivo, anche con Sebastian, ma non sapevo cosera. Invece eri tu. Il mio parabatai. - Guard Izzy. - E tu. Mia sorella. E... - Allimprovviso le palpebre gli bruciarono di una luce cocente: la ferita sul petto cominci a palpitare, finch vide il viso di lei, illuminato dalla fiamma della spada. Uno strano calore, un fuoco bianco, gli percorse le vene. - Clary. Vi prego, ditemi che...
- Sta bene - si affrett a dire Isabelle. Cera dellaltro, nella sua voce. Stupore, disagio.
- Me lo giuri? Non lo dici soltanto per tenermi tranquillo...
-  stata lei a trafiggerti - afferm lei.
Jace fece una risata soffocata. Provava dolore. - Clary mi ha salvato.
-  vero - gli conferm Alec.
- Quando posso vederla? - chiese Jace, cercando di non sembrare troppo impaziente.
- Allora sei proprio tu - comment Isabelle in tono divertito.
- I Fratelli Silenti sono entrati e usciti per controllarti - spieg Alec. - Per controllare questo - aggiunse toccandogli il bendaggio sul petto - e per vedere se eri gi sveglio. Quando scopriranno che  cos,  probabile che vorranno parlarti, prima di lasciarti vedere Clary.
- Quanto tempo sono rimasto senza sensi?
- Circa due giorni - rispose Alec. - Da quando ti abbiamo portato via dal Burren, praticamente convinti che saresti morto. A quanto pare non  cos semplice guarire la ferita inferta dalla lama di un arcangelo.
- Quindi mi stai dicendo che rester la cicatrice.
- Grande e brutta, attraverso il petto.
- Cavolo - fece Jace. - E io che contavo sui soldi di quellingaggio come modello di biancheria intima, avevo fatto un casting...
Scherzava, ma dentro di s pens che in fondo fosse giusto avere una cicatrice: doveva portare il segno di quello che gli era successo, sia fisicamente che psicologicamente. Aveva rischiato di perdere lanima, e la cicatrice sarebbe servita a ricordargli la debolezza della volont e la difficolt di essere buoni.
Ma anche cose pi cupe. Quello che lo aspettava e quello che non poteva permettere che accadesse. Stava riprendendo le forze; lo sentiva, e le avrebbe dirette tutte contro Sebastian. Quella consapevolezza lo fece subito sentire pi leggero, il peso sul petto diventava meno opprimente. Gir la testa per poter guardare Alec negli occhi.
- Non avrei mai pensato di combattere dal fronte della battaglia opposto al tuo - gli disse con voce fioca. - Mai.
- E non lo farai mai pi - disse Alec, la mandibola serrata.
- Jace - lo chiam Isabelle. - Cerca di stare calmo, okay?  che...
- Che cosa? C qualcosaltro che non va?
- Ecco...  che stai brillando un po - gli disse Isabelle. - Cio, solo un pochino.
- Brillando?!
Alec sollev la mano stretta a quella di Jace, per mostrare allaltro, nella penombra, il debole luccichio nellavambraccio che gli percorreva le vene facendolo sembrare una cartina geografica. - Pensiamo che sia un effetto lasciato dalla spada dellarcangelo. Probabilmente svanir presto, ma i Fratelli Silenti ne sono incuriositi, ovviamente.
Jace sospir e abbandon la testa sul cuscino. Era troppo esausto per apprezzare pi di tanto quel suo nuovo stato di illuminazione. - Allora ve ne andate? Dovete far venire i Fratelli? - domand.
- Ci hanno chiesto di chiamarli al tuo risveglio - rispose Alec, ma scuoteva la testa gi mentre parlava. - Ma se non vuoi...
- Mi sento stanco - confess Jace. - Se potessi dormire ancora qualche ora...
- Certo. Certo che puoi. - Le dita di Isabelle gli spinsero i capelli allindietro, via dagli occhi. Il suo tono di voce era fermo, fiero come quello di una mamma orso che protegge i suoi piccoli.
Gli occhi di Jace iniziarono a chiudersi. - E non mi lascerete?
- No - disse Alec. - Non ti lasceremo mai. E lo sai.
- Mai. - Isabelle gli prese la mano, quella che non stava gi tenendo Alec, e la strinse con forza. - I Lightwood, tutti insieme - mormor. La mano di Jace divent improvvisamente umida nel punto in cui lei gliela stringeva, e cap che Isabelle stava piangendo. Le sue lacrime gli piovevano sulla pelle. Piangeva per lui, perch gli voleva bene. Anche dopo tutto quello che era successo.
Tutti e due gliene volevano.
Si addorment cos, con Isabelle da un lato e Alec dallaltro, mentre il sole si apriva alla luce del giorno.
- Cosa vuol dire che non posso ancora vederlo? - sbott Clary. Era seduta sul bordo del divano, nel salotto di Luke, il filo del telefono avvolto cos stretto attorno alle dita che le punte le erano diventate bianche.
- Sono passati solo tre giorni, due dei quali  rimasto in coma - disse Isabelle. Sentendo delle voci dietro di lei, Clary aguzz le orecchie per capire di chi si trattasse. Forse una era Maryse, ma stava parlando con Jace? Con Alec? - I Fratelli Silenti lo stanno tenendo sotto osservazione. E hanno detto niente visite.
- Insomma, quelli mi vogliono fottere.
- Perch, pensi di essere il loro tipo?
- Isabelle! - Clary si butt allindietro sui cuscini morbidi. Era una luminosa giornata dautunno, e il sole inondava le finestre del salotto, ma questo non bastava a farla sentire meglio. - Voglio solo sapere che sta bene. Che non ha danni permanenti, che non  gonfio come un melone...
- Ovvio che non  gonfio come un melone, non essere ridicola.
- Come faccio a saperlo? Nessuno mi dice niente!
- Sta bene - la rassicur Isabelle, anche se Clary sentiva che nella sua voce cera della reticenza. - Alec dorme nel letto accanto al suo, io e mia madre facciamo i turni per assisterlo. I Fratelli Silenti non lo hanno mica torturato! Hanno solo bisogno di sapere cosa sa lui. Sebastian, lappartamento, tutto.
- Non posso credere che Jace non mi chiamerebbe, se potesse. A meno che lui preferisca non vedermi.
- Forse  cos - rispose Isabelle. - Magari per il fatto che lhai trafitto...
- Isabelle, io...
- Stavo scherzando, che tu ci creda o no. Nel nome dellAngelo, Clary, non puoi avere un po di pazienza? - sospir Isabelle. - Daccordo, come non detto. Avevo dimenticato con chi stavo parlando. Ora non dovrei dirlo, e quindi mi raccomando, ma Jace ha detto che voleva parlarti di persona. Se solo tu riuscissi ad aspettare...
- Ma non ho fatto altro - ribatt Clary. - Nientaltro che aspettare. - Ed era vero. Aveva trascorso le ultime due notti sdraiata in camera, a casa di Luke, in attesa di notizie su Jace, ripercorrendo continuamente e nei minimi dettagli lultima settimana della sua vita. La Caccia Selvaggia, il negozio di antiquariato di Praga, le fontane di sangue, i tunnel degli occhi di Sebastian, il corpo di Jace contro il proprio, Sebastian che le spingeva la Coppa Infernale contro le labbra per costringerla a bere, lodore amaro dellicore demoniaco. La Gloriosa che le risplendeva in mano, trafiggendo Jace come un fulmine celeste, il battito del suo cuore sotto i polpastrelli. Lui non aveva nemmeno aperto gli occhi, ma a Clary aveva gridato che era vivo, che il cuore gli batteva ancora, dopodich tutta la famiglia di Jace li aveva circondati, anche Alec, che quasi doveva tenere di peso un Magnus bianco come uno straccio. - Continuo a pensare e ripensare alle stesse cose. Sto diventando pazza.
- E su questo siamo daccordo. Sai cosa, Clary?
- Cosa?
Ci fu una pausa. - Non ti serve il mio permesso per venire qui a trovare Jace - disse Isabelle. - Non ti serve il permesso di nessuno per fare niente. Tu sei Clary Fray. Ti butti a capofitto in qualsiasi situazione senza sapere come cavolo andr a finire, poi ce la fai, perch hai coraggio da vendere e... sei anche un po pazza.
- Non quando si tratta della mia vita privata, Iz.
- Uh! - fece Isabelle. - Forse dovresti esserlo. - E cos dicendo, riagganci.
Simon era disteso sul letto, i piedi sopra i cuscini, il mento appoggiato sulle mani. Teneva il portatile aperto davanti a s, immobile su una scena del film Matrix. Alz lo sguardo quando lei entr. - Allora? Ti  andata bene?
- Non proprio. - Clary si era gi vestita con lidea che quel giorno avrebbe potuto incontrare Jace: jeans e un maglione celeste che sapeva piacergli. Si mise una giacca di velluto a coste e si sedette sul letto accanto a Simon, facendo scivolare i piedi dentro gli stivali. - Isabelle non mi dice niente. I Fratelli Silenti non vogliono che Jace riceva visite, ma chi se ne importa. Io ci vado lo stesso.
Simon chiuse il portatile e rotol sulla schiena. - Ecco la mia piccola molestatrice coraggiosa!
- Chiudi il becco - gli disse. - Non vuoi venire con me? Vedere Isabelle?
- Devo vedere Becky, a casa di Jordan - rispose lui.
- Bene. Salutala da parte mia. - Fin di allacciarsi gli stivali e allung una mano per togliere a Simon una ciocca di capelli dalla fronte. - Prima mi sono dovuta abituare a te con il Marchio di Caino. E ora mi devo riabituare a te senza.
Gli occhi scuri di lui le percorsero i lineamenti del viso. - Con o senza, sono sempre e soltanto io.
- Simon, ti ricordi cosa cera scritto sulla lama della spada? Della Gloriosa?
- Quis ut Deus?
-  latino. Sono andata a cercare e ho visto che vuol dire Chi  come Dio? Una domanda trabocchetto, perch la risposta  nessuno. Nessuno  come Dio. Non vedi?
Lui la guard. - Vedere cosa?
- Lhai detto. Deus, Dio.
Simon apr la bocca, poi la richiuse. - Io...
- Camille ti disse che lei poteva pronunciare il nome di Dio perch non credeva in lui, ma io credo che la cosa abbia a che fare con quello che uno crede di se stesso... Se pensi di essere dannato, allora lo sei. Se no...
Gli tocc la mano. Lui strinse le dita per un attimo e le lasci andare, unespressione preoccupata sul viso. - Mi serve del tempo per pensarci su.
- Tutto quello che ti serve. Ma se hai bisogno di parlare, sappi che sono qui.
- E io sono qui se sarai tu ad averne bisogno. Qualsiasi cosa succeda fra te e Jace allIstituto... sai che puoi sempre venire da me, se ti va di parlare.
- Come sta Jordan?
- Abbastanza bene. Adesso lui e Maia stanno proprio insieme. Sono in quella fase odiosa in cui ho la sensazione di doverli lasciare soli continuamente! - Arricci il naso. - Quando lei non c, Jordan impazzisce perch si sente insicuro a pensare che lei ha frequentato altri ragazzi mentre lui ha passato gli ultimi tre anni in allenamento militare per il Praetor, fingendosi in pratica un essere asessuato.
- Oh, andiamo. Dubito che a lei interessi.
- Sai come sono fatti gli uomini. Il nostro ego  fragile.
- Non direi lo stesso per quello di Jace.
- No. Jace  una specie di carro armato dartiglieria contraerea dellego maschile - ammise Simon. Era sdraiato con la mano destra aperta sulla pancia, e lanello doro delle fate gli brillava sul dito. Dato che laltro era stato distrutto, probabilmente questo non aveva pi poteri, ma Simon lo portava comunque. Distinto, Clary si chin e gli baci la fronte.
- Sei il migliore amico che si potrebbe mai avere, lo sai?
- S, lo sapevo, ma  sempre bello sentirselo dire.
Clary rise e si alz. - Be, potremmo anche camminare insieme fino alla metropolitana. A meno che tu non voglia restare qui con i miei anzich nel tuo appartamento supercool da scapoli in centro.
- Giusto. Con il mio coinquilino che si strugge damore e mia sorella. - Simon scivol gi dal letto e la segu mentre lei usciva dal soggiorno. - Perch non usi un portale?
Clary fece spallucce. - Non so. Mi sembrerebbe... uno spreco. - Attravers il corridoio e, dopo aver bussato rapidamente, infil la testa dentro la camera padronale. - Luke?
- Entra.
Lei entr, con Simon accanto. Luke era a letto, seduto. Il bendaggio che gli avvolgeva il petto formava un rilievo sotto la camicia di flanella. Davanti a lui, una pila di riviste. Simon ne prese una: - Brilla come una principessa: sposa dinverno - lesse ad alta voce. - Non so, amico. Non sono sicuro che una coroncina di cristalli sarebbe il look pi adatto a te.
Luke guard attorno al letto e fece un sospiro. - Jocelyn ha pensato che un po di preparativi per il matrimonio potrebbero farci bene. Ritorno alla normalit e cose del genere. - Sotto i suoi occhi azzurri cerano delle ombre scure. Era stata Jocelyn a rivelargli la verit su Amatis, quando lui era ancora alla stazione di polizia. Anche se Clary lo aveva accolto a casa con grandi abbracci, lui non aveva nominato sua sorella una sola volta, e nemmeno lo aveva fatto lei. - Se fosse per me, scapperei a Las Vegas e farei un matrimonio a tema da cinquanta dollari, tutti vestiti da pirati, celebrato da Elvis.
- Io potrei fare la damigella donore con la toppa sullocchio - propose Clary. Punt lo sguardo su Simon. - E tu potresti essere...
- Oh no - la ferm lui. - Io sono un alternativo. Troppo indie per i matrimoni a tema.
- Ma se giochi a Dungeons&Dragons! Tu sei un nerd! - replic lei con affetto.
- Guarda che il genere sfigato va di moda - dichiar lui. - Le ragazze lo adorano.
Luke si schiar la voce. - Presumo che siate venuti qui per dirmi qualcosa, giusto?
- Sto andando allIstituto per vedere Jace - rispose Clary. - Vuoi che ti porti qualcosa?
Lui fece di no con la testa. - Tua mamma  gi in negozio a far provviste. - Si sporse per arruffarle i capelli, ma fece una smorfia. Stava guarendo, ma gli serviva ancora del tempo. - Divertiti.
Clary pens a quello che lavrebbe probabilmente aspettata allIstituto: una Maryse arrabbiata, unIsabelle affaticata, un Alec assente e un Jace che non voleva vederla. Sospir. - Contaci.
La galleria della metro aveva lodore dellinverno definitivamente giunto in citt: metallo freddo, umidit, sporcizia bagnata, deboli tracce di fumo. Alec, camminando lungo i binari, vedeva il proprio respiro condensato in nuvolette bianche davanti al viso. Si infil la mano libera nella tasca del giaccone a doppiopetto blu, per scaldarsela. Con laltra teneva la stregaluce che gli serviva per illuminare il tunnel: piastrelle verdi e crema, scolorite dagli anni, cavi che penzolavano dal soffitto come ragnatele. Ne era passato del tempo, dallultima volta che quel posto aveva visto passare un treno.
Si era svegliato prima di Magnus, anche quella volta. Lo stregone era rimasto a dormire fino a tardi, per riposarsi dalla battaglia nel Burren. Aveva consumato molte energie per rigenerarsi, ma non era ancora completamente guarito. Gli stregoni erano immortali, ma non invulnerabili. Qualche centimetro pi su e per me sarebbe stata la fine aveva detto Magnus, con apprensione, esaminando la ferita da taglio. Mi avrebbe fermato il cuore.
Cerano stati dei momenti, forse minuti, in cui Alec aveva davvero pensato che fosse morto. Dopo tutto quel tempo passato a preoccuparsi di diventare vecchio e morire prima di lui! Che beffa del destino sarebbe stata... Era quello che si sarebbe meritato, avendo preso seriamente in considerazione lofferta di Camille, seppure per un solo secondo.
Di fronte a s vedeva delle luci: la stazione di City Hall, illuminata da lampadari e lucernari. Era sul punto di spegnere la sua stregaluce, quando dietro di s sent una voce familiare.
- Alec - disse qualcuno. - Alexander Gideon Lightwood.
Alec prov una stretta al cuore. Si volt lentamente. - Magnus?
Lo stregone avanz dentro il cerchio chiaro proiettato dalla stregaluce di Alec. Aveva unaria stranamente lugubre, gli occhi adombrati, i capelli a spunzoni scompigliati. Indossava una giacca elegante con una maglietta, tanto che Alec non pot fare a meno di chiedersi se non avesse freddo.
- Magnus - gli disse di nuovo. - Pensavo stessi dormendo.
- Ovviamente - rispose lui.
Alec deglut forte. Non aveva mai visto Magnus arrabbiato, non sul serio. Non cos. Il suo sguardo felino era assente, impossibile da decifrare. - Mi hai seguito? - gli chiese.
- In un certo senso.  stato utile sapere in anticipo dove stavi andando. - Con movimenti rigidi, Magnus estrasse dalla tasca un foglio di carta ripiegato. In quella penombra, lunica cosa che Alec riusciva a intravedere era una calligrafia ordinata e ricca di svolazzi. - Sai, quando lei mi ha detto che eri stato qui e dellaccordo che aveva stretto con te, io non le ho creduto. Non volevo crederle. Invece eccoti qui.
- Camille ti ha detto...
Magnus sollev una mano per interromperlo. - Taci - gli disse laltro stancamente. - Certo che me lo ha detto. Ti avevo avvertito che era la regina delle manipolazioni e degli intrighi, ma tu non mi hai ascoltato. Secondo te, chi preferirebbe avere dalla sua parte? Me o te? Hai diciotto anni, Alexander. Non sei esattamente quello che si potrebbe definire un potente alleato.
- Le avevo gi detto - rispose Alec - che non avrei ucciso Raphael. Sono venuto qui e le ho detto che laccordo saltava, che non lo avrei fatto...
- E dovevi venire fin qui, in questa stazione abbandonata, per consegnarle quel messaggio? - Magnus sollev le sopracciglia. - Non pensi che avresti potuto fare la stessa cosa, per esempio, restando alla larga?
- Era...
- E anche se tu fossi venuto qui per dirle che laccordo saltava - prosegu Magnus con voce tremendamente calma - mi dici cosa ci fai qui adesso? Visita di cortesia? Passavi per caso? Spiegamelo, Alexander, se c qualcosa che mi sfugge.
Alec deglut. Doveva di certo esserci un modo per spiegare. Era andato fin l, da Camille, perch era lunica persona con cui poteva parlare di Magnus. Lunica persona che lo conosceva come lo conosceva lui, non soltanto come lAlto Stregone di Brooklyn, bens come una persona capace di dare e ricevere amore, con fragilit e peculiarit tutte umane, unite a bizzarri sbalzi dumore che Alec non sapeva come affrontare senza qualche consiglio. - Magnus... - Alec fece un passo verso il suo fidanzato e, per la prima volta da che si ricordava, lui si allontan. Aveva una postura rigida e ostile; lo guardava come avrebbe potuto guardare uno sconosciuto, uno sconosciuto non particolarmente gradito.
- Mi dispiace tanto - gli disse Alec. Allimprovviso la sua voce suonava gracchiante e irregolare alle sue stesse orecchie. - Io non volevo...
- Ci stavo pensando, sai - lo interruppe Magnus. - Questo  in parte il motivo per cui volevo il Libro Bianco. Limmortalit pu essere un fardello. Ripensi ai giorni che hai davanti, quando sei stato dovunque e hai visto tutto. Lunica cosa che non avevo provato era invecchiare con qualcuno, con qualcuno che amavo. Pensavo che magari potevi essere tu. Ma questo non ti d il diritto di rendere la durata della mia vita una scelta tua.
- Lo so. - Il cuore di Alec batteva allimpazzata. - Lo so, e infatti non lo avrei fatto...
- Rester fuori tutto il giorno - disse Magnus. - Vieni a portare via le tue cose da casa mia. Lascia le chiavi sul tavolo da pranzo. - Mentre parlava, con gli occhi scrutava il viso di Alec. -  finita. Non voglio mai pi rivederti, Alec. E nemmeno i tuoi amici. Sono stanco di essere il loro stregone da compagnia.
Le mani di Alec avevano cominciato a tremare, abbastanza forte da fargli cadere la stregaluce. Loggetto si spense e il ragazzo cadde in ginocchio, frugando tra la sporcizia sul pavimento. Finalmente qualcosa si accese di fronte ai suoi occhi e, quando si sollev, vide Magnus con la stregaluce in mano. Brillava e tremolava di uno strano bagliore colorato.
- Non dovrebbe fare quella luce - disse Alec distinto. - Non con chi non  uno Shadowhunter.
Magnus allung il braccio. Il cuore della stregaluce brillava di rosso scuro, il colore dei carboni ardenti.
-  per via di tuo padre? - gli chiese Alec.
Lo stregone non rispose e si limit a mettergli la pietra runica nel palmo della mano. Quando si sfiorarono, il viso di Magnus cambi espressione. - Stai gelando.
- S?
- Alexander... - Magnus lo tir a s, la stregaluce che brillava fra loro cambiando rapidamente colore. Alec non laveva mai vista fare niente del genere. Appoggi la testa alla spalla di Magnus e lasci che lui lo abbracciasse. Il cuore dello stregone non batteva come quello umano; era pi lento, ma stabile. La cosa pi stabile di tutta la sua vita, aveva a volte pensato Alec.
- Baciami - gli disse.
Magnus gli appoggi una mano sulla guancia e, con delicatezza, quasi in modo assente, gli fece scorrere il pollice lungo lo zigomo. Quando si chin per baciarlo, profumava di sandalo. Alec gli afferr la manica della giacca, e la stregaluce, stretta fra i loro corpi, si accese di rosa, verde e azzurro.
Fu un bacio lento, e triste. Quando Magnus si ritrasse, Alec vide che, chiss come, era lui lunico a sorreggere la stregaluce. Brillava di un bianco tenue.
A bassa voce, lo stregone disse: - Aku cinta kamu.
- Cosa vuol dire?
Magnus si liber dalla presa di Alec. - Vuol dire ti amo. Non che cambi qualcosa.
- Ma se mi ami...
- Certo che ti amo. Pi di quanto pensassi. Ma  finita comunque - gli disse. - Non cambia quello che hai fatto.
- Ma  stato un errore - sussurr Alec. - Solo un errore...
Magnus fece una risata sarcastica. - Solo un errore?  come dire che durante il viaggio inaugurale del Titanic c stato un piccolo incidente. Alec, tu hai cercato di accorciarmi la vita.
-  stato solo... Me lo ha proposto lei, ma io ci ho pensato su e ho capito che non potevo farlo, che non potevo farti una cosa del genere.
- Ma hai dovuto pensarci. E non me ne hai mai parlato. - Magnus scosse la testa. - Non ti sei fidato di me. Non lo hai mai fatto.
- S, invece - ribatt Alec. - Lo far, ci prover. Dammi unaltra possibilit...
- No - rispose Magnus. - E, se posso darti un consiglio: stai alla larga da Camille. C una guerra in arrivo, Alexander, ed  meglio se non metti in discussione le tue alleanze. Dico bene?
Pronunciate quelle parole, si gir e se ne and via con le mani in tasca, camminando lentamente, come se fosse ferito, e non soltanto dal taglio sul fianco. In ogni caso, se ne stava andando. Alec rimase a guardarlo finch non usc dal bagliore della stregaluce, sparendo dalla sua vista.
Linterno dellIstituto era fresco, destate, ma ora che linverno era ufficialmente cominciato, Clary lo trovava caldo. La navata era illuminata da file di candelabri e le finestre con i vetri colorati brillavano di una luce tenue. Lasci che la porta le si chiudesse alle spalle e si diresse verso lascensore. Arrivata a met del corridoio centrale, sent una risata.
Si volt. Isabelle era seduta su una delle vecchie panche, le lunghe gambe appoggiate sopra lo schienale di fronte. Indossava degli stivali che le arrivavano a met coscia, jeans aderenti e un maglione rosso che le lasciava una spalla scoperta. Aveva la pelle ricoperta da disegni neri; Clary ricord le parole di Sebastian, quando le aveva detto che a lui non piacevano le donne che si sfiguravano la pelle con i marchi, e si sent percorrere da un brivido. - Non hai sentito che ti chiamavo? - le chiese Izzy. - Sai davvero essere sorprendentemente testarda.
Clary si ferm, appoggiandosi a una colonna. - Non ti ho ignorata apposta.
Isabelle tolse di slancio le gambe dallo schienale e si alz in piedi. I tacchi degli stivali erano alti e la facevano troneggiare sopra Clary. - Oh, lo so.  per questo che ho detto testarda e non cafona.
- Sei qui per dirmi di andare via? - Clary fu felice di sentire che la voce non le stava tremando. Voleva vedere Jace. Voleva vederlo pi di ogni altra cosa. Ma dopo quello che aveva passato nellultimo mese, sapeva che a contare era solo il fatto che lui era ancora vivo e che era di nuovo se stesso. Tutto il resto finiva in secondo piano.
- No - disse Izzy, cominciando a dirigersi verso lascensore. Clary la segu e le si mise accanto. - Credo che tutta questa storia sia ridicola. Tu gli hai salvato la vita.
Clary deglut contro il freddo che si sentiva in gola. - Hai detto che cerano cose che non capivo.
- E ci sono. - Premette il pulsante dellascensore. - Jace te le pu spiegare. Sono scesa perch ho pensato che cera qualcosaltro che dovevi sapere.
Clary rimase in attesa di sentire il familiare cigolio, seguito da vibrazioni e tonfo finale, del vecchio ascensore a gabbia. - Del tipo?
- Mio padre  tornato - annunci Isabelle senza incontrare lo sguardo di Clary.
- Tornato in visita o tornato per restare?
- Per restare. - Isabelle sembrava calma, ma Clary ricord quanto laveva ferita la notizia che Robert si fosse candidato a diventare Inquisitore. - In pratica Aline ed Helen hanno evitato che finissimo nei guai per tutto quello che  successo in Irlanda. Quando siamo venuti ad aiutarti, lo abbiamo fatto senza informare il Conclave. Mia madre era sicura che, se li avessimo avvertiti, avrebbero inviato dei guerrieri per uccidere Jace. Lei non poteva farlo. Voglio dire, era in gioco la nostra famiglia.
Lascensore sferragli e complet il suo fragoroso percorso prima che Clary potesse dire qualunque cosa. Segu laltra ragazza allinterno, lottando contro lo strano impulso di abbracciarla. Dubitava che a Izzy sarebbe piaciuto.
- E cos Aline ha detto al Console, ovvero in fin dei conti a sua madre, che non cera stato il tempo di avvisare il Conclave, che lei era stata lasciata indietro col preciso ordine di chiamare Jia, ma che poi i telefoni non avevano funzionato. Balle su balle, insomma. Ma  la nostra versione, perci dobbiamo continuare a sostenerla. In realt non penso che Jia le abbia creduto, ma non importa; di sicuro non voleva punire mia madre. Le serviva soltanto una storia a cui aggrapparsi per non trovarsi in condizione di doverci davvero sanzionare. Dopotutto, loperazione non si  rivelata un disastro. Siamo andati, abbiamo salvato Jace, ucciso gran parte dei Nephilim oscuri e messo in fuga Sebastian.
Lascensore smise di salire e si ferm strepitando.
- Messo in fuga Sebastian - ripet Clary. - Quindi non abbiamo idea di dove si trovi? Pensavo che forse, avendogli distrutto casa, ovvero la tasca dimensionale, avremmo potuto rintracciarlo.
- Ci abbiamo provato - spieg Isabelle. - Ovunque sia, resta ancora al di l delle nostre capacit di ritrovamento. E, secondo i Fratelli Silenti, la magia compiuta da Lilith... Insomma, Clary, Sebastian  forte. Veramente forte. Dobbiamo pensare che sia l fuori, con la Coppa Infernale, impegnato a pianificare la sua prossima mossa. - Apr il cancello dellascensore e usc. - Pensi che torner a cercarti? O a cercare Jace?
Clary esit. - Non subito - rispose infine. - Per lui siamo le ultime tessere del puzzle. Prima vorr sistemare tutto il resto. Vorr un esercito, vorr sentirsi pronto. Noi siamo come... il premio per la sua vittoria. E cos non dovr essere solo.
- Deve soffrire molto la solitudine - disse Isabelle. Non cera comprensione nella sua voce; era una semplice osservazione.
Clary pens a Sebastian, alla faccia che aveva cercato di dimenticare, quella che popolava i suoi incubi e i suoi sogni a occhi aperti. Mi hai chiesto a chi appartengo. - Non ne hai unidea.
Raggiunsero le scale che portavano in infermeria. Isabelle si ferm, posandosi una mano sul collo. Clary riusciva a intravedere il contorno squadrato del suo ciondolo di rubino sotto il maglione. - Clary...
Lei si sent allimprovviso in imbarazzo. Si lisci lorlo della manica per evitare lo sguardo di Isabelle.
- Com? - le chiese allimprovviso.
- Com cosa?
- Essere innamorati - rispose Isabelle. - Come si fa a sapere che lo si ? E come si fa a sapere se qualcuno lo  di te?
- Uhm...
- Come con Simon - prosegu. - Come avevi capito che era innamorato di te?
- Be... Me laveva detto lui - rispose Clary.
- Laveva detto lui.
Clary fece spallucce.
- E prima di quello, tu non ne avevi idea?
- No, in realt no - rispose Clary, ripensando a quel momento. - Izzy... se provi qualcosa per Simon, o se vuoi sapere cosa prova per te... forse dovresti dirglielo e basta.
Isabelle si stava gingillando con un inesistente filo sulla manica del maglione. - Dirgli cosa?
- Quello che provi per lui.
Isabelle non sembrava daccordo. - Ma non posso!
Clary scosse la testa. - Dio. Tu e Alec siete cos simili...
Isabelle spalanc gli occhi. - Invece no! Proprio per niente. Io esco con dei ragazzi, lui prima di Magnus mai. Lui si ingelosisce, io no...
- A tutti capita di essere gelosi. - Clary parl con decisione. - E siete tutti e due cos... stoici. Si tratta di amore, non  la battaglia delle Termopili. Non dovete affrontare tutto come se fosse lultima battaglia. Non dovete tenervi tutto dentro.
Isabelle butt in aria le mani. - Oh, allimprovviso sei diventata unesperta?
- Non sono unesperta - ribatt Clary. - Ma conosco Simon. Se non gli dici qualcosa, penser che non sei interessata a lui e si arrender. Lui ha bisogno di te, Iz, e tu di lui. Ma ha anche bisogno che sia tu a dirlo.
Isabelle fece un sospiro e si gir di scatto per cominciare a salire le scale. Clary la sent borbottare strada facendo. -  colpa tua, sai. Se tu non gli avessi spezzato il cuore...
- Isabelle!
- Senti, lo hai fatto.
- Gi, e mi sembra di ricordare che quando fu trasformato in un topo, fosti tu a proporre di lasciarlo cos. Per sempre.
- Non  vero.
- S, tu... - Clary si interruppe. Avevano raggiunto il piano successivo, dove un lungo corridoio si allungava a destra e a sinistra. Davanti alla doppia porta dellinfermeria cera la figura, avvolta in una tunica color pergamena, di un Fratello Silente a mani giunte e viso basso, fermo in posizione meditativa.
Isabelle lo indic con grande enfasi. - Prego! - le disse. - Buona fortuna, se vuoi oltrepassarlo per vedere Jace.
Se ne and lungo il corridoio, con gli stivali che battevano forte contro il pavimento in legno.
Clary sorrise fra s e prese lo stilo che teneva nella cintura. Sapeva che probabilmente non esisteva una runa capace di ingannare un Fratello Silente con un incantesimo, ma forse, se fosse riuscita ad andargli cos vicina da tracciargliene una sulla pelle...
Clary Fray. La voce dentro la sua testa era divertita, e anche familiare. Pur essendo priva di suono, lei ne riconobbe la forma, proprio come si riconoscerebbe il modo di ridere o di respirare di qualcuno.
- Fratello Zaccaria. - Con rassegnazione, Clary rimise a posto lo stilo e gli and pi vicina, pensando che avrebbe voluto Isabelle ancora con s.
Presumo tu sia qui per vedere Jonathan, le disse lui sollevando la testa dalla sua posizione meditativa. Il viso era ancora coperto dallombra del cappuccio, ma Clary riusciva a indovinare il contorno di uno zigomo spigoloso. Nonostante gli ordini della Confraternita.
- Chiamalo Jace, per favore. Altrimenti faccio troppa confusione.
Jonathan  un bel vecchio nome da Shadowhunter, il primo dei nomi. Gli Herondale hanno sempre mantenuto i loro nomi di famiglia...
- Il suo nome non gli  stato dato da un Herondale - sottoline Clary. - Anche se ha un pugnale con quello di suo padre. Sulla lama c scritto S.W.H.
Stephen William Herondale.
Clary fece un altro passo verso la porta e verso Zaccaria. - Sai molte cose sugli Herondale - gli disse. - E tra tutti i Fratelli Silenti, sembri quello pi umano. La maggior parte di loro non lascia mai trapelare nessuna emozione. Sono come delle statue. Invece sembra che tu provi qualcosa, che ti ricordi ancora della tua vita passata.
Essere un Fratello Silente  vita, Clary Fray. Ma se mi stai chiedendo se ricordo comera la mia vita prima della Confraternita, allora la risposta  s.
Clary fece un respiro profondo. - Sei mai stato innamorato? Prima della Confraternita? C mai stato qualcuno per cui avresti dato la vita?
Segu un lungo silenzio, e poi:
Due persone. Esistono ricordi che il tempo non cancella, Clarissa. Chiedilo al tuo amico Magnus Bane, se non mi credi. Leternit non basta a dimenticare ci che si  perso, lo rende soltanto sopportabile.
- Be, io non ho leternit - disse Clary con una voce sottile. - Ti prego, fammi entrare a vedere Jace.
Fratello Zaccaria non si mosse. Ancora non riusciva a vedergli la faccia, soltanto un accenno di ombre e superfici sotto il cappuccio della tunica. Teneva ancora le mani giunte davanti a s.
- Ti prego! - lo supplic.
Alec si sollev sulla piattaforma della stazione City Hall e cammin a grandi passi verso le scale. Aveva eliminato limmagine di Magnus che si allontanava da lui grazie a un solo, unico pensiero: avrebbe ucciso Camille Belcourt.
Sal i gradini, sfilando dalla cintura una spada angelica. La luce era fioca, tremolante; riemerse al piano ammezzato, sotto il City Hall Park, dove i lucernari di vetro colorato filtravano la grigia luce invernale. Si mise la stregaluce in tasca e sollev larma.
- Amriel - sussurr, e la spada divamp, come fosse un fulmine nella sua mano. Sollev il mento, perlustrando la stanza con lo sguardo. Il divano a schienale alto era ancora l, ma Camille no. Le aveva mandato un messaggio annunciandole il suo arrivo, ma, visto il modo in cui lo aveva tradito, non si stupiva che non fosse rimasta l ad aspettarlo. Attravers la stanza come una furia e tir un violento calcio al divano, che si ribalt con fragore contro il legno sollevando una nuvola di polvere. Uno dei piedini si era staccato.
Dallangolo della stanza giunse una risata argentina, squillante.
Alec si volt di scatto, la spada lucente fra le mani. Le ombre negli angoli erano dense e nere; persino la luce di Amriel non bastava a penetrarle. - Camille? - disse con voce pericolosamente tranquilla. - Camille Belcourt. Esci fuori, adesso.
Segu una seconda risata e una sagoma usc dalle tenebre. Ma non era Camille.
Era una ragazzina molto magra, che non aveva pi di dodici o tredici anni, con un paio di jeans strappati e una maglietta rosa a maniche corte col disegno luccicante di un unicorno. Rosa era anche la sciarpa che aveva al collo, lorlo inzuppato di sangue. Altro sangue era sparso sulla met inferiore del suo viso, che colava fino a macchiare il bordo della maglietta. Guardava Alec con occhi grandi e felici.
- Io ti conosco - mormor. Appena apr la bocca, Alec vide il flash dei suoi canini. Un vampiro. - Alec Lightwood. Tu sei amico di Simon, ti ho visto ai concerti.
Lui rimase a fissarla. Si erano gi incontrati? Forse... Il lampo di un viso fra le ombre di un bar, uno di quei concerti a cui Isabelle lo aveva costretto a partecipare. Non ne era cos sicuro. Ma questo non significava che non sapesse chi aveva di fronte.
- Maureen - disse. - Tu sei la Maureen di Simon.
Lei sembr compiaciuta. - S. Sono la Maureen di Simon.
La ragazzina si guard le mani, coperte di sangue come se le avesse letteralmente immerse. E non era sangue umano, pens Alec. Era scuro, rosso rubino: sangue di vampiro. - Starai cercando Camille - gli disse con voce cantilenante. - Ma lei non  pi qui. Oh, no. Se n andata.
- Andata? In che senso se n andata?
Maureen fece un risolino. - Sai come funziona la legge dei vampiri, vero? Chiunque uccide il capo di un clan di vampiri prende il suo posto. E Camille era il capo del clan di New York. Eh gi, lo era.
- Perci... qualcuno lha uccisa?
Maureen scoppi a ridere allegramente. - Non qualcuno, sciocchino - disse. - Lho uccisa io.
Il soffitto a volta dellinfermeria era azzurro, abbellito da un motivo in stile rococ di cherubini che reggevano nastri dorati e da stralci di nuvole bianche. Lungo le pareti di destra e di sinistra erano allineati dei letti di ferro, in modo da formare un corridoio al centro. Da due alti lucernari entrava la luce chiara di un sole invernale che, per, non serviva a scaldare la fredda stanza.
Jace era seduto su uno dei letti, la schiena appoggiata a una pila di cuscini sottratti agli altri letti. Indossava dei jeans con gli orli sdruciti e una maglietta grigia. Teneva un libro in bilico sulle ginocchia. Quando Clary entr nella stanza lui alz lo sguardo, ma, quando la vide avvicinarsi al letto, non disse nulla.
Il cuore di lei aveva iniziato a martellare. Il silenzio era immobile, quasi opprimente. Gli occhi di Jace la seguirono mentre arrivava ai piedi del letto e si fermava, appoggiando le mani sulla sbarra di ferro. Clary gli studi il viso. Tante volte aveva cercato di fargli un ritratto, pens, cercando di catturare quella qualit ineffabile che rendeva Jace se stesso, ma le sue dita non erano mai state davvero capaci di riprodurre sulla carta quello che vedevano gli occhi. Ora quella qualit indefinibile, che non cera quando Sebastian lo controllava, era l: comunque la si volesse chiamare, anima o spirito, ora era l che gli spuntava dagli occhi.
Strinse le mani attorno al ferro del letto. - Jace...
Lui si infil una ciocca di capelli oro chiaro dietro lorecchio. - Ma tu... I Fratelli Silenti ti hanno detto che potevi entrare?
- Non proprio.
Langolo della bocca di Jace si sollev. - Quindi li hai messi al tappeto con una trave di legno e hai fatto irruzione? Il Conclave non vede di buon occhio certe cose, lo sai.
- Ehi! Mi ritieni capace di qualsiasi cosa, eh? - Si mosse per sedersi sul letto accanto a lui, in parte per essere al suo stesso livello, in parte per nascondere il fatto che le stavano tremando le ginocchia.
- Gi, a poco a poco lho imparato - le disse, mettendo da parte il libro.
Quelle parole la colpirono come uno schiaffo. - Non volevo farti del male - gli disse con una voce pi simile a un sussurro. - Mi dispiace.
Jace si mise a sedere dritto, buttando le gambe dallaltro lato del letto. Non erano molto distanti luno dallaltra, sul letto, ma lui si stava trattenendo. Ne era sicura. Cos come era sicura che, dietro quegli occhi chiari, cerano dei segreti e cera dellesitazione. Avrebbe voluto allungare una mano, ma rimase immobile, la voce ferma.
- Non ho mai voluto farti del male - disse. - E non sto parlando solo del Burren. Intendo dal primo istante in cui tu, il vero tu, mi hai detto quello che volevi. Avrei dovuto ascoltarti, ma lunica cosa a cui pensavo era salvarti, portarti via. Non sono stata a sentirti quando hai detto che volevi consegnarti al Conclave, e per questo siamo quasi finiti come Sebastian. Quando ho fatto quello che ho fatto con la Gloriosa... Alec e Isabelle ti avranno detto che larma era per Sebastian. Ma non riuscivo a trovarlo in mezzo alla folla, proprio non ce la facevo. E ho pensato a quello che tu mi avevi detto, e cio che avresti preferito morire piuttosto che vivere sotto linfluenza di Sebastian. - La voce le si strozz in gola. - Il vero tu, intendo. Non potevo chiedertelo, ho dovuto intuirlo da sola. Devi sapere che colpirti  stato... tremendo. Pensare che magari saresti morto e che sarebbe stata la mia mano a impugnare larma del delitto... Avrei preferito morire, ma ho messo a rischio la tua vita pensando che fosse quello che avresti chiesto tu. Dopo averti tradito una volta, ho pensato che te lo dovevo. Ma, se fossi stata forte... - Fece una pausa, ma lui non parlava. Le si rivolt lo stomaco, una contorsione dolorosa, da provocarle la nausea. - Quindi... scusami. Lo so che non c niente che posso fare per farmi perdonare. Per volevo fartelo sapere, farti sapere che mi dispiace.
Tacque di nuovo, e questa volta il silenzio si estese fra loro, sempre pi ampio, un filo teso allinfinito.
- Adesso puoi parlare - sbott infine lei. - Anzi, sarebbe molto bello se lo facessi.
Jace la guardava incredulo. - Scusa, fammi capire - le disse. - Sei venuta qui per scusarti con me?
Clary si sent presa alla sprovvista. - Certo che s.
- Clary, tu mi hai salvato la vita.
- Ma io ti ho praticamente ferito a morte. E con una spada enorme. Hai preso fuoco!
Le labbra di lui vennero scosse da un fremito quasi impercettibile. - Okay - disse. - Allora forse i nostri problemi non sono come quelli delle altre coppie. - Sollev una mano come per toccarle il viso, ma la riabbass subito. - Ti ho sentita, sai? - riprese, in tono pi dolce. - Quando mi dicevi che non ero morto. Quando mi hai chiesto di aprire gli occhi.
Si guardarono in silenzio per quelli che furono secondi ma che a Clary sembrarono ore. Vederlo cos, completamente se stesso, era talmente bello da riuscire quasi a cancellare la paura che tutto andasse a rotoli nel giro di pochi minuti.
Finalmente Jace parl di nuovo.
- Perch credi che mi sia innamorato di te?
Era lultima cosa che Clary si aspettava di sentirgli dire. - Io non... Non  giusto chiederlo.
- A me sembra di s, invece - rispose Jace. - Credi che non ti conosca, Clary? La ragazza che  entrata in un hotel pieno di vampiri perch il suo migliore amico era l e aveva bisogno di aiuto? Quella che  andata a Idris con un portale perch non sopportava lidea di rimanere esclusa dallazione?
- Ma mi hai sgridata per quello...
- Sgridavo me stesso - disse lui. - Ci sono cose in cui siamo cos simili... Siamo imprudenti. Non pensiamo prima di agire. Faremmo qualsiasi cosa per le persone che amiamo. E non ho mai pensato a quanto fosse angosciante tutto questo per chi amava me finch non ho visto te, e questo mi ha spaventato. Come potevo proteggerti se tu non me lo lasciavi fare? - Si chin in avanti. - Questa, comunque, era una domanda retorica.
- Bene. Perch a me non serve protezione.
- Sapevo che lo avresti detto. Ma il fatto  che, invece, a volte capita. Anche a me. Siamo nati per proteggerci a vicenda, ma non da qualunque cosa. Non dalla verit. Ecco cosa significa amare una persona e lasciare che sia se stessa.
Clary si guard le mani. Moriva dalla voglia di toccarlo. Era come visitare un carcerato: lo potevi vedere bene, da vicino, ma in mezzo cera sempre un vetro infrangibile.
- Mi sono innamorato di te - le disse - perch tu sei una delle persone pi coraggiose che abbia mai conosciuto. Quindi come potevo chiederti di non esserlo pi solo perch ti amavo? - Le pass una mano fra i capelli, sollevandole riccioli e nodi che Clary non vedeva lora di risistemare. - Sei venuta per me - prosegu. - Mi hai salvato quando praticamente tutti gli altri si erano arresi e quando anche chi non lo aveva fatto non sapeva pi come intervenire. Credi che non sappia coshai passato? - Gli occhi di lui si incupirono. - Come fai anche solo a pensare che potrei essere arrabbiato con te?
- E allora perch non volevi vedermi?
- Perch... - Jace sospir. - Daccordo, un punto a tuo favore. In realt c una cosa che non sai. La spada che hai usato, quella che Raziel ha dato a Simon...
- La Gloriosa. La spada dellArcangelo Michele.  andata distrutta.
- Distrutta no.  tornata da dove  venuta, dopo che il fuoco del Paradiso lha consumata. - Jace fece un debole sorriso. - Altrimenti il tuo Angelo avrebbe avuto un bel po di spiegazioni da dare se Michele avesse scoperto che il suo amico Raziel aveva prestato la sua spada preferita a un branco di umani sciagurati. Ma torniamo al punto: la spada... il modo in cui bruciava... quello non era un fuoco qualsiasi.
- Lavevo immaginato. - Clary avrebbe voluto che Jace allungasse un braccio e la tirasse a s. Invece era come se lui volesse mantenere le distanze, perci rimase ferma dovera. Stargli cos vicino e non poterlo toccare le dava la sensazione di un dolore fisico.
- Avrei preferito che non mettessi quel maglione - mormor Jace.
- Cosa? - Clary si guard. - Pensavo ti piacesse!
- E mi piace - rispose lui scuotendo la testa. - Non importa. Quel fuoco... era fuoco del Paradiso. Il cespuglio ardente, il fuoco eterno, la colonna di fuoco davanti ai figli dIsraele...  questo il fuoco di cui stiamo parlando. Un fuoco si  acceso nella mia collera e brucer fino nella profondit deglinferi; divorer la terra e il suo prodotto e incendier le radici dei monti.  stato lui a bruciare via quello che Lilith mi aveva fatto. - Si prese lorlo della maglietta e lo sollev. Clary trattenne il fiato, perch vide che sopra il cuore di Jace, sulla pelle liscia del petto, non cera pi alcun marchio: soltanto una cicatrice bianca nel punto in cui era penetrata la spada.
Allung una mano per toccarlo, ma lui si ritrasse e fece di no con la testa. Mentre lui rimetteva a posto la maglietta, Clary si rese conto dellespressione dispiaciuta che non aveva fatto in tempo a nascondere e che ora le stava attraversando il viso. - Clary - le disse. - Quel fuoco...  ancora dentro di me.
Lei lo fiss. - Che cosa vuoi dire?
Jace fece un respiro profondo e le porse le mani, con i palmi allingi. Lei le guard, affusolate e familiari, la runa della Chiaroveggenza sulla destra sbiadita dalle cicatrici bianche che la coprivano. Sotto gli occhi di entrambi, le mani di lui cominciarono a tremare leggermente. Poi Clary rimase scioccata quando le vide diventare trasparenti. Come la lama della Gloriosa quando aveva cominciato a bruciare, cos anche la pelle di Jace sembrava sul punto di trasformarsi in vetro, vetro al cui interno era intrappolato un oro che si muoveva, imbruniva e ardeva. Clary riusciva a vedergli i contorni dello scheletro, ossa dorate connesse da tendini di fuoco.
Lo sent inspirare bruscamente. Poi lui alz lo sguardo e lo incroci con il suo. Aveva gli occhi doro. Era lo stesso colore di sempre, ma Clary avrebbe potuto giurare che adesso quelloro viveva e bruciava. Jace stava respirando forte, sulle guance e sul petto gli brillavano gocce di sudore.
- Hai ragione - gli disse. - I nostri problemi non sono come quelli delle altre persone.
Jace la guard incredulo. Chiuse lentamente le mani a pugno e il fuoco svan, lasciando dietro di s pelle normale, intatta. Con una risata strozzata, le disse: -  tutto qui quello che hai da dire?
- No, ho ben altro da dire. Che cosa sta succedendo? Le tue mani sono diventate armi? Sei la Torcia Umana? Cosa diavolo...
- Non so cosa sia una torcia umana, ma... Okay, senti, i Fratelli Silenti mi hanno detto che ora porto dentro di me il fuoco del Paradiso. Dentro le vene, dentro lanima. Quando mi sono risvegliato, mi sentivo come se respirassi fuoco. Alec e Isabelle pensavano fosse un effetto transitorio provocato dalla spada, ma vedendo che non spariva hanno chiesto ai Fratelli Silenti. Zaccaria ha detto che non sapeva se sarebbe stato transitorio e... io lho scottato. Mentre parlava mi ha toccato la mano, e io ho sentito dentro una scossa denergia.
- Lo hai ustionato?
- No, solo una leggera scottatura. Per...
-  per questo che non mi vuoi toccare - dedusse Clary ad alta voce. - Hai paura di scottarmi.
Lui annu. - Nessuno ha mai visto niente del genere, Clary. Non prima dora. Mai. La spada non mi ha ucciso, ma mi ha lasciato questo: un pezzo di qualcosa di mortale dentro di me. Qualcosa di cos potente che probabilmente ucciderebbe un essere umano, forse anche uno Shadowhunter. - Fece un respiro profondo. - I Fratelli Silenti sono al lavoro per scoprire come potrei liberarmene o come controllarlo. Ma, come puoi immaginare, io non sono la loro priorit numero uno.
- Perch quella  Sebastian. Hai sentito che ho distrutto la sua casa? So che ha altri modi per cavarsela, ma...
- La mia Clary! Comunque s, ha dei piani di riserva. E altri posti in cui nascondersi. Non so dove siano, non me lha mai detto. - Si sporse in avanti, abbastanza perch Clary riuscisse a vedere i colori in mutamento che aveva dentro gli occhi. - Da quando mi sono svegliato, i Fratelli Silenti sono rimasti con me praticamente ogni minuto. Hanno dovuto ripetere la cerimonia, quella che si fa alla nascita di uno Shadowhunter per proteggerlo. E poi mi sono entrati nella mente. Lhanno setacciata per cercare di estrarre il pi piccolo briciolo di informazione su Sebastian, qualsiasi cosa che potessi sapere ma avessi dimenticato. Invece... - Jace scosse la testa, demoralizzato, - non c niente. Durante la cerimonia al Burren ero al corrente dei suoi piani. Ma oltre a quello, non ho idea di quale sar la sua prossima mossa o dove potrebbe colpire. Sanno che stava collaborando con dei demoni, quindi hanno rafforzato le protezioni, specialmente attorno a Idris. Io sento che c una cosa utile che potremmo aver ricavato da tutto questo, ovvero qualche segreto dentro di me. Invece non abbiamo neanche quello.
- Ma se tu sapessi qualcosa, Jace, lui cambierebbe programma - obiett Clary. - Sa di averti perso. Voi due eravate legati luno allaltro. Lho sentito urlare, quando ti ho colpito. - Rabbrivid. - Un suono desolato, tremendo. Credo che, a suo modo, si fosse affezionato a te. E anche se questa avventura  stata orribile, abbiamo imparato tutti e due una cosa che potrebbe rivelarsi utile.
- Ovvero?
- Il fatto che lo capiamo. S, per quanto si possa capire Sebastian. E questa non  una cosa che lui pu cancellare cambiando i piani e basta.
Jace annu lentamente. - Sai chi altro mi sembra di capire, adesso? Mio padre.
- Valen... no - si corresse Clary vedendo lespressione sul viso di lui, - intendi Stephen.
- Ho guardato le sue lettere. Le cose dentro la scatola che mi ha dato Amatis. Mi aveva scritto una lettera che voleva leggessi dopo la sua morte. Mi ha detto di essere un uomo migliore di lui.
- E lo sei - rispose Clary. - Nei pochi momenti in cui eri davvero tu, nella casa, fare la cosa giusta ti importava di pi della tua stessa vita.
- Lo so - disse lui guardandosi le nocche graffiate delle mani. -  questa la cosa strana. Avevo cos tanti dubbi su me stesso, sempre, ma ora conosco la differenza. Fra me e Sebastian. Fra me e Valentine. Anche la differenza fra loro due. Valentine credeva davvero di stare facendo la cosa giusta; lui odiava i demoni. Ma Sebastian... La creatura stessa che lui considera sua madre  un demone. Sarebbe felice di comandare una razza di Shadowhunters al loro servizio, massacrando gli umani di questo mondo a suo piacimento. Valentine continuava a credere che la missione degli Shadowhunters fosse proteggere gli esseri umani; per Sebastian, non sono altro che scarafaggi. Lui non vuole proteggere nessuno: vuole soltanto quello che vuole nel momento in cui lo vuole. E lunica vera cosa che prova  rabbia quando lo si ostacola.
Clary si mise a riflettere. Aveva visto Sebastian guardare Jace, persino guardare lei stessa, e sapeva che in lui cera una parte che risuonava solitaria come il vuoto cosmico pi nero. La solitudine era un movente valido quanto la sete di potere: solitudine e bisogno di essere amato senza la bench minima consapevolezza che lamore  un sentimento che va guadagnato. Ma lunica cosa che disse ad alta voce fu: - Bene, allora continuiamo a ostacolarlo.
Un sorriso apparve sul viso di Jace. - Lo sai che vorrei implorarti di restare fuori da questa faccenda, vero? Sar una battaglia tremenda. Peggiore di quanto lo stesso Conclave possa immaginare.
- Ma tu non lo farai - ribatt Clary. - Perch farebbe di te un idiota.
- Lo dici perch ci servono le tue rune?
- S, per questo, e... Allora non hai ascoltato niente di quello che hai appena detto? Tutta la storia sul proteggersi a vicenda?
- Sappi che per quel discorso ho fatto le prove, davanti allo specchio, prima che venissi qui.
- E quindi, cosa credi significasse?
- Non lo so - ammise Jace, - ma so che mentre lo facevo ero veramente figo.
- Dio, mi ero dimenticata quanto fosse odioso il Jace non posseduto - brontol Clary. - Devo ricordarti che hai detto di dover accettare il fatto che non puoi proteggermi da tutto. Lunico modo che abbiamo per proteggerci  stare insieme. Affrontare le cose insieme. Fidarci luno dellaltra. - Lo guard dritto negli occhi. - Non avrei dovuto chiamare Sebastian per impedirti di andare al Conclave. Devo rispettare le tue decisioni. E tu le mie. Perch staremo insieme per molto tempo, ed  lunico modo per far funzionare le cose.
La mano di Jace si spinse avanti poco alla volta verso di lei, sulla coperta. - Essere sotto linfluenza di Sebastian - disse con voce roca - ora mi sembra un brutto sogno. Quel posto folle... Quegli armadi pieni di vestiti per tua madre...
- Allora ti ricordi... - Quello di Clary fu quasi un sussurro.
Jace le sfior la punta delle dita con le sue, facendole quasi fare un salto. Entrambi trattennero il respiro mentre lui la toccava; Clary non si mosse, ma rimase a guardarlo mentre le spalle gli si rilassavano lentamente e lespressione ansiosa se ne andava dal suo viso. - Ricordo tutto - disse. - Ricordo la barca a Venezia, la discoteca a Praga. Quella notte a Parigi, quando ero me stesso.
Lei sent il sangue affluirle alla pelle, facendole scottare il viso.
- In un certo senso, abbiamo passato cose che nessuno, tranne noi due, potrebbe mai capire - le disse. - E questo mi ha aperto gli occhi. Siamo sempre, in ogni caso, meglio insieme. - Sollev il viso verso quello di lei. Era pallido e il fuoco gli scoppiettava dentro gli occhi. - Uccider Sebastian - annunci. - Lo uccider per quello che ha fatto a me, a te e a Max. Lo uccider per quello che ha fatto e che far. Il Conclave lo vuole morto, e lo cercher. Ma io voglio che sia la mia mano a distruggerlo.
A quel punto Clary gli si avvicin e gli mise una mano sulla guancia. Lui rabbrivid e socchiuse gli occhi. Clary si aspettava di sentire la pelle calda, invece era fresca al tocco. - E se fossi io a ucciderlo?
- Il mio cuore  il tuo cuore - le disse. - Le mie mani sono le tue mani.
Gli occhi di Jace erano color del miele mentre scorrevano lentamente su e gi lungo il corpo di lei, come se la vedesse per la prima volta da quando era entrata in infermeria. Partivano dai capelli arruffati dal vento e scendevano fino agli stivali, poi ricominciavano da capo. Quando i loro sguardi si incrociarono di nuovo, Clary aveva la bocca asciutta.
- Ti ricordi - le disse lui - la prima volta che ci incontrammo, quando ti dissi che ero sicuro al novanta per cento che farti una runa non ti avrebbe uccisa? E tu mi rifilasti uno schiaffo, dicendomi che era per il restante dieci?
Clary annu.
- Ho sempre pensato che mi avrebbe ucciso un demone - riprese Jace. - Un Nascosto fuorilegge. Una battaglia. Ma poi ho capito che avrei potuto morire se non fossi riuscito a baciarti, e presto.
Clary si pass la lingua sulle labbra secche. - Be, lo hai fatto - rispose. - Mi hai baciata, voglio dire.
Lui allung una mano e le prese un ricciolo. Era abbastanza vicino da farle sentire il calore del suo corpo, lodore del sapone, della pelle e dei capelli. - Non abbastanza - disse lasciando che la ciocca gli scivolasse fra le dita. - Se ti baciassi tutto il giorno, ogni giorno, per il resto della mia vita, non sarebbe ancora abbastanza.
Jace pieg la testa. Lei non pot fare a meno di alzare la sua. La sua mente era piena dei ricordi di Parigi, stretta a lui come se fosse lultima volta, e per poco non lo era stata davvero. Il suo sapore, il tocco, il respiro. Anche adesso riusciva a sentire laria che gli usciva dalla bocca. Con le ciglia, le solleticava la guancia. Le loro labbra erano a pochi millimetri di distanza, poi si sfiorarono leggermente e poi pi forte. Si abbandonarono luno allaltra... e Clary avvert una scintilla, non di dolore, pi come una scossa di elettricit statica. Jace si ritrasse velocemente. Era rosso in viso. - Dovremo lavorarci su.
A Clary girava ancora la testa. - Va bene.
Lui guardava dritto di fronte a s, ancora col respiro affannoso. - C una cosa che voglio darti.
- Lavevo capito.
A quella risposta, Jace riport lo sguardo su Clary e, quasi controvoglia, sorrise. - Non quello. - Si mise una mano sotto il colletto della maglietta e ne estrasse lanello dei Morgenstern appeso alla catenina. Se la sfil dalla testa e, chinandosi in avanti, lo lasci cadere delicatamente in mano a Clary. Era caldo per via della pelle. - Alec se lo  fatto ridare per me da Magnus. Lo porterai ancora?
Clary chiuse la mano attorno allanello. - Sempre.
Il sorriso teso di lui si ammorbid e lei os appoggiargli la testa sulla spalla. Sent che trattenne il fiato, ma non si mosse. Inizialmente rimase fermo a sedere, ma a poco a poco la tensione gli usc dal corpo, finch si appoggiarono luno allaltra. Non fu un abbraccio ardente e passionale, ma dolce e comprensivo.
Jace si schiar la voce. - Questo significa che quello che abbiamo fatto, anzi, quasi fatto a Parigi...
- Cio andare sulla Torre Eiffel?
Lui le mise una ciocca di capelli dietro lorecchio. - Non mi dai tregua un secondo, eh? Non importa.  una delle cose che mi piacciono di te. Comunque, laltra cosa che abbiamo quasi fatto a Parigi... probabilmente non se ne parler per un po. A meno che non vuoi che frasi tipo quando ci baciamo brucio di passione diventino folle realt!
- Niente baci?
- Baci, forse. Quanto al resto...
Clary gli strofin dolcemente una guancia con la sua. - Per me va bene se va bene per te.
- Ovvio che per me non va bene. Sono un maschio adolescente. Per quanto mi riguarda, questa  la cosa peggiore che poteva capitare da quando Magnus fu bandito dal Per. - Lo sguardo gli si addolc. - Ma non cambia quello che siamo luno per laltra.  come se alla mia anima fosse sempre mancato un pezzo. Quel pezzo  dentro di te, Clary. Una volta ricordo di averti detto che, Dio o non Dio, noi siamo soli. Ma quando ci sei tu, io non lo sono.
Clary chiuse gli occhi per non fargli vedere le lacrime. Lacrime di gioia, per la prima volta da molto tempo. Nonostante tutto, nonostante il fatto che le mani di Jace restavano prudentemente nel grembo di lui, Clary sent un senso di sollievo cos travolgente da soffocare qualunque altra cosa: la preoccupazione su dove fosse Sebastian, la paura di un futuro incerto, tutto pass in secondo piano.
Niente pi contava. Erano insieme, e Jace era tornato se stesso. Lo sent che girava la testa e le dava un bacio leggero sui capelli.
- Quanto vorrei che non ti fossi messa quel maglione! - le sussurr allorecchio.
- Per te  un buon allenamento - ribatt Clary muovendo le labbra contro la pelle di lui. - Domani, calze a rete.
Contro il suo fianco, caldo e familiare, lo sent ridere.
- Fratello Enoch - disse Maryse alzandosi da dietro la scrivania. - Grazie per aver raggiunto me e Fratello Zaccaria con cos poco preavviso.
Si tratta di Jace? volle sapere lui. Se Maryse non avesse saputo con chi aveva a che fare, avrebbe detto di riconoscere una punta dansia nella voce del Fratello. Oggi sono andato a controllarlo diverse volte. Le sue condizioni non sono cambiate.
Enoch si mosse sotto la veste. E ho cercato negli archivi e nellantica documentazione relativa al fuoco del Paradiso. Ci sono alcune informazioni sul modo in cui si potrebbe liberarlo, ma devi avere pazienza. Non c bisogno che ci chiami. Se avremo notizie, saremo noi a chiamare te.
- Non si tratta di Jace - disse Maryse oltrepassando la scrivania con i tacchi che battevano sul pavimento di pietra della biblioteca. - Largomento  completamente diverso. - Abbass lo sguardo. Un tappetino era stato buttato a terra in malo modo, in un punto dove normalmente non cera nulla. Non era ben disteso, ma ricurvo sopra qualcosa di irregolare. Copriva la raffinata greca di piastrelle che creavano la forma della Coppa, della Spada e dellAngelo. Si pieg, afferr langolo del tappetino e lo tir.
I Fratelli Silenti non trasalivano mai per lo stupore, certo, non potevano emettere suoni. Ma la mente di Maryse si riemp di una singolare cacofonia, leco psichico del loro shock e del loro terrore. Fratello Enoch fece un passo indietro e Fratello Zaccaria sollev una delle sue mani dalle lunghe dita per coprirsi il viso, come per proteggere da quello spettacolo i suoi occhi gi deturpati.
- Stamattina non cera - spieg Maryse. - Ma quando sono tornata, questo pomeriggio, era qui ad aspettarmi.
A un primo, rapido sguardo, aveva pensato che qualche grosso uccello fosse riuscito a entrare in biblioteca, dove poi era morto rompendosi magari il collo contro una delle alte finestre. Quando per si era avvicinata, la verit le era piombata addosso. Non disse nulla della disperazione attanagliante che laveva trafitta come una freccia, n del modo in cui si era trascinata fino alla finestra per vomitare di fuori nellistante in cui aveva capito cosa stava guardando.
Un paio di ali bianche, anzi non proprio bianche, piuttosto un amalgama di colori cangianti: argento chiaro, venature violacee, blu scuro, ogni piuma bordata doro. E poi, l alla base, un orrendo stralcio di ossa e tendini squartati. Ali dangelo, ali dangelo strappate da un corpo vivente. Sul pavimento, una chiazza di icore angelico del colore delloro liquido.
In cima alle ali cera un foglio di carta ripiegato, indirizzato allIstituto di New York. Dopo essersi buttata in viso dellacqua fresca, Maryse aveva preso la lettera e laveva letta. Era breve, una sola frase, e firmata da un nome con una calligrafia che le era stranamente familiare, perch aveva in s leco del corsivo di Valentine, gli svolazzi delle sue lettere, il pugno fermo e deciso. Ma il nome non era il suo. Era quello di suo figlio.
Jonathan Christopher Morgenstern.
Maryse pass il biglietto a Fratello Zaccaria. Lui lo prese, lo apr e lesse lunica parola, in greco antico, scritta in modo elaborato in cima alla pagina.
Erchomai, diceva.
Sto arrivando.
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FINE.
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NOTE.
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Linvocazione latina di Magnus quando evoca Azazel, che comincia con Quod tumeraris: per Jehovam, Gehennam  tratta da La tragica storia del dottor Faust di Christopher Marlowe.
Le parti della canzone che Magnus ascolta in macchina, sono estratte da Alack, for I Can Get No Play, su gentile concessione di Elka Cloke. elkacloke.com
La maglietta CHIARAMENTE HO PRESO DELLE CATTIVE DECISIONI  stata ispirata dal fumetto del mio amico Jeph Jacques, su questionablecontent.net.
Sua anche lidea di Magical Love Gentleman.
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RINGRAZIAMENTI.
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Come sempre, devo ringraziare la mia famiglia: mio marito Josh, mia madre e mio padre, come anche Jim Hill e Kate Connor; Melanie, Jonathan ed Helen Lewis; Florence e Joyce. Grazie infinite anche ai primi lettori e critici Holly Black, Sarah Rees Brennan, Delia Sherman, Gavin Grant, Kelly Link, Ellen Kushner e Sarah Smith. Un grazie speciale va a Holly, Sarah, Maureen Johnson, Robin Wasserman, Cristi Jacques e Paolo Bacigalupi per avermi aiutata con la scaletta di lavoro e a far quadrare le scene. Maureen, Robin, Holly, Sarah: posso sempre venire a lamentarmi da voi. Siete delle stelle. Un grazie a Martange per avermi aiutata con la traduzione francese e ai miei fan indonesiani per la dichiarazione di Magnus ad Alec. Wayne Miller, come sempre, mi ha assistita nelle traduzioni latine, mentre Aspasia Diafa e Rachel Kory hanno fornito un supporto speciale per il greco antico. Un aiuto impagabile  arrivato dal mio agente Barry Goldblatt, dalla mia editor Karen Wojtyla e dalla sua complice Emily Fabre. Mille grazie anche a Cliff Nielson e a Russell Gordon per la bellissima copertina delledizione americana, allo staff di Simon&Schuster e di Walker Books per aver compiuto il resto della magia.
Citt delle anime perdute  stato scritto con il programma Scrivener nella citt di Goult, in Francia.
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FINE.